Olocausto: non dimentichiamo, MAI


DAL DIARIO DI HANS

Luglio 1941
La vita del campo è scandita da orari rigidi e faticosi. Alle quattro della mattina sveglia, alla cinque l'appello sulla piazza centrale, alle sei e mezzo il lavoro, sempre all' aperto, pioggia o neve, caldo soffocante o gelo. Alle dodici scatta l'ora del pranzo, che comprende l'andata e il ritorno dal luogo di lavoro alla baracca e viceversa. In pratica per mangiare la zuppa con poche carote galleggianti e alcuni pezzi di cavolo bianco abbiamo poco più di un quarto d'ora. Dalle tredici alle diciotto ancora lavoro. La frusta e le botte piovono su coloro che si trascinano stanchi o che tentano di rallentare il ritmo impostoci, per riposare. Il ritorno serale al campo avviene a passo di corsa: sfiniti e spesso doloranti, siamo costretti a cantare marce militari. Una volta attraversato il cancello, ci aspetta il secondo appello della giornata. Può durare un' ora se tutto va bene o ripetersi all'infinito per la durata della notte se il conto dei detenuti non torna. Una fuga comporta la punizione dell'intera squadra di lavoro o della baracca del fuggitivo e a volte anche la morte di alcuni prigionieri per rappresaglia. Finalmente, alle ventuno, il campo si ferma e si può andare a dormire. La cena è magra: 20-30 grammi di carne o di formaggio da consumare con ciò che è rimasto dei 35° grammi di pane della mattina. Tè o brodaglia di patate. Se si è esperti della vita nel campo o detenuti con funzioni di potere (Kapo o Blockiiltester, vale a dire anziano della baracca con incarichi speciali), diventa possibile ottenere razioni alimentari migliori e sperare di non morire in breve tempo di fame e fatica. Per tornare a casa con certezza, si deve diventare parte dell'ingranaggio di potere delle SS e spie o traditori dei compagni di sventura. Insomma, detenuti privilegiati; individui senza pietà, cinici, disposti ad ammazzare di botte chiunque si mostri ribelle alle disposizioni. In meno di cinquanta giorni di prigionia a Dachau ho perso dieci chili di peso. Inoltre, non ho più nessuna notizia della mia famiglia e nemmeno so se loro sono informati della mia detenzione in questo campo. Posso scrivere le mie annotazioni raramente e di nascosto. Se mi scoprono sono spacciato.

Fine agosto 1941
Oggi si parla del tifo, scoppiato in diverse baracche. Nella nostra ci sono già tre morti e trenta ammalati. Domani ci porteranno tutti alla disinfezione. Nel frattempo, per dare la colpa a noi di questa epidemia e per istigare la lotta tra prigionieri, in tutte le 34 baracche abitative del mio settore sono stati affissi dei cartelli con la scritta: «Un pidocchio, la tua morte». Ecco come ci proteggono dall'infezione epidemica! Tutti qui sanno che la disinfezione delle persone è soltanto un inutile palliativo che, in realtà, si trasforma in uno strumento di tortura dei prigionieri. Senza un intervento radicale che si estenda alle baracche e a tutto il campo, il tifo continuerà a mietere centinaia di vittime. Un mio compagno di lavoro che ha ventiquattro anni da mesi ormai fa anche lo sgombra-cadaveri. Vale a dire gira con un carretto per le strade del campo e raccoglie i detenuti morti, per cause diverse. Ormai non ci fa più caso! Tuttavia, l'altro ieri è venuto al lavoro in lacrime e il Kapo lo ha bastonato più volte perché non prestava attenzione al suo compito. Cosa gli era successo? Mentre sgomberava i cadaveri della giornata e li ammucchiava nel crematorio, ha guardato i loro visi e così ha trovato suo fratello maggiore. Era arrivato a Dachau con un recente convoglio, trasferito da un altro campo, senza che lui ne sapesse niente. Qualcuno, tra i politici della mia baracca, uomini che in passato avevano incarichi nel sindacato dei lavoratori, afferma che le cose per la Germania non vanno bene. Hanno notato che quando ci mettiamo in marcia per andare al lavoro, invece di tante guardie (all'inizio diciotto per centocinquanta uomini) al seguito abbiamo due sentinelle armate con mitra e due cani. Servono uomini al fronte e li prendono anche da quelli in servizio nei lager. Ma per noi le possibilità di fuga sono molto ridotte. Sono dimagrito ancora e ho dovuto farmi un nuovo buco nella cintura, per non perdere i calzoni della divisa. A parte l'aspetto comico della cosa, rischierei di venire ucciso da una guardia se fossi costretto a interrompere il lavoro per una simile leggerezza.

Ottobre 1941 

Ho saputo soltanto oggi che il nostro campo è considerato all' avanguardia quanto a disciplina ed esperimenti medici sui detenuti. Se non si vuole impazzire dalla paura, o lasciarsi morire di inedia, la filosofia di vita deve essere: evitare la morte oggi, in quest' ora. Quello che accadrà dopo o domani non si può sapere. Il mio amico Edgar mi ha detto: ricorda, Hans, siamo come equilibristi che camminano sopra una corda tesa in cima a una gabbia di leoni. Se perdiamo solo un po' di equilibrio veniamo sbranati. Di ventisei preti polacchi e cechi rinchiusi nel campo e sottoposti a esperimenti contro la malaria, ne rimangono soltanto due. Il dottor Claus Schilling, medico ufficiale SS, ha l'incarico di studiare una cura che potrà essere usata per i soldati tedeschi quando si lanceranno alla conquista dell' Africa. Cosi si fa inviare apposta dai paesi tropicali le zanzare anofele, portatrici della malaria. Il mondo intero deve essere ai piedi dei nazisti! I poveracci selezionati per la prova vengono rinchiusi in stanze con centinaia di zanzare e si ammalano in un tempo piuttosto breve. Non sempre, come si può capire dal numero dei morti, le cure vanno a buon fine. Ma ci sono esperimenti ancora peggiori: si studia per esempio a quanti gradi sotto zero può avvenire il congelamento degli arti e come si può guarirlo. Ancora una volta, l'obiettivo delle ricerche è militare: intervenire per proteggere la salute dei soldati tedeschi che combattono nelle zone a clima rigido (da meno venti gradi in giù) come la Russia. Quanto alla disciplina, basti citare alcune norme del regolamento: quarantadue giorni di arresto in cella di rigore (a pane e acqua), vale a dire rischio grave di morte, «per chi parla con un prete o con altri detenuti di cose politiche o per chiunque mostri disprezzo verso il Reich, i simboli dello Stato nazista e i suoi rappresentanti». Norma vaga in cui tutto può darsi e che consente alle SS di giustificare ogni violenza contro i prigionieri. Ovviamente il parere a discolpa del detenuto non vale e non è nemmeno preso in considerazione. Impiccagione per chi diffonde notizie sul campo,a voce e con altri sotterfugi, affidandole a prigionieri rimessi in libertà o ai lavoratori civili. Inoltre chi si arrampica sugli alberi o sui tetti delle baracche per protestare, lanciare segnali all' esterno, o chi organizza o aiuta a organizzare evasioni, verrà fucilato dopo tortura. Chi provoca danni nelle baracche, nelle cucine, nei laboratori o nei magazzini (basta per esempio rompere un attrezzo da lavoro), come chi manomette il filo spinato, le condotte dell' acqua o i cavi del telefono, il muro del campo o altri impianti, automobili e proprietà del Reich, verrà punito con la morte in quanto sabotatore. Ci vuole poco a morire per queste cose, se escludiamo la regola: vale a dire, fame, malattia e violenze o torture quotidiane, a mezzo botte o esperimenti. Per esempio, Sturmann, un ottimo operaio muratore e un buon compagno di baracca, scendendo dalla sua cuccetta, ha messo un piede sul letto del suo vicino e l'ha rotto. È stato denunciato e giustiziato. A proposito, nelle baracche c'è posto per 300 detenuti ma spesso siamo il doppio, o anche 800. Il campo è stato pensato per contenere 9000 internati e invece siamo quasi 30.000.

Dicembre 1941
Freddo polare. Ancora un'epidemia di tifo. Nel campo sovraffollato le malattie uccidono più della tortura, delle pallottole e della fame. Siamo andati nudi alla disinfezione (c'erano quasi venti gradi sotto zero) e dopo la doccia siamo tornati nudi e bagnati alla baracca. Con questi provvedimenti sanitari, il medico capo di Dachau ha risolto il problema dello spazio yitale: a sera erano in tanti gli ammalati di polmonite. lo sono più fortunato, perché lavoro in cucina al caldo e al coperto e posso sempre recuperare qualcosa da mangiare in più degli altri. In tal modo, nonostante la magrezza impressionante, ho possibilità di resistere. Non si parla ancora di una mia futura liberazione. Al campo ci sono tedeschi, polacchi, cechi, russi, olandesi, belgi, francesi e prigionieri di altre nazionalità compresi degli ebrei. Ciascuna baracca adibita ad abitazione comprende quattro locali con settantacinque letti a castello disposti su tre piani. Poi c'è la zona del bagno e la stanza dove consumiamo i pasti. Nel complesso il lager è una vera e propria città che include un quartier generale di 55, caserme, laboratori, officine, luoghi di punizione, cucine, infermerie, e persino casette per gli ufficiali responsabili del campo e per le loro famiglie. Il tutto rinchiuso in decine di chilometri di muro con filo spinato ad alta tensione. Tra tutti i detenuti, i più vicini alla morte sono quelli che in qualche modo si ribellano o che vengono assegnati a lavori pesanti all' aperto. Questi ultimi, in poco più di otto settimane si ammalano e insieme ai più vecchi costituiscono una specie di derelitti che vagano per il campo. Qui li chiamano Kretiner, vale a dire ebeti, e sono destinati a una fine sicura: sono i morti viventi. Non si fa cenno ancora alla mia liberazione, ma è ormai quasi un anno che sono rinchiuso a Dachau. La fame mi perseguita e invece dovrei mangiare per riprendere le forze e non morire qui per inedia. Per questo ho accettato la proposta del dottor Rascher delle SS, per sottopormi a un esperimento sul «salvataggio ad alte quote». Gli aerei mi sono sempre piaciuti e chissà che non mi diverta anche.

Volo simulato ( Alcuni dei tanti esperimenti). 

Il dottor Siegmund Rascher ha radunato una decina di detenuti provenienti dal lager di Dachau nel suo laboratorio dell'Istituto tedesco per le ricerche sul volo e le alte quote, presso il settimo comando distrettuale della Luftwaffe di Monaco di Baviera. Il suo viso è simpatico, la fronte alta e spaziosa, di statura piccola e grassoccio. Hans è sollevato perché sente che la morsa delle SS si sta allentando. "Desidero informarvi che il Reichsfuhrer delle SS in persona, Heinrich Himmler, ha disposto la vostra liberazione a esperimento riuscito. Vi chiedo perciò la massima collaborazione". I rumori dei motori degli aerei che partivano e atterravano in una pista poco distante distraggono Hans. Il dottore continua: " I nostri Messerschmitt 163 volano ad altezze mai pensate, ma poco sappiamo di ciò che può accadere a un pilota a causa di una brusca ascesa ad alte quote, un aumento della pressione atmosferica, dovuto alle altezze o alla velocità, di picchiata.. . Voi direte che con una cabina pressurizzata tutto è risolto. Ma quali conseguenze si verificherebbero se il nostro pilota si trovasse costretto ad abbandonare l'aereo con il paracadute? Già con gli Stukas gli aviatori tedeschi sono soggetti a bruschi sbalzi di pressione che comportano l'allontanamento, seppure temporaneo, di questi buoni ufficiali dalle azioni di guerra... Voi potete consentirmi di cercare un rimedio. Ho condotto su me stesso i primi esperimenti, "accennò a un sorriso, "e vedete che sono ancora vivo! Hans fece mostra di voler parlare, ma subito, ripensando alla disciplina ferrea del campo, si frenò e tacque. "Puoi fare la tua domanda se vuoi, ragazzo. lo non sono della Gestapo, ma un medico ricercatore!" Quali problemi potremmo incontrare e che cosa dobbiamo riferire? chiese Hans, rincuorato. "Mal di testa intenso, perdita dei sensi, dolori improvvisi al cranio... Quanto al dopo, sarò io a fare le domande". Hans e nessuno dei detenuti che il 14 aprile entrano nel reparto riservato agli esperimenti sul volo, sanno esattamente cosa li aspetta. Il simulatore, U-Kammer," in pratica è una camera iperbarica a forma di un grosso cilindro di metallo del diametro di 2,5 metri, al cui interno sono sistemate delle panche. Una manopola esterna regola la pressione e crea le condizioni atmosferiche cui è sottoposto un aviatore alle alte quote. Un telefono serve a garantire le comunicazioni tra medici e detenuti rinchiusi nella U Kammer. Sono trascorsi alcuni minuti e siamo a 15.000 metri simulati. Rascher agisce sulla manopola della pressione e provoca un'improvvisa perdita di quota, come se l'aereo stesse precipitando, colpito da proiettili nemici. Hans avverte vertigini e in pochi secondi è colto da convulsioni. A quota 13.200 metri il respiro è affannoso come se il ragazzo stesse agonizzando e i suoi arti si muovono senza più coordinazione. Si scende rapidamente a 9.000 metri e ogni tanto Hans ha dei sussulti e si mette a urlare. La picchiata dell' aereo in simulazione è inesorabile: 6.000 metri, agitazione convulsa delle gambe e urla; 4000 metri, la testa perde tensione e ciondola; 2.100 metri, Hans grida ancora, fa smorfie e si morde la lingua. Livello del suolo. Il ragazzo e gli altri prigionieri che si trovano nella U- Kammer sembrano morti. Sono trascorsi cinque minuti da che la quota terra è stata raggiunta e il dottor Rasther chiama più volte Hans per nome. Sul rapporto ufficiale scriverà: «Il soggetto non reagisce e non risponde». Al nono minuto Rascher insiste: "Vieni qua, gli ordina, dimmi come ti chiami!. La voce è imperiosa. " No... no... un momento... Prego, un momento..."" Come ti chiami e che giorno è oggi?" "Un momento, replica Hans lentamente. Undicesimo minuto. Rascher insiste: " Quando sei nato? "Cosa... il 5 maggio, no... il 29 settembre... un momento". Uno spasmo dei muscoli facciali gli deforma il viso. "Che giorno è oggi?" gli chiede il dottore al diciassettesimo minuto quando sembra che Hans cominci a orientarsi. "Posso respirare?" chiede il ragazzo. Poi, dieci minuti dopo ripete la domanda: " Posso respirare? Rascher estrae una pistola Luger calibro nove e spara un colpo in aria. Hans non si spaventa. Dopo un' ora e mezzo in apparenza sembra ristabilito e le sue reazioni sono tornate normali ma non ricorda niente dell' esperimento. Prima di morire Hans parteciperà ad altri quattro voli simulati, raggiungendo in camera iperbarica i 21. 000 metri di altezza del mitico aereo da combattimento a reazione, Messerschmitt 163. Le conclusioni del dottor Rascher sono giudicate interessanti dallo stato maggiore dell' aviazione tedesca: «Senza bombola di ossigeno e con paracadute aperto, è ancora possibile salvarsi precipitando da 13.000 metri; con bombola di ossigeno da 18.000 metri. In questi casi va tenuto presente il pericolo di congelamento. A 21 chilometri di altezza il sangue non bolle se si respira ossigeno puro. Per lasciare l'apparecchio bisogna che il seggiolino venga catapultato». Un mese dopo, nel maggio del 1942, gli esperimenti di volo simulato a grandi altezze nel campo di concentramento di Dachau vengono sospesi. Nel frattempo, insieme ad Hans, centinaia di detenuti sono stati sottoposti a sofferenze incredibili e hanno perso la vita.

Il campo di concentramento di Dachau
Un mese dopo la presa del potere, Hitler emanò una legge contro «ogni forma di opposizione al nazismo». Il 22 marzo 1933, a Dachau, nei pressi di Monaco di Baviera, veniva inaugurato il primo campo di concentramento. A costruire il lager all'interno di una vecchia fabbrica di munizioni furono i primi internati. Inizialmente pensato per 5.000 detenuti, nel 1937 Dachau ne ospitava ormai 10.000. Prototipo dei futuri campi di concentramento del Reich e poi dell'Europa occupata dai nazisti, Dachau divenne un modello di riferimento per rigore, disciplina e trattamento dei prigionieri, sottoposti a dure punizioni corporali, al lavoro forzato, a esperimenti e a feroci umiliazioni. Tuttavia Dachau non può essere considerato un campo di sterminio. Nel 1937, alla vecchia fabbrica di munizioni che ospitò il campo dei primi anni, si aggiunse un nuovo grande complesso di baracche ed edifici, che ne aumentò la capienza. I detenuti di tutte le categorie che con certezza arrivarono a Dachau, furono 206.206 (compresi 7.052 italiani) di ventisette diverse nazionalità. Al momento della liberazione, avvenuta il 29 aprile 1945, per opera delle forze armate americane, erano in vita 32.335 internati. Di questi, altri 3.147 morirono nelle settimane successive, per malattia e stenti. Un numero imprecisato di prigionieri russi trovò la morte a Dachau, senza lasciare traccia del loro passaggio. Il più noto comandante del campo fu Theodor Eicke. Nel 1944 Dachau era un grande complesso concentrazionario: il campo centrale imprigionava 35.000 detenuti, mentre altri 40.000 prigionieri erano ripartiti nei 183 sottocampi di lavoro che ruotavano intorno a Dachau. Nel luglio del 1944, vi furono rinchiusi anche 25.000 ebrei provenienti da Auschwitz, dei quali più della metà morì. Non è stato ancora possibile ricostruire con esattezza il numero di bambini e di adolescenti rinchiusi nel lager dal momento della sua costituzione. 
Tuttavia nel lager erano rinchiusi anche bambini di quattro o cinque anni.

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(L'OLOCAUSTO RACCONTATO DAI SUPERSTITI)
Sul filo spinato

Tu certo non scorderai: non sai di sofferenze senza

 nome non sai d’atroci prigioni ove il respiro tra i denti

è brama di vita e la fede  dei popoli speranza.

Tu non sai che oltre il filo spinato ove ora ti posi era un mondo perduto

ove giacevano sepolti nella memoria gli affetti più cari o il nulla.

Tu certo non scorderai la ferocia lucida dei popoli

che impazziscono a volte e sicuri di giuste ragioni

son mostri senza nome: tu non sai, timido uccello

di noi dispersi per il mondo e quanto bieco sia spesso

  l’uomo. Io so: per non dimenticare. 



(NOTIZIE INTERNET)

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