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Chiesa di Sant'Antonio di Fàdali

Chiesa campestre Sant'Antonio di Fàdali


A metà strada tra Isili e Villanovatulo sorge la chiesa campestre intitolata a Sant’Antonio di “Fàdali”.


A circa 8 Km a nord-est dal centro abitato di Isili, a quota 601 metri, nelle campagne isilesi sorge l'antica chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova, in località Fàdali, risalente al 1500, in prossimità dell'omonimo nuraghe. Le due testimonianze architettoniche sorgono a brevissima distanza tra loro, ai piedi del "Pitzu Mannu", rilievo coperto da una fitta vegetazione disposta a macchia di leopardo. I lecci e le roverelle caratterizzano la rada copertura vegetale più prossima ai monumenti e sono inframmezzati da pruni e peri che conferiscono stagionalmente mutevolezza cromatica all'ambiente. La chiesa dovrebbe risalire al Sedicesimo secolo, nella semplice pianta ad aula suddivisa in tre campate da due archi in pietra da taglio a sesto leggermente acuto. Segue il tradizionale impianto canonico gotico-catalano ad aula mononavata con archi diaframma che dovevano sorreggere la copertura lignea. 

Il portale d'ingresso, che si trova entro un portico, è uno degli elementi fortemente caratterizzati che concorre a datare l'edificio e ad inserirlo in un contesto storico ben definito; esso è inserito entro una struttura rettangolare riquadrata dai bei cantoni di pietra di tufo squadrata, finemente smussati, che sorreggono l'architrave litica caratterizzata da una chiave a concio, protome taurina, inserita in posizione centrale. Sull'architrave rettilineo corre un'iscrizione in rilievo, disposta su un unico registro. Il degrado della pietra ci permette di leggere "Ego", ossia "Io", seguito da un'altra parola che pare corrisponda a "edificai" o a "feci". Seguono delle altre lettere in latino di difficile interpretazione.

L'iscrizione è preceduta e conclusa su entrambi i blocchi che formano l'architrave, dal simbolo dell'artista-scalpellino: una sorta di forma ovale in rilievo, che figura presente quattro volte. Tra l'architrave e gli stipiti erano presenti delle mensole che decoravano ulteriormente la cornice e la diversa colorazione della pietra indica il punto in cui erano inserite.

Internamente l'ultima delle tre campate presenta sulla parete principale una nicchia che doveva ospitare il simulacro del santo titolare, riquadrata con elementi litici finemente scolpiti, è conclusa superiormente da una sottile trabeazione in aggetto decorata a dentelli di preciso sapore classicistico. La decorazione scolpita sui piedidritti raffigura elementi vegetali stilizzati che si dipanano entro una griglia geometrica che definisce anche regolarmente il manufatto.

La chiesa era pavimentata da un semplice battuto di terra ed è dotata sui lati lunghi di contrafforti in muratura per controbilanciare le spinte degli archi interni. Si presume che nel Seicento vennero eretti, in aderenza all'intero fianco destro, un corpo a sviluppo longitudinale suddiviso in tre ambienti e in aderenza alla facciata principale un avancorpo. Del primo manufatto si conservano tracce modeste e leggibili a livello di pianta, mentre dell'ambiente posto ad avancorpo di fronte alla facciata principale rimane qualche frammento di spiccato più consistente. L'ambiente edificato sul fianco lungo della chiesa assolveva la funzione di "cumbessia" o "muristene", termine con il quale in Sardegna vengono indicati gli alloggi temporanei utilizzati dai pellegrini durante il periodo della novena e della festa. In questa chiesa la festa in onore del santo era organizzata e celebrata tre volte l'anno, precisamente il 13 febbraio, il 13 giugno e la seconda domenica di settembre. La scarna documentazione riguardante la chiesa di Sant'Antonio da Padova in località Fàdali è conservata nella parrocchiale del Comune di Villanovatulo, in quanto la stessa era appartenuta a questa comunità fino alla fine del 1800. Nei secoli precedenti le due Comunità si contendevano il luogo sacro, tant'è che nel 1792 il parroco di Isili Rev. Nepomuceno Ferdiani ed il parroco di Villanovatulo stipularono un contratto per iscritto.

In seguito, con la nuova definizione dei confini comunali, la chiesa passò al Comune di Isili, non senza scatenare liti sia a livello amministrativo che a livello personale fra gli abitanti dei due centri. Fino al 1860 la ricca famiglia dei Locci di Villanovatulo aveva esercitato una sorta di patronato sulla chiesa, facendosi capo delle varie spese connesse alle feste che la famiglia stessa organizzava. Fino al 1866 la chiesa era officiata dal parroco di Villanovatulo. Con la soppressione dei beni ecclesiastici, avvenuta con la legge del 7 luglio 1866 e con la formazione dei nuovi catasti, sia la chiesa che i terreni circostanti passarono a Isili, su disposizione dello Stato italiano, che li vendette, intorno al 1880, all'isilese Priamo Mura, antenato degli attuali proprietari, per la considerevole somma di 120 lire. Nel 1891 la sentenza del Tribunale di Lanusei sancì il definitivo passaggio dei terreni comprendenti la chiesa ad Isili e nel 1893 gli abitanti di Villanovatulo, per stupida rivalsa, appiccarono fuoco alla chiesa, che fino a quella data si era conservata integra e rubarono la statua di Sant'Antonio.

In questo luogo, anche prima che sorgesse la chiesa, percorrendo "sa 'ia de is camminantis", che significa "la strada dei pastori transumanti", i pastori che provenivano dalla Barbagia e che erano diretti verso i pascoli del Campidano, passavano e si fermavano. Essi avevano diritto, dopo giornate di viaggio, di fermarsi in uno spazio idoneo dove il bestiame poteva pascolare senza arrecare danno ai proprietari di pascoli privati. Purtroppo, a partire dal secolo scorso, le popolazioni del luogo hanno interrotto e dimenticato la venerazione del Santo di Padova per banali motivi di campanile. Gli attuali proprietari, Teresina e Giovanni Mura, hanno ritenuto opportuno restaurare, senza l'intervento pubblico, il rudere, con l'assistenza della Soprintendenza ai beni ambientali, artistici e storici di Sassari. Riportandolo al vecchio splendore lo rendono fruibile sia ai concittadini di Isili, sia a tutti coloro che ritengono di trovarvi un luogo di preghiera, di incontro, di cultura e di ritorno alla storia della propria gente. Grazie a loro i recenti lavori di restauro hanno riportato la chiesa in perfette condizioni e hanno consentito la sua riconsegna al culto. 

Nel pomeriggio del 18 giugno 1999 l'Arcivescovo di Oristano Mons. Piergiuliano Tiddia, con la sua solenne benedizione, ha reintegrato questa chiesetta nelle funzioni per cui fu costruita. Da quel momento si è rinnovato il culto per il Santo venerato dai nostri antenati. La vasta area attorno alla chiesa, immersa nel verde, è mantenuta con cura.

(Fonti: Scheda di presentazione del lavoro di restauro del Maestro Giovanni Mura di Isili)

Di seguito riportiamo un video di visita virtuale nella chiesetta.

A Fernando da Lisbona - nome di Battesimo del Santo