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16 ANNI 2° PARTE

LA FORZA DI CAMBIARE

Quel sogno a Benny fu una lezione. Una dura lezione.

Egli, si fece una lunga, lunga doccia ed uscì dalla sua casa, salutando il nonno. Questo era l'unico parente che aveva.

I genitori avevano abbandonato Benny da piccolo. Erano andati a vivere in Spagna per lavoro, almeno così avevano detto ma non si erano più visti né sentiti.

Benny quella domenica non aspettò le solite telefonate mattutine degli amici. Preferì andare da solo nel Parco.

Là guardò i bambini piccoli, gli anziani, la gente che correva in fretta, per andare chissà dove. Anche la domenica avevano tutti fretta. E perché, poi!

Osservò gli uccellini tra gli alberi, ammirò i fiori: era

primavera.

Pensò molto tempo sulla sua vita. Benny aveva conosciuto poco affetto ma tanti calci e frustate dai genitori prima che se ne andassero via, quando lui aveva solo cinque anni. Ma le botte non si dimenticano facilmente.

Il nonno ormai era molto vecchio e non era mai riuscito a fare le veci di un genitore. Non aveva insegnato niente a lui, non aveva dato mai un consiglio a lui ma neanche un ceffone. Il vecchio per tutto il giorno guardava la tv. Usciva solo a comperare il pane, il vino, il formaggio e la carne.

Queste erano le uniche cose che lui voleva mangiare. 

Ma a Benny non importava. Lui mangiava quasi sempre fuori. Spesso estorceva i soldi al nonno di nascosto oppure rubava nei negozi.

Ad un tratto si ricordò della vecchia casa abbandonata in montagna, del nonno. Corse subito dal nonno a dirgli che voleva provare a vivere lì, in quella casa, che aveva bisogno di stare solo per un po', on sapeva per quanto tempo forse un mese, forse molti mesi... Il nonno commosso, lo abbracciò senza ribattere, anzi disse che ne era felice perché quella era stata la casa in cui aveva vissuto per anni con la nonna e che era lì che era morta e che non se la sentiva di starci solo e allora... Benny lo frenò dicendo: “Ok, ok, nonno, lasciami preparare...”

Benny, raccolse le pochissime cose che aveva a casa, le mise in una borsa e se ne andò, dopo aver salutato con un solo abbraccio il nonno, senza guardare indietro.

Prese un autobus e, dopo un'ora di curve da vomito in salita, arrivò al paesino. Per fortuna aveva con sé solo una borsa sportiva e non pesante perché dovette fare ben tre chilometri a piedi, ancora in salita!
 
Trovò subito la casa dopo aver ascoltato le indicazioni del nonno, era proprio in cima ad una montagna. Vi era stato da piccolo ma non ricordava niente e comunque, anche se l'avesse ricordata, non l'avrebbe di certo riconosciuta: era uno schifo. Fuori la facciata era a pezzi, il portone e le finestre pareva che cadessero da un momento all'altro... Era una casa grande a due piani ma veramente orribile! Era una casa da ristrutturarsi quasi per ogni cosa, non parliamo dell'interno.

 Il nonno gli aveva detto che era comunque dotata di acqua e luce e c'erano vernici, pennelli e attrezzi vari “se ci fosse stato bisogno di fare qualche lavoretto...”

Benny pensò prima che il nonno avesse la mente ormai “persa” dall'arteriosclerosi data l'età, poi però reputò che forse lui ricordava graziosa la casa perché l'aveva lasciata in buono stato.

I mobili erano pochissimi ma a Benny erano più che sufficienti in quella casona enorme.

Appena entrato iniziò a lavorare. Pensò prima alle pareti.


Dipinse ognuna di esse con un colore diverso. 

Mentre faceva questo lavoro, un vecchio che camminava a fatica con un bastone, si avvicinò alla porta. Chiese a Benny chi fosse e cosa facesse lì. Il ragazzo rispose sgarbato: “Ma tu che vuoi? Chi sei? Vattene! Pensa ai fatti tuoi.” Il vecchio se ne andò ma non pareva affatto offeso, si voltò con una calma ed una tranquillità incredibile.

Dopo qualche secondo, Benny udì un grosso rumore: il vecchio era caduto. Lui gli disse: “Uffa, ma perché tu sei venuto a rompermi le scatole?” Poi lo guardò perché il vecchio non riusciva ad alzarsi. Allora, Benny, come non aveva mai fatto per nessuno, lo aiutò, sì, lo aiutò ad alzarsi. 

                                           

Ma vide che il vecchio non riusciva a stare in piedi. Allora lo agevolò a sedersi nella vecchia polverosa poltrona che c'era in casa e, addirittura gli offrì un bicchiere di acqua mentre gli diceva: “Sei proprio un rompiscatole, io ho da fare e tu vieni a disturbarmi, vecchio!” Il vecchio, dopo aver bevuto, cercò, silenzioso, di alzarsi, ma cadde nella poltrona per tre volte. Benny lo guardò e poi chiese cosa gli doleva. L'uomo rispose “...il ginocchio”. Allora Benny tirò su i pantaloni dove quel ginocchio e vide sangue. Così gli disse: “Aspetta, vado a cercare alcool e una fascia. Miracolosamente in quel caos trovò tutto. Prima lavò la ferita dell'uomo, la asciugò, la disinfettò e la fasciò come un bravo infermiere. Del resto aveva avuto una discreta esperienza per soccorrere i suoi amici feriti durante le varie risse alle quali avevano partecipato, insieme a lui.

Poi, salutò l'uomo dicendo che sarebbe ritornato subito e si raccomandò che non doveva muoversi.

Tornò con il dottore del paese. Costui disse che il vecchio non aveva niente di rotto però, raccomandò che avrebbe dovuto alzarsi soltanto quando non aveva più difficoltà né forte dolore.

Benny sbiancò e non disse una parola. Non salutò neanche il dottore. Guardò fisso l'uomo e poi: “ Hai visto che cosa hai combinato? E ora? Adesso che si fa io non ho niente da mangiare, solo due poltrone qui per dormire! Accidenti! La colpa è solo tua, nonno curioso!”

Il vecchio che era ancora un po' scioccato, riuscì a dire: “Chiama mia moglie abita qua vicino...” E spiegò a lui la strada. 

Allora Benny ricordò che aveva due panini e gliene offrì uno. Prima di uscire gli disse il suo nome e l'uomo: “Invece io mi chiamo Antonio, sono italiano e mia moglie Maria” . 
Benny tornò a casa con Maria, con coperte, vestiti, cuscini e cibo cotto e con una ragazzina, Teresa. Benny guardava sempre Teresa. Era semplice, senza trucco e indossava vesti modeste”. 

Maria si offrì per scaldare il cibo nella vecchia cucina a legna (dopo averla pulita bene). Pranzarono tutti insieme. 


Benny sentiva di essere in famiglia. La sera la donna e la ragazza li salutarono. Ma Benny invitò loro a rimanere, se volevano...per terra visto che c'erano letti di sopra ma non sapeva in quali condizioni fossero e poi mancavano sicuramente lenzuola, coperte, cuscini... 

La donna rifiutò gentilmente e disse che il giorno dopo lui e Antonio potevano andare a casa sua, se il marito stava bene, per un po' di giorni, insomma lo aveva invitato come ospite finché Benny non rendeva la sua casa abitabile. Poi, magari, un giorno, sarebbero andati a trovarlo tutti insieme quando la casa era a posto. Uau! Benny era raggiante perché avrebbe potuto vedere Teresa e chissà per quanto tempo. Accettò l'invito immediatamente.


Il giorno dopo, a fatica, il vecchio riuscì a tornare a casa insieme a tutti gli altri. 

Maria cucinava divinamente. Offrì a Benny una stanza tutta sua e poi Antonio fece una proposta a Benny: quando avrebbe terminato i lavori in quella vecchia casa, aveva bisogno di qualcuno per badare agli animali, ai campi, agli orti che lui possedeva.

Benny aveva sempre amato la campagna e accettò. Ma un brutto giorno vide davanti a sé i suoi ex amici. Chissà come avevano fatto a trovarlo? Ma si, si, certo, l'ingenuo nonno aveva parlato. I tre erano proprio davanti alla porta d'entrata. Lo prendevano in giro “...vigliacco, vigliacco, femminuccia...” e, senza salutare né chiedere alcun permesso entrarono nella casa di Antonio ed iniziarono a toccare ogni cosa. Damon osò perfino fare dei complimenti poco eleganti alla ragazza e poi toccarono ogni oggetto del tinello. Allora Antonio prese i fucile e gridando li minacciò. Loro corsero, corsero, corsero via... 

Benny piangeva. Piangeva, seduto per terra, con gli occhi allarmati su di lui di tutta la famiglia. Piangeva, piangeva, finalmente. Aveva pianto solo in quel sogno ma nella realtà era tanti tantissimi anni che non riusciva a piangere.

Teresa fu l'unica che ebbe il coraggio, abbassandosi per terra di chiedere il motivo mentre i suoi genitori pensavano che Benny si era spaventato di tutto ciò che era successo.

Teresa invece aveva intuito che era qualcosa di più grande della paura e lui rispose mentre singhiozzava: “Io ero come loro, ora non sono più così, ho capito che dall'amore si riceve amore...” Si stupirono Benny, Antonio, Maria e Teresa stessa quando questa gli dette un delicato bacio in bocca.

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