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Roma


Componenti unità di ricerca

Titolo specifico del Progetto svolto dall'Unità di Ricerca
 Le forme di riparazione di eventi storici: responsabilità civile e sistemi indennitari

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Abstract del Progetto svolto dall'Unità di Ricerca

In maniera crescente ci si rivolge al diritto per riparare le conseguenze di eventi storici avversi. Una riflessione sul tema comporta che ci si ponga, in primo luogo, le seguenti domande:
1. CHI HA DIRITTO? Stabilire chi abbia diritto ad essere risarcito/indennizzato costituisce operazione assai complessa, sia che si scelga una strada individuale, sia che si scelga quella comunitaria: è difficile, se non impossibile, ricostruire vicende personali; lo è altrettanto comprendere quale sia l'ente esponenziale legittimato ad agire per una comunità, che spesso non esiste più.
2. CHI E' TENUTO? Se è lo Stato che si addossa - senza soluzione di continuità - le colpe del passato, il problema è prevalentemente legislativo. Se si tratta di altri soggetti si passa inevitabilmente attraverso procedimenti giudiziari.
3. PER QUALI FATTISPECIE? Costruire le fattispecie dalle quali far sorgere l'obbligo risarcitorio/indennitario - discriminazioni, persecuzioni, violenze indiscriminate, genocidio - richiede una attenta considerazione del principio di retroattività. Sia nella sua accezione classica ( e dunque la difficoltà di applicare nuove norme ad eventi del passato che ancora ci turbano), sia perchè si guarda agli eventi del passato, che tuttavia potrebbero presentarsi in futuro in tutt'altra forma. Se si sceglie come angolo visuale quello della "memoria" ciò è inevitabile, giacchè essa può riguardare solo eventi del passato.
4. PER QUALI DANNI ? La vita e l'integrità fisica sono al vertice dei beni protetti. Ma nelle fattispecie che si vogliono contemplare ciò che colpisce e ferisce è il modo con cui esse sono state lese. In nessun modo lo sterminio degli abitanti di un paese è equiparabile alla semplice sommatoria dei singoli omicidi. Vi sono poi i danni alla psiche, che definire incalcolabili serve solo ad evidenziare la complessità della valutazione.
5. QUALI FORME DI RIPARAZIONE? La dimensione degli eventi e delle ferite fa intendere che l'equivalente monetario non può essere l'unico parametro. Vi possono essere strumenti ben più efficaci rivolti nei confronti sia di singoli che di comunità: il pubblico riconoscimento della ingiustizia e della violeza perpetrata. L'adozione di misure legislative volte ad impedire che ciò che è avvenuto si ripeta. La concessione di statuti giuridici protettivi. L'attribuzione di beni e strutture essenziali (terre, scuole, media).
6. QUALI PROCEDURE? Il panorama mondiale ormai offre una panoplia di procedure in risposta ai mass disasters: dalle azioni individuali, alle class actions, alle procedure amministrative. Ciascuna presenta vantaggi e svantaggi, anche in relazione al rimedio offerto.
La ricerca dell'unità operativa di Roma Tre intende muoversi sul delicato ed incerto terreno che vede lo storico istituto della responsabilità civile in concorrenza con altri sistemi (assicurazione, riparazione pubblica) e fortemente legato a fattori di carattere organizzativo quale quello giudiziario, obiettivamente inadeguato - in qualsiasi giurisdizione - a fronteggiare questo tipo di questioni. Lo studio dei confini della responsabilità civile non vuole avere una valenza solo esterna, ma intende verificare con riferimento a fenomeni di assai minor impatto "storico" ( si pensi ai danni ambientali) la tenuta di concetti quali imputazione, causalità, conseguenze risarcibili. Se infatti è vero che il millenario principio del neminem laedere è il calco - volontario o incoscio - delle diverse forme di riparazione, al tempo stesso occorre tenere conto di quanto tali istituti diversi dalla responsabilità aquiliana rifluiscano modificando alcuni aspetti della r.c.
Nella dimensione interdisciplinare della ricerca, l'Unità Operativa di Roma Tre intende acquisire dalle altre U.O. gli elementi fattuali e metodologici per la individuazione degli eventi meritevoli di essere presi in considerazione, al fine di verificare con riferimento ad essi la concreta prospettabilità di procedure di risarcimento/riparazione.
L'esperienza storica e comparata è particolarmente importante, perchè serve a sottoporre al vaglio della effettività le soluzioni divisate. Sotto questo profilo va sottolineata l'importanza della questione che i francesi definiscono di "mentalité".
La metodologia della U.O. di Roma Tre sarà marcatamente e necessariamente comparatistica. Non solo perchè gli eventi di cui si tratta non hanno confini, ma perchè la riflessione giuridica su di essi si sta sviluppando - e solo di recente - in tanti ordinamenti diversi, direttamente o indirettamente colpiti. E se dunque terrà conto dei classici "formanti" legislativo, giurisprudenziale e dottrinale, dovrà anche introdurre nel quadro di esame l'apporto di soggetti diversi dal giurista, e solitamente distanti,per disegnare l'oggetto dell'indagine. Da questo punto di vista l'ormai venerabile aforisma che "comparison involves history" si colora di nuovi e diversi contenuti e potrebbe declinarsi nel senso che "comparison involves historians".


 Stato dell'arte

 

Come si può vedere dalla bibliografia, solo di recente il tema sta attirando l'attenzione dello studioso del diritto della responsabilità civile. Il punto di partenza necessario è rappresentanto dal convegno organizzato dalla Cour de Cassation francese nel febbraio 2007 dal titolo " Est-ce-que l'on peut réparer l'histoire?". Da quel momento sull'intreccio fra storia, storiografia e responsabilità il dibattito si è sviluppatio, ma con risultati ancora molto controversi.
Si deve peraltro sottolineare come il presente progetto di ricerca si differenzia, anche per impostazione, da quelli sulla "protezione della memoria", ponendosi in qualche modo a monte ed interrogandosi sul come e sul perchè sia possibile giuridificare la memoria e quali siano le conseguenze, anche negative, che ne derivano.


 Descrizione del programma e dei compiti dell'Unità di Ricerca

 

In maniera crescente ci si rivolge al diritto per riparare le conseguenze di eventi storici avversi. Ma mentre il consolidato filone normativo dei "danni di guerra" riguarda la collettività in generale, ciò che emerge di recente è la riparazione nei confronti di singoli ovvero di singole comunità che sono vittime non generiche, ma in qualche modo individuate a priori. Una riflessione sul tema comporta che ci si ponga, in primo luogo, le seguenti domande:
1. CHI HA DIRITTO? Stabilire chi abbia diritto ad essere risarcito/indennizzato costituisce operazione assai complessa, sia che si scelga una strada individuale, sia che si scelga quella comunitaria: è difficile, se non impossibile, ricostruire vicende personali; lo è altrettanto comprendere quale sia l'ente esponenziale legittimato ad agire per una comunità, che spesso non esiste più.
2. CHI E' TENUTO? Se è lo Stato che si addossa - senza soluzione di continuità - le colpe del passato, il problema è prevalentemente legislativo. Se si tratta di altri soggetti si passa inevitabilmente attraverso procedimenti giudiziari.
3. PER QUALI FATTISPECIE? Costruire le fattispecie dalle quali far sorgere l'obbligo risarcitorio/indennitario - discriminazioni, persecuzioni, violenze indiscriminate, genocidio - richiede una attenta considerazione del principio di retroattività. Sia nella sua accezione classica ( e dunque la difficoltà di applicare nuove norme ad eventi del passato che ancora ci turbano), sia perchè si guarda agli eventi del passato, che tuttavia potrebbero presentarsi in futuro in tutt'altra forma. Se si sceglie come angolo visuale quello della "memoria" ciò è inevitabile, giacchè essa può riguardare solo eventi del passato.
4. PER QUALI DANNI ? La vita e l'integrità fisica sono al vertice dei beni protetti. Ma nelle fattispecie che si vogliono contemplare ciò che colpisce e ferisce è il modo con cui esse sono state lese. In nessun modo lo sterminio degli abitanti di un paese è equiparabile alla semplice sommatoria dei singoli omicidi. Vi sono poi i danni alla psiche, che definire incalcolabili serve solo ad evidenziare la complessità della valutazione.
5. QUALI FORME DI RIPARAZIONE? La dimensione degli eventi e delle ferite fa intendere che l'equivalente monetario non può essere l'unico parametro. Vi possono essere strumenti ben più efficaci rivolti nei confronti sia di singoli che di comunità: il pubblico riconoscimento della ingiustizia e della violeza perpetrata. L'adozione di misure legislative volte ad impedire che ciò che è avvenuto si ripeta. La concessione di statuti giuridici protettivi. L'attribuzione di beni e strutture essenziali (terre, scuole, media).
6. QUALI PROCEDURE? Il panorama mondiale ormai offre una panoplia di procedure in risposta ai mass disasters: dalle azioni individuali, alle class actions, alle procedure amministrative. Ciascuna presenta vantaggi e svantaggi, anche in relazione al rimedio offerto.
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La ricerca dell'unità operativa presso l'Università di Roma Tre intende muoversi sul delicato ed incerto terreno che vede lo storico istituto della responsabilità civile in concorrenza con altri sistemi (assicurazione, riparazione pubblica) e fortemente legato a fattori di carattere organizzativo quale quello giudiziario, obiettivamente inadeguato - in qualsiasi giurisdizione - a fronteggiare questo tipo di questioni. Emblematica - e tristemente recente - è la vicenda degli attentati dell'11 settembre 2001, rispetto ai quali la risposta degli Stati Uniti d'America, pur patria dei mass torts, è stata quella di una legislazione indennitaria ad hoc. Da questo punto di vista - ed in comparazione - le simili scelte europee (in particolare in Italia ed in Germania) in occasione di ondate di terrorismo politico possono essere prese in attento esame.
Lo studio dei confini della responsabilità civile non vuole avere una valenza solo esterna, ma intende verificare con riferimento a fenomeni di assai minor impatto "storico" ( si pensi ai danni ambientali) la tenuta di concetti quali imputazione, causalità, conseguenze risarcibili. Se infatti è vero che il millenario principio del neminem laedere è il calco - volontario o incoscio - delle diverse forme di riparazione, al tempo stesso occorre tenere conto di quanto tali istituti diversi dalla responsabilità aquiliana rifluiscano modificando alcuni aspetti della r.c.
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Nella dimensione interdisciplinare della ricerca, l'Unità Operativa di Roma Tre intende acquisire dalle altre U.O. (in particolare quelle di Napoli e Lecce) gli elementi fattuali e metodologici per la individuazione degli eventi meritevoli di essere presi in considerazione, al fine di verificare con riferimento ad essi la concreta prospettabilità di procedure di risarcimento/riparazione.
L'esperienza storica e comparata è particolarmente importante, perchè serve a sottoporre al vaglio della effettività le soluzioni divisate. Sotto questo profilo va sottolineata l'importanza della questione che i francesi definiscono di "mentalité". Il successo o l'insuccesso dipende in larga misura da una condivisa percezione meta-giuridica della ingiustizia perpetrata (sintomatico al riguardo, il fallimento delle azioni civili promosse da appartenenti della comunità israelitica italiana, dopo la guerra, per ottenere la revocazione degli atti di cessione di beni ed aziende prima e dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali del 1938).
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La metodologia della U.O. di Roma Tre sarà marcatamente e necessariamente comparatistica. Non solo perchè gli eventi di cui si tratta non hanno confini, ma perchè la riflessione giuridica su di essi si sta sviluppando - e solo di recente - in tanti ordinamenti diversi, direttamente o indirettamente colpiti.
E se dunque terrà conto dei classici "formanti" legislativo, giurisprudenziale e dottrinale, dovrà anche introdurre nel quadro di esame l'apporto di soggetti diversi dal giurista, e solitamente distanti,per disegnare l'oggetto dell'indagine. Da questo punto di vista l'ormai venerabile aforisma che "comparison involves history" si colora di nuovi e diversi contenuti e potrebbe declinarsi nel senso che "comparison involves historians".
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Nella prima fase della ricerca si intende:
a) realizzare una bibliografia ragionata sui diversi aspetti del problema
b) individuare le diverse ipotesi e le soluzioni adottate o divisate
c) raccogliere la principali leggi e le decisioni giudiziarie di maggior rilievo.
Al termine della prima fase si intendono confrontare i risultati conseguiti con quelli delle altre U.O.
Nella seconda fase della ricerca si intende:
a) verificare se e in che misura si può parlare di un processo di giuridificazione della memoria
b) quale ruolo abbiano in tale processo gli istituti risarcitori/indennitari
c) le politiche del diritto sottese ad interventi in questo campo.
Anche i risultati di questa fase dovranno essere confrontati con quelli delle altre U.O. prima della stesura del rapporto finale. 

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