Per gli Studiosi e per i Curiosi

Su richiesta è possibile far pervenire agli studiosi delle copie di documenti archiviati appartenenti a Codesta Parrocchia, in formato digitale. A tal scopo è possibile contattare direttamente il Parroco Don Alfredo Lecca.

Dal libro dell'autore Giovanni Mura, A agìudu torrau, Grafiche  Ghiani, Monastir 20081, pp. 23-31, possiamo trarre delle notizie riguardanti l'Archivio Parrocchiale.

Segnaliamo altresì, per chi volesse approfondire, le notizie riguardanti le opere compiute dai Padri Scolopi a Isili.

Di seguito riportiamo i dati relativi allo schedario redatto dalla Soprintendenza di Sassari nell’anno 1983 riguardante la Parrocchia San Saturnino Martire in Isili – Rielaborazione e revisione della stagista Cappai Mariella nell’anno 2013.


Schede:

 

1)      Il Portale


Datazione: primo decennio del sec. XVII

Autore: maestranze sarde

Materia: pietra calcarea

Il portale ad arco ogivale, architravato e lunettato, è ornato lungo gli stipiti da lesene a fascio legate inferiormente da elementi di raccordo trasversali. L’architrave, con semplici rideghe lungo i bordi, poggia su due mensole a gola diritta.

Notizie storico critiche:

Il portale è inserito sul lato occidentale del vestibolo che precede l’aula ad una sola navata priva di transetto e con cappella tra i contrafforti. Costituito da un ambiente a pianta quadrata con volta a crociera solcata da costolonature nascenti da una serraglia pendula e impostate su peducci, il vestibolo mostra gli stessi caratteri stilistici riscontrabili nella Cappella del Rosario la quale, sulla ghiera dell’arco reca la data 1611. L’omogeneità stilistica esistente tra le strutture dell’atrio e di quella Cappella, nella quale appaiono le formule gotico-catalane più arcaiche, fissa al primo decennio del Seicento il termine ante-quam entro cui collocare la prima fase edificatoria della Chiesa. Agli anni compresi tra il 1611 ed il 1629 risale la costruzione delle ultime due cappelle e del coro ma è quasi certo che nella Sagristia i lavori si siano protratti sino agli inizi del Settecento mentre qu…

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2)      Prima cappella a sx

Fonte battesimale


Datazione: anno 1857

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo

Sul lato occidentale della prima Cappella sinistra, si rileva un paramento marmoreo a inserti policromi. Alle estremità ed a circa metà altezza di questo paramento, sono state ricavate due nicchie, ognuna delle quali inquadrata da due piatte lesene con capitelli sorreggenti una trabeazione con cimasa mistilinea. Tra le due nicchie è collocato il Fonte Battesimale costituito da una struttura basamentale composita sulla quale si imposta il padiglione ottagonale. Questo mostra uno specchio sul quale è inserita un’iscrizione sul paramento marmoreo dietro il Fonte battesimale: T.R.B.L. 1857.

Notizie storico critiche:

L’iscrizione che si svolge lungo la cornice del paramento marmoreo informa che il battistero venne posto in opera nel 1857; l’esecuzione è dunque contemporanea a quella degli altari presenti nelle due cappelle che affiancano il presbiterio. Nell’ essenzialità geometrica delle strutture, oltre che nei particolari decorativi, l’opera manifesta ancora qualche tenue riflesso del gusto neoclassico, stemperato in una più generale intonazione di gusto, di stampo prettamente ottocentesco dominata da un marcato eclettismo e da tendenze estetizzanti.

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3)      I Cappella a sx

Campana


Datazione: anno 1890

Autore: bottega sarda

Materia: bronzo

La campana, dalla linea sinuosa piuttosto slanciata, è decorata da semplici cerchi concentrici che ne dividono la superficie in tre registri. In quello centrale compaiono elementi decorativi costituiti da foglie e da piccole volute; il quello superiore compare l’iscrizione. L’appicco è trilobato.

Iscrizioni

Sul registro superiore: SANCTA MARIA ORA PRO NOBIS ANNO 1890

Notizie

Leggiamo nel libro parrocchiale che, in passato, gli abitanti della “villa di Isili” potevano vantarsi della bellezza della loro Chiesa, ricca di statue dorate, di marmi e di tre campanoni. Il più grande di questi, del notevole peso di ben sei quintali e della circonferenza di metri 3,25, reca un’invocazione alla Vergine e la firma “Opus Innocenti Iordani Neapolitani. Anno MDLXXXXI”. Le altre due campane, provenienti dalla medesima bottega, furono rifuse in Sardegna nel 1872 e nel 1890. Quest’ultima venne sostituita nel 1970 ed al momento è custodita nella prima cappella a sinistra.

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4)      I Cappella a sx

Mensa d’Altare (nera)


Datazione: primi decenni del sec. XX

Autore: artigiano sardo

Materia: legno intagliato e policromato

Quattro colonnine tertili poggianti su dadi schiacciati e dotate di capitelli a foglie, sostengono il piano rettangolare della mensa che, sul bordo, in corrispondenza delle colonne, presenta quattro testine di cherubini tra le ali spiegate.

Notizie

Caratterizzata da un impianto compositivo piuttosto originale, l’opera costituisce una delle migliori testimonianze dell’artigianato locale che fece dell’intaglio sul legno una vera e propria forma d’arte. Nell’ampio panorama isolano, i manufatti provenienti da Isili si distinguono per la policromia in nero, per la ricchezza del repertorio decorativo (motivi geometrici, animali, vegetali e mostruosi) per l’effetto pittorico dell’intaglio. L’opera in esame, realizzata in epoca relativamente recente (primi decenni del ‘900) fonde motivi autoctoni e motivi d’importazione: le snelle colonne barocche con i puttini dai visi tondi e schiacciati, con gli occhi a bottone, di origine romanica.

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5)      I Cappella a sx

Scultura di San Saturnino

Datazione: inizi del sec. XIX

Autore: ignoto intagliatore napoletano

Materia: legno intagliato e policromato

Il Santo indossa un mantello ripiegato sulla spalla destra ed una corta veste abbottonata sul davanti e ornata da una fusciacca legata alla vita. Ai piedi porta alti calzoni dai risvolti dorati. Solleva la mano destra in cui trattiene la croce e la palma del martirio mentre con la sinistra tiene un libro e la spada, disposta lungo il fianco.

Notizie

Si tratta della statua del Santo Patrono, custodita, sino al 1974, nella nicchia sovrastante l’altare maggiore. In base a numerosi e inconfutabili dati relativi al suo culto è fuori di dubbio la storicità della figura di Saturno martirizzato nell’antica Carales sotto Diocleziano. Secondo la tradizione sul luogo in cui avvenne il supplizio sarebbe sorta, per volere dell’imperatore Costantino, la basilica paleocristiana dedicata oltre che a Saturno, a Clemente I°, Martire e Papa, primo Vescovo della Sardegna. Qualche secolo più tardi si pose sotto la protezione dei Santi Saturno e Clemente, l’erigenda Parrocchiale del villaggio di Isili. All’analisi stilistica il simulacro del Santo non si rivela particolarmente degno di nota: la policromia conserva un lontano ricordo della damaschinatura spagnola in ostofado de oro, mentre il modellato, piuttosto sommario e ad ampio…

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6)      II Cappella sx

Altare


Datazione: anno 1857

Autore: maestranze sarde

Materia: marmi policromi

Poggiante sul piano pavimentale di due gradini, l’altare mostra un alto basamento, decorato a motivi floreali e geometrici, dal quale sporge la mensa che presenta sul paliotto un pannello quadrangolare con un cartiglio centrale a volute e foglie che circoscrivono un tondo. Sulla mensa si impostano due gradoni i quali sorreggono un paramento in marmo bianco dotato di zoccolo e delimitato lateralmente da paraste con capitelli dorici che inquadrano la nicchia con arco a pieno centro scaricante su piatte lesene. La trabeazio…

Iscrizioni

In basso sui gradini: T.R.B.L. 1857

Notizie storico critiche

Attesta l’iscrizione che l’altare venne realizzato nel 1857. Non pare comunque che questa datazione possa ritenersi valida per la intera struttura giacché la zona basamentale ed il paliotto mostrano caratteri stilistici che rivelano una più antica esecuzione. Il paliotto, in particolare, risulta pressoché uguale a quello dell’altare del Crocifisso, di evidente gusto rococò. Si può dunque supporre che nel 1857 sia stata eseguita solo la parte superiore dell’altare, dalla quale emergono infatti caratteri neoclassici, o quantomeno, che la parte inferiore sia costituita da materiali di recupero.

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7)      II Pilastro a sx

Pulpito


Datazione: sec. XIX

Autore: lapicidi liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

La cassa, di forma quadrangolare con gli spigoli lievemente arrotondati, si presenta ornata da pannelli geometrici e intarsi policromi e, nello specchio centrale, dall’effigie di San Saturnino racchiusa in un cartiglio a bianche volute ed elementi floreali bronzei. L’alto sostegno, poggiante su una base cubica inserita in epoca recente, è costituito da un pilastro a sezione quadrata, impostato su un plinto modanato e generante una sorta di capitello.

Notizie

Attesta il libro parrocchiale che il pulpito venne eseguito nel 1802, contemporaneamente all’altare maggiore. In perfetta rispondenza di gusto con gli altri arredi della Chiesa, altari, nicchie, incorniciature, balaustre, ecc., costituisce un incontrovertibile documento del barocchetto ligure-piemontese importato nell’isola durante la dominazione sabauda.

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8)      II Pilastro a sx

Baldacchino (sopra il Pulpito)


Datazione: anno 1802

Autore: artigiano sardo

Materia: legno intagliato e policromato

Il baldacchino è collocato sul pulpito e mostra una sagoma mistilinea cuspidata. Inferiormente è ornato da frange dorate intagliate e pendenti da una cornice modanata e aggettante. Delle ampie volute a intaglio si svolgono tra questa cornice inferiore ed una superiore, scandendo la superficie in quattro grandi registri decorati da volute dipinte. Sul coronamento ugualmente scandito in quattro specchi, si imposta una cimasa (?) intagliata a motivi floreali e volute.

Notizie

Il baldacchino, realizzato per completare il bel pulpito marmoreo, si ispira, sia nei partiti decorativi che nell’impostazione curvilinea delle forme, al gusto rococò di derivazione italiana. L’esecuzione avvenne nell’isola, nell’ambito di quel fiorentissimo artigianato locale che tra la fine del 600 ed i primi dell’800 arricchì le chiese di innumerevoli arredi (altari, pulpiti, fonti battesimali, ecc.) in legno intagliato e policromato.

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9)   III Cappella a sx

Arco con iscrizione commemorativa


Datazione: anno 1611

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: Calcare

L’arco ogivale, costituito da conci rettangolari di pietra calcarea tagliati a doppio sguancio, mostra la ghiera ornata da una semplice modanatura a incasso. Nell’intradosso, in prossimità della chiave, si rileva l’iscrizione in caratteri capitali, disposta su un’unica riga.

Notizie

Sia la cornice dell’arco che le costolonature della volta della Cappella sono state poste in luce nel 1974 durante la radicale opera di restauro che interessò la Chiesa. In quest’occasione venne scoperta l’iscrizione grazie alla quale l’edificio trova una precisa collocazione cronologica nell’ambito dell’architetture gotico-catalana, di cui costituisce uno dei migliori documenti riscontrabili nell’isola.

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10)   III Cappella a sx

Altare


Datazione: anno 1780

Autore: maestranze liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

Su un basamento composto da due alti gradini si rileva la mensa, simile ad un sarcofago mistilineo poggiante su due alti sostegni e ornato da specchiature in marmi policromi con cornici in marmo bianco. Ai lati della mensa, alti plinti fiancheggiano due gradoni scanditi in tre registri da inserti di differenti colori. Sui plinti due massicce colonne tortili in marmo nero e con bianchi capitelli compositi delimitano il grande arco sul quale si dispongono specchi ovali simulanti i grani di un Rosario. Al centro si apre…

Notizie storico critiche

Dal Libro parrocchiale si apprende la notizia che questo altare, dedicato alla SS.ma Vergine del Rosario, venne eseguito nel 1780, per volontà del Rettore Antonio Puggioni. Espressione d’una forma di architettura minore importata nell’isola a partire dai primi decenni del ‘700, l’altare testimonia la volontà dei committenti sardi di adeguarsi al gusto della classe dominante piemontese. Tale adesione si tradusse in un processo di ammodernamento delle strutture architettoniche preesistenti e di più antica tradizione: altari, pulpiti, acquasantiere ed altri arredi rococò vennero inseriti in contesti romanici o, come in questo caso, gotico-catalani. Anche l’esecuzione generalmente veniva affidata a maestranze piemontesi o liguri, le quali, data la carenza di marmi nell’isola, si servivano di materiali d’importazione.

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11)   III Cappella a sx

Scultura raffigurante “La Vergine del Rosario”


Datazione: seconda metà del sec. XVIII

Autore: ignoto intagliatore napoletano

Materia: legno intagliato e policromo

La Vergine è raffigurata con abiti di popolana: una lunga veste ornata da una stretta cintura, un manto fluente sui fianchi e ripiegato sul braccio sinistro, un fazzolettone bianco sui capelli raccolti sulla nuca ed ai piedi semplici calzari. In braccio tiene il Bimbo, nudo e paffuto, che si sporge, sorridente in avanti mentre lei solleva la mano destra con la quale originariamente teneva il rosario.

Notizie storico critiche

La statua, purtroppo notevolmente rovinata da maldestre ridipinture, mostra un solido impianto compositivo dal quale sprigiona un’energia plastica veramente notevole. Il modellato, particolarmente attento e curato, non privo di compiacimenti vericistici, rivela l’appartenenza alla migliore statuaria napoletana della seconda metà del ‘700.

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12)   III Cappella a sx

Serie di 14 dipinti raffiguranti I Misteri del Rosario

1780 circa

Autore: ignoto pittore sardo

Materia: olio su tavola

I dipinti rappresentano rispettivamente, a partire dalla chiave dell’arco verso destra, l’Annunciazione, la Visitazione, l’Adorazione dei pastori, la Circoncisione, Gesù tra i dottori, l’Orazione nell’orto, la Flagellazione, l’Ecce Homo, Gesù sulla via del Calvario, la Crocefissione, la Resurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste, l’Assunzione.

Notizie

Si tratta di quattordici dipinti ad olio su tavola compresi entro cornici ovali e disposti attorno alla nicchia dell’altare marmoreo della Cappella del Rosario. La loro collocazione fa supporre che venissero eseguiti in concomitanza alla costruzione dell’altare, avvenuta intorno al 1780. Si possono attribuire ad un artista sardo ancora legato ad un repertorio iconografico e ad un uso della materia pittorica di stampo tardo-barocco.

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13)   IV Cappella a sx

Altare


Datazione: anno1857

Autore: maestranze sarde

Materia: marmi policromi

La mensa rettangolare, ornata da due piatte lesene e da un tondo centrale con un bassorilievo raffigurante il Cuore Immacolato, è affiancata da alti plinti su cui poggiano due colonne ioniche tra piatte lesene, sorreggenti una trabeazione, con architrave, fregio e cornice aggettante, sulla quale si dispone una cimasa con volute, foglie ed una croce terminale dai bracci trilobati. Nello specchio centrale, in corrispondenza al terzo inferiore delle colonne, si rileva una struttura a sarcofago, decorata lungo il bordo su…

Notizie storico critiche

Come testimonia il Libro parrocchiale, l’altare venne posto in opera nel 1857, per volontà del Rettore Antonio Licheri. Realizzato in pregevoli marmi bianchi, grigi e neri, rivela, nell’intera composizione e nei singoli elementi strutturali, l’aderenza al linguaggio neoclassico. L’attribuzione a maestranze sarde non risulta, è vero, suffragata da prove documentarie, tuttavia occorre tener presente che, contrariamente a quanto avvenne per il barocco, le formule neoclassiche vennero ampiamente adoperate dagli architetti sardi con risultati di notevole livello artistico.

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14)   IV Cappella a sx

Scultura raffigurante San Priamo Martire


Prima metà del Secolo XIX

Autore: ignoto intagliatore di ambito napoletano ?

Materia: legno intagliato e policromato

Il Santo veste un paio di corte braghe sulle quali indossa una tunica allacciata sul davanti ornata da ampi risvolti alle maniche e da una fusciacca annodata sui fianchi. Il braccio sinistro ripiegato trattiene un libro, la palma ed il mantello che si svolge sino ai piedi inguainati in calzature di foggia orientale. La mano destra sollevata, in passato, reggeva la croce (?).

Notizie storico critiche

Opera di carattere devozionale e mediocre livello stilistico, si inserisce nell’ambito della tarda produzione napoletana.

La Soprintendenza di Sassari, trent'anni or sono, scambiò questa scultura per un San Saturnino Martire processionale, producendo di fatto una scheda verosimile ma non veritiera. Gli anziani isilesi ricordano che questa scultura proviene dai dintorni di Muravera e fu ricevuta in dono. Possiamo confrontare la stessa con l'immagine di un simulacro analogo, attualmente appartenente alla chiesa di Sant'Efisio Martire in Stampace, nella Città di Cagliari, come sotto riportata:


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15)   IV Cappella a sinistra

Monumento sepolcrale


Datazione: anno 1873

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo

Descrizione

Su un basamento a forma di parallelepipede, recante l’iscrizione in memoria di Pietro Ghiani Mameli, si imposta una struttura simile ad un sarcofago col coperchio ornato da una modanatura a gola rovescia. In questo poggiano due colonne, dotate di plinti e capitelli compositi, sorreggenti una trabeazione con fregio decorato a rosette e cornice aggettante. Il timpano semicircolare, su cui è raffigurato un teschio su tibia e nastri, presenta cornice modanata, sulla quale si svolgono grandi e carnose foglie e termina…

Iscrizioni

FRANCESCO GHIANI ATZORI/ NATO AD ISILI IL 2 AGOSTO 1813/ MORI’ A SASSARI IL 26 LUGLIO 1849/ CITTADINO E MAGISTRATO INTEGERRIMO/ A TRENT’ANNI/ PRESIDE DELL’ACCADEMIA CAGLIARITANA DI GIURISPRUDENZA/ ESEMPIO UNICO PRIMA E DOPO DI LUI/ IMMATURAMENTE RAPITO/ ALLA PATRIA, ALLA SCIENZA, ALLA FAMIGLIA/ BREVE NOBILE VITA/ SATURNINO GHIANI ATZENI/ NATO AD ISILI IL 31 OTTOBRE 1788/ VI MORI’ IL 23 DICEMBRE 1866/ MODESTO FRA GLI AGI DI NON COMUNE FORTU…

Notizie storico critiche

Il mausoleo venne realizzato nel 1873 per volontà del Cav. Pietro Ghiani Mameli che, con questo, volle lasciare un imperituro ricordo del progenitore, Saturnino Ghiani Atzeni e del padre Francesco Ghiani Atzori. Improntata ad un generale eclettismo, che fonde reminiscenze classicheggianti con motivi neogotici, l’opera palesa un livello stilistico alquanto mediocre.

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16)   Arco trionfale

Blocco lapideo con iscrizione commemorativa


Datazione: anno 1629

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia:  Calcare

Acquisizione: rinvenuta nel 1974 in occasione dei lavori di consolidamento e restauro dell’edificio

Descrizione:

Su uno dei conci in tenera pietra calcarea costituenti il piedritto sinistro dell’arco trionfale si rileva un’iscrizione a caratteri capitali, disposta su quattro righe e delimitata da una cornice rettangolare con un motivo cordonato a cerchielli e dentelli tra due semplici riseghe.

Iscrizioni

A. RECTORE PE / TRO MANO AL / GUER ANO 1629 / ET 37 ETATIS SUA

Notizie

Questa iscrizione, di fondamentale importanza, ai fini dello studio delle vicende costruttive della chiesa,  venne scoperta nel 1974, in occasione dei lavori di consolidamento e restauro che interessarono l’edificio. Si può ritenere che alla data del 1629 fosse avvenuta, ad opera di maestranze locali, l’edificazione delle ultime cappelle, del coro e della Sagrestia, strutturati in forme miste: gotico catalane attardate e rinascimentali arcaiche.

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17)   Presbiterio

Parti residue di Coro (Paramento)


Datazione: secolo XVIII – XIX

Autore: artigianato sardo

Materia: legno intagliato

Descrizione

Si tratta d’un paramento murario, in legno di castagno, disposto lungo le pareti dell’abside e costituite da pannelli rettangolari che si affiancano nel senso della lunghezza. Questi pannelli sono delimitati, inferiormente e superiormente, da una cornice modanata e aggettante, e lateralmente da piatte lesene con capitelli composti intagliati a foglie e volute da cui nascono ricchi pendagli floreali.

Notizie storico critiche

Il paramento ancora collocato lungo le pareti dell’abside, ed il tronetto conservato in Sagrestia, facevano originariamente parte d’un più complesso arredo liturgico smembrato in epoca recente. Stilisticamente l’opera mostra l’influenza d’un gusto tardo-barocco provincializzato, mentre per caratteristiche di esecuzione si può presumere che sia stata eseguita in qualche bottega locale all’epoca in cui si completavano i lavori del presbiterio, ossia tra gli ultimi anni del ‘700 ed i primi dell’800.

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18)   Presbiterio

Altare maggiore


Datazione: anno 1780

Autore: maestranze liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

Descrizione

La fascia basamentale dell’altare, manomessa nella parte centrale, è ornata agli spigoli da altorilievi in marmo bianco che raffigurano due angeli con le ali distese e nascenti da ampie volute. Sul basamento si impostano due gradoni ornati da inserti policromi, volute e motivi a cartiglio. I gradoni sono sormontati da un arco a pieno centro, affiancato da due cherubini a tutto tondo seduti su volute, ornate da inserti policromi e da una cornice superiore modanata. Alla sommità si rileva una cimasa mistilinea, racchiudente…

Iscrizione:


Notizie

L’iscrizione sul paliotto e le notizie riportate sul libro parrocchiale, attestano che l’altare venne posto in opera nel 1780, per volontà del Rettore Antonio Puggioni. L’opera ha subìto, in epoca recente, radicali trasformazioni: staccata la mensa dal basamento, tutto l’altare venne arretrato sino al muro perimetrale dell’abside con conseguente ampliamento del piano pavimentale del crepidoma su cui poggiava l’altare medesimo. Contemporaneamente il tabernacolo venne smembrato dal ciborio e la nicchia, che originariamente custodiva la statua lignea del Santo Patrono, fu sostituita con una specchiatura in marmo che sorregge il Crocefisso. In perfetta rispondenza con gli altri arredi della chiesa, si ispira al gusto rococò e venne realizzato da maestranze liguri-piemontesi con materiali d’importazione.

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19)   Presbiterio

Mensa d’Altare


Anno 1780

Autore: maestranze liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

Sul crepi doma a due gradini, delimitato da una balaustra in marmi policromi, poggia la mensa, ornata d’uno zoccolo modanato da due ali laterali sporgenti obliquamente con due ampie volute e foglie accartocciate. Il paliotto, fiancheggiato da due piatte lesene con pendagli floreali, accoglie un cartiglio, con elementi foliari e a conchiglia, che circoscrive l’effigie di San Saturnino, eseguita a basso rilievo.

Iscrizioni sullo zoccolo: RECTORE ANTONIO PUGGIONI ANNO DONI 1780

Notizie

Originariamente la mensa sporgeva dal basamento dell’altare secondo la tipologia consueta degli altari rococò. In seguito all’ammodernamento effettuato intorno al 1970 venne staccata dall’altare ed avanzata sul piano pavimentale del crepidoma. L’iscrizione attesta che venne eseguita nel 1780 mentre caratteristiche di stile e d’esecuzione giustificano l’attribuzione a maestranze liguri-piemontesi.

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20)   Presbiterio

Coppia di nicchie


Datazione: anno 1802

Autore: lapicidi liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

Una mensola in marmo bianco, impostata su una struttura semicircolare decorata da foglie e incrostazioni policrome, sorregge la cornice di una nicchia archi voltata e ricavata nello spessore murario. Tale cornice, di forma sub-rettangolare, ornata ai lati da pendagli floreali dorati, è sovrastata da un timpano con soluzione a spirale ed elementi floreali. Sulla porticina sporge il cartiglio contenente l’iscrizione.

Iscrizioni

A sx: O. S.

A dx: S. R.

Notizie storico critiche

Le due piccole ed eleganti cornici si possono rilevare sul muro interno dell’abside in corrispondenza della balaustrata. Nella nicchia sinistra vengono custodite le ampolle per gli olii santi e in quella di destra le Sante Reliquie. Stilisticamente l’opera riflette l’aderenza al gusto rococò a cui, peraltro, si ispirano tutti gli arredi marmorei della chiesa.

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21)   Presbiterio

Coppia di lastre tombali


Datazione: fine secolo XVIII

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo

Le lastre mostrano forma rettangolare e sono inserite sul piano pavimentale del presbiterio, rispettivamente a destra e a sinistra dell’altare maggiore. Una semplice linea trasversale divide ogni lastra in due quadrati su cui sono incisi, superiormente, una falce incrociata ad un vessillo ed inferiormente un teschio con un tricorno da cui pendono due tibie sovrapposte ad una stola.

Iscrizioni

Superiormente sotto i vessilli: NEMINI PARCO

Inferiormente, sul teschio: MEMENTO MORI

Notizie storico critiche

La raffigurazione del teschio coperto dal tricorno e sovrapposto alla stola suggerisce l’ipotesi che le lastre ricoprano delle tombe in cui furono sepolti dei religiosi. Mancando un riferimento cronologico ed un seppur minimo accenno di stile, risulta piuttosto problematica la datazione dell’opera che comunque potrebbe essere genericamente classificata intorno alla metà del ‘700, giacché prima di questa data non si erano ancora conclusi i lavori nella zona presbiteriale e verso la fine del secolo andò scomparendo la usanza di tumulare le salme nelle chiese.

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22)   IV Cappella a sx

Altare


Datazione: anno 1857

Autore: maestranze sarde

Materia: marmi policromi

La mensa, con zoccolo modanato e cornice superiore aggettante, è ornata da due bassorilievi laterali raffiguranti un giglio dal lungo stelo con foglie e due boccioli. Sul paliotto è disposto un pannello con un motivo a losanga che inquadra un altro bassorilievo raffigurante una grande corolla dischiusa. Ai lati della mensa alti plinti sorreggono due colonne ioniche sulle quali si impostano una trabeazione con architrave, fregio, cornice ed una cimasa con…

Notizie storico critiche

L’altare, come testimonia il libro parrocchiale, venne realizzato nel 1857. Sia nella generale intonazione del gusto che nei particolari strutturali rivela l’adesione alle formule neoclassiche, mentre l’esecuzione si può attribuire a maestranze sarde.

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23)   IV Cappella a dx

Scultura raffigurante Sant’Antonio Abate


Datazione: fine secolo XVII, inizio XVIII

Autore: ignoto intagliatore di ambito catalano

Materia: legno intagliato e policromato

Il Santo, vestito del saio dei Domenicani, è raffigurato come un vecchio barbuto che sulla mano sinistra sollevata tiene un libro aperto mentre poggia la destra sul bastone a tau, dal quale pende un campanello. Ai suoi piedi compare il maialino.

Notizie storico critiche

La piccola scultura lignea costituisce senz’altro una delle opere più interessanti fra quelle appartenenti alla Parrocchiale. Rappresenta secondo la secolare iconografia Sant’Antonio Abate, il cui culto nell’isola è testimoniato sin dal secolo XVII. Nonostante le volgari ridipinture che hanno cancellato totalmente la policromia originaria, l’opera rivela inequivocabilmente la sua arcaica provenienza. L’impianto compositivo, con la ponderazione sulla gamba sinistra e la lieve flessione all’indietro del busto, ricorda modelli tardo cinquecenteschi mentre l’intaglio, sobrio ed essenziale, rifiuta qualsiasi compiacimento formale. Il volto, dominato dai grandi ed attenti occhi, non raggiunge la caratterizzazione fisiognomica anche se i tagli delle rughe lasciano intuire l’intento di palesare l’età avanzata del Santo. Stilisticamente l’opera denota l’influs…

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24)   IV Cappella a dx

Lapide con iscrizione commemorativa


Datazione: secolo XIX (postdatata 1887)

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo

La lapide, cuspidata si inferiormente che superiormente, presenta una ricca decorazione. In basse foglie e girali, nascenti da un motivo centrale a palmette, sostengono una cornice modanata e aggettante, sulla quale si rilevano un libro, una stola, un ramo di ulivo ed un tricorno sovrapposti e, ai lati, due colonne con capitelli compositi. Sui capitelli compaiono motivi a palmetta da cui nascono festoni floreali che includono un angelo con le mani giunte e le ali distese, sovrastato da una croce.

Iscrizioni

ALL’OTTIMO SACERDOTE NICOLO’ SATTA MORTO IL 20 GENNAIO 1887/ IN ETA’ DI ANNI 81/ L’AFFLITTISSIMA SUA NIPOTE/ CATERINA SATTA/ IN SEGNO DI BENEVOLENZA/ E GRATITUDINE/ QUESTA MEMORIA POSE

Notizie storico critiche

L’opera eseguita da lapicidi locali riflette le tendenze del gusto “fin de siècle” che assommava in sé esperienze simboliste, liberty e puriste, subordinate ad un marcato decorativismo.

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25)   IV Cappella a dx

Lapide con iscrizione commemorativa


Datazione: anno 1886

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo

La lapide, di forma sub-pentagonale, mostra una semplice decorazione di pendagli floreali disposti sui lati ed una superiore incorniciatura a capanna, modanata e aggettante. L’iscrizione è contenuta in una cornicetta centinata inquadrante un bassorilievo che raffigura foglie, fiori, un vangelo ed una stola, sovrapposti e sormontati da un tricorno.

Iscrizioni

ANTONIO MATTA/ TEOLOGO, SACERDOTE, MAESTRO/ NATO AD ISILI IL 10 NOVEMBRE 1833/ QUIVI MORI’ IL 21 GENNAIO 1878/ LA SUA VITA ONESTAMENTE OPEROSA/ SPESA TUTTA/ PER EDUCARE IL POPOLO DELLA SUA TERRA NATIA/ AL CULTO DELLE CRISTIANE E CITTADINE VIRTU’/ SACERDOTE PIO/ FIGLIO E FRATELLO AFFETTUOSO/ VISSE BENEDETTO MORI’ COMPIANTO/ PIETRO GHIANI MAMELI A RICORDO DELL’AMICO IMPAREGGIABILE/ IN QUESTO TEMPIO/ CHE FU CAMPO DELLE SUE APOSTOLICHE FATICHE/ Q.M.P. 1886

Notizie storico critiche

Questa lapide venne apposta nel 1886 dal Cav. Pietro Ghiani Mameli per commemorare il concittadino ed amico Sac. Antonio Satta, morto ad Isili nel 1878. L’opera, priva di effettive connotazioni stilistiche, venne eseguita da qualche lapicida del luogo.

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26)   III Cappella a dx

Altare


Datazione: anno 1780

Autore: maestranze liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

L’altare poggia su un basamento di due gradini delimitato da una balaustrata in marmi policromi. La mensa, affiancata da due alti plinti rettangolari sporgenti obliquamente, mostra il paliotto ornato da un cartiglio a foglie e volute circoscrivente un bassorilievo che raffigura la Vergine dei dolori. Sui plinti e sulla mensa poggiano due gradoni su cui si impostano due piatte lesene per parte, dotate di capitelli e pendagli floreali dalle quali, senza soluzione di continuità, nasce il timpano con cornice mistilinea a volu…

Notizie storico critiche

Testimonia il libro parrocchiale che quest’altare, insieme a quello del Rosario, venne realizzato nel 1780, per volontà del Rettore Antonio Puggioni. Non si ha notizia delle maestranze che realizzarono l’opera ma caratteristiche di stile ed esecuzione giustificano l’attribuzione a lapicidi liguri-piemontesi.

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27)   III Cappella a dx

Nicchia


Databile tra il 1780 ed il 1802

Autore: lapicidi liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

Intorno alla nicchia incassata nello spessore murario si dispone una cornice in marmi policromi, con arco a pieno centro. Questa cornice è ornata, nel registro interno, da una teoria di foglie svolgentesi attorno all’arco, in quella esterna da un cartiglio inferiore e, sui lati, da festoni floreali interposti ad ampie volute con sviluppo mistilineo.

Notizie storico critiche

Questa cornice, stilisticamente ascrivibile al rococò piemontese, è databile tra il 1780 ed il 1802. In tale arco di tempo vennero infatti realizzati gli altri arredi marmorei che palesano il medesimo intendimento di gusto: gli altari del Rosario e del Crocefisso (1780) e l’altare maggiore ed il pulpito (1802).

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28)   III Cappella a dx

Scultura raffigurante “Cristo Risorto”


Datazione: fine secolo XVIII

Autore: ignoto intagliatore napoletano

Materia: legno intagliato e policromato

Il Cristo è raffigurato con i piedi poggianti su una nube ed i fianchi cinti da un bianco lenzuolo mentre solleva la destra in atto benedicente. Il corpo reca i segni delle piaghe sanguinanti.

Notizie

Fedele ad una abusata iconografia tipica di certa statuaria lignea napoletana, si rivela una buona opera, rispondente ai canoni formali dell’estetica settecentesca. È caratterizzata da un modellato morbido e ad ampie superfici, che genera un corpo scarno ed essenziale, appena contrassegnato da annotazioni anatomiche e da una timida ricerca di verismo. Un discutibile “restauro” risalente a circa trent’anni fa ha eliminato l’originaria policromia sostituendola con una verniciatura biancastra e luminescente.

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29)   II Cappella a dx (ora nella chiesa di San Giuseppe in Isili)

Scultura raffigurante San Giacomo Maggiore? No! E' San Rocco


Fine secolo XVII

Autore: ignoto intagliatore napoletano

Materia: legno intagliato e policromato

Il Santo barbuto ha ai piedi alti calzoni dai risvolti dorati e indossa una corta veste abbottonata sul davanti e ornata da una cintura annodata alla vita. Sulla veste porta un mantello, con una conchiglia sulla spalla destra ed un cappello dalle larghe falde annodate al sottogola. La mano destra regge il bastone mentre la sinistra solleva un lembo della veste a mostrare la ferita sul ginocchio. Ai piedi il cane con un pane in bocca.

Notizie storico critiche

Trent'anni fa la Soprintendenza ai beni culturali di Sassari attribuì questa scultura a "San Giacomo Maggiore, o San Giacomo Apostolo, ... raffigurato nelle vesti del pellegrino di Compostella, secondo un intento gustosamente rappresentativo, tipico di certa statuaria lignea proveniente da modeste botteghe napoletane degli ultimi anni del ‘700 e dei primi dell’800. È una delle poche opere custodite presso questa Parrocchiale che ancora conserva la policromia originaria". Oggi, grazie al consulto con gli anziani isilesi, possiamo affermare che questa scultura rappresenta San Rocco, al quale, in passato, era stata intitolata una chiesetta, a fianco della chiesa parrocchiale, andata demolita e sostituita da un immobile che attualmente è adibito al piano terra a Oratorio parrocchiale.

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30)   I Cappella a dx (non più. Dov'è?)

Confessionale (immagine tratta dalla scheda originale)


Datazione: seconda metà del sec. XIX

Autore: artigianato sardo

Materia: legno intagliato

Realizzato in legno di noce su pianta quadrata, il confessionale è privo di ornamenti sui lati, ove si rilevano gli inginocchiatoi, mentre frontalmente presenta due cornici mistilinee sporgenti sui fianchi. Lo sportello anteriore è ornato da un pannello rettangolare con un motivo centrale a losanga. Al coronamento, una cornice modanata e aggettante ed una crocetta terminale.

Notizie storico critiche

È un’opera che presenta una tipologia piuttosto consueta nella quale l’aspetto funzionale domina su quello esornativo. Costituisce uno dei tanti esemplari di quell’arte “povera” elaborata nell’ambito dell’artigianato locale e riconducibile alla corrente del gusto tardo-barocco provincializzato. Databile alla prima metà dell’800.

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31)   Sagrestia (ora in III Cappella a dx)

Manichino raffigurante “L’Addolorata”


Datazione: seconda metà del sec. XIX

Autore: ignoto intagliatore sardo

Materia: legno intagliato e policromato

Il corpo della statua è costituito da uno scheletro di supporti lignei rivestiti d’ovatta. Solo il capo e le mani sono stati intagliati, alquanto sommariamente, e ripetutamente dipinti. Gli abiti sono di recente fattura.

Notizie storico critiche

L’opera, malamente ridipinta, costituisce esempio del diffusissimo genere di statue-manichino largamente prodotto in botteghe dell’Italia Meridionale, soprattutto durante la seconda metà del ‘700 e nell’800. In questo caso però l’esecuzione, caratterizzata da un modellato sommario e privo di intenti vericistici, sembra essere avvenuta in Sardegna, forse sul modello di esemplari importati verso la fine del Secolo XIX. Il simulacro viene adoperato durante le cerimonie della Settimana Santa.

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32)   Sagrestia (ora nella chiesa di San Giuseppe Calasanzio in Isili)

Manichino raffigurante San Giuseppe Calasanzio


Datazione: fine Sec. XIX

Autore: ignoto intagliatore napoletano

Materia: legno intagliato e policromato, ferro e stoffe.

Il Santo raffigurato nelle vesti di un vecchio sacerdote, barbuto e stempiato, tiene un libro nella mano sinistra e la destra aperta, in atto benedicente. Solo la testa e le mani sono scolpiti mentre il corpo è costituito da supporti lignei rivestiti di panno.

Notizie storico critiche

La scultura raffigura San Giuseppe Calasanzio, nato a Peralta de la Sal (Aragona) nel 1556 e morto a Roma nel 1648. Fondatore della Congregazione degli Scolopi, istituì le famose “scuole pie” che avevano come scopo primario l’educazione dei fanciulli. La statua proviene dalla chiesa di San Giuseppe, annessa  al convento dei Padri Scolopi, fondato intorno al 1625. Dal punto di vista stilistico l’opera appartiene al genere delle statue-manichino, di origine spagnola, delle quali si usava scolpire solo la testa e le mani mentre il corpo, costituito da supporti lignei, era rivestito da abiti di varia foggia. Queste opere provenivano generalmente da botteghe napoletane nelle quali venivano realizzate in gran copia, data la esiguità del materiale impiegato. Caratteristiche di modellato e…

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33)   Sagrestia (non più. Dov'è?)

Parte residua di Coro (Tronetto) (immagine tratta dalla scheda originale)


Sec. XVIII-XIX

Autore: artigianato sardo

Materia: legno intagliato

Il tronetto mostra sostegni laterali sagomati sorreggenti braccioli a ricciolo ed un alto schienale costituito da un pannello rettangolare delimitato da due piatte lesene e da una fascia inferiore ornata da pendagli floreali. Dallo schienale sporge un baldacchino mistilineo ornato inferiormente da una cornice modanata e da un motivo di frange eseguite ad intaglio. Agli spigoli, tra il baldacchino e lo schienale, è disposto un intaglio a giorno raffigurante una faccina mostruosa tra volute.

Notizie storico critiche

Questo tronetto, in passato collocato al centro del coro che ornava il Presbiterio, si trova in precario stato di conservazione: legno tarlato, assi divelte, lacune consistenti. Stilisticamente mostra l’influsso dello stile tardo-barocco provincializzato sia nella sagomatura curvilinea delle strutture, sia nei motivi decorativi dall’intaglio pieno e vivace. L’esecuzione avvenne in bottega locale tra gli ultimi anni del ‘700 ed i primi dell’’800.

34)   Sagrestia (non più. Dov'è?)

Scultura raffigurante “Il Crocifisso” (immagine tratta dalla scheda originale)


Datazione: sec. XVIII (fine)

Autore: ignoto intagliatore napoletano

Materia: legno intagliato e policromato

Il Cristo, inchiodato ad una grande croce nera, è raffigurato nell’attimo dell’estrema agonia, mentre col capo reclinato sulla spalla sinistra volge gli occhi al cielo. Ha i fianchi cinti da un ampio perizoma bianco ed il corpo segnato da numerose ferite sanguinanti.

Notizie storico critiche

È un’opera proveniente da bottega napoletana degli ultimi anni del ‘700 che, pur senza raggiungere un notevole livello stilistico, si distingue tra innumerevoli esemplari simili per certa ricerca di realismo, sia nel modellato che nella policromia.

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35)   Sagrestia (non più. Dov'è?)

Lastra (immagine tratta dalla scheda originale)


Datazione: sec. XIX

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo

La lastra, di forma quadrangolare, è decorata, solo su un lato, da un bassorilievo raffigurante una lucerna attorno alla quale si avvolge un serpentello. Superiormente si dispone un fregio, egualmente eseguito a bassorilievo, con due ampi girali, uniti al centro e includenti due corolle dischiuse, che si svolgono tra foglie e boccioli per riavvolgersi su se stessi e includere due corolle più grandi.

Notizie storico critiche

È sconosciuta la provenienza di questa lastra che al momento viene custodita nei locali della Sagrestia. A titolo puramente indicativo si può tener presente che il motivo simbolico della lucerna si riscontra facilmente nel repertorio iconografico dei monumenti sepolcrali, mentre quello del serpente è frequente nelle acquasantiere e nei fonti battesimali. L’intenzione del gusto e gli elementi ornamentali indirizzano alla seconda metà dell’’800, mente l’esecuzione può essere avvenuta in Sardegna.

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36)   Sagrestia (non più in questa posizione. E' conservata nel territorio parrocchiale)

Ciborio d’Altare (immagine tratta dalla scheda originale)


Datazione: anno 1802

Autore: lapicidi liguri-piemontesi

Materia: marmi policromi

Il ciborio è costituito da una lastra sub-rettangolare, con gli spigoli ad andamento sinuoso, sulla quale si imposta una struttura dalla sagomatura convessa simulante un timpano con soluzione a spirale. Da questo pende un cortinaggio a frange dorate, trattenuto ai lati dalle teste di due angeli eseguite ad altorilievo.

Notizie storico critiche

Questo ciborio, oggi conservato nei ripostigli della Sagrestia, originariamente sovrastava il tabernacolo dell’Altare Maggiore, smembrato e manomesso durante i restauri del 1974.

37)   Sagrestia

Blocco lapideo con iscrizione commemorativa

Datazione: anno 1736

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: calcare

Su una delle facce di un blocco quadrangolare di calcare granulare, si rileva una cornice ellittica, modanata a toro, delimitante l’iscrizione in lettere capitali disposte su sei righe, ai lati della quale compaiono delle semplici incisioni a mezzaluna.

Iscrizioni

… …

ANIONI … P..RA..

ANO MDCCXXX /VI

Notizie storico critiche

Purtroppo le prime tre righe dell’iscrizione, a causa dell’estrema porosità della pietra, risultano abrase e illeggibili. Il blocco venne scoperto durante i restauri del 1974, inglobato nel muro esterno dell’abside. Insieme vennero portate alla luce altre strutture che sembrarono avvalorare l’ipotesi tradizionale secondo la quale l’attuale edificio sarebbe sorto su una ben più antica fabbrica di cui avrebbe mantenuto l’orientamento con abside ad oriente ed ingresso ad occidente. Ipotesi peraltro al momento non dimostrabile giacché radicali manomissioni hanno mutato le forme originarie. Si può comunque riferire l’iscrizione alla fase conclusiva dei lavori che interessarono l’attuale abside e la sagrestia. Il nome che ancora si legge, “Antonio Piras”, potrebbe invece indicare l’architetto che curò il progetto, sia il rettore, sotto il cui ministero venne compiuta l’opera.

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38)   Sagrestia

Lavabo

Datazione: primo decennio del sec. XVII

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: calcare

Su una vasca di forma circolare, incassata nel muro per circa metà della sua circonferenza, si imposta una nicchia al cui interno si rileva una piccola conca globulare percorsa da grosse bacellature e col bordo arrotondato.

Notizie storico critiche

Sino al momento dei restauri del 1974 un grosso strato di intonaco ricopriva interamente la nicchia, lasciando in evidenza solo la parte della vasca che sporge dal muro. All’analisi dei materiali e delle strutture, questo lavabo si rivela più antico dell’altro presente sul lato opposto della sagrestia, ma, nonostante questo carattere di austera arcaicità, la sua classificazione cronologica non può essere spostata oltre il primo decennio del ‘600. A tale periodo infatti risalgono le più antiche strutture della chiesa e, inoltre, l’esistenza di una fabbrica, precedente a quella secentesca, cui riferire l’opera, non può essere prospettata se non in via meramente ipotetica.

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39)   Sagrestia

Lavabo

Datazione: anno 1719

Autore: ignoto lapicida sardo

Materia: marmo, trachite

Su un pilastrino in marmi policromi, ornato da un pendaglio floreale e sorreggente un capitello con soluzione a spirale, si imposta il lavabo, a sezione circolare, sormontato da un elemento tronco-conico poggiante su un parallelepipedo e ornato da volute e da foglie. Al di sopra si imposta la vasca che presenta delle modanature a toro ed una protome leonina in corrispondenza del rubinetto. Questa struttura marmorea, comprendente il pilastro, il lavabo e la vasca, si integra, all’altezza del lavabo, con una nicchia, il cui catino imita una valva di conchiglia. Intorno alla nicchia si dispone un’edicola in trachite chiara con due colonnine laterali scanalate, poggianti su piccoli plinti e dotate di rudimentali capitelli sormontate da semicolonne tortili. Queste sorreggono un timpano con due antefisse sferiche ed una croce dai bracci trilobati.

Iscrizioni:

ECCE ChRM DOMINO SHE / ChRI    (sulla struttura che sostiene la croce terminale)

RECTORE SALVATORE VARGIU / ANODNI 1719    (sul timpano)

Notizie storico critiche

In assenza dell’iscrizione che permette di datare sicuramente l’opera, il carattere di estrema arcaicità che questa presenta, avrebbe indotto ad una ben più alta classificazione cronologica. È infatti sorprendente notare come, in queste regioni dell’interno, sopravvivessero nel Settecento inoltrato, motivi iconografici e sistemi d’esecuzione appartenenti alla più antica tradizione romanica. Emerge qui l’estro inventivo dell’ignoto artefice, muratore e scalpellino insieme, che traduce i valori formali in puri effetti cromatici e di superficie.

40)   Sagrestia

Croce astile

Datazione: anno 1847

Autore: Giuseppe Casu

Materia: argento sbalzato e cesellato

Fusto con nodo sferoidale schiacciato ai poli, percorso da bacellature e ornato nella massima circonferenza da una fascia a motivi geometrici e corolle allineate. I bracci polilobati sono decorati da elementi fitomorfici, semplici motivi a palmetta svolgentesi lungo la linea mediana. All’incrocio dei bracci si rileva la piccola figura del Cristo eseguita a sbalzo.

Notizie storico critiche

Stilisticamente si riallaccia alla tipologia gotica delle croci astili con nodo sferoidale schiacciato e bracci polilobati. L’esecuzione appare piuttosto rozza e trascurata, soprattutto nelle parti realizzate a sbalzo, mentre l’intera struttura pare che riveli un notevole grado d’imperizia tecnica ma forse non si poteva fare di meglio per povertà di mezzi. Riveste soprattutto valore documentario in quanto testimonia un’attività altrimenti ignorata non solo nel paese di Isili ma in tutta la regione del Sarcidano.

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41)   Sagrestia

Secchiello

Datazione: prima metà del sec. XVII

Autore: ignoto argentiere sardo

Materia: argento sbalzato e cesellato

Su tre piedini a zampa di leone poggia un recipiente di sezione circolare a sagoma schiacciata munita d’un collo svasato e polilobato. Un ornamento a specchiature ovali circoscritte da volute e da foglie si dispone sulla fascia mediana. Al bordo si saldano due testine di fauno, munite di stacca glie per il manico a volute eseguito a fusione e ornato da una sfera mediana.

Notizie storico critiche

Non punzonata, l’opera rivela, nei tradizionali caratteri dell’oreficeria sarda, un buon livello tecnico stilistico. La struttura solida e ben equilibrata ed i motivi decorativi di estrazione classicista - fauni, dentelli, foglie d’acanto – tratti dal repertorio figurativo manierista di provenienza italiana ed il tipo di esecuzione a lamina sbalzata, inducono a datare l’opera alla prima metà del ‘600.

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42)   Sagrestia

Aspersorio

Datazione: fine sec. XVI – inizi XVII

Autore: ignoto argentiere cagliaritano

Materia: argento sbalzato e cesellato

Asta cilindrica ornata da un motivo a reticolo – su cui si alternano riquadri lisci e puntinati – scandito da elementi ad anello decorati ad ovuli. Una cornice perlinata segna l’attacco della boccia ornata da una teoria di foglie alternate a bacche e delimitata da una fascia a ovuli. La metà superiore, forata, reca inciso un motivo stellare che si sviluppa dal centro.

Notizie storico critiche

Una decorazione di stampo classicista ed un rigoroso equilibrio delle parti contraddistinguono questo aspersorio. Realizzato secondo il tradizionale sistema della lamina sbalzata mostra un’eleganza ed una accuratezza che raramente si riscontrano in opere di tal genere. Si può ritenere eseguito da un argentiere cagliaritano influenzato da modi rinascimentali italiani.

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43)   Sagrestia

Aureola

Datazione: anno 1852

Autore: ignoto argentiere sardo

Materia: argento sbalzato e cesellato

Due sottilissime cornicette modanate delimitano la fascia esterna – ornata da volute acantacee, foglie, fiori e girali su fondo granito – circoscrivente una raggera di bacellature nascenti da un cerchietto centrale.

Iscrizioni:

Sul recto: CASU ARGEN. Re S. ISIDORO

Sul verso: ISILI 1852 PIETRO CRABU MOI DIVOTO

Notizie storico critiche

Si tratta di un’opera che riveste soprattutto valore documentario in quanto testimonia l’esistenza in loco di una bottega di argentieri altrimenti sconosciuta. L’opera rivela che l’artefice possedeva una discreta padronanza delle tecniche di lavorazione e si esprimeva ancora secondo formule tardo-barocche provincializzate.

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44)   Sagrestia

Calice

Datazione: sec. XVIII

Autore: ignoto argentiere sardo

Materia: argento sbalzato

Base circolare con cornice bombata e corpo a campanula, fusto con nodo a vaso tra elementi di raccordo a rocchetto, coppa liscia con modanatura a delimitazione del sottocoppa.

Notizie storico critiche

In un’assoluta sobrietà di forme e di decorazione, il calice ripropone la struttura a base piana e nodo ovoidale tipica della produzione locale tardo cinquecentesca e secentesca. Tuttavia il sinuoso linearismo delle parti, la morbidezza del modellato ed il particolare trattamento delle superfici lucide e specchianti, suggeriscono di datare l’opera al pieno secolo XVIII.

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45)   Sagrestia

Aspersorio

Datazione: sec. XVI

Autore: ignoto argentiere sardo (siglato G.C.)

Materia: argento sbalzato e cesellato con parti fuse

Ad una coppella emisferica munita di cinque fori, si salda un manico d’asta, eseguito a fusione, ornato da due semplici riseghe lungo i bordi e, al culmine, da una figura adorna di collane e d’un alto copricapo piumato.

Notizie storico critiche

Nonostante denoti un aspetto arcaico l’aspersorio non può essere datato antecedentemente alla metà del ‘500 per via della presenza del punzone di Cagliari in forma legata, accompagnato da quello d’un argentiere siglato G.C.. Nota, ma non particolarmente diffusa la tipologia dell’oggetto che, sino ad epoca recente si adoperava per versare dell’acqua benedetta sul capo dei battezzandi. Interessante la figurina posta a ornamento del manico che dal punto di vista iconografico rimanda ad antiche raffigurazioni di divinità puniche.

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46)   Sagrestia

Cofanetto per olii santi

Datazione: seconda metà del sec. XVIII

Autore: ignoto argentiere sardo

Materia: argento sbalzato e cesellato

Il cofanetto, di sezione ellittica, è ornato da una modanatura inferiore dalla quale nascono due coppie di nervatura che superiormente interrompono una teoria di foglie. Il coperchio cernierato è ornato da una grossa pigna a sbalzo aggettante sulla cornice bombata percorsa dalle nervature. All’interno, tre contenitori cilindrici.

Notizie storico critiche

In una fattura accurata l’opera denota una foggia e una decorazione di contenuto gusto rococò. Benchè priva di marchi si può ritenere eseguita in bottega sarda della seconda metà del ’700.

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47)   Sagrestia

Aureola

Datazione: intorno al 1852

Autore: ignoto argentiere sardo

Materia: argento sbalzato e cesellato

Da una stella centrale – eseguita a sbalzo su fondo granito con incisioni a zig zag – circoscritta da una cornicetta modanata, si dirama una raggera per metà sbalzata sulla lamina circolare.

Notizie storico critiche

L’aureola riprende tipologia e ornati consueti. Si può ritenere eseguita in ambito locale, forse nella bottega dell’argentiere – cui si devono anche la croce astile e l’aureola della statua di S. Isidoro – G. Casu, attivo intorno alla metà del sec. XIX.

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48)   Sagrestia

Calice

Datazione: anno 1854

Autore: ignoto argentiere genovese

Materia: argento

La base circolare alzata su un gradino è ornata da una cornice bombata con reticolo a losanghe includenti rosette. Il nodo sagomato a vaso mostra lo stesso ornato sulla parte inferiore, conclusa da un collarino a torciglione, e sul collo. Il reticolo si ripete sul sottocoppa, sormontato da una banda liscia inclusa tra due motivi a torciglione.

Iscrizioni: sulla base

Reca il punzone sabaudo del secondo titolo, le impronte dell’Ufficio del marchio di Genova, quello dell’argentiere siglato G.F.P. e la data di esecuzione. Realizzato per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, presenta un’esecuzione a stampo non particolarmente curata.

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49)   Sagrestia

Ostensorio

Datazione: anno 1777

Autore: ignoto argentiere sardo (siglato M.C.)

Materia: argento sbalzato e cesellato con parti fuse

La base mistilinea poggia su quattro piedini decorati a volute ed è percorsa da quattro nervature che, nascenti dalla cornice inferiore ornata da foglie, la scandiscono in cartelle mistilinee con volute e cartocci sul fondo granito. Sulla base si imposta la figura dell’Immacolata che poggia i piedi sulla sfera terrestre e schiaccia il serpente. Raggera a sole contrapposte, tralci, grappoli e cherubini.

Iscrizioni:

Sulla raggera, ripetuti più volte, i marchi:

M·C      F·V

Notizie storico critiche

La nota tipologia dell’ostensorio a sole risulta felicemente varista dalla presenza, invece del nodo, della piccola scultura dell’Immacolata: l’opera risulta comunque armoniosamente definita ed equilibrata in ogni sua parte. Particolarmente curata l’esecuzione sia nello sbalzo e nel cesello, che nelle parti a fusione. La presenza del marchio permette di attribuirla allo stesso argentiere, siglato M.C., autore dell’ostensorio e di ritenerla eseguita nello stesso momento.

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50)   Sagrestia

Turibolo

Datazione: seconda metà del sec. XVI

Autore: ignoto argentiere cagliaritano

Materia: argento sbalzato e cesellato

Base piana a sviluppo tronco-piramidale e coppa emisferica. Coperchio architettonico in due ordini merlati: il primo a quadriforo a arco inflesso con rosoncini lobati sovrastato da monofore; il secondo a sole monofore con rosoncini. Cuspide traforata esapartita e pomello: impugnatura trilobata.

Iscrizioni:

sulle monofore il marchio:

C·A

Notizie storico critiche

Riprende la tipologia del turibolo a castello di epoca tardo-gotica mutuata attraverso la tradizione orafa sardo catalana. La cura dell’esecuzione e la fedeltà ai motivi ornamentali di foggia mozarabica, oltre la presenza del punzone di Cagliari nella forma legata giustificano una datazione agli ultimi anni del ‘500.

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51)   Sagrestia

Pisside

Datazione: anno 1777

Autore: ignoto argentiere sardo (siglato M.C.)

Materia: argento sbalzato e cesellato

Base con bordo marginale mistilineo pausato da nervature, alzata su gradino seguito da sguscio ornato a palmette. Il corpo a campanula è scandito da volute in quattro registri sui quali si dispongono cherubini e cartelle mistilinee. Il nodo – di sezione triangolare – riprende l’ornato a volute, cherubini e cartelle. Stessa decorazione sul sottocoppa a margine libero e sul coperchio con crocetta terminale.

Iscrizioni:

Lungo la cornice della base:

R.B.S.   Pve D   ISILI M F V P ∆     1777

Sulla crocetta superiore, i marchi:

M:C      F·V

Notizie storico critiche

Eseguita, come attesta l’iscrizione, nel 1777, reca il marchio dell’argentiere siglato M.C. e quello dell’assaggiatore monogrammato F.V., già rilevati su altri argenti variamente datati agli ultimi decenni del ‘700 (corredo della Parrocchiale di Serri). Contraddistinta da un’eleganza formale e da una notevole finezza d’esecuzione soprattutto nelle parti lavorate a giorno, rivela l’adesione al gusto rococò.

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52)   Sagrestia

Navicella

Datazione: seconda metà del sec. XVI

Autore: ignoto argentiere cagliaritano

Materia: argento sbalzato e cesellato

Su una base esagonale piatta alzata su breve gradino e successivo sviluppo tronco-piramidale si imposta la sagoma ellittica della navicella. Priva d’ornamentazione presenta la parte superiore delimitata da una sottile cornicetta risegata e scandita in due settori, uno dei quali funge da coperchio e mostra un animaletto per la presa cui si salda la catenella unita al cucchiaino.

Notizie storico critiche

Una notevole purezza lineare ed un rigoroso equilibrio compositivo caratterizza quest’opera ancora legata alla tradizione catalana tardo gotica. Il tipo d’esecuzione a lamina sbalzata, di buon livello tecnico, ed il confronto con esemplari regolarmente punzonati, denunziano la provenienza da una delle migliori botteghe cagliaritane della seconda metà del ‘500.

Pagine secondarie (1): Archivio Parrocchiale