Giornalino 2005-2


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1MOBILITA’ SOSTENIBILE: CAR SHARING A MILANO   

Segnalazioni: FERRARA – CONDOMINI SOSTENIBILI 

L’IMPRONTA ECOLOGICA DEI SISTEMI DI TRASPORTO 

PETIZIONE PER L'ATTUAZIONE DEL "CONTO ENERGIA" 

ASSOCIATI A SALVAMBIENTE! 7

 

 

 

 

MOBILITA’ SOSTENIBILE: CAR SHARING A MILANO

 
(di A. Marchetti-Tricamo, EcoTrasporti.it)  
 
All’inizio dell’anno, in coincidenza con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, molte città italiane diventavano fuorilegge, superando i 35 sforamenti annui dei limiti giornalieri (50 microgrammi a metro cubo) di Pm 10 imposti dalla normativa europea. Una delle cause di questa situazione può individuarsi in una mobilità urbana fortemente squilibrata verso il mezzo privato: l’Italia ha il primato del più elevato numero di auto in rapporto alla popolazione (1,77 abitanti per auto contro una media europea di 2,28) e in particolare, nel caso ad esempio di Roma, ci sono 850 vetture per 1.000 abitanti.  
In un’ottica di riduzione del traffico veicolare privato, e contemporanea soddisfazione della crescente domanda di mobilità, si devono necessariamente promuovere dei sistemi innovativi di offerta del trasporto collettivo. Un ruolo determinante in questa direzione lo possono svolgere tutti quei servizi caratterizzati da una flessibilità temporale e spaziale nel proprio funzionamento:
il car sharing, il car pooling, il taxi collettivo, l’autobus a chiamata.  
Due note sul car sharing. Il car sharing rappresenta un innovativo sistema di mobilità basato sulla condivisione di una flotta di veicoli, diversi per categoria, da parte di un gruppo di utenti. Il car sharing è un servizio che nasce dunque per essere integrativo rispetto al trasporto pubblico, dove questo presenta delle lacune, e alternativo all’automobile privata (prevalentemente la seconda auto). Come funziona: tutte le persone interessate possono accedere al servizio pagando una quota di iscrizione annuale. All’atto dell’iscrizione l’organizzazione fornisce all’utente una smart card personale. La carta magnetica individuale permette: il ritiro dell’automobile, la fatturazione personalizzata in base al solo uso effettivo dell’automobile e, in caso di necessità, l’eventuale rifornimento di carburante presso uno dei distributori convenzionati. Diventati soci, gli utenti dispongono di una flotta comune di veicoli, di diversa tipologia (dalla city car al furgone merci), distribuiti su alcune aree di parcheggio localizzate in modo da essere facilmente accessibili. L’utente-socio può prenotare l’autovettura scelta anche 15 minuti prima, tramite telefono, internet o sms, e prelevare, in qualsiasi momento del giorno e della notte il veicolo richiesto dall’area di parcheggio a lui più comoda. La riconsegna della vettura avviene solitamente nell’area di parcheggio di partenza, anche se in alcune esperienze come in Svizzera, è possibile prevedere il drop off della vettura con conseguente rilocazione da parte del gestore.  
Il costo complessivo del servizio per il socio è, nella maggioranza dei casi, composto di due aliquote, una fissa ed una variabile. La parte fissa è rappresentata da: una quota d’ingresso, non rimborsabile, che il socio paga una tantum e da un abbonamento annuale. Il costo variabile è invece legato direttamente all’uso del veicolo e risulta composto da: una quota oraria e da una quota chilometrica (entrambe in funzione della classe del veicolo scelto, della fascia oraria e della richiesta di eventuali servizi aggiuntivi).

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Segnalazioni: FERRARA – CONDOMINI SOSTENIBILI

 

 

Ferrara è nota in tutto il mondo nel campo della mobilità sostenibile come città delle biciclette. L'esperienza presentata con un video on line su Arcoiris.tv racconta invece un'esperienza semplice ed efficace di Agenda 21 Locale, condotta in un quartiere periferico di Ferrara. La storia descrive alcune pratiche virtuose di sostenibilità che ognuno può fare nel proprio quartiere, nel proprio condominio. Gli abitanti sono stati coinvolti in un'esperienza di partecipazione sui temi della riduzione dei consumi dell'acqua e dell'elettricità, e la raccolta differenziata dei rifiuti. Il video illustra le modalità di sviluppo dell'esperienza. L'obiettivo è aumentare la consapevolezza che anche i comportamenti quotidiani hanno conseguenze effettive sulla qualità dell'ambiente e della vita. Sulle pagine della Provincia di Ferrara documenti e schede sull'esperienza.

 
 
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=2619  
    
http://www.provincia.fe.it/agenda21/progetti/condomini_sostenibili.htm

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L’IMPRONTA ECOLOGICA DEI SISTEMI DI TRASPORTO

 

 

S. Caserini, DIIAR Politecnico di Milano

 

 

 

 

Guardando in una bottiglia un litro di benzina ci potremmo meravigliare che in quel liquido colorato ci sia la forza per muovere noi, mille kg di plastica e ferraglia dell’automobile, amici e parenti e bagagli vari magari per 10 – 15 km. Vista così l’automobile non sembrerebbe quel “disastro termodinamico” quella “pentola a pressione semovente”, come è stata definita.

Eppure provate una sera a uscire di casa avendo cura di lasciare accese tutte le luci di casa, lampade e lampadine, piccole medie e grandi. Andate a zonzo poi tornate a casa, dopo circa 3-4 ore e 3-4 km percorsi.

Rivedere le luci di casa accese farà scattare in (quasi) tutti un moto di ripulsa, un auto-rimprovero ecologista, per l’inutilità o l’evitabilità dello spreco. 

Ma se si fanno due conti si può dimostrare che il consumo energetico di tutte lampadine di casa accese per 3 – 4 ore non è superiore all’altro consumo, quello della benzina necessaria per spostarsi per i 3-4 km.

Certo, dipende dal tipo di automobile, se avete un’utilitaria o il macchinone, o magari un SUV, quei gipponi da città. Così come dipende dal tipo di lampadine, a incandescenza, alogene o a risparmio.

Fate i conti e sarete d’accordo: i consumi, gli sprechi energetici delle nostre automobili sono spesso sottovalutati.

Abbiamo parlato della sola benzina (o gasolio) consumato per spostarci. Ma è solo una parte dell’impatto ambientale degli spostamenti motorizzati.

Perché si potrebbero aggiungere i consumi legati alla costruzione e manutenzione del veicolo, per produrre l’acciaio, la plastica, le gomme, il vetro. O l’energia necessaria per costruire le strade, i viadotti, le gallerie. O quella per portare il carburante alla pompa sotto casa.

Quindi potremmo considerare i rifiuti che si producono per costruire un veicolo, o considerare lo spazio fisico occupato dalle strade e dai veicoli (e che lo spazio sia una risorsa ce ne accorgiamo, nelle nostre città…).

Per fare questi confronti, o tanti altri, ci può allora venire in aiuto l’impronta ecologica.

***

L’impronta ecologica esprime i diversi consumi di risorse in un’unica unità di misura, la superficie di terra bio-produttiva utilizzata. L’impronta non è identificabile con un appezzamento di terreno con una localizzazione precisa. Anzi, la globalizzazione del commercio ha aumentato la probabilità che le aree bio-produttive necessarie a sostenere il consumo (specialmente dei Paesi ricchi) siano sparse per tutto il pianeta.

Pur avendo meno di 10 anni, essendo stata definita a metà degli anni ’90 dai ricercatori Wackernagel e Rees, la metodologia dell'impronta ecologica ha avuto negli ultimi anni un notevole successo e una larga diffusione.

Numerose sono le applicazioni al territorio di numerose province e regioni italiane ed estere: l’impronta ecologica viene considerata come un mezzo per iniziare a rendere anche quantitativo il dibattito sullo sviluppo sostenibile, sull’uso delle risorse.

Perché è utile ogni tanto fermarsi a fare di conto, a valutare anche in modo "quantitativo" la sostenibilità del nostro modello di sviluppo, tramite indicatori in grado di valutare quanto la Terra sia in grado di sostenere la presenza umana, la sua popolazione e le sue attività, in relazione al tenore di vita e allo sviluppo tecnologico.

Alla fine l’impronta ecologica di un individuo, di una città o di una regione viene confrontata con la terra mediamente disponibile sul pianeta.

 

 

***

Vediamo un breve esempio: un’automobile con un consumo medio di 13 km/l produce una quantità di anidride carbonica (CO2) stimabile, sulla base di un fattore di emissione di 2.36 kg/l, in circa 182 g CO2/km (1 /13 x 2.36 x 1000).

Nella metodologia dell’impronta ecologica questa anidride carbonica, per evitare un’accumulo sul pianeta, dovrebbe essere assorbita da una superficie forestata: considerando un tasso di sequestro di CO2 di 0.52 kg/mq/anno (ogni kg di CO2 è assorbito in un anno da 1.92 mq di foresta), si ricava un’impronta ecologica di 0.41 mq/km, che rappresenta l’impronta legata al rifornimento. Per valutare l’impronta complessiva legata all’uso dell’automobile sarà da aggiungere l’impronta dovuta alla costruzione e manutenzione del veicolo e delle strade, ecc., e si arriva a circa 0.6 mq/km. Questo significa che percorrendo 20.000 km all'anno si ha un'impronta complessiva di circa 12.000 mq, ossia 1,2 ettari. Ebbene, questa superficie equivale allo "spazio" che avremo mediamente a  disposizione nel 2050, quando sul pianeta saremo circa in 10 miliardi.

Ma è solo un esempio; applicando la metodologia dell’impronta ai diversi mezzi di trasporto, sulla base di dati medi italiani ed europei, si ricava che l’impronta di uno spostamento di 1 km in automobile è il doppio di quella dello stesso spostamento con i mezzi pubblici, quattro volte quella del treno, 30 volte quella dello spostarsi a piedi e 50 volte dello spostarsi in bicicletta. Ma è un terzo di uno spostamento in aereo.

***

Non stupisce quindi che se si calcola l’impronta ecologica del nostro sistema di trasporto, basato su un uso massiccio dell’automobile e sempre più dell’aereo, si conclude che non è un sistema esportabile, utilizzabile in ugual misura da tutti gli altri abitanti del pianeta, in quanto ci vorrebbe almeno un’altra Terra per sostenere questo consumo.

Da qui l’utilità dell’impronta, per le amministrazioni pubbliche o i semplici cittadini. Perché anche in Italia, sommessamente, si è iniziato a parlare della necessità di ridurre i consumi e di risparmiare energia, anche se la necessità di una conversione ecologia dei sistemi di produzione e degli stili di vita e di consumo rimane nell’ombra.

Nonostante l’ultima guerra abbia mostrato in modo fin troppo crudo le conseguenze reali e tragiche della nostra dipendenza dal petrolio.

E nonostante l’Italia abbia ratificato nel giugno 2002 il Protocollo di Kyoto, e quindi preso un formale impegno a ridurre le emissioni di gas serra, causati dalla produzione di energia, dal riscaldamento delle abitazioni, dai trasporti e dalle attività industriali e agricole. Impegno fino ad ora disatteso, in quanto le emissioni continuano allegramente  a crescere (+ 6 % dal 1990 al 2000) e i trasporti sono la voce che più contribuisce a proseguire nella direzione sbagliata (+ 20 % dal 1990 al 2000).

***

L’impronta ecologica esprime gli impatti a scala globale del sistema dei trasporti; non considera quelli a scala locale, come la congestione, l’inquinamento atmosferico e acustico, la perdita di spazi di socialità, l’incidentalità, ecc.

Ogni inverno le automobili sono sul banco degli imputati per gli elevati livelli di polveri fini nell’atmosfera. Evidenti sono i contributi delle emissioni dai tubi di scappamento di veicoli diesel, in particolare per i veicoli più anziani, mentre le auto a benzina producono PM10 per l'usura dei pneumatici, dei freni, per l’abrasione dell’asfalto. Ma le polveri fini si formano anche dalla condensazione di altre sostanze inquinanti, solfati e nitrati, emessi dal tubo di scappamento (il cosiddetto PM10 “secondario”). Al settore traffico saranno richiesti i maggiori sforzi per rendere più pulita l'area delle città, per rispettare la cura dimagrante prevista dalle Direttive Europee, che chiedono alle città italiane di diminuire in modo sostanziale i livelli medi annui delle concentrazioni di polveri nell'atmosfera.

Anche se i problemi dell’inquinamento da traffico raggiungono le prime pagine dei quotidiani nazionali solo durante i periodi critici invernali, è ormai chiaro che non serve occuparsene solo nelle emergenze, con i blocchi del traffico: è necessaria una strategia per risolvere a lungo termine il problema della mobilità nelle aree urbane e della qualità dell'aria.

Così come non serve, o potrebbe essere pericoloso, puntare tutto sulla tecnologia, su fantomatici veicoli “puliti” o “ad emissioni zero” (a gas naturale, elettrici, a idrogeno, a biocarburanti, ad aria compressa, ecc) sulla cui efficacia gli esperti sono quantomeno in disaccordo.

Negli ultimi anni i benefici delle migliori tecnologie motoristiche sono stati annullati dal maggiore utilizzo dei veicoli e dal passaggio a veicoli più grossi. Per questo le polveri fini nelle città non diminuiscono e i gas serra aumentano, come aumenta l’impronta ecologica.

Forse la via più saggia e razionale sarebbe di considerare che i limiti biofisici del pianeta non possono essere superati, fino a quando non c’è prova del contrario.

Lo statunitense Richard Costanza ha scritto che l’impronta ecologica è un indicatore scettico, assume come ipotesi che la tecnologia non è in grado di cambiare in modo significativo l'entità della pressione umana sull'ambiente: "…l'impronta ecologia è una misura di quanta fede nella tecnologia è richiesta per considerare sostenibile l’attuale modello di sviluppo e consumo".

Di questo ci parla l’impronta ecologica. Della necessità di una mobilità diversa, meno energivora e più sostenibile. Che faccia della sobrietà e del senso del limite le premesse per un mondo di pace.

 

 

 

 

Siti web

http://www.ecofoot.net/

http://www.rprogress.org/programs/sustainability/ef/

http://www.bestfootforward.com

http://www.ecologicalfootprint.com

http://www.iclei.org/iclei/ecofoot.htm

http://www.retelilliput.net/Gruppi/GLTIES (Mailing-list italiana)

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PETIZIONE PER L'ATTUAZIONE DEL "CONTO ENERGIA"

Il "Conto Energia" fissa una tariffa di acquisto dell'energia elettrica da parte dell'Ente erogatore a favore di privati che producono in proprio energia elettrica con impianti a energia solare. 
 
In Germania questa normativa è già attiva da alcuni anni, con una tariffa di 0,574 € al kwh prodotto, corrisposta per 20 anni con degressione annua del  6,5%. 
 
Questa forma di incentivazione ha fatto sì che la Germania divenisse il paese con la maggior diffusione di Energia Solare, con ben
700 MW installati, contro i 5 MW (!!!) installati in Italia (il paese del Sole...). 
 
In Italia l'attuazione del Conto Energia è stata recepita dall'Italia a Febbraio 2004,  con una prima scadenza fissata per la definizione delle norme ad Agosto 2004, alla quale è seguito un rinvio imprecisato.  
 
Ad oggi si è ancora lontani da un decreto di attuazione. 
 
Quali sono  vantaggi economici e sociali del Conto Energia? 
 
Vediamo i principali:

  1. Reddito economico
    Ogni famiglia o impresa potrà ottenere un reddito producendo energia mediante pannelli solari installati sui propri terreni o sulle superfici degli edifici.
  2. Minore inquinamento.  
    L'energia elettrica prodotta dalle energie solari non produce inquinamento da CO2 (effetto serra) o polveri sottili. Favorisce pertanto il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto
  3. Maggior autosufficienza nazionale, grazie alla rescita della produzione di energia elettrica dalle energie rinnovabili (solare)
  4. Occupazione nel settore delle rinnovabili. La crescita dell'occupazione nel settore delle energie rinnovabili distribuita sul territorio nazionale (es. operai e personale impiegato per l'installazione dei pannelli e la loro manutenzione da parte delle imprese private, lavoro edile per la realizzazione degli impianti ecc.).
  5. Maggiore redditività di impresa. Le aziende agricole potranno beneficiare di un'ulteriore forma di redditività investendo nella produzione di energia elettrica tramite il solare o mettendo a disposizione i terreni incolti o gli spazi non utilizzati alle società interessate ad installarvi pannelli solari. Le tariffe di acquisto garantite per venti anni daranno certezza agli investimenti e favoriranno l'accesso delle imprese ai finanziamenti.
  6. Produzione di energia distribuita. La produzione di energia elettrica dal solare favorisce le piccole e medie imprese in ogni regione italiana (nord, centro, sud). Particolarmente favorito il sud per la maggiore esposizione solare e l'ampia disponibilità di terreni incolti o aridi.

La presenza del "conto energia" è fondamentale per l'ottenimento di questi risultati.  
Per questi motivi chiediamo al Governo di emanare al più presto il decreto di attuazione del D.lgsl 387/2003 per fissare le tariffe del "conto energia" e le modalità di regolamentazione.

 

 

http://www.ilportaledelsole.it/index.asp?id_pagina=0254&avanti=true&cat=0022

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!VIAGGA IN INTERNET!

www.provincia.milano.it/agricolturaeparchi

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ASSOCIATI A SALVAMBIENTE!

 

 

Per partecipare a Salvambiente non bisogna pagare . Puoi dare una mano, sempre che ti interessi un’attività. Ci riuniamo una volta al mese per preparare le iniziative. Contattaci!!!!

 

 Ma se vuoi darci una mano anche dal punto di vista economico, la quota d’iscrizione rimane di Euro 5 per gli adulti, Euro 3 per i ragazzi da 11 a 18 anni ed è gratis per i bambini/e delle scuole elementari e materne. Se ti assocerai potrai ricevere il nostro bollettino con il programma e tante altre notizie.

 

 Per sapere come associarti o presentarci nuovi soci, puoi rivolgerti ai  nostri numeri di telefono o all’indirizzo di posta elettronica

A Presto!!!

            

Associazione “Salvambiente” 

Trezzano S.N.

ONLUS

telefono 0248402693

              024459619  

e-mail    salvambiente@yahoo.it   

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Associazione no-profit che lavora al fine di promuovere e sostenere attività a tutela degli animali e dei loro diritti aiutando contemporaneamente ed in modo concreto le persone ed i rifugi che accolgono cani e gatti in difficoltà, abbandonati o maltrattati.

Sede: Via Puccini , 8 - Trezzano sul Naviglio –

Tel.: 333-5480749 –   Fax 02700514675

Sito: www.animalsemergency.com     e-mail: animalsemergency@animalsemergency.com

conto corrente postale: n. 49286701 intestato ad ANIMAL'S EMERGENCY

 

 

 

 

 

 

Una cosa è certa, “noi ci siamo” perché amiamo la nostra città, il suo ambiente e la sua gente e vogliamo lavorare per loro. Per questo ringraziamo tutti, piccoli e grandi, che ci aiutano, anche se spesso, con fatica, donando quanto di più importante possono donare: “L’amore per gli altri”, questo è

 

 

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