...e ti ritrovi solo * (anno 1987)

.. e ti ritrovi solo

Quando te l’hanno detto sei diventato sordo. E quindi lo hai chiesto e “ri-chiesto” più volte: “Come?… possibile Io?”. E ripetendo le analisi hai odiato tutti i vari dottori che confermavano quel risultato da te considerato errato. Le sensazioni che hai provato in quei secondi, erano tante. Terrore, paura, rabbia. Autocommiserazione. Errore del destino: gli altri se lo meritavano, tu no!

Da lì iniziano anni di notti insonni, di incubi. Bruci mentalmente tutti i progetti. Non te ne frega più niente del lavoro, dello studio, degli amici, dei parenti, perfino di tua madre. Perché nessuno sa e nessuno deve sapere. Quindi stai attento ad ogni minimo contatto. Non tocchi più, non abbracci più. Con mille scuse rifiuti ogni invito e, finalmente, dopo mesi, raggiungi il tuo obiettivo: rimanere solo. Nessuno potrebbe capire e non riusciresti a sopportare né la pietà, né i pianti, né le esagerate preoccupazioni e tanto meno di essere evitato.

Basta dire quella frase e tuo padre potrebbe non essere più tuo padre, né tua madre, né i tuoi amici potrebbero “mantenersi” così come sono ora. Non tolleri le loro trasformazioni…. e, nel corso degli anni, si moltiplicano i malesseri: la tosse, la febbre, le bolle, le piaghe, le mille infezioni.

Si trasforma la tua casa: il bagno è pieno di disinfettanti, i pensili di medicine, il cesto della frutta di arance e limoni che “forse ti fanno bene”. Il calendario si riempie di appunti per visite di controllo e di esami medici. Poi, alla fine, quando ti sono già morti accanto, al tuo letto di Ospedale, una quindicina di amici, ti dicono che “forse ti salvi”. E di nuovo diventi sordo. Chiedi e “ri-chiedi”: “Possibile? Io? Come? Quando?”

Nuove medicine di gran successo da sperimentare. Diventi così, volontariamente una cavia. Dopo pochi mesi ti sembra di stare bene. Riacquisti l’equilibrio fisico, la memoria, la capacità di camminare. Ti arrabbi, perché si aggiungono, ai piccoli malesseri, gli effetti collaterali dei nuovi farmaci….. e ancora una volta, “sei limitato”. Non puoi sempre uscire perché fa troppo freddo, troppo caldo, hai la febbricola o il vomito… e ancora bugie ai pochi amici che, ogni tanto, hai voluto UGUALMENTE frequentare. Hai ancora le bolle, ancora le macchie, ma stai bene. Ammettilo! Stai bene. Vorresti gridarlo a tutti. Vorresti dire a tua madre: “forse non muoio” e dividere con gli amici la gioia. Ma sei solo.

E rimani immobile con la cornetta del telefono in mano e gli occhi lucidi “A chi? A chi telefono? A chi do la bella notizia?”. Inghiottisci il pianto, lasci il telefono e corri per strada. Ti guardi in torno e gridi mentalmente alla gente: “Ora ci sono anch’io”.

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aggiungerei che la diversità è una risorsa sia per chi è "diverso", sia per chi conosce un "diverso"



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