Testi e Contributi

Trance Ipnotica, Trance Estatica

Il 23-24 maggio 2008 si è svolto il convegno:Trance Ipnotica, Trance Estatica - Ipnosi e DanzaMovimentoTerapia, Riscoperta dell’Unità Corpo-Mente attraverso la Trance sperimentata nell’ipnosi e agita nella Danza presso la Sala conferenze dell'A.O. Ospedale S. Carlo Borromeo, Milano

Il convegno ha presentato l’incontro tra Tecniche Ipnotiche e Tecniche Corporee, con l’obbiettivo di integrare, in un’ottica terapeutica e di sostegno alla persona, l’Ipnosi e la DanzaMovimentoTerapia.
I contenuti trattati hanno l’obiettivo di far emergere come la possibile sinergia fra le due discipline possa aumentare il potere del linguaggio simbolico, dell’uso della metafora e dell’attivazione dell’Immaginario, elementi fondamentali per il processo di guarigione dal sintomo. La forza trasformatrice può scaturire dall’utilizzo integrato di tecniche ipnotiche, dirette e indirette, che hanno la funzione di aprire le porte all’Inconscio e di tecniche corporee, come la DMT, che fondano la loro metodologia sull’attivazione della Memoria Corporea per riscoprire le risorse interne e creative della persona attraverso la danza e il movimento.

L’idea portante di questo convegno costituisce di per sé la rappresentazione simbolica e la sintesi del concetto Corpo-Mente, da entrambe le discipline proposto e trattato; di conseguenza se è possibile accompagnare la persona, attraverso l’ipnosi, in un particolare stato di coscienza che permette la scoperta di risorse interne silenti facendole emergere dall’Inconscio, d'altra parte la possibilità di agirle col corpo, nel movimento e nella danza, permette la loro realizzazione simbolica e agita. Ecco allora il recupero dell’Unità Corpo-Mente in cui il linguaggio simbolico e la sua espressione agita permettono di dare forma alle emozioni e al processo di trasformazione.

L’Inconscio non è contattabile dal linguaggio formale e razionale, per incontrarlo bisogna usare il linguaggio della metafora e del simbolo, dell’archetipo, della fiaba e del sogno, delle immagini e della creatività, componenti comuni sia all’ipnosi che alla DMT. Il movimento del corpo e della danza, l’utilizzo delle immagini e della musica, permettono la forma agita e la rappresentazione dei processi mentali ed emotivi che accompagnano il percorso trasformativo verso la sua evoluzione.
Il corpo torna ad essere luogo di creazione ed espressione dell’Immaginario.
Nel corso del convegno verranno esplorati gli aspetti teorici e applicativi delle due discipline affiancate con lo scopo di far risaltare quanto la specifica opportunità di connetterle favorisca l’abbattimento definitivo, nella trance, dell’inesistente confine tra Corpo e Mente.

Sono intervenuti: G.G. ALBERTI, F.A. BARBAGELATA, P. CARLEO, P. DE VERA D’ARAGONA, G. DE ISABELLA, A. GANDOLFI, C. GUSSONI, B. MANTELLINI, L. MERATI, P. PARIETTI, V. PUXEDDU, M. SANNA, M.N. URECH

 


“In scena : il corpo rubato torna a raccontare…”

 la DMT applicata all’interno di laboratori teatrali con soggetti portatori di disagio psichico

Di Mila Sanna – in Atti del convegno Simp 2001

 

Il teatro è qui interpretato come strumento di cura, in quanto funziona  da tramite e da ponte di congiunzione tra il materiale  appartenente al mondo interno e quello esterno, e favorisce una migliore comunicazione tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda.
Si focalizzerà  l’attenzione  sul corpo e i suoi vissuti, sull’importanza di ristabilire un contatto con la propria realtà espressiva e con le proprie emozioni, trovando una via alternativa e piacevole per trasferirle all’esterno attraverso una forma rappresentativa.

Si prenderà in esame in questo caso l’esperienza  svolta con alcuni ospiti adulti di una comunità psichiatrica riabilitativa,  con i quali è stato sperimentato un percorso espressivo finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo. Il lavoro teatrale si è sviluppato in diverse fasi nelle quali la danzamovimentoterapia   ha trovato applicazione nel riavvicinare i soggetti al loro potenziale corporeo, nel ristabilire il dialogo col proprio corpo e la propria storia interrotti dalla  malattia, nel ritrovare  anche tra le parti disgregate le maglie del tessuto emotivo e relazionale dimenticate.

La realizzazione di uno spettacolo finale rappresenta il prodotto concreto, che ha il valore di restituire agli interpreti una realtà agita, dapprima evocata attraverso i vissuti corporei, e poi resa visibile a se stessi e al mondo esterno in una forma strutturata, ottenuta  grazie alla riconquista del corpo e delle sue emozioni, alla ri-connessione con le parti interne, alla riscoperta del piacere, il piacere  di esistere e di poter ancora raccontare una storia…

 

Cosa mi aspetto dal domani

Di Mila Sanna – in atti del convegno convegno APID, Firenze 2003

DanzaMovimento Terapia e ArteTerapia nella scuola
Esperienza svolta con adolescenti portatori di disabilità psichica


L'esperienza qui riportata tende a considerare la scuola come ambiente fertile per la conoscenza di sé e la propria realizzazione, che consenta ai giovani di crescere sani e diventare promotori di benessere per l’umanità.
La scuola non solo prepara alla vita, come spesso si dice, ma essa è vita, è società nella società, è laboratorio di formazione e di cultura e come tale si deve occupare dei giovani in quanto persone, non può solo addestrare ma deve far crescere e coltivare.
Per essere espressione di sanità la scuola deve essere creativa, e consentire a ognuno  la propria autorealizzazione, attraverso proposte culturali vitali che spingano all’autenticità della persona invece di appiattire e demotivare allontanando i giovani dal piacere della conoscenza.

La creatività è una caratteristica fondamentale della natura umana, presente in tutti, ma la si perde man mano che si inserisce nella cultura, o non la si coltiva supponendo di non avere gli strumenti per esprimerla. C’è bisogno di conoscersi per realizzare il proprio potenziale individuale, lavorando su di sé attraverso esperienze e vissuti che implicano la persona nella sua totalità. Questo vale sia per gli studenti che per gli insegnanti, l’insegnante, la guida, l’educatore deve star bene con se stesso prima che star bene con gli allievi; e l’allievo sente di appartenere alla scuola e si appassiona alla cultura perché i suoi insegnanti sanno trasmettergli il gusto della conoscenza.
La persona è un “meraviglioso sistema” nel quale interagiscono aspetti affettivi cognitivi e corporei, il loro equilibrio determina benessere , il disequilibrio problematiche di vario genere e gravità.
La scuola deve promuovere lo sviluppo e la formazione di persone autonome che vivono il piacere di conoscersi e conoscere gli altri, di  saper valorizzare la propria corporeità orientando la propria energia, di sapersi gestire in armonia col proprio Sé, solo così la cultura diventa “nutrimento sano” per il bisogno di conoscere e crescere dell’essere umano.

 

 

Le attività espressive

Di Mila Sanna - Tratto da un articolo per Babele, 2003

 
L’espressività è la chiave di apertura per comunicare, per un adolescente non è facile comunicare il proprio mondo interno, che nella maggioranza dei casi rappresenta un caos la cui indecifrabilità sfocia spesso nel “vuoto” di senso.
Offrire la possibilità di esprimersi consente ai ragazzi di esplorare liberamente i propri territori bui, scoprendone le parti che possono mettere in comunicazione l’esterno con l’interno e creare così lo spazio della relazione e del dialogo.
La creatività è l’azione che deriva dall’essere, segno che colui che è, è vivo,e che la dimensione culturale diventa la condizione necessaria perché l’uomo possa essere vitale e creativo.

Nei linguaggi espressivi come la pittura, la danza, il teatro, la musica, viene posta l’attenzione non solo sul prodotto finito, bensì sul processo emotivo, cognitivo, relazionale e corporeo che ha caratterizzato l’evoluzione globale dell’individuo. Le arti nelle sue manifestazioni anche terapeutiche, costituiscono un’area di esperienze importantissime sia per il singolo che per la società, si tratta di un’area intermedia tra la realtà soggettiva di ciascuno e la realtà oggettiva che ci circonda, che consente di dare, e ridare, significato alla vita e di stabilire un rapporto creativo con quella esterna.
Ciascun essere umano è costantemente impegnato nello sforzo di collegare la propria realtà interna con quella esterna, soprattutto in un periodo della vita dove le connessioni di senso sono difficili da individuare, dove lo spazio rappresentato da un futuro che l’adolescente fa fatica ad individuare genera ansia, insicurezza e rinuncia. E’ soprattutto in questa fase che ciò che offre l’ambiente esterno, e prevalentemente la scuola, ha un’importanza fondamentale affinché ciascuno possa mantenere un approccio creativo alla vita, dove creativo significa di nuovo la possibilità, pur rispettando le esigenze degli altri, di vivere in modo personale e autentico, ciò permette il sentimento che la vita è reale e ha un senso. Diversamente la vita perde o non acquista significato progettuale e valoriale, l’individuo vive e basta senza sperimentare il piacere della conoscenza individuale e collettiva, in un ambiente disponibile alla realizzazione di tutti.

L’importanza del corpo

La DanzaMovimentoTerapia introdotta nella scuola rappresenta un grosso passo evolutivo nella visione dell’educazione come espressione globale della persona, e pone finalmente la corporeità come centro di raccolta, patrimonio e custodia di tutte le esperienze emotive, psichiche e cognitive di ogni individuo.
E’ solo attraverso di essa che le informazioni in entrata e in uscita possono venire rielaborate e creare nuove forme creative dell’esistenza.
L’espressione del corpo, quella artistica e quella musicale rappresentano l’aspetto affettivo-emotivo-relazionale che fino a poco tempo fa la scuola tendeva ad ignorare, privilegiando solo quello cognitivo e intellettivo. Ma esse consentono al Sé di di esprimere la sua parte più autentica con spontaneità, e di realizzarsi attraverso esperienze uniche e irripetibili, che producono benessere nel giovane generando energie positive, vitali e motivazionali, elementi che vanno a ricadere positivamente anche sull’ambiente di riferimento e sugli  altri aspetti educativi e formativi.
Le Artitepie espressive non verbali, vanno così ad integrarsi con le altre metodologie educative, operando in funzione di uno sviluppo globale della persona che facilita nell’adolescente l’apprendimento della conoscenza e il proprio progetto di vita.
La capacità progettuale è una abilità che al giovane manca, mette paura, spesso quando oltre alla fatica di crescere si mescola il dramma di una disabilità che annerisce o annulla la visione di un futuro possibile.

   

Il Diamante dentro la fortezza

Da un workshop di formazione APID - conduttori Mila Sanna e Laura Panza

Cagliari 2005


Quando il bambino scopre il Mondo e inizia a sperimentare il senso di Sè, ha bisogno di essere guardato, perchè lo sguardo dell’altro gli garantisce la sua Esistenza
Anche in terapia la persona ha bisogno di essere guardata e riconosciuta dall’Altro, per poter procedere nel suo percorso verso la riscoperta del Sè.
In nessun’altra terapia, quanto nella Dmt, questa funzione è così determinante.
Gli occhi del terapeuta devono saper cogliere le luci e le ombre, le parti da riparare e quelle da esaltare, la presenza e l’assenza, il visto e il celato.
Deve saper esserci senza invadere, stare in silenzio o suggerire, accogliere e ridare, ..deve sapere andare oltre il muro, della patologia, del malessere, del caos, dell’inerzia, del silenzio,..e soprattutto saper guardare e svelare, lasciandosi abbagliare dalla luce diamantina del Sè che emerge al di là della Fortezza.
Il workshop sarà suddiviso in una parte pratica e una teorica in cui analizzare i contenuti emersi nella prima, nell’ottica relativa alla conduzione in dmt.
Il  tema trattato è il percorso evolutivo osservato e letto attraverso gli strumenti della terapia o dell’intervento in ambiti clinici ed educativi.
Nell’esperienza pratica si affronterà la metafora del Diamante/Sè, da ricercare all’interno della Fortezza/Io, attraverso un viaggio nell’Immaginario, nel quale evidenziare i segnali del cambiamento.


 


  LA PRIVAZIONE DELLE IMMAGINI E DEL CORPO NELL’ADOLESCENZA SOFFERENTE”

 di Mila Sanna in atti del Congresso Simp - L’ANSIA NELLA CLINICA E NELLA SOCIETA ‘ ATTTUALE :

PROSPETTIVE DI FORMAZIONE PREVENZIONE E TERAPIA”

   Verona, 20/23 ottobre 2005

Attraverso il gioco e la creatività il bambino sperimenta i processi cognitivi ed emotivi che gli permetteranno di crescere. Gli eventi che accadono intorno a lui vengono registrati sotto forma di immagini cariche di significato, capaci di creare associazioni in base al contenuto e di costituire un magazzino delle immagini che formeranno i ricordi.Durante la crescita l’individuo sviluppa processi associativi che permettono di confrontare le forme, le sensazioni, le emozioni e i sentimenti legati agli eventi e alle esperienze vissute, a modelli precedentemente acquisiti in modo da garantire un’evoluzione sia cognitiva che psicologica.Tali processi incontrano e scelgono immagini simboliche per essere rappresentati o richiamati, che vengono investite di significato e di senso.La possibilità di creare un‘immagine o una forma rende il bambino consapevole della propria esistenza, dei suoi sentimenti e del significato dei processi sottostanti.Quando l’individuo disegna, danza o crea, riproduce un processo cognitivo e psicologico complesso, che mette in funzione tutte le componenti e le strutture psichiche, cognitive, emotive ed affettive, operando insieme per favorire l’espressione del Sè.Riferendosi alla creazione artistica per contenere ambiti come la danza movimento terapia e l’arte terapia, possiamo considerare la sublimazione come il momento in cui l’artista, o il protagonista del percorso espressivo, trasforma le pulsioni delle sue fantasie in un’azione dove si crea un equivalente sotto forma di immagini visive o corporee. Queste “forme” diventano “opera d’arte” quando diventano comunicative per il mondo.Il caso di un adolescente alla quale viene negato il gioco e la creatività, proveniente da un’altra cultura e inserita nel mondo occidentale, cambiamento che le aumenta il livello d’ansia in quanto non trova strumenti per esprimere il suo trauma e la sua difficoltà.Attraverso la dmt e l’arte terapia scopre  i linguaggi che possono comunicare la sua sofferenza, elaborarla e scoprire una modalità per effettuare processi di riparazione.

 

 

arti terapie in Italia

 

La presentazione dell’offerta formativa, presso lo spazio del servizio del Comune di Milano “INFORMAGIOVANI” del 18 aprile 2008 è iniziata con l’intervento della Dott.ssa MILA SANNA, Psicologa, Danzamovimentoterapeuta, Arteterapeuta e Vicepresidente dell’ A.P.I.D., che ha spiegato quali sono le origini, i percorsi formativi e la attuale situazione legislativa italiana in merito al riconoscimento delle professioni di Danzamovimentoterapeuta, Musicoterapeuta e Arteterapeuta.

La Dott.ssa ha innanzitutto sottolineato come le Arti Terapie si inseriscano all’interno della cosiddetta  “ Relazione di aiuto “ , intesa come risposta non solo al bisogno di salute delle persone, ma come ricerca di benessere psicofisico e socio- relazionale. Il loro utilizzo, infatti,  non riguarda solo l’ambito clinico e terapeutico, ma può essere speso anche in campo sociale, riabilitativo ed educativo. Per poter lavorare come esperto nella relazione di aiuto e nelle terapie espressive il professionista deve avere una formazione adeguata e specifica,  rispettare un codice etico e deontologico, prevedere forme assicurative a tutela degli utenti, e garantire un aggiornamento continuo nella sua disciplina. Questi requisiti sono necessari per la serietà professionale e per entrare nelle associazioni di categoria, che ne attesteranno un certificato di competenza, come prevede la legislatura in corso.

La formazione in DanzaMovimentoTerapia, Arte Terapia o MusicoTerapia, negli USA avviene nelle facoltà universitarie da circa 40 anni, in Europa e in Italia da circa 15 anni viene svolta da scuole di formazione private, a volta in convenzione con le università, che offrono percorsi di 3 o 4 anni nelle discipline specifiche, o in alcuni casi integrate. I percorsi formativi prevedono insegnamenti teorici e pratici, tirocini in diversi contesti applicativi, supervisione e percorsi terapeutici personali e/o in gruppo. La serietà richiesta per svolgere la professione richiede una specifica competenza psicologia e applicativa, legate alla sperimentazione personale della sua pratica, componenti indispensabili per operare con le persone.uesti requisiti

Formazione Post- laurea (medicina, psicologia e scienze umanistiche) : la persona ha già una sua formazione specifica per es. come psicologo e aggiunge a questa una specializzazione in uno o più settori delle Arti Terapie. In questo caso è un professionista che può operare autonomamente, realizzando propri percorsi e progetti nei,  settori clinici e terapeutici. Oppure può operare in equipe creando un piano d’intervento differenziato a seconda dell’utenza.

Altre formazioni post laurea /diploma : è una formazione che porta ad operare in campo educativo, sociale, riabilitativo ma sempre all’interno di un’equipe composta anche da psicologi e non interviene rispetto ad una patologia, ma come supporto a progetti multidisciplinari ad esempio all’interno di scuole, centri riabilitativi, centri aggregativi, ecc. Ed è rivolta  a  insegnanti, educatori, infermieri , ecc.     

Mila Sanna ha sottolineato l’importanza del processo creativo, che è alla base e accomuna tutte le Arti Terapie: Il processo creativo è una funzione complessa della persona che coinvolge tutte le sue facoltà, mettendola in contatto con la propria parte inconscia. Riguarda l’aspetto psichico ed emozionale e permette  di sperimentare una parte “ nuova “ di sé, fungendo così da  meccanismo di sostegno, di soluzione di conflitti, disagi, blocchi,ecc. A differenza delle altre discipline terapeutiche, delle quali rispettano i concetti teorici, le arti terapie operando sulla creatività offrono un’insostituibile opportunità per gli utenti, quella di ottenere benefici dal trattamento attraverso la gratificazione personale ottenibile grazie al piacere di realizzare un’opera artistica, sia essa una danza, un movimento, un disegno o pittura, una musica o una cultura. La possibilità di creare con le proprie mani e col proprio corpo una rappresentazione permette di dare forma alle emozioni. La realizzazione di questa opera, simbolicamente rappresenta una parte di sé, spesso non comunicabile a parole, che la persona sperimenta attraverso l’atto creativo nel suo svolgersi, diventa così una “ rappresentazione agita “ che non necessita di un’elaborazione mentale e proprio per questo è più immediata ed efficace del linguaggio verbale nell’esprimere degli aspetti di sé. La creazione finale è la struttura, la forma di quell’emozione o di quel vissuto, che può essere vista all’esterno e in quanto tale può essere modificata ed elaborata

Infine, ha spiegato come in Italia l’apparato legislativo si stia muovendo verso la formazione di un sistema duale, composto da Ordini e Associazioni Professionali e come, a livello europeo, il  recepimento della  Direttiva sulla libera circolazione delle qualifiche, permetterà ai professionisti qualificati di operare nei paesi che hanno riconosciuto tali professioni, in modo che i titoli acquisiti in un paese siano validi anche nei paesi membri.

In quest’ottica lo sviluppo di queste professioni, la loro sempre maggiore presenza nei diversi ambiti di intervento, i risultati ottenuti e la continua espansione dei confini e della culture, ma soprattutto la  regolarizzazione e il  riconoscimento giuridico di circa quattro milioni di professionisti, attualmente operativi in Italia, permetteranno al nostro Paese di essere moderno e competitivo rispetto ad un’ offerta professionale alta e qualificata.

 IL CORPO CONTEMPORANEO”

Convegno Nazionale APID – Roma 26/28 marzo 2010

 

Relazione intervento:

“ IL GRANDE OCCHIO

Dott.sa Mila Sanna / Dott.sa Elena Fossati

  

 Premessa:  

Mondo virtuale, video, movimento, immagini e parole mettono in relazione linguaggi diversi e realtà del XXI secolo.

 L’occhio di un Grande Fratello che i giovani oggi cercano è un "grande occhio" che ci guarda, ci condiziona, ci coinvolge totalmente. David Le Breton dice ”Il corpo è sempre più un’estensione dell’anima. Una misura del mondo” Nei suoi studi si è soffermato sul rapporto della società con il corpo. «Oggi interveniamo sulla nostra carne, sulla nostra pelle, in una maniera molto simile al passato. Sono cambiate le motivazioni: mortificarci, cambiarci, tatuarci. In  Internet accade sempre di più, come avviene in  Second Life, un mondo virtuale in cui puoi inventarti un corpo nuovo, anche un corpo animale o astratto e fantasioso. Ma oggi il corpo attraversa il tempo, e non il contrario! Allora ci si trasforma, si muta!

Cosa succede quando il corpo nella DanzaMovimentoTerapia entra in relazione con l’anima del mondo moderno attraverso un "grande occhio”?

Nel nostro sistema sociale c’è una predominanza dell’immagine, di un consumo-produzione di un’immagine che media tra macchina e consumatore.

 Ciò che gli occhi registrano  non corrisponde più a ciò che si vede nella propria percezione e immagine della realtà, ma un conflitto tra sistema percettivo e affettivo individuale, e sistema visivo e comunicativo sociale.

 

Prenderemo in esame tre aspetti del corpo contemporaneo:

 

Il corpo in TV

con la presentazione de il video

IL CORPO DELLE DONNE di Lorella Zanardo andremo a vedere un documentario sull’uso del corpo della donna in tv

 

Il corpo assente in internet e Il corpo virtuale

andremo a riflettere sul non uso del corpo in Internet e addirittura sulla trasformazione del corpo nel virtuale, fino alla creazione di un proprio avatar (Second life).Abbiamo raccolto immagini dalla rete, guardando luoghi lontanissimi grazie alle webcam posizionate in diversi punti del mondo, scaricato da internet foto, da Second Life esempi di avatar, associato immagini tratte dall’arte passata a immagini digitali contemporanee, un giovane musicista ha prodotto la musica e una giovane artista delle foto,…e infine noi stesse abbiamo utilizzato i media digitali per comunicare da lontano, per montare il video, per lavorare, guardandoci e comunicando mentre il nostro corpo era seduto davanti allo schermo del computer,….

 Il Corpo in tv

Dice la Zanardo che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante.  Da qui si è fatta strada  la sua idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”.  nel suo lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.

 

Il corpo oggi può essere modificato, mutilato, sostituito nelle  varie parti, rimodellato, reso finto e improbabile. La televisione, nelle società sviluppate, come presentato nel video di L.Zanardo, ci sottopone allo spettacolo in cui vengono presentati nuovi eroi ed eroine di plastica, che rappresentano il sacro degradato, come dice Mircea Eliade, che non rimanda a nessuna realtà trascendente, ma ad un’unità distratta fatta da molti, mediata da misteriosi processi di feedback elettronico in cui i dati ricevuti dal mondo sono serviti dal computer o dalla tv.

In questa realtà si può scegliere il tipo di pubblico che si vuole, per età, sesso, origine etnica, ecc. e ci si immerge senza bisogno di conoscere il nome o il volto dell’altro. i programmi televisivi hanno l’immediatezza e la verità della visione diretta: in un mondo che non conosce quasi più  la malattia, l’esibizione del dolore e del malessere, della vita privata, diventa sempre più attraente.

 

·        Internet

 

Prendendo in esame gli studi e le ricerche di professionisti (Dot Longo, Dot Pagliardini, Caronia) riassumiamo quanto segue:

L’avvento dei Nuovi Media, sta spingendo le persone a vivere sempre più come “Esseri Digitali”, tendenzialmente sempre interconnessi, e ha senza dubbio contribuito allo svilupparsi di nuovi disturbi psicologici. Da “Individui Sociali” (uomini in carne ed ossa, ricercatori di contatto gruppale o sociale, prevalentemente fisico) stiamo diventando sempre più “Individui Reticolari”, quasi costantemente interconnessi OnLine attraverso le Reti Digitali: tanto che oggi non si parla più di dipendenza da internet, ma più propriamente di Net Abusing (NA) per quanto riguarda quei “sintomi psicologici, da abuso più o meno grave della connessione OnLine, che possono essere riscontrabili in maniera più o meno intensa e continuativa in una parte molto larga degli utenti delle reti .Si parla di OnLine Addiction (OA) quando questi sintomi peggiorano, e che soprattutto negli individui tendenzialmente dipendenti diventano psichiatrici, (ansia, depressione, ossessività, alexitimia). In primo luogo la depressione, più o meno evidente, e le tendenze narcisistiche (massima attenzione alla performance ed all’esteriorità) sono in rapido aumento in tutto il mondo civilizzato e digitalizzato, insieme  alla sensazione di solitudine e di anomia (da cui forse la maggiore spinta all’abuso dei Nuovi Media). A questo comportamento “adesivo” o “immersivo” sono purtroppo sempre più associate delle conseguenze psicologiche e comportamentali, complicazioni  psicopatologiche e psicosociofobiche, più o meno gravi e pervasive: un evidente sovraccarico cognitivo, una riduzione dell’attenzione verso la realtà e le relazioni affettive e sociali, varie difficoltà comportamentali e relazionali, una riduzione del rendimento scolastico e/o lavorativo, una tendenza a vivere dimensioni digitali o virtuali parallele di fuga dalla realtà esterna. Tutto ciò porta ad  un  peggioramento delle abitudini alimentari e della percezione del sè, stimolando soprattutto gli adolescenti ad assumere comportamenti rischiosi, peggiorando il rapporto con la famiglia e facendo diventare sempre più spregiudicato il proprio rapporto con il sesso. Nelle varie comunità virtuali (mailing list e chats), sono piuttosto frequenti scambi di messaggi nei quali gli argomenti trattati concernono inaspettatamente anche molti aspetti intimi delle persone coinvolte nella comunicazione. Forse oggi molti giovani, trovandosi soli di fronte ad una scatola quadrata luminescente, proprio perché non sono visti, uditi, si liberano paradossalmente dal senso di vuoto e dalla solitudine che invadono l'individuo immerso nella società di massa e da quelle paure che il contatto interpersonale così spesso produce, esprimendosi attraverso una propria controfigura virtuale realizzata dalle proprie dita sulla tastiera: in questo modo in internet ci si può dire di tutto, persino una parte di verità! In una società dove si avvertono sempre più il peso della massificazione e della globalizzazione, dell’edonismo e del consumismo, crescono il senso di insicurezza, la fragilità dell’identità, la difficoltà a tollerare le frustrazioni e soprattutto la solitudine, da cui trae massima spinta la tendenza a soddisfare i propri bisogni e cercare lenimento ai propri disagi attraverso la Rete. bisogna tener conto del particolare tipo di situazione mentale in cui si trova coinvolto chi si collega ad internet, appassionato dalla visione di immagini, una situazione in cui è dominante comunque la sensazione di entrare, in un secondo, a far parte di un sistema di comunicazione universale, al di là dei limiti spazio-temporali della corporeità; una fantasia che tanti antecedenti ha nella storia del pensiero e della letteratura, una fantasia che però questa volta sembra essere veramente realizzabile.

       

·        Avatar e realtà virtuale

 

L’esternalizzazione del contenuto è la nuova storia del linguaggio e del suo incontro con la tecnologia. Abbiamo già esportato questi meccanismi su schermo attraverso l’«immaginario oggettivo», Second Life ne è l’esempio più diffuso.

“Questo sito è dedicato agli italiani che desiderano entrare nell'affascinante mondo di Second Life, il Mondo virtuale in cui chiunque può vivere la propria "seconda vita" all'interno di un ambiente libero e costruito dagli stessi utenti che ne fanno parte.” (è il benvenuto sul sito di SL)

Second Life è un mondo virtuale - un ambiente tridimensionale online dato da una simulazione elettronica, i cui contenuti vengono creati e sono posseduti dai suoi stessi abitanti. Questi vengono rappresentati tramite degli avatar, personalizzabili in maniera praticamente illimitata. All'interno di questo spazio online, tridimensionale, persistente e in continua crescita, puoi agire, creare o diventare chiunque tu possa immaginare. Gli strumenti inclusi ti permettono di creare praticamente qualsiasi cosa, in tempo reale e in collaborazione con gli altri utenti. L'avatar, sorta di corpo digitale, è incredibilmente dettagliato e permette una ricca e completa identificazione. In Second Life è possibile possedere e gestire terreni, progettare e rivendere contenuti 3D, scegliersi e moellare il corpo che si vuole; gli scambi avvengono utilizzando una moneta virtuale (il L$ o Linden Dollar), che può essere scambiata con denaro reale, dando vita a reali opportunità di business in Second Se sei un creatore di contenuti 3D, un imprenditore, uno sviluppatore di giochi, un artista, un programmatore, Second Life di sicuro stimolerà la tua mente. E' una tavolozza per esprimersi creativamente in un modo mai visto prima.

·        Nuove frontiere e Sesto senso

Teorici dell’intelligenza connettiva e delle psicotecnologie, studiano come le tecnologie influenzano e influenzeranno la società. Esiste un progetto, chiamato Sesto senso, in cui un insieme di programmi e di dispositivi hardware indossati consentono di interagire col mondo circostante secondo i canoni di quella che viene chiamata «Realtà Aumentata» (AR), che stabilisce dei collegamenti tra le cose che ci circondano e Internet, fornendo posizione, informazioni complete, relazioni e persino il nome delle persone che ti passano accanto se queste, per esempio, hanno un profilo su Flickr. Informazioni riguardo alle persone che incontriamo, ai prodotti che maneggiamo, ai luoghi che attraversiamo diventano accessibili direttamente dall’ambiente che ci circonda. La possibilità di collegare gli oggetti o le persone ai dati che li riguardano, di avere accesso a spazi informativi digitali direttamente dal mondo fisico «ordinario» coincide cognitivamente con la disponibilità di nuovi sensi e sensibilità, che non hanno origine biologica, ma digitale. Se i nostri occhi e le nostre orecchie ci consentono di vedere e sentire il mondo ordinario, oggetti come i dispositivi di 6th Sense ci permettono di avere una analoga esperienza con i contenuti digitali. Quest’opera realizza dunque una connessione diretta fra l’analogico e il virtuale, fornisce un’estensione diretta del corpo e della persona individuale e letteralmente permette l’accesso a una memoria universale:

Il sesto senso però è tecnicamente creato fuori dal corpo: un aspetto che dobbiamo imparare ad accettare sempre di più. 

La creazione di spazi d’informazione al di fuori del corpo corrisponde a un allargamento dell’aura dell’essere umano grazie alla comunicazione, che quindi non ha comportamenti correlati solo allo spazio , ma ha effetti immediati sulla costruzione e l’interpretazione del mondo. Questa espansione porta attualmente a raggiungere alcune frontiere e a porsi alcune domande.

(Bisogna approfondire il rapporto tra i neuroni specchio e la televisione, il virtuale, il teatro e la radio (esiste dentro di noi una tendenza a imitare). Come noi non possiamo fare un gesto senza pre-gestualità, così non possiamo capire un gesto senza post-gestualità. In questo senso potremmo arrivare a ipotizzare il virtuale come una proiezione esterna, una industrializzazione, dei neuroni specchio. Per capire questo meccanismo, dobbiamo simularlo «all’interno». Pensate all’esperienza della lettura o dello stare al telefono. La lettura mi costringe a simulare «all’interno» le cose che leggo, quando sono al telefono ho bisogno di simulare dei gesti anche se non c’è nessuno a vedermi, significa che il mio corpo ha bisogno di simulare anche il contenuto delle mie parole.)

 

 Corpo mediatico

Oggi nasce l’uomo artificiale. Il corpo del nulla è il nostro corpo vivente quando, smarrita la credenza in un fondamento esistenziale e cognitivo, manifesta, in forme diversificate, i segni del malessere nel quale si sente "gettato".

Il cervello è isolato dal cuore, dalle orecchie, dalla bocca, dal naso, è isolato dal mondo, dal dolore e dal desiderio. Tranne che per gli occhi.

Mentre il corpo diventa sempre di più una macchina, gli occhi acquistano il dominio sulla conoscenza del mondo e dei corpi che sono modellati  e trasfigurati, inumani, fatti per essere guardati e presi a modello senza autocritica.

Il corpo si presenta come un insieme di segni sottratto ai naturali processi simbolici e di significazione,(al trascorrere del tempo, alle modificazioni delle varie fasi della vita, alle specifiche carattersistiche somatiche ed espressive ed emotive che ci permettono di comunicare col mondo), ma disponibile ad essere investito dai linguaggi più vari. Ciò che perde è il coinvolgimento nei processi di identificazione e di costruzione dell’Io, la dimensione del sacro che prima assicurava un’unità primigenia e immediata tra uomo e natura.

Il corpo dell’uomo, separato dal sistema di simboli che davano coerenza alla società e all’universo del mondo, sottratto al rapporto immediato coi corpi dei suoi simili e con gli altri elementi della natura che ne facevano un luogo di equilibrio, si è fissato nella nuova costruzione di modernità dell’Io, il sistema dove hanno luogo gli eventi psichici, e le relazioni.

L'interazione con i propri simili costituisce un requisito fondamentale per il riconoscimento di sé ed è attraverso l’interazione con gli altri che gli esseri umani acquistano una conoscenza di sé. Due flussi sensoriali distinti sono sempre presenti simultaneamente: la percezione di sé e la percezione del mondo. Ogni informazione sul mondo corrisponde a un’informazione su di sé e lo sviluppo della conoscenza di sé ricalca il processo con cui si comprende la realtà esterna. Nella nostra epoca il mondo esterno non è più costituito solo dalla famiglia, gli amici e la scuola, ma anche da tutti gli altri con cui entriamo in relazione attraverso le reti informatiche

 

·        Come cambia la costruzione dell’Io oggi?

·        Come cambia la costruzione dell’Immagine corporea?

·        Cosa cambia nelle relazioni?

L’uomo oggi può modificare in modo permanente i dispositivi biologici del corpo dando vita ad un’estensione delle possibilità di controllo e di regolazione mai visti prima. La nostra attuale ibridazione con le tecnologie non segna il nascere di una “nuova specie” ma rappresenta ciò che è naturalmente umano; la nostra straordinaria predisposizione alla plasticità e varietà comportamentale. Per tanto la vera domanda da porsi è come saranno le conseguenze a lungo termine dei nostri comportamenti, modificati dalla cultura contemporanea e dai nuovi media, in quanto gli esseri umani non hanno mai dimostrato una simile capacità di modificare processi naturali in modo così ampio, diffuso e profondo.

 Non possiamo ignorare, da qualunque posizione ci si voglia porre, che l’ibridazione con le tecnologie è oggi una delle vie privilegiate attraverso le quali si realizza un massiccio assoggettamento della vita degli esseri umani ai dispositivi dell’economia globalizzata. Oggi non c’è differenza tra tempo di lavoro e tempo libero, tra luoghi di lavoro e luoghi di intrattenimento, grazie alla virtualità si è sempre in connessione col mondo. Le tecnologie consentono una precarietà lavorativa che è una forma contemporanea di schiavitù lavorativa.

Tutto questo apre una serie di problemi relativi alle dinamiche sociali, al riposizionamento dell’immaginario, all’apertura di canali di esperienza e di sperimentazione, di proposta e di allargamento dei conflitti.

·      La DanzaMovimentoTerapia, come metodologia del corpo, della relazione non verbale deve porsi davanti a questo schermo, un limite luminoso ed oscuro tra il reale e il virtuale, un confine di vetro, trasparente ed opaco insieme, tra l'intimo della persona e il pubblico della massa, quasi una concretizzazione esterna del confine, ammesso che esista, tra la parte individuale e quella gruppale della personalità. Forse la DMT deve potersi proporre come ponte di passaggio e integrazione tra la comunicazione universale e la soggettività del corpo, riportando questo alla sua sacralità.

·        La Dmt lavorando sul processo creativo e sul piano simbolico può entrare in questo spazio virtuale ponendosi come strumento mediatore tra corpo/materia e anima/psiche. Ma oggi cos’è appunto corpo e materia? E anima e psiche?

 

versus il corpo vissuto

 

Cosa si intende oggi per “corpo vissuto”?ogni volta che il corpo dell'altro si offre a noi in un processo di significazione, nella costruzione di un simbolo o di un insieme di simboli "dal vivo", con il suo movimento diretto noi partecipiamo, prendiamo parte, perché quei movimenti, quei rumori ci trascinano in un nuovo universo. Il corpo incarna la storia presente e quella passata, permette, recupera, esprime e narra la storia universale, racconta al mondo chi siamo e del mondo a noi , testimonia la vita. Racconta ed evoca oggetti, emozioni, ed eventi anche in loro assenza, permette di immaginarli, agirli e trasformarli.

Veniamo al mondo con un corpo frammentato, disarticolato, dipendente totalmente dall’Altro, e che solo attraverso l’immagine speculare, in quel che Lacan ha indicato stadio dello specchio, ci costituiamo come unità, come forma corporea compiuta; solo nell’immagine riflessa dallo specchio si costituisce l’immagina unitaria, l’Io, l’identità di ogni soggetto. Tale immagine ha un potere costituente, causa, cattura, sostiene e orienta la vita del soggetto. (Pagliardini) L'interazione con i propri simili costituisce un requisito fondamentale per il riconoscimento di sé ed è attraverso l’interazione con gli altri che gli esseri umani acquistano una conoscenza di sé. Due flussi sensoriali distinti sono sempre presenti simultaneamente: la percezione di sé e la percezione del mondo. Ogni informazione sul mondo corrisponde a un’informazione su di sé e lo sviluppo della conoscenza di sé ricalca il processo con cui si comprende la realtà esterna. L’elaborazione della conoscenza è quindi un processo unitario costituito dalla regolazione reciproca di due polarità: il Sé e il mondo. Nella nostra epoca il mondo esterno non è più costituito solo dalla famiglia, gli amici e la scuola, ma anche da tutti gli altri con cui entriamo in relazione attraverso le reti informatiche.

L’attività psichica umana è basata su fondamenti corporei, il corpo è il luogo dove possono generarsi contemporaneamente percezioni esterne e interne, l’Io è un’entità corporea perché deriva da sensazioni corporee. L’immagine corporea è l’immagine di se stessi, una conoscenza a metà tra il conscio e l’inconscio. L’aggressione all’identità dell’uomo, che si confonde e fonde tra i molti, è in primo luogo un’aggressione all’identità corporea, e avviene non solo dall’esterno ma anche dall’interno dell’uomo stesso.

 

Conclusioni

Il viaggio nel corpo contemporaneo è incentrato sui nuovi mutanti. Oggi nasce l’uomo artificiale.

Gli stimoli e i nuovi linguaggi sono carichi di simboli, gesti e oggetti che hanno significati forti ma di cui ci appropriamo senza nessuna base culturale, educativa e psicologica, parlano del calderone che destabilizza la nostra appartenenza. Parlano della nostra identità sempre più vacillante a causa della miriade di informazioni che ci arrivano incessantemente. Da qua nascono i nuovi mutanti e le loro mutazioni. che danno origine ad una destabilizzazione identitaria, dove mancano le catalogazioni esistenti nel passato. Noi siamo i nuovi corpi fatti non solo di carne ed ossa, ma siamo parte di un corpo che va oltre, un corpo post-organico. (Virginia Panichi )

La nostra cultura ha risposto a questo passaggio epocale in un modo doppio: da un lato la progressiva ascesa di un nuovo comandamento etico, quello dell’imperativo a godere, dall’altro la progressiva ascesa dell’igienismo, del tecnicismo, dell’«imperativo della media.

 Da un lato abbiamo la spinta a godere, il diritto democratico al godimento, la proliferazione di oggetti da consumare, indossare, che illusoriamente colmano la mancanza ma che di fatto ne creano sempre altre artificiali dando luogo ad una circolarità infinita, provocando la deriva del soggetto. 

Dall’altro lato assistiamo al dominio della quantificazione, del controllo, della prestazione - buona forma, buona salute, buon rendimento, esigenza di calcolare e misurare qualsiasi esperienza, ideale dell’utile, dell’autorealizzazione ecc, entrambe sono un No alla dimensione contingente, evanescente e irriducibile della soggettività, della particolarità e dunque del desiderio e sono un No alla dimensione scabrosa, eccessiva, illimitata del reale pulsionale, del reale come impossibile.

La psicoanalisi insegna che solo un discorso capace di fare posto alla particolarità e all’impossibile e meglio ancora che annoda la particolarità come risposta all’impossibile è un discorso che consente ad ogni soggetto di fare l’esperienza dell’inconscio, del desiderio, ossia del inedito, della creazione, dell’interrogazione, della curiosità - e certo anche del disagio e dell’angoscia, ma dell’esplorazione delle risorse possibili.

 Ma la psicoanalisi insegna anche che la dove si produce un discorso che pratica l’espulsione del reale e del singolare si assiste anche alla scomparsa del soggetto, il corpo si fa “luogo di quel che non và”. Ossia il corpo si fa luogo di «un godimento impossibile da afferrare e di un godimento impossibile da ridurre».  

Noi siamo lo scabroso, lo spazio vuoto tra tutto quel che ci siamo chiamati ad essere. La bellezza è allora la passione etica di vestire la propria ferite, lo scarto che siamo, e non certo l’adesione a uno stereotipo che nel propinare la negazione dello scarto di fatto elimina la nostra particolarità, ciò che siamo, ammesso che siamo.  

Non solo la caduta degli ideali, della funzione del limite tra corpo e mondo e della presa simbolica rende difficile rispondere all’irruzione della dimensione pulsionale tipica dell’adolescenza, ma quel che ancora più significativo è che l’Altro contemporaneo, non lascia più spazio alla dimensione del desiderio e non ne dà più testimonianza, la società post-moderna che presuppone un soggetto trascinato dalle circostanze, e dunque solo vittima. eludono lo spazio della scelta e della responsabilità. 

L’errore però sarebbe quello di pensare , rimpiangendo un tempo passato come salvifico e migliore, che la salvezza sia il ritorno al passato: Ciò non è più possibile e non è la strada! Siamo tutti chiamati invece ad analizzare e comprendere fino in fondo questa epoca contemporanea che ci vede coinvolti tutti, non solo per criticarla, ma per capire le conseguenze, a volte spaventose, a volte straordinariamente evolutive, che la gestione di questa odierna condizione provoca.

Il cambiamento, profondo e radicale del secolo che stiamo vivendo, comporta una trasformazione delle basi e delle modalità della vita che rappresenta una mutazione antropologica. Forse non è la tecnologia o la rivoluzione informatica a provocarla, bensì l’attività umana che la inventa, la strumentalizza, il nuovo mostro sta al crocevia  di due tradizioni

Nella giornata di domani entreremo negli spazi e nei contesti legati alla DMT in relazione alle problematiche contemporanee. Quello che noi questa sera vogliamo sollecitare in noi stesse e in voi, come professionisti del corpo,  alcuni interrogativi: Oggi si parla di una Rete Cerebrale (come dice Edgar Morin) in cui il cervello è fatto di interazioni tra un milione di neuroni e Internet è fatto di interazioni tra milioni di persone. Oggi il pianeta dispone di un sistema nervoso cerebrale artificiale. Assistiamo e partecipiamo alla nascita di una Coscienza planetaria….. E il pianeta che uso ne fa? La possibilità di avere a disposizione viste globali sul pianeta, siano esse basate su immagini, dati o altri tipi di informazione e interazione, di avere accesso immediato a ciò che sta fuori e lontano da noi, di oltrepassare il limite del nostro corpo verso un’estensione senza tempo e senza spazio, aprono scenari dell'emozione, dell'esperienza e della sensorialità totalmente innovativi. Questo aumento di possibilità corrisponde anche ad un aumento di complessità, che rende le "metafore del desktop" (ovvero le interfacce classiche)obsolete e frustranti. Servono nuove forme di interazione e di narrazione per affrontare la complessità, mettendo la nuova narrativa del corpo al servizio della creazione di cultura e della creazione di aree liberate in cui poter apprendere nuove forme di interazione tra identità e socialità, tra soggettività e globalità, tra corporeo soggettivo ed extra-corporeo collettivo.

Questo nuovo Sistema, che funziona esattamente come il nostro cervello, al di là del suo aspetto simbolico e potente, deve farci riflettere su una questione basilare: come il nostro cervello è in grado di produrre sia la scoperta più creativa, la meraviglia dell’arte, la cosa più bella, è anche paradossalmente in grado di produrre la cosa e l’azione più tremenda e devastante, così la Rete Cerebrale Artificiale…dato che funziona come il cervello umano come utilizzerà queste scoperte?

 E noi DMT che uso intendiamo farne?

·        come e cosa noi, professionisti della corporeità,  possiamo fare per  “prendere corpo” a questa dimensione post-umana di illusione gruppale?

·        E come possiamo interagire con tutto ciò, ma come agenti di integrazione, tra ciò che il contemporaneo trasforma e ciò che in fondo ne rappresenta il nuovo piacere, dato che il contemporaneo l’abbiamo creato noi? Forse proprio escludendo il Grande Occhio, facendo riscoprire al Corpo la sua esperienza Sacra, ad occhi chiusi e senza alcuna tastiera, lasciando che siano le immagini dentro di noi a “connettersi” con gli spazi universali, e allora.. dialogare di nuovo.

Campbell, uno dei più importanti studiosi del Mito, rispose a questa domanda: "quale sarà secondo lei il mito del futuro?"-  la risposta è stata : "Parlerà del rapporto dell'individuo con la società e quello della società con il cosmo, parlerà di una società planetaria". La DanzaMovimentoTerapia  deve approfondire una modalità di approccio al corpo che ci riporti a mettere in relazione il nostro passato ed il nostro presente.

 

 

 

 

 

 

 

    
 
 
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