1a tappa / 1ère étape


Diario scritto da Emmanuel

4 ottobre 2009 - 1° giorno 
Monte Sant'Angelo - Un podere lungo del Tavoliere - 32 km

Ci alziamo all'alba. Fuori è nuvoloso con vento freddo e forte. Ma poco dopo le nuvole spariscono per regalarci un alba piena di sole, in questo giorno della Risurrezione del Signore e anche festa di san Francesco d'Assisi. Non è provvidenziale iniziare questo Cammino dell'Angelo sotto lo sguardo del Poverello. 
Scendiamo alla grotta di san Michele per la prima messa delle 7.30. Concelebro insieme a p. Ladislao. La predica, sul vangelo sull'indissolubilità del matrimonio, è equilibrata e apre nuovi orizzonti: puntare sulla radicalità e non lasciarsi prendere dal compromesso e le abitudini. Parola chiave per vivere questo pellegrinaggio. 
Dopo la messa, il padre ci benedice per l'inizio del cammino. Usciamo così dal santuario di San Michele con le porte spalancate sul cielo: "qui è la porta del cielo" è la scritta all'ingresso del santuario. 
Ancora infreddoliti, lasciamo Monte sant'Angelo verso le 9.30 e puntiamo subito verso l'abbazia di Pulsano. La strada scende. La vista è bella: vediamo sulla nostra sinistra il golfo di Manfredonia, più in lontananza le Murge, di fronte a noi c'è il Tavoliere dove si intravede Foggia e dietro i monti Appennini che ci aspettano, infine sulla nostra desta il Gargano con monte Calvo a 1055 m. 
Dopo Pulsano prediamo a ovest, senza scendere ancora. Dopo l'asfalto, camminiamo sui sentieri antichi, oppure tagliamo per i campi. È il grande vantaggio di essere liberi di un itinerario già stabilito: così ci lasciamo guidare dalla Via. 
A San Salvatore alcune persone ci salutano dal balcone. Si apre un dialogo e dal nostro accento vogliono sapere da dove veniamo. E così ci ritroviamo sulla loro terrazza con un bicchiere di vino in mano. Ottima occasione per spiegare i motivi del nostro pellegrinaggio e sono le prime persone che capiscono quello che facciamo. 
Poco dopo, perdiamo il sentiero. Il camminare i queste distese di sassi nascosti nell'erba è un impresa. Ci stanchiamo velocemente. Emanuele propone di scendere, Pascale teme che la discesa sia troppo ripida. Per fortuna troviamo una gola che ci porta ad Annunziata, un gruppo di case ai piedi del promontorio: siamo arrivati esattamente dove si doveva passare! Questo se non è grazie a san Michele, lo sarà per l'aiuto di Raffaele! 
Ad Ovest tramonta il sole, ed allo stesso momento ad Est sorge la luna piena. Pascale mi chiede cosa facciamo per dormire, visto che non c'è un paese prima di Foggia distante ancora di 30 km. Propongo di approfittare della luna piena per proseguire e vedremo di trovare un tetto. 
Camminare di notte al chiarore della luna è affascinante. Non abbiamo più la stessa percezione delle distanze. Vediamo tutti i paesi attorno a noi: Monte sant'Angelo si fa sempre più piccolo; San Giovanni Rotondo invece sembra a due passi; giù nella pianura: Manfredonia; la forte luce di fronte a noi: Foggia che impedisce di distinguere i paesi sui pendici degli Appennini. Qua e là esplodono fuochi d'artificio per la festa di san Francesco. Quello a casa di Padre Pio è il più maestoso. 
Troviamo due tre case abbandonate lungo la strada, ma alla fine optiamo per una casa colonica abbandonata ma pulita. Ci sistemiamo nella stalla. Emanuele si lava nel pozzo, peccato che manca un secchio per farsi pure la doccia. Alle 22.00 siamo nei nostri sac a peli. 
Per questa prima giornata di pellegrinaggio sotto le ali di San Michele, non c'è da lamentarsi, anzi! 

05 ottobre 2009 - 2° giorno 
Un podere del Tavoliere - Foggia - 28 km 

La notte è stata 'bianca' per Pascale e a tratti per Emanuele. Pazienza! Già alle 7.30 abbiamo lasciato nostro albergo di fortuna. 
La monotonia del paesaggio del Tavoliere, il caldo che si fa sempre più sentire, la stanchezza fanno si che oggi si cammina più in silenzio. Ci nutriamo con un po' d'uva, fichi e pomodori. Pochi incontri con le persone impegnati a lavorare nei campi. Verso mezzogiorno, troviamo un oliveto per sdraiarsi e dormire un po'. Ci voleva. Riprendiamo la Via, è impossibile lasciarla, perché dove camminiamo, siamo sulla Via. 
Vicino a Foggia, incontriamo Mohammed della Costa d'Avorio, Mohammed e Mimmo del Marocco: una simpatica sosta in lingua francese. I stranieri e emarginati più facilmente accolgono il viandante. L'ingresso a Foggia non è dei più bello: per più chilometri seguiamo una strada trasformata abusivamente in discarica. 
Finalmente entriamo in Foggia centro e ci regaliamo un bel bicchiere di Coca. Puntiamo subito sulla parrocchia di San Michele, famosa chiesa-oratorio degli anni 30' dove ci aspetta P. Silvano della congregazione di S. Murialdo. Pur essendo iper impegnato, il padre si fa in quattro per darci una bella camera e preparare una cena a base di numerosi avanzi! Dopo la messa, a cena, i padri tengono a spolverare il loro francese. Concludiamo il pasto con un bicchierino di Fernet Branca. Ci vogliono meno di due minuti per cadere nelle braccia di Morfeo! 

06 ottobre 2009 - 3° giorno 
Foggia - Celle di san Vito - 41 km 

"Ecce panis angelorum, factus cibus viatorum" è la scritta che leggiamo nel coro della chiesa dedicata a San Michele. Non è il tema del nostro pellegrinaggio? Gesù adorato dagli angeli, è nostro cibo per noi pellegrini. 
Dopo la messa usciamo da una Foggia trafficata, felici di questo incontro con persone semplici e accoglienti che hanno saputo prendere su di loro per accogliere lo straniero. La strada per Troia è meno trafficata e il paesaggio meno desolante di ieri. Il morale è buono, i piedi di Pascale, meno. Sembra che camminiamo sul un regolo talmente la strada è diritta. Emanuele calcola la media: riusciamo a fare 5 km/h senza troppo forzare la meccanica. Quando chiediamo della distanza tra Foggia e Troia, chi dice 18 km, chi 25 e chi 30 km. A chi fidarsi?! 
Arriviamo a Troia dopo le 14.00. Picnic sulla piazza della Cattedrale romanica. Troia è una bella cittadina costruita su un altura che si è sviluppata sulla Via Traiana. Fino a Benevento seguiremo questa via consolare romana. Cosa fare adesso, visto che abbiamo ancora tutto il pomeriggio? Proseguire, come propone Emanuele, oppure fermarsi come vorrebbe Pascale a causa dei piedi che fanno sempre più male per le scarpe nuove? Non troviamo niente a Troia per fare tappa, ma dopo un giro di telefonate, possiamo dormire a Celle San Vito distante 15 km. 
Il fatto di portare zaini e bastone incuriosisce la gente. Quando diciamo che camminiamo a piedi la gente ci guarda come si fossimo scesi da Marte. Da queste parti, il camminare sembra roba da matti. 
Riprendiamo il cammino alle 16.30. Il sole, un vento fresco, il paesaggio collinare aiutano ad affrontare i 15 chilometri tutti in salita: da 439 m saliamo a 930 m! È notte quando passiamo un primo passo. Una macchina si ferma e dice che mancano solo 2 km. Dopo mezz'ora dei carabinieri dicono che siamo quasi arrivati: mancano solo 3 km. Ahimé, ma quando arriveremo e dove si nasconde questo paese? 
Ci arriviamo alle 20.30 e solo due cani ci accolgono in questo paese deserto. Con un po' di fatica troviamo il sig. Paolo, poliglotta e amante della birra che dopo averci dato una stanza ci accompagna alla trattoria. Sulla bottiglia d'acqua minerale, troviamo l'immagine di San Michele: un segno della sua presenza. Dopo cena, Paolo ci va visitare il paese (già abbiamo 41 km nelle gambe) dove perdura un dialetto provenzale. Alle 23.00 siamo a nanna. 

07 ottobre 2009 - 4° giorno 
Celle san Vito - Buonalbergo - 33 km 

Oggi ce la prendiamo con comodo: alzata alle 8.00, colazione al bar per essere alla messa celebrata da don Antonio, sostituto del parroco don Alessandro. Mentre prendiamo il caffè dalle signore del paese, il don ci spiega la strada da prendere per Buonalbergo. È uno dei pochi che abbiamo incontrato in tutto il percorso che s'intende di cartine. Passiamo al comune per timbrare la credenziale e quando diciamo che andiamo a Benevento a piedi ci prendono per pazzi. Invece se parliamo del Mont Saint Michel, non reagiscono perché non sanno bene dove collocarlo sulla mappa d'Europa. 
Alle 11.00 riprendiamo il Cammino dell'Angelo. È un po' tardi per partire. Salita fino a san Vito dove troviamo una fonte. Già nel 250 dopo Cristo questo posto era conosciuto. È il punto più alto di questa tappa: 950 m slm. 
Incontriamo due boscaioli con un bel accento napoletano: infatti siamo per entrare in Campagnia. C'indicano una via più breve. Infatti camminare con una cartina al 200.000 non è l'ideale, ma così si impara a fidarsi della strada, cosa non sempre facile soprattutto quando non si conosce la zona. Dopo Castelfranco in Miscano attraversiamo Malvizza di sopra cercando invano di incontrare qualcuno che potrebbe darci un alloggio anche di fortuna. Invece di un eventuale ospite, incontriamo una polacca, una rumena e il compagno della polacca a fare seccare il tabacco, unico lavoro redditizio della zona. Allora l'unica soluzione rimane di andare... avanti! Tramonta il sole quando tocchiamo la SS 90 bis e mancano sempre 8 km per Buonalbergo, cioè due ore! Decidiamo di andare a Casalbore, ma prima di lasciare la statale, Emanuele chiama don Luigi di Buonalbergo per avere il numero di quello Casalbore. Lì ci sono frati. Chiamiamo loro: niente da fare, dicono di non avere posto. È strano ma avevo presentimento che con i frati le cose non sarebbero andate bene. E non sarà l'ultima volta. 
Marcia forzata fino al Buonalbergo, o poco prima, perché don Luigi ci viene a prendere in macchina, infatti deve andare in pizzeria con gli amici. Ci lascia le chiavi di casa e oratorio: segno di fiducia. È sempre interessante scoprire nuove realtà di chiesa. 

08 ottobre 2009 - 5° giorno 
Buonalbergo - Benevento - 33 km 

Come si dorme bene sul pavimento dell'oratorio! Si, questa tappa è stata un 'buonalbergo'. Alle 7.00 in piedi, per poi visitare il centro del paese. Il cielo oggi è grigio. Il paese vecchio è bello, tutto in pietra, anche se è ancora vuoto dei suoi abitanti a causa del terremoto del 1980. Prima di lasciare il paese, passiamo al comune per chiedere informazioni. Davanti al comune c'è una 'miliare' romana che indicava la Traiana chiamata poi la 'Via Longobardorum' che collegava Benevento, allora capitale del ducato meridionale, a Monte Sant'Angelo, il santuario 'nazionale' dei Longobardi. Di nuovo constatiamo che le persone alle quale chiediamo la strada non conosco altro che le statali. Per loro, fuori delle strade veloci, sembra che ci siano solo sentieri pieni di rovi! Nonostante ciò, il personale del comune è molto interessato al nostro progetto e scopriamo con gioia che sullo sfondo di un pc c'è una foto del Mont St Michel! Prima di lasciare il paese, uno del personale ci dice che è stato un miracolo: don Luigi ci ha aperto le sue porte. 
La campagna per San Arcangelo Trimonte è ricca di vigneti, tabacco, olivi. All'ingresso del paese una simpatica signora ci propone un caffè, che rifiutiamo perché ci tocca fare un bel po' indietro. A piedi, un passo è un passo! Al bar - alimentare si impara un sacco di cose sul paese: la gente è molta aperta verso lo straniero. Così siamo al corrente dell'esodo rurale, della discarica, di una comunità di fraticelli e novizie, ecc... 
Poi, si riparte. Inizia a far caldo. Necessità una pausa picnic. Troviamo un mini bar vicino alla ferrovia. Chiediamo una birra e una Coca. Teresa ci porta le bibite, Pietro, il marito ci porta della frutta. Poi arriva Vito, ex cuoco che dopo aver girato il mondo, lavora qua. Chiedono di noi, sempre interessati dal nostro accento francese. Dopo un bel po' passato insieme ci salutiamo con un bicchiere di limoncello fatto in casa, senza parlare di quelli di vino. Che gente accogliente. Prendiamo indirizzi, per mandare una cartolina, come a tutti gli altri che incontriamo sul nostro cammino. In questo stato, non è molto evidente riprendere la strada sotto il sole delle 15.15. 
La strada per Benevento è sempre più trafficata, ma non c'è altra soluzione. Chiamiamo il prete di s. Maria di Costantinopoli a Benevento per sapere dell'orario della messa e di un eventuale stanza per dormire. La nostra tattica è chiedere ai parroci, prima di arrivare se sappiamo dove ci fermeremo, oppure in chiesa quando vengono per celebrare la messa. Mettiamo il turbo per arrivare in tempo in parrocchia dall'altra parte della città. La prima accoglienza è un po' fredda, ma poi, quando arriva don Pompilio, vicario generale della diocesi, le cose vanno alla meglio. Perfino mi chiede di dire due parole sulla nostra esperienza dopo il vangelo. Colgo l'occasione per dire che, chi accoglie lo straniero come Abramo accolse i tre 'angelo', è fonte di novità e di grazia. 
Alla tavola calda, offerta dal vicario, trinchiamo al nostro 1/3 del percorso. E come sistemazione per la notte, questa volta ci tocca teatro della parrocchia. 

09 ottobre 2009 - 6° giorno 
Benevento - Solopaca - 27 km 

Questa volta, per non fare troppo tardi, ci alziamo all'alba: 6.30. Colazione lampo al bar, sempre accompagnato dal nostro don Pompilio. Facciamo un giro per il corso di Benevento. Ciò ci riconcilia un po' con questa città caotica. Vediamo l'arco di Traiano che segnava l'inizio dell'autostrada romana per i porti dell'Adriatico e la chiesa di santa Sofia del VIII sec. Pellegrinare significa anche visitare i paesi dove passiamo. 
Ripassiamo in parrocchia per prendere i nostri zaini e alle 8.45 si riparte per Mont St Michel.... via Roma. 
A Scafa si ferma bruscamente una macchina. Una donna ci chiede se facciamo il Cammino dell'Angelo. Che domanda!? È Wilma, del CAI di Benevento che sta lavorando sulla Via Francigena del sud. Da 5 anni sta rinascendo questa via. Beh, siamo forse ancora in anticipo, perché non si vedono nessun segnale. Bisognerà essere a 20 km da Roma per vedere i primi cartelli. Coraggio Wilma, un bel po' di lavoro ti aspetta. Intanto andiamo avanti, confortati dalle sue parole, perché la scelta della 'montagna' è migliore di quella del fiume Calore. 
Quando siamo a Foglianise, si vedono dei monti a 1300 m. C'è anche una grotta santuario dedicato a San Michele. Ma richiederebbe troppo tempo ed energia per andarci a posta. Picnic al bar di Vitulano. È il luogo ideale per incuriosire la gente, soprattutto gli uomini perché lì le donne sembrano assenti. Di nuovo c'è il sole, mentre c'è nuvolo a Siena e pioggia a Bologna. Per ora siamo stati iper fortunati per il tempo. 
Con fatica e sudore arriviamo al passo: 800 m. Incontriamo i nostri primi camminatori: Giuseppe e Nicoletta! Una buona media: due in sei giorni! Sono meravigliati di vederci secchi. La ricetta è semplice: 30 km al giorno e a piedi ovviamente! Si pensava puntare su Telese, ma la sorella del prete non sembra molto accogliente, allora dirottiamo per Solopaca. Vediamo cosa ci prepara san Michele. Nel scendere prendiamo un mulattiera. E troviamo per la prima volta i segnali bianchi rossi del CAI, che perdiamo quasi subito. Nella discesa, Pascale rompe suo ombrello e lo lascia come cibo alle mucche. Quando arriviamo alle 18.00 in paese, la messa è già iniziata. Dopo la messa, andiamo in sagrestia a chiedere per l'ospitalità. Le donnine sono curiose. Il fatto che veniamo da Parigi e Siena, che siamo fratelli, che sono sacerdote, ecc da' un tocco di esotismo. Don Josif, prete rumeno, ci accompagna dalle suore Alcantarine, che gestiscono una casa di riposo. L'accoglienza è grandiosa. Sr. Beatrice è molto umana e si fa in quattro noi. Prima della cena doccia e bucato più che necessario. Se è vero che lavare tutti i giorni calzini e mutande non è nostra priorità, almeno ogni tanto non è un lusso. 
A cena ritroviamo tutta la comunità (5 suore) con don Josif. Passiamo un bel momento insieme anche a ridere. Sr. Beatrice, la superiora, ci affida alla nostre preghiere e chiede la conversione che è il riconoscere l'amore che Dio ha per noi, provocando l'uscita da noi stessi e dalle cose per dedicarci agli altri. Così, noi pellegrini, ci facciamo carichi delle preghiere degli altri, senza peraltro aumentare il peso dello zaino. Comodo, no? 
Con il cuore pieno di gratitudine e la pancia pure piena, andiamo a nanna sotto freschi lenzuoli. 

10 ottobre 2009 - 7° giorno 
Solopaca - Alife - 31 km 

Alle 7.00 siamo già in cammino. È meglio partire presto. A Faicchio, Pascale fa notare la 'presenza' massiccia di Michele: trattoria s. Michele, manifesto della festa patronale all'Arcangelo, manifesto funebre di Angela. E Emanuele fa notare che dovrebbe pensare a comprare un ombrello in sostituzione di quello rotto, infatti il barometro scende sempre di più. Troviamo di fronte al castello una bottega che vende anche ombrelli. Pascale entra e chiede per gli ombrelli. Dopo cinque minuti nemmeno ci troviamo con una bibita fresca in mano dialogando con Lucia e Giuseppe, la coppia anziana che gestisce l'alimentare molto felici di averci incontrati. Parlano delle loro figlie, chiedono di noi, vogliono pure darci tutto quello che occorre per mangiare al tal punto che facciamo fatica a riprendere la strada. Lucia ci dice giustamente che l'accoglienza dei pellegrini non dovrebbe farlo solo il prete, ma soprattutto la gente. 
A Telese come a Faicchio ci sono tracce e cartelli delle vie di pellegrinaggi (Francigene del sud) che viene anche chiamata Via Latina. Tranquilli, siamo sulla buona strada!. 
Dopo Faicchio cerchiamo di tagliare per evitare di allungare passando da Gioia Sannitica. Oltre la strada principale, non vediamo tante secondarie o sentieri in alternativa. Ci sono quasi nessun cartello e se chiediamo informazioni, è un miracolo se otteniamo una risposta precisa come alternativa alla strada principale. Poi, è inutile cercare delle mappe al 50.000 o 100.000, perché se ci sono, saranno degli anni '50 o meglio del '40. Purtroppo è la situazione in Italia. Allora il pellegrino deve arrangiarci e prendere anche dei rischi, confidando non solo sulle sue gambe, ma su la Via. Prendiamo dunque una stradina che scende nella direzione giusta, ma purtroppo dopo 1 km cambia rotta e va nella parte opposta. Decidiamo di tagliare per i campi. Alla fine di un campo, c'è un ruscello da attraversare. Non è l'acqua che crea un problema ma i rovi. Pascale trova un punto comodo per scendere, però molto meno per risalire. Emanuele cerca di aprire un passaggio nei rovi con il bastone, sta per sboccare quando sente un ronzio: arrivono dei calabroni. Bisogna scappare subito. Stranamente gli insetti non attaccano e spariscono all'improvviso. Grazie Michele, che con le tue ali hai allontanato queste bestioline. Riusciamo poi a guadare più in su. Peccato che tutti questi vecchi sentieri sono adesso all'abbandono. 

Ritroviamo la strada per la Madonna del Bagno, santuario mariano del '700. Piove per mezz'ora. È l'occasione di usare per la prima volta i nostri splendidi ombrelli. 

Arriviamo poco prima delle 18.00 ad Alife, antica città romana quadrata con le quattro porte. Le mura sono sempre di fattura romana. Prendiamo la via principale e arriviamo così alla cattedrale. Entrando in sagrestia dico a don Domenico: "mi manda don Franco di Solopaca". Un po' sorpreso all'inizio, il don mi accoglie le braccia aperte. Emanuele concelebra e propone una meditazione sul "vieni e seguimi". Dopo la messa don Domenico ci accompagna nella canonica appena restaurata. È nell'imbarazzo perché non sa come farci da mangiare, perciò chiede ad un seminarista di preparare una bella spaghettata. Durante la cena il parroco ci parla con molto interesse della sua realtà locale. Per noi è l'occasione di imparare tante cose. Il pellegrino deve sempre osservare e chiedere per non rimanere chiuso nel suo mondo. Siamo in cammino proprio per incontrare l'altro e uscire da noi stessi. Il prete ad un tratto si 'eclissa' dalla conversazione per guardare la partita. Almeno è molto naturale il nostro Domenico. Nanna alle 21.30 

11 ottobre 2009 - 8° giorno 
Alife - Presenzano - 30 km 

Prima della messa visitiamo la cripta romanica del XII sec. Emanuele celebra la messa domenicale insieme a don Sergio Perez, prete colombiano. Dopo la messa è impossibile riprendere la strada subito, perché don Domenico ci invita a prendere la colazione a casa sua. Questa volta si è fatto aiutare da due signore, che con paste, yogurt, prosciutto ci nutrono con abbondanza per poter affrontare un altra tappa di più di 30 km! Mentre stiamo per partire, don Domenico ci saluta almeno due volte, talmente è felice ed è stato 'onorato' della nostra presenza. Nessun giorno è come il precedente. Ed è questo il bello di questo pellegrinaggio guidato dal nostro Angelo e non da noi. 
Camminiamo su una stradina che ci porta a Sant'Angelo d'Alife. Il tempo è splendido e questo percorso in altura ci permette di contemplare tutta la valle del Volturno e i monti attorno. Il pellegrino, non guarda solo i suoi piedi, ma sa contemplare in silenzio le meraviglie del creato. È anche il vantaggio di camminare a piedi, perché alla velocità di 4/5 km all'ora abbiamo tutto il tempo di godersi del paesaggio, cosa impossibile in macchina e anche in bici. 
Alle 13.00 arriviamo ad Ailano per la pausa picnic. È un paesino molto carino, arroccato sul un cucuzzolo. Sembra che non abbia sofferto del passaggio del fronte nell'ultima guerra mondiale, durante la battaglia di Monte Cassino. Pausa di due ore, per riposare la meccanica. 
Uscendo dal paese, ci troviamo ad un bivio: dove andare: a destra o a sinistra, visto che le due direzione sembrano buone? Non avendo, ne cartine dettagliate, né Gps, né Google Maps, allora invochiamo la nostra 'guida' san Michele e lasciamo cadere il bastone del pellegrino. Cade verso sinistra, allora prendiamo senza esitare la strada di sinistra.... che si rivelerà la giusta! La valle del Volturno, con i suoi prati e boschi è stupenda. I colori sono vivaci. Sopra le montagne del Matese ci sono nuvoloni, ma dove camminiamo c'è il sole. Dopo aver attraverso il Volturno, seguiamo il fiume alberato di pioppi. Oggi abbiamo camminato quasi solo su strade molte tranquille e ciò è fattore di calma e anche di riposo. 
Già stanchi, attraversiamo la SS 85 e ci avviciniamo al paese di Presenzano. Si pensava proseguire fino a Casilina, ma visto lo stato delle truppe tentiamo la nostra chance a Presenzano. Parlando con un signore, si capisce che è meglio incontrare il giovane prete don Vitaliano che don Mario di 90 che rischia di non accoglierci, o meglio la sua sorella che vive con lui. Appena siamo in piazza che chiediamo di don Vitaliano, un signore ci invita a salire in macchina perché il giovane prete sta celebrando in una chiesa fuori paese. Non lasciamo perdere questa provvidenziale opportunità. Arriviamo alla chiesa di san Nicola del XV sec, molto bella. È gremita di gente soprattutto giovane. Sta celebrando don Vitaliano. Dopo la messa ci presentiamo e non fa una piega per accoglierci. Ma visto che non abita in parrocchia, (ci sta il rete anziano con la sorella...) ci porta in un monolocale che ha preso in affitto. Abbiamo così un bel letto, una doccia e per la cena, niente di più facile: chiede a Candida, da chi affitta, di preparaci una buona cena. Sembra una storia da film, eppure è la realtà. Questo significa affidarci e vivere veramente un cammino d'abbandono. Appena entriamo in casa per cena, Pascale è colpita dalla scritta sulla maglietta di Candida: "Angel". Cena conviviale. Don Vitaliano è molto interessato al nostro progetto del Cammino dell'Angelo. Vorrebbe volentieri unirsi a noi per la 2a tappa. Prendiamo perciò il suo indirizzo mail. Di sicuro, nostro progetto attira, ma la difficoltà per tanti è lasciare tutto per partire là dove non si sa. Siamo all'ottava giornata di cammino. 

12 ottobre 2009 - 9° giorno 
Presenzano - Cassino - 33 km 

Ottima notte nel letto matrimoniale! Dopo 3 km siamo sulla Casilina, antica via romana in alternativa alla Via Appia, più lunga per raggiungere il porto di Brindisi. Ahimé, è finita la tranquillità. Per uscirne, proviamo una parallela che ci porta sotto l'autostrada Roma-Napoli e poi nei campi. Così torniamo sulla nostra SS 6 dopo aver fatto 4 km in più e perso un'ora. Pazienza! Pausa cappuccino al bar 'Kis Kis' di Montelungo. Ci vogliono queste pause, sia per riposare le gambe e i piedi, sia per scrivere. Basta che non siano troppo frequenti. Abbiamo pensato che una a metà mattinata, una più lunga per il picnic e una nel pomeriggio è un buon equilibrio per affrontare una 30 km al giorno. 
Dopo il paese, troviamo una provinciale per Moscuso che sembra buona per noi. Finalmente possiamo camminare di nuovo a fianco, sia per parlare, ma più spesso stiamo in silenzio. Pellegrinare da' l'occasione per stare in silenzio e meditare la Parola, pregare con il Rosario, o semplicemente osservare la natura. Il troppo chiacchierare ci isola nel nostro mondo e ci impedisce di collegarsi con l'Esterno. 
Arriva il momento del picnic. È il momento o forse quello poco dopo, il più difficile della giornata. La stanchezza ti cade addosso e non sai più da dove vieni, dove vai e soprattutto perché cammini. Si chiama il 'demonio di mezzo giorno'. Dopo Moscuso si perde la provinciale e ci si ritrova non si sa perché sulla trafficatissima Casilina. Inizia a piovere. Propongo una pausa ad un bar per ripararsi e prendere un caffè. Meno male, perché poco dopo inizia un diluvio. Con le nuvole non si è ancora visto l'abbazia di Monte Cassino. 
Entriamo a Cassino sotto la pioggia in mezzo ad un traffico demenziale. Si fa prima a piedi che in macchina. Almeno un po' di soddisfazione; eh!? 
Vuoi sapere cosa pensa il pellegrino dopo più di 30 km a piedi, all'ottavo giorno di cammino, in balia al traffico e sotto la pioggia? Beh, a niente, proprio niente. È incapace di pensare, ed è forse meglio. 
Dopo la messa, la solita manovra per trovare accoglienza. Questa volta non si capisce bene dove, da chi, come.... il vice parroco ci parla di una suora che a sua volta parla di una certa Anna, mentre Pascale è alle prese con una certa Loretta che dice di essere posseduta dal demonio! e fuori diluvia sempre di più. Senza preoccuparsi ci ritroviamo nell'appartamento della sig.a Anna e siamo accolti come il Messia! Per più di un'ora non si è capito bene dove siamo capitati e chi sono queste persone e quale il loro legame, ma soltanto a cena, quando festeggiamo il compleanno di sr. Maria Pia, che le cose diventano sempre più chiare. Grazie Anna & Co per la vostra sincera accoglienza. 

13 ottobre 2009 - 10° giorno 
Cassino - Arce - 32 km 

La mattina presto, lasciamo Cassino sotto un bel.... sole. Non saliamo all'abbazia di Monte Cassino perché ci vorrebbe almeno una mezza giornata per vedere un'abbazia tutta ricostruita dopo la guerra. Abbiamo la fortuna di trovare una stradina parallela alla SS 6 un po' più in alto: Via santa Scolastica. Così, rimaniamo in tema con san Benedetto. Mentre camminiamo sulla strada stretta incontriamo un pellegrino in carne ed ossa ma non a piedi: viaggia… in macchina. Porta una bella maglietta di Santiago e ci dice che l'anno prossimo parte per Gerusalemme. Che libertà c'è nel mondo dei pellegrini! 
Pausa picnic a Roccasecca (come potrai vedere nel video) paese dove è nato Tommaso d'Aquino. Suo babbo era il signore appunto di Roccasecca e di un sacco di terre di cui Aquino. Pellegrinare è anche incontrare i santi là dove sono nati, vissuti, morti e sepolti. È come comporre una catena di volti di uomini e donne vivi ma anche morti in amicizia di Dio. Durante la pausa si percepisce una stanchezza generale. Accusiamo adesso le tappe iniziali un po' lunghe. Domani cercheremo di fare una tappa più breve. Promesso! 
Dopo questa buona pausa si riparte. Il pellegrino riparte sempre. È sempre in cammino. È incredibile quanto in pochi chilometri cambia il paesaggio: dopo una larga valle, ci si ritrova in valli strette con paesi arroccati su cucuzzoli. Mentre camminiamo incontriamo varie gente: chi ci parla in francese perché è reduce dalla Francia dopo anni di lavoro, chi ci parla di politica, religione, Padre Pio, ecc.... Somma alla gente da queste parti piace parlare. E noi.... andiamo avanti. Si pensava fermasi a Rocca d'Arce, ma dobbiamo puntare giù ad Arce. Allora scendiamo al tramonto. Questa sera le cose vanno così: Eric e Luciano due ragazzi che giocano al pallone sulla piazza di fronte alla chiesa chiusa ci accompagnano da don Andrea, giovane vice parroco che ci accompagna in macchina da don Ruggero, che stava nella chiesa di partenza. E dopo 5 minuti siamo alloggiati sul pavimento dell'oratorio. Manca la pizza per completare questa giornata. E così il pellegrino va a letto beato. 

14 ottobre 2009 - 11° giorno 
Arce - Veroli - 26 km 

Come si dorme bene sul finto parquet dell'oratorio d'Arce!!! Alle 8.00 ci troviamo in sagrestia per timbrare le nostre credenziali: è l'11 timbro da quando siamo partiti. La parrocchia è dedicata e san Euleterio che viene rappresentato da due cani (come san Vito). Era un pellegrino che morì di stanchezza nei pressi d'Arce. Chi sa se finiremo come lui!? Nei secoli precedenti Arce era una tappa obbligatoria per i pellegrini ed adesso dal 2000 ricomincia ad essere frequentata dai pellegrini del III millennio. Dopo queste belle parole, don Ruggero ci offre il cappuccino e la pasta al bar: carburante necessario del pellegrino. 
Passiamo per Monte San Giovanni a Campano. Si pensava passare più a sud, ma don Ruggero ci ha consigliato di passare per l'abbazia di Casamari e Veroli. Un suggerimento, per noi pellegrini dell'Angelo è sempre una pista buona per il nostro cammino. Siamo sorpresi dalla quantità di costruzioni (più o meno abusive) in queste zone. Se va avanti così, fra 20 anni, il poco di campagna che è rimasta lascerà posto ad un'enorme città. A Monte San Giovanni ritroviamo il nostro simpatico Tommaso d'Aquino, con l'episodio della prigionia in casa paterna e della tentazione con la ragazza di costumi leggeri. 
6 km dopo siamo all'abbazia di Casamari: stupendo esempio di romanico / primo gotico di stile cistercense (in pietra e non in mattoni come in Lombardia). Aspettando l'apertura mangiamo un boccone. È una fortuna poter entrare in questa grande navata da soli. Momento di preghiera e Emanuele coglie l'occasione dell'ottima acustica per cantare il Salve Regina gregoriano. 
Ultima tirata per la giornata: Veroli. Vediamo piovere di qua di là, ma niente sopra la nostra testa: San Michele ci protegge con le sue ali. In periferia di Veroli, sentiamo le campane di una chiesa: ci sarà una messa. Acceleriamo e infatti troviamo la chiesa di Santa Croce all'ingresso della città antica. La messa sta per iniziare. Emanuele entra in sagrestia e trova don Giuseppe che sta per celebrare. Nel parlare, scopro che conosce p. Stefano e p. Giancarlo di Sant'Antimo. Come il mondo può essere piccolo. 
Dopo messa il don ci accompagna nella sua neo parrocchia, il duomo, dove è parroco da soli 4 giorni insieme a don Epimaque del Ruanda! Devono insieme seguire 8 parrocchie. Ci si sistema alla meglio in una camera della parrocchia ancora in fase di trasloco. I don devono scappare alle 20.30 perché c'è la festa annuale in onore di san Salomé, madre dei figli di Zebbedeo, Giacomo e Giovanni. Nel 1200 la gente di Veroli hanno trovato un sarcofago contenenti le sue ossa. Nel 2008 indagini scientifici rivelano che le ossa sono di una donna del I sec proveniente dall'oriente. Chi si sarebbe aspettato di trovare in questo paese la Salomé!? Pellegrina come noi, sarà morta qui, proprio a Veroli? 
Ceniamo in 'tête à tête'. Fa bene ogni tanto poter parlare tranquillamente. 

15 ottobre 2009 - 12° giorno 
Veroli - Anagni - 28 km 

Sveglia all'alba. Fuori ma molto freddo. Colazione veloce e usciamo dal paese vecchio dalla porta di Sant'Anna. Veroli è la prima cittadina molto curata che non è stata cementata che incontriamo sul nostro percorso. Scendiamo per una mulattiera che finisce nel nulla, cioè nei campi. Mi bagno i piedi, visto che cammino solo con i sandali. Ma ci vuole poco per asciugarli. 
Spesa per picnic a Ferentino. Le donne dentro il negozio sono molto curiose di vederci con gli zaini. - Ma siete in bici o in macchina? chiedono - no, a piedi! rispondiamo con un sorriso. Ci regaliamo un bel picnic a base di sardine e frutta in un oliveto di fronte alla pianura di Anagni. Se a Foggia cercavamo l'ombra per mangiare, adesso ci godiamo il sole di metà ottobre. 
Per miracolo imbocchiamo un sentiero. Da tempo che i nostri piedi non avevano più camminato sulla vera terra: quella di Madre Terra. L'asfalto va bene per le macchine ma non per i pedoni. 
Poco prima di Agnani, mentre scrutavamo la collina per cercare di trovare una scorciatoia, incontriamo Tonino che scendeva dal paese. Chiediamo la strada più giusta. Non ascolta la nostra domanda, e parte in una lunga spiegazione storica geografica politica culturale economica della sua città. Ma poi, invece di spiegarci la strada si propone di risalire la collina per farci da guida. Che bello, meglio di così!? 
Anagni, città dei papi e dello schiaffo di Bonifaccio VIII è proprio bella. Visitiamo la cattedrale e soprattutto la stupenda cripta medievale grazie al nostro cicerone. Poi, Tonino ci porta a vedere il palazzo comunale del 1200. Lì, si sta svolgendo una conferenza con sindaco e vescovo.... Siamo goffi con i nostri zaini e bastoni. Un giornalista insiste per farci entrare e ci fotografa. Chi sa se l'indomani usciremo in prima pagina sul 'Ciociaria oggi'? 
Poi con insistenza, Tonino, ci porta alla chiesa di San Giovanni per la messa. Nella chiesa, sopra l'altare maggiore c'è una grande immagine di san Michele. Infatti è sede dei Chierici Regolari Minori che hanno come patrono San Michele. Beh, non è una coincidenza? Concelebro insieme a don Jonas, dello Zaire. Dopo la messa come spesso accadde, alcune persone vengono a salutarci. Queste hanno la lacrime agli occhi talmente sono contente di salutarci. Dopo arriva il superiore, p. Jacques, pure lui dello Zaire. Adesso sembra che sono i sacerdoti africani ad evangelizzare l'Italia! Ci accompagna nelle nostre stanze in questo enorme convento che domina la valle del Sacco. Cena e compieta condivisa insieme. Nanna verso le 21.30 

16 ottobre 2009 - 13° giorno 
Anagni - Artena- 31 km 

Come si dorme bene durante i pellegrinaggi!!!! L'alba, dalle nostre finestre, ci mozza il fiato. Oggi sarà una bella giornata, ma quanto impegnativa? Appena usciti dalla 'casa museo' dei Chierici Regolari Minori, ci offriamo la benzina della mattina: un bel cappuccino per affrontare la nostra 13a giornata. Dopo 5 minuti di cammino ci troviamo in mezzo ai rovi: bisogna arrangiarsi e scavalcare le recinzioni, camminare nei prati gelidi per finire finalmente su una strada decente. Visto che la nostra cartina al 200.000 non ci offre un gran che per oggi, andiamo avanti lasciandosi guidare. 
Oggi, la campagna sa di campagna, addirittura sembra essere negli Alpi: le case funghi di ieri sono sparite. Finalmente rivediamo pecore e greggi e tanti cani che abbaiano al nostro passaggio. L'unico rumore è l'autostrada A1. Ci passiamo sotto. Poi, ritroviamo la nostra SS 6: signora Casilina. Camminare su questa statale è da suicidio, ma qualche volta non c'è altra possibilità. Appena vediamo un qualcosa che porta nella direzione di Colleferro, non esitiamo. Ma qui, la gente è meno accogliente: sembra che è vietato passare davanti a casa loro, sembra che hanno poca fiducia dello straniero. Più andiamo avanti e più le case sono circondate da recinzioni, muri, telecamera, ecc. Si vede che ci avviciniamo a Roma! Poi, ci tocca di nuovo a tagliare per i campi. Poco dopo dobbiamo attraversare la linea del treno alta-velocità. Un continuo scambio tra natura incontaminata e alta tecnologia. 
Caffè pausa a Colleferro. Discutiamo sulla strada da prendere: Se andiamo verso Artena, ci spostiamo troppo a nord, ma se puntiamo verso l'Appia antica, ci tocca salire delle montagne. Non c'è dunque da esitare: Artena sarà la nostra tappa. Per uscire dalla città, seguiamo una strada che ci ispira: almeno evita la SS 600 bis super-iper trafficata. Pausa picnic di fronte alle miniere di ferro si presume, visto il nome della città. Alcuni 'pellegrini' di 60 anni in su ci suggeriscono di prendere la maledetta statale, perché secondo loro è la strada più veloce per Roma... ovviamente in macchina. Ormai siamo abituati al solito ritornello. Testardi, proseguiamo per la nostra stradina che dopo un po' finisce in un azienda protetta come se fosse una caserma. Dopo abbiamo saputo che era una fabbrica di missile. Fortunatamente troviamo un sentiero e aggira la ditta e ci porta verso Artena. Da su si vede tutta la valle e il percorso che abbiamo fatto da tre giorni. Adesso dobbiamo scendere su Artena: nel mezzo c'è una bella vallata. Attraversiamo i campi per prendere un sentiero dall'altra parte. Maledizione: nel mezzo c'è un miserabile fosso: non è l'acqua che ci impedisce di attraversarlo, ma i muri di rovi. Dobbiamo tornare per forza indietro per imboccare l'infernale statale 600 bis. Sono gli inconvenienti del camminare senza cartine dettagliate. Di nuovo un contadino se la prende con noi: ma cosa hanno in queste zone? 
Gli ultimi 3 km per Artena sono da incubo, per il traffico e la strettezza della strada. Arrivati in paese, dove la parte antica è arroccata in cima ad una roccia, tiriamo subito verso la chiesa di Maria del Gesù dove ci hanno riferito che i frati francescani fanno accoglienza ai pellegrini. Ci tocca fare ancora 1 km per trovarsi 3 frati che non vogliono sapere di accoglienza ai pellegrini. Non insistiamo perché se la cosa non è andato in porto significa che dopo sarà meglio. Infatti tornato in paese, entrati nella chiesa di santo Stefano, troviamo don Paolo che la stava chiudendo. Senza esitazione ci porta a casa sua. Ci mostra le nostre camere, il bagno, una stanza per poter celebrare la messa. Cosa vuoi di più? Dopo una buona doccia che rigenera il corpo, ci nutriamo del Pane degli Angeli per nutrire lo spirito: è il pane quotidiano per proseguire la nostra marcia verso l'Oreb. Dopo messa mangiamo una pizza e don Paolo vestito da calciatore ci riaccompagna in canonica per andare subito a nanna. 

17 Ottobre 2009 - 14° giorno 
Artena - Marino - 35 km 

Il pellegrino che dopo 15 giorni si è svuotato dei suoi problemi e si liberato la mente e il cuore, dorme come un ghiro! Oggi, alle 7.00 celebriamo l'eucaristia nella stanza della canonica. Oggi alcuni vescovi francesi e molti fedeli sono radunati sul Mont Saint Michel in Normandia per fare memoria dell'arrivo delle 'reliquie' di san Michele (una pietra del santuario e un pezzo di stoffa che l'angelo avrebbe lasciato), provenienti dal Monte Sant'Angelo sul Gargano il 17 ottobre dell'anno 709, esattamente 1300 anni fa. In un certo modo, seguiamo le orme di questi monaci pellegrini che 13 secoli fa hanno percosso più o meno la nostra Via dell'Angelo. Anche noi, portiamo nei nostri zaini una pietra del santuario del Gargano, ma quando la lasceremo a Mont Saint Michel? 
Fuori fa un freddo boia. Pioverà oggi? Più volte ci siamo chiesti se le strade ideali per noi pellegrini del III millennio non fossero le autostrade, visto che tutte le persone alle quale chiediamo un informazione sul percorso ci mandano invariabilmente sulle strade più trafficate che esistono. Dopo una bella salita nella foresta, arriviamo nel parco Regionali dei Castelli Romani. Roma è ormai vicina. 
Cosa pensa il pellegrino mentre cammina? È molto variabile. Dipende se cammina su una Statale o su un sentiero, se sale una collina sotto il sole, o scende una montagna al tramonto, se inizia la giornata o si avvicina alla tappa, se ha la pancia piena o vuota. Ma più delle volte e forse in generale, il pellegrino non pensa: è vuoto di pensieri e preoccupazioni. L'unico pensiero è camminare, passo dopo passo, andare avanti. Il pellegrino vive il momento presente, l'attimo. Sa che Dio è con lui, cammina con lui, indipendentemente di quello che pensa, dice. 
Dopo la pausa caffè scendiamo di brutto verso Nemi, località ad est del lago di Nemi. È strano trovarsi in paese turistico, dove nei negozi troviamo addirittura delle fragole fresche, coltivate attorno al lago. Dal belvedere che domina il lago, non riusciamo ad individuare la strada per Castelgandolfo, dove vogliamo fare tappa, magari bussando al palazzo papale. Perciò andiamo a caso e senza volerlo ci ritroviamo al bar dove si era preso il caffè. Imbocchiamo la P 217, detta la 'strada dei laghi'. Per fortuna, troviamo subito un sentiero in parallela alla provinciale trafficatissima. Non appena camminato mezz'ora, ad un bivio, grande è la nostra sorpresa: è il primo cartello di legno con l'iscrizione: "Vie Francigene del sud - Roma". Ci siamo finalmente su questa Francigena del sud.... dopo 400 km dal Gargano. 
Dopo aver seguito le indicazioni, arriviamo sopra il lago di Albano, ma non dal versante giusto per andare a Castelgandolfo. Dunque è semplice, la nostra tappa sarà: Marino! Da lì si vede Roma, San Pietro e se il tempo fosse più chiaro, Castel Sant'Angelo, meta di questa 1a tappa del Cammino dell'Angelo. Manca ormai poco, ma la stanchezza comincia ad essere tanta. 
Entriamo a Marino che già è notte. Un mezzo tentativo al duomo per chiedere accoglienza per la notte fallisce. Andiamo avanti. In piazza Garibaldi c'è una chiesa, ma chiusa. Andiamo avanti. Poi, dopo 5 minuti, una signora in macchina si ferma e dice a Pascale, che vicino alla chiesa ci sarebbe possibilità di dormire. Allora si torna indietro. Infatti, entriamo in un tipo di ostello. Visto che siamo qui, ci fermiamo. Basta per oggi. Per un prezzo modico, abbiamo un dormitorio per noi due e una cena e colazione abbondante. È la prima volta che paghiamo qualcosa per dormire da quando siamo partiti dal Gargano. I nostri ospiti non hanno mai accettato una qualsiasi offerta. 

18 ottobre 2009 - 15° giorno 
Marino - Roma - 26 km 

Le campane della chiesa accanto ci svegliano: sono le 7.45. Abbiamo dormito 10 ore! Le batterie sono ben cariche per affrontare l'ultima giornata. Alle 9.00 siamo in cammino per imboccare la Via Appia antica a Mole. È con una certa emozione che percorriamo questa via consolare, la più antica strada romana che conduceva ai porti dell'Adriatico. Questa via larga 3 a 4 metri, tutta lastricata, è stata frequentata da milioni di persone: militari e prigionieri di guerra, aristocratici e schiavi, papi e eretici, santi (san Paolo di sicuro) e ladri, avventurieri e mercanti e ovviamente pellegrini. La Via Appia ci porta velocemente nel cuore della Roma antica senza aver da subire il traffico della capitale dell'Italia. Gli unici rumori a inquinare i suoni della campagna, sono gli aerei che decollano da Ciampino. 
Alle 12.30 ritroviamo due amici di vecchia data: Daniela e Domenico. Ottima occasione di fare una pausa per il.... cappuccino! 
Con loro due proseguiamo verso le mura Aureliana e porta San Sebastiano. Mentre scattiamo una foto ricordo di fronte alla porta, grande è il nostro stupore nel vedere inciso sulle pietre della porta l'effigia di San Michele! Dopo, seguiamo il Tevere per arrivare fino al Castel Sant'Angelo: uno dei luoghi a Roma dove nel passato è stato venerato l'Arcangelo. Poi, è diventato una fortezza e anche una cassaforte per i papi del rinascimento. Adesso è museo nazionale, ma da sempre sulla cima della fortezza domina la statua dell'Angelo con la spada che trafigge il nemico. Nell'avvicinarsi cresce l'emozione. 
Paghiamo il biglietto e chiediamo di timbrare le nostre credenziali. Poi, saliamo piano piano l'ex mausoleo dell'imperatore Adriano, visitiamo le sale e diverse mostre, proseguiamo a salire per arrivare sulla terrazza del Castello. La statua dell'Angelo è appena sopra di noi. Pascale mi fa notare che manca qualcosa. - Cosa? Dopo un po' risponde - Satana. - Non c'era bisogno di metterlo, rispondo, perché la stanza sotto la quale poggia la statua di Michele era la sala del tesoro dove il Papa Borgia (Alessandro VI) ammassava le monete... 
Dalla terrazza si vede tutta Roma. Concludiamo questa 1a tappa con le litanie degli angeli. 

Dopo, andiamo a dormire allo Spedale della divina Provvidenza gestito dalla confraternita di san Jacopo, in via Galvani. Lucia e Antonio ci ricevono a cuore aperto. Ci lavano i nostri piedi, stanchi dai 466 km di strada, come segno di accoglienza; gesto con il quale venivano accolti i pellegrini nel medio evo. Dopo la messa celebrata nella parrocchia vicina, ceniamo con amici e altri pellegrini scesi dal nord, lungo la Via Francigena. 

Cahier de route écrit par Pascale

3 octobre 2009.
Nous voilà à Monte Sant'Angelo. Il fait beau, frais; nous sommes plein de courage et très confiants. 
Faut dire  que tout s'arrange à merveille. Hier c'était le froid, la pluie et le vent, on était fatigués après une nuit de bus, et on se savait pas trop où dormir. J'avoue que ne pas savoir où dormir me stresse car je ne suis pas encore pèlerine, pas trop touriste non plus, juste voyageuse. On est arrivé la semaine de la saint Michel, dans une ville toute décorée. On a été à la grotte, prévenir l'ange qu'on était arrivés. Puis on se renseigne à droite à gauche pour la nuit, et un nom se dégage: Don Vladislao. On le cherche dans le labyrinthe du sanctuaire, sculpté dans la falaise surplombant l'abîme. On en profite pour visiter le musée, discuter avec le vendeur de billets qui parle de Don Vladislavo avec un grand sourire. On fini par le trouver, il nous accueille à bras ouverts, on dîne avec lui et sa communauté, et on dort juste au dessus de la grotte, une chambre avec vue sur la forêt et la mer...
Alors le problème de la nuit étant résolu, c'est le cœur léger qu'on explore cette petite ville blanche, qu'on achète de quoi manger, qu'on ramasse des cailloux souvenirs et que Manou m'offre un joli petit couteau local jaune moucheté de noir, comme les bananes.

4 octobre 2009 - 1° jour 
Monte Sant'Angelo - Un podere lungo del Tavoliere - 32 km 

Ce dimanche matin, 4 octobre 2009, jour de la Saint- François, on assiste à la messe à 7h, cette messe se termine par un longue et belle prière à Saint Michel. Puis don Vladislavo impose les mains sur nous, et bénit notre cheminement avec les mots de son cru, qui nous touchent au cœur. Nous prenons un petit déjeuner en sa compagnie, et voilà, c'est parti. 
Nous marchons dans les collines du Gargano, aidés d'une mauvaise carte (les cartes italiennes sont très imprécises, aussi il faut du flair, le sens de l'orientation et un certain abandon à la providence pour ne pas se tromper.). 
Il fait beau, au loin le « tavogliere », cette grande plaine anciennement marécage, s'étale à nos pieds. 
Nous arrivons à l'abbaye de Pulsano, c'est un ancien ermitage datant du 6ème siècle. Les cellules étaient sculptées dans la roche. L'une d'elle a été agrandie pour devenir l'église. Elle est décorée d'icônes, car là bas, on continue à s'imprégner de la tradition byzantine, à peindre des icônes etc... 
Passé l'abbaye, on se retrouve sur un chemin taillé à flan de falaise, que l'on suit parce qu'il nous inspire. Après une série de tournants, on trouve deux hommes discutant au milieu de nulle part qui nous indiquent la direction. Pause repas, à l'orée d'un petit bois, chaud soleil, vue magnifique sur la mer scintillante, brise légère...Michel nous gâte! 
Nous reprenons la route, escaladons des barrières, haies, et arrivons à San Salvatore à l'heure du café; manque de chance, le bar est fermé. On voit toute une famille sur son bacon qui nous regarde. Une fois à leur hauteur, après quelques salutations, ils nous invitent à monter, à prendre du café, du vin...Requinqués, on repars, bientôt il n'y a plus de route, alors on va tout droit. Personnellement je n'en mère pas large, car on se rapproche des falaises qui descendent vers le Tavoliere, et elles sont très abruptes. Mais sans trop chercher, nous trouvons comment descendre : le lit d'un torrent fera l'affaire, à condition d'être prudents et de ne pas rouler sur des pierres. Manou est nettement plus agile que moi, mais bon, on y arrive. 
Une fois dans la plaine on retrouve la route. On vise un village pour s'arrêter dormir, mais ce village est une grosse ferme fortifiée, bardée de grilles en fer et de gros chiens aboyant. Alors on continue sous la pleine lune. Emmanuel sort de sa besace une fiche plastifiée: le cantique de Saint François, qu'il lit. C'est très beau dans cette nature baignée de lune. On marche assez longtemps, d'une part, parce qu'il n'y a pas de lieu pour dormir, et d'autre part parce que les moustiques attaquent. Il y a bien des ruines, mais assez glauques. On vise entre autoroute, fleuves, domaines ultra privés, (je suis choquée de constater comment les italiens de cette zone se barricadent, que craignent-ils? Mais je vais me rendre compte que, jusqu'à Rome, presque tous se claquent-murent dans des murs de fer, des caméras électriques, des chiens, des fils de fer barbelés, quitte à ne plus voir, dans leur bunker, les magnifiques panoramas qui les environnent.) 
On a la joie d'admirer plusieurs feux d'artifices : les villages des collines fêtent Saint François! On arrive finalement, dans une belle maison abandonnée, propre, entourée de pins, avec une citerne où trouver de l'eau pour se laver. On choisit l'accueillante étable pour y dormir. 

5 octobre 2009 - 2° jour 
Un podere del Tavoliere - Foggia - 28 km 

Notre maison est à la jonction de la P89 et de la S 89. Nous voilà repartis, vers Foggia. 
Au début, on longe l'autoroute...C'est d'un bucolique en diable! Mais bon, on est des pèlerins; c'est notre destination qui compte, et puisqu'il y a des fleuves à franchir, on va au plus simple. Il est tôt; 7h. Ça me rassure un peu, car l'avant veille, notre bus avait emprunté cette autoroute, et j'avais remarqué tout le long, plein de jeunes femmes, d'Afrique ou d'Europe de l'Est attendant les clients. Là bas, les bas-côtés des routes sont transformés en décharges publiques, matelas crevés, déchets verts, plastiques éventrés, appareils électroménager explosés... Et ces jeunes filles sont parmi tout ça. En se prostituant, elles transforment malgré elles leur corps en poubelle pour des hommes travaillés par leur libido. Ils les consomment et les jettent. On appelle ces filles « les lucioles », et elles sont si nombreuses en Italie! Je trouve ça tragique, et je ne comprend pas qu'on puisse en arriver là. On parle de libération sexuelle, mais où est la liberté là dedans? Assez lâchement, suis contente de marcher le matin, pour n'avoir pas le cœur trop serré en les voyant. Je les emmène avec moi, sur la route de l'ange, celui qui réconforte et encourage. 
Après l'autoroute nous demandons de l'eau dans une ferme où un couple de retraités nous accueille avec un beau sourire, puis nous contournons interminablement un camp militaire, en trébuchant sur les mottes de terre d'un champs fraîchement labouré. Il fait de plus en plus chaud. Après plusieurs heures de marche le long des fils de fer barbelés, nous nous engageons sur une petite route, écrasée de soleil. Nous grappillons quelques grappes de raisin, longeons d'immenses champs d'artichauts, où travaillent de la main d'œuvre étrangère. Les gens nous disent qu'il n'y a pas de travail ici, mais je remarque que les champs sont beaux, bien irrigués et qu'à Trani, un bus arrive directement d'Ukraine avec une seule escale à Trieste. On crève de chaud, on décide donc de faire la sieste à l'ombre d'oliviers. Plus tard, on frappe à une ferme, et 3 émigrés, tout sourire, nous apportent à boire. 2 viennent du Maroc, le troisième de Côte d'Ivoire. Du coup on peut parler français, et ils nous disent la difficulté de leur condition de travailleurs émigrés. On s'approche de Foggia, Mohamed, l'Ivoirien, nous double en vélo, il va prendre des leçons de conduite. Je trouve qu'il est avisé, et construit sagement son avenir. L'arrivée à Foggia me semble interminable, les pieds cuisent avec la chaleur et le macadam, on longe une « rivière », à l'odeur pestilentielle et les bas côtés de la route sont des poubelles à ciel ouvert, bref, c'est pas top. 
Une fois en ville j'ai un peu le trac. Nous avons décidé d'aller frapper à la paroisse saint Michel, mais pas sûr que ça marche, et ça me stresse, surtout que je suis bien fatiguée. En entrant dans la ville, je remarque pas mal de noms de rue, de boutiques ou d'affiches où « Michele » est écrit en gros, je me dis que c'est un signe d'encouragement de la part de notre ange. ..Manou téléphone à la paroisse : Alleluia! Ils nous attendent! Nous demandons notre chemin à une dame, Antonietta, la quelle intriguée par notre allure, nous demande ce que nous faisons. Touchée par notre réponse, elle nous raconte comment autrefois sa mère, sa grand mère et tous les gens du pays, faisaient à pied le tour des sanctuaires. Elle nous demande de prier pour Foggia, et pour cette région qui souffre de la crise. À nous d'être touchés, nous sommes là pour ça, et elle l'a compris tout de suite. 
Nous arrivons à San Michele, belle paroisse en brique, tenue par des salésiens. Don Silvano n'est pas disponible car c'est l'inscription des enfants du caté, et la paroisse ressemble à une ruche. On en profite pour se reposer dans l'église pendant le chapelet. Je ne suis pas à l'aise avec cette prière, mais quand on est crevé, pas besoin de réfléchir, il suffit de se laisser guider par le flot, et de remercier d'être arrivés à bon port. Après la messe, (d'action de grâce), don Silvano, un homme extrêmement délicat et gentil, nous montre notre chambre, dans leur pensionnat. Il nous propose de dîner avec lui. En attendant nous discutons avec 2 jeunes Roumains de Moldavie qui font la manche, un ridicule petit accordéon en plastique accroché autour du coup. Ils nous parlent de leurs parents, de leur 10 frères et sœurs, de leur « travail » : mendier, ils ont la peau pleine de cicatrices, mais un tel appétit de vie et une soif de connaître. Ils nous bombardent de questions, et s'enthousiasment devant notre petit exploit. 
Le soir à table, nous faisons la connaissance de don Luigi qui a été prof de français, et don Giuseppe, jeune prêtre dynamique. Don Silvano sort une foultitude de petits plats délicieux, du vin, des spécialités locales, bref, on se couche ravis et repus. 

6 octobre 2009 - 3° jour 
Foggia - Celle di san Vito - 41 km 

C'est en pleine forme que l'on quitte Foggia. Les trottoirs sont noirs d'étudiants qui vont à l'école, ils nous regardent passer, avec nos sacs, un peu surpris. On va tout droit, vers Troia. Toujours le soleil, toujours le bitume...Les pieds souffrent, et ma graisse fond. On demande de l'eau et on s'arrête à l'ombre. Ginno, un instituteur à la retraite nous propose du vin, du café, de nous emmener en voiture et tutti quanti. On reprend la marche, un automobiliste fait demi tour pour nous proposer de nous conduire. Mais merci bien, le pèlerin pélerine à pied, ça fait parti du contrat, on pourrait même dire de l'apprentissage, ou de la thérapie. 
On quitte le Tavogliere : Troia est une très jolie ville médiévale, perchée sur une colline. La route principale bordée de palais en pierre, mène à la cathédrale. Je m'écroule sur un banc, pendant que Manou, infatigable va et vient, appareil photo crépitant. 
La cathédrale est fermée jusqu'à 5h, on ne peut pas attendre qu'elle ouvre, car on a convenu d'aller jusqu'à Celle San Vito où on peut dormir dans la maison paroissiale, et il y a encore du chemin. Tant pis, on s'offre un cappuccino, pour se mettre « en jambe ». Le barman, amoureux de son église, nous montre des photos de l'intérieur, il insiste sur une statue du Christ, dégoulinant de sang, qui l'émeut particulièrement, et qui fait partie du trésor de Troia. On regrette un peu de ne pas pouvoir visiter, surtout que les sculptures médiévales, à extérieurs, sont très belles. À la sortie de la ville, nous croisons une voiture de police. Puis nous gravissons les collines, le paysage est magnifique, la lumière blonde du soir fait ressortir la couleur de la terre, des fermes et des collines toutes parées d'éoliennes tourbillonnantes. On monte, on monte, on monte, et déjà, il fait nuit. On franchit un col, sous la lune, et longtemps après, on arrive à un embranchement...aucune indication, je suis épuisée, on a presque 40 km dans les jambes. Manou dubitatif, consulte sa mauvaise carte. On se fie à l'ange et...la voiture de police arrive sur cette route déserte. Ils nous reconnaissent, et nous mettent dans la bonne voie. On arrive enfin à Celle san vito, où nous attend Paolo. Il nous accompagne au restau, où on se paie un repas de fête pour un prix étonnamment modique. Quelle joie d'être arrivés à bon port. Paolo nous raconte sa vie, pleine de dramatiques cassures. Après le dîner, il nous fait les honneurs de son village : anciennes cellules d'ermites dominant la plaine, fortifications, plaques de rues en français provençal, la langue du pays, que je n'ai aucun mal à déchiffrer, et San Vito, que l'on représente accompagné de 2 chiens. J'en déduis que san Vito avait une certaine tendresse pour les chiens, et je lui confie le vieux Kenzo, un de mes amis chiens. 

7 octobre 2009 - 4° jour 
Celle san Vito - Buonalbergo - 33 km 

Nous prenons un délicieux petit déjeuner au restaurant où nous sympathisons avec la patronne, Maria Pavia. Puis nous allons à la messe, pour trouver les forces d'avancer, à tous niveaux. À la sortie de la messe, don Antonio nous propose de boire un café chez une paroissienne du village. Ils parlent de Celle san Vito, du départ des jeunes dans le nord, de l'absence dramatique d'enfants, de l'installation dans les maisons vides d'Albanais, ou de Kosovars. Le monde bouge, les populations se remplacent ou se mêlent, ainsi va la vie. Nous quittons cet accueillant village en emportant ses hôtes avec nous, dans nos prières. Nous repassons à l'endroit où la police nous a sortie du pétrin la nuit précédente, et y retrouvons la précieuse carte qu'Emmanuel avait oubliée. 
Plus loin, on se désaltère à la jolie source san Vito, et la même voiture de police, toujours sur la route, nous salue à grands coups de klaxon. Le paysage est vallonné, constellé de grandes éoliennes blanches. La route que nous empruntons est peut être celle des piétons du temps jadis. Elle épouse le relief, tourne, virevolte, escalade, descend. Ça change des lignes droites de la veille! 
On arrive dans une région, peu habitée où pousse le tabac. En arrivant en fin d'après midi, à Malvizza, nous remarquons devant l'église, une statue de Saint Michel. Est-ce un clin d'œil de l'ange? Nous demandons à une jeune femme où peuvent bien dormir 2 pèlerins. Elle est polonaise, et ne sait pas. « Demandez à mon copain, il tient le garage ». Plus loin, nous voyons un homme travaillant dans une drôle de maison de planche à étendre les feuilles de tabac pour qu'elles sèchent. Il est aidé par une femme. C'est lui le copain. Il a une tchatche pas possible. Il raconte la difficulté de gagner sa vie, parle de Sarkozy et de sa belle Carla; de sa copine Polonaise, de son employée Roumaine...Le tout avec le sourire d'un homme courageux et motivé. Mais pour dormir...Il ne sait pas. Bon tant pis, à la grâce de Dieu. Je suis moins inquiète, compte tenu des providentielles nuits précédentes. 
Au fils des kilomètres, c'est la nuit. Nous téléphonons au curé de Buonalbergo, don Luigi, il nous conseille de dormir dans le village des frères franciscains, qui ont un couvent. On les appelle : pas de place pour nous. On rappelle don Luigi, il veut bien nous loger, mais devant manger une pizza avec ses potes, il est un peu pressé, aussi, il se propose de venir à notre rencontre en voiture. Tous pèlerins qu'on soit, on accepte. Quel plaisir de rouler en voiture! Arrivés chez lui, don Luigi nous offre un beau pain, de la charcuterie, fruits, fromage...Il nous confie les clés de sa maison pour la douche, et celle de la maison paroissiale pour dormir. Puis il file retrouver ses amis. Nous dormons dans une salle, rue de Rome, dans le rempart de la vieille ville. 

8 octobre 2009 - 5° jour 
Buonalbergo - Benevento - 33 km 

Le lendemain, nous visitons Buonalbergo. La vieille ville ne s'est pas remise d'un tremblement de terre, datant de plusieurs dizaines d'années. Les vieux palais ruinés, s'alignent le long des ruelles tout en escaliers. Les habitants habitent désormais des immeubles en béton à la périphérie, et ont laissé la place aux chats.  
Après un cappuccino salutaire, nous allons à la mairie demander notre route. L'homme qui nous reçoit connait très bien don Luigi, et est très surprit de savoir qu'il nous a ouvert sa maison, car ça n'est pas dans ses habitudes. Nous parlons de notre destination finale, alors, la secrétaire, toute émoustillée, nous montre le fond d'écran de son ordinateur : le mont Saint Michel ! 
En sortant, nous admirons une borne romaine; les piétons d'autrefois sont bien passés ici! Nous quittons le village, une femme marche rapidement vers ses champs. C'est la première personne qui marche que nous rencontrons. Elle nous conseille de passer à une chapelle qui abrite la statue de la vierge qu'honore tout Buonalbergo. Le site est très paisible, mais la chapelle fermée. Manou en profite pour dire ses prières du matin, et moi pour faire un petit dessin. 
Tout le long de la route, le paysage est vallonné, boisé, planté de vergers, d'oliviers, de tabac et de vignes. De vieilles femmes font les vendanges, les bras en l'air et la tête protégée par des foulards. Là bas les vignes poussent en hauteur sur des treilles. 
On arrive de collines en collines à Archangelo tre monte. Un village pour nous! Il s'étire tout le long d'une ligne de crête, avec à droite la campagne bien tenue, travaillée comme un jardin, et à gauche sur la colline d'en face, un énorme chantier, grand comme un barrage, devant le quel sont garés une bonne dizaine de semi-remorques. En arrivant dans le village, Alexandro, un cycliste à la retraite nous demande qui nous sommes, où nous allons...il nous parle de ses longues virées en bicyclette. Un peu plus loin, une vieille dame nous propose de boire un café chez elle, nous déclinons son invitation, car il nous faudrait rebrousser chemin, et mes pieds ont bien besoin de repos. Nous faisons une pause au bar. Maria, la jeune aubergiste, nous dit que ce pays est magnifique pour ceux qui aiment la campagne. Tant de jeunes s'en vont, attirés par la ville et pourtant il y a de quoi faire. Quand on l'interroge, elle nous dit que le grand chantier au loin, est une énorme décharge à ciel ouverte, déjà débordante d'immondices de Naples. Sachant que le respect de l'écologie est plus que limité dans cette région, on est un peu inquiets. Dans son épicerie, il y a une croix peinte de couleurs vives, elle est réalisée par une communauté religieuse de Mexicains qui vient de s'installer et que les habitant ont accueillie avec joie. Nous repartons, une grande descente nous amène quelques kilomètres plus loin à la gare. Il fait très chaud, le bar « mexicano » est à l'ombre, quoi de mieux pour piqueniquer? On commence à discuter avec Theresa et Pietro, les tenanciers. Bien vite ils nous proposent du vin, puis des kakis du jardin. Arrive leur frère, Vito. Il parle de nombreuses langues ayant passé sa vie dans l'hôtellerie. Il nous sert le café, puis un limoncello. Et au moment de payer : cadeau! Archangelo tre monte est vraiment un village très hospitalier! 
Nous prenons la direction de Benevento. Fini la jolie petite route, nous voilà à marcher, le long d'une grosse départementale, bruyante, fatigante et dangereuse. Il n'y a pas de bas-côtés, aussi, à chaque tournant, on se demande si un camion ne va pas nous écraser. On arrive enfin à Benevento, cuits par le soleil, dans un chaos de bruits et de voitures. Je suis sonnée par la fatigue, et chaque pas est une victoire. 
L'énergique don Pompinio nous accueille à Sainte Marie de Constantinople. Comme tous les soirs, la messe est une action de grâce pour avoir réussi à avancer jusqu'ici, pour les si belles choses vues, et toutes les personnes rencontrées. Il nous offre le restaurant, puis vient nous chercher pour nous montrer notre gîte: c'est dans une grande salle de spectacle que nous déroulons nos duvets et nos petits matelas pour la nuit. 

9 octobre 2009 - 6° jour 
Benevento - Solopaca - 27 km 

J'ai très peu dormi, trop fatiguée pour me délasser les jambes, et cette ville est bruyante. Mes pieds sont saturés d'ampoules, et leurs os comme broyés par la dureté du macadam. Je me demande si je vais arriver jusqu'à Rome. Que l'ange me donne de la légèreté pour continuer, au moins jusqu'à ce soir! 
Avant de partir, on visite le centre de Benevento. La cathédrale, l'arc romain de Traiano et l'église sainte Sophie, du 6 ème siècle, améliorent nettement notre première impression de la veille. 
En quittant la ville on va, à l'instinct, dans la direction que l'on suppose bonne. On arrive à franchir assez facilement toutes sortes de murs que sont pour les piétons les routes, périphériques etc... sur un petit chemin je trouve un beau cailloux en forme de cœur. Un petit signe de l'ange? En tous cas, je le garde, mon sac n'est pas si lourd que ça! Nous voilà à nouveau obligés de marcher le long d'une grosse route, très passante. Mais pas après pas, on avance. 
Après plusieurs heures, on trouve une route nettement plus calme. Une automobiliste s'arrête. Elle est une grande marcheuse, elle connait bien toute la région et s'occupe d'une association qui balise les anciens chemins...c'est heureux que des gens passionnés comme elle, s'y mettent, et il y a du travail, car pour marcher dans cette région sans bonnes cartes, sans balises et avec des chemins abandonnés, il faut être motivés! D'ailleurs tous les gens à qui nous disons que nous allons à pied à au Mont saint Michel via Rome, qu'ils soient jeunes ou vieux, nous regardent comme des fous. « Tout-à-pied? »!!! Ils nous indiquent les bus, nous proposent de nous avancer en voiture. C'est comme s'ils avaient oublié cette activité naturelle pour les jambes. Cette femme nous donne un paquet de pâtisserie locales et nous souhaite bonne route. 
Graduellement nous nous élevons vers un col, grâce à une ancienne route bien tranquille. On vendange toujours, dans les champs. À Vitulano, nous faisons une longue pause, dans un bar, près de l'église au joli clocher en bulbe. Les hommes jouent bruyamment aux cartes. Globalement, depuis le départ, je me demande où sont les femmes, nous croisons surtout des hommes, retraités pour la grande majorité. Je m'éclipse pour dessiner l'église, ils en profitent pour bombarder Emmanuel de questions. 
Dernière montée jusqu'au col! Virage après virage, on se hisse péniblement transpirant sous le soleil. On a la surprise de croiser 2 piétons, ils nous ont vu ce matin près de Benevento, et sont étonnés de nous retrouver ici. 
En haut, il fait bon, des châtaigniers centenaires étalent leur ramure. La forêt sauvage tapisse le flanc de la montagne. De nombreuses voitures sont garées. Des gens ramassent les bogues, chacun chez soi; tout le col est découpé en parcelles, soigneusement grillagées avec ces grosses barrières en fer... Même ici, la propriété est très privée! 
Quelques kilomètres plus loin, sur notre gauche, nous rencontrons notre première balise qui indique un sentier pédestre! Forcément, on y va! Le chemin confortable, tracé à flanc de montagne à travers la forêt, domine la vallée. Super! Assez vite, nous nous trouvons face à un troupeau de vaches terrorisées par nous. Puis plus rien, plus de chemin, juste des éboulis parmi les arbres. Manou semble sûr de son coup, je le suis donc sans trop d'appréhension, car il a un bon sens de l'orientation. Nous retrouvons une balise entre 2 éboulis nettement plus loin. Je casse mon parapluie en évitant un chute, et modère encore plus mon allure. « Qui va piano va sano ». Manou fonce comme un cabri...une bonne dénivellation plus tard nous voici arrivés sur une petite route bien stable. Nous téléphonons au presbytère de Telese, car le jour baisse. On nous répond qu'il n'y a pas de prêtre là bas, et qu'on ne peut pas nous recevoir. Du coup, nous nous dirigeons vers Solopaca. Je suis assez contente, car je trouve que ce village a un joli nom. (c'est un critère comme un autre!) 
On presse le pas car la messe est à 6H. On arrive pile à temps. Emmanuel concélèbre avec don Josif jeune prêtre roumain, et don Franco. Ils téléphonent aux sœurs franciscaines : pas de problème, elles nous attendent. Sœur Béatrice se met en 4 pour nous recevoir, elle nous fait nos lits, nous donne des piles de serviettes, nous fait visiter leur petite chapelle et va me chercher du bicarbonate de soude et du gros sel pour un bain de pieds, qui d'après Manou, me remettra d'aplomb. Une fois reposés, nous retrouvons ses sœurs et don Josif pour un dîner très joyeux et chaleureux. Le soir, en tamponnant notre crédenziale, nous découvrons avec joie, dans le bureau de Béatrice une statue de notre Michel. Il veille vraiment sur nous! 

10 octobre 2009 - 7° jour 
Solopaca - Alife - 31 km 

Ce soir, nous demanderons l'hospitalité à don Domenico, de la ville d'Alife, c'est ce que nous a recommandé son ami, don Franco. 
Pendant le petit déjeuner que nous prenons avec les sœurs, la jeune femme de ménage arrive décomposée : son mari est mort cette nuit. Nous partons, emportant avec nous tous ces gens rencontrés. 
Nous traversons Telese, ville détruite par les bombardement de la guerre 39/45 qui ont ravagé cette région. De nombreux vestiges romains peuvent encore se voir, attestant de l'importance de ce bourg à l'époque romaine. 
Je suis étonnée de voir comme la terre est fine et bien travaillée. Les potagers sont magnifiques, les champs impeccablement tenus. Plus d'immondices le long des routes. Les maisons sont prospères. La région semble bien se porter. La route parcourt une plaine fertile, bordée de collines boisées. Après le pont franchissant le torrent, nous gravissons les escaliers du village médiéval de Faicchio. Au téléphone, les amis de Manou signalent qu'il pleut des cordes. (Nous sommes des pèlerins modernes, dotés de portables!) Ici, ça va, mais peut-être qu'acheter un nouveau parapluie serait une bonne idée. Dans le village, nous visitons l'église, le château, et juste en face, 2 affiches et une pizzeria au nom de Michele, m'accrochent le regard. On commence à être vigilants; est-ce que notre ange nous fait signe que quelque chose d'inattendu va se passer? Juste en face de l'entrée du château, il y a une boutique qui vend de tout, et notamment de superbes parapluies. Je flache pour un multicolore, au couleurs de l'arc en ciel. C'est Giuseppe et Lucia qui nous accueillent, et on parle. De fil en aiguille, il sont tellement émus par notre démarche qu'ils insistent pour nous faire un cadeau, ils nous offrent des cartes postales, et nous proposent une bouteille de bon vin pour fêter le succès du permis de conduire de mon fils Samuel. On choisit des taralli, spécialité locale, plus légères à porter. On se quitte après une prière commune, revigorés par cette belle rencontre. 
Après le piquenique, on emprunte une jolie petite route, bordée par de vieux chênes, qui, de nombreux kilomètres plus loin nous mène à Alife. Cette ville, entourée de remparts romains, se prépare à fêter la fête du roi des champignon : le cep. Nous arrivons dans la cathédrale juste avant la messe, pendant le traditionnel chapelet. Emmanuel concélèbre avec don Domenico et don Sergio qui vient de Colombie. L'église est vraiment catholique, on rencontre des prêtres du monde entier! Comme dans la plupart des autres paroisses, don Domenico nous présente, parle de notre démarche. À la fin de la messe, certains viennent me saluer. Je suis facile à reconnaître, le teint cuit par le soleil, les grosses chaussures aux pieds, et le sac à dos à proximité. Dans la sacristie il y a une grande crèche Napolitaine, aux santons finement travaillés. Nous y faisons connaissance avec nos hôtes. Notre marche fait rêver le Colombien, on échange donc des mails, pour l'aviser du départ de nos prochaines étapes, afin qu'il puisse se joindre à nous s'il le veut toujours. 
Don Domenico est un peut embarrassé; comment recevoir un collègue et sa sœur le mieux possible? Comprenant qu'on n'est pas difficiles, il nous cède une chambre, et on se débrouille pour la nuit, l'un sur le matelas, l'autre sur le sommier. La salle à manger domine les toits de la vieille ville, au mur, nous remarquons une peinture du castel San'Angelo, notre point d'arrivée à Rome. Pendant le repas, (les pâtes cuisinées avec une quantité étonnante de casseroles par un séminariste intimidé, sont servies dans de la porcelaine fine, et le vin coule à flot) il nous parle de sa région. La terre est si bonne qu'elle permet 2 à 3 récolte par an. Ici, pas de problème avec la crise. De nombreux italiens émigrés au Canada importent en masse des tonnes d'oignons de leur terre d'origine. La Benetton travaille à un grand projet de mise en valeurs du patrimoine de cette région. Ça fait plaisir d'entendre ces bonnes nouvelles. Don Domenico nous parle du diocèse, de sa famille qu'est l'église. Sa gentillesse et sa délicatesse nous réchauffent le cœur. Puis à la fin du repas, il s'excuse : les italiens sont entrain de jouer un match de foot, retransmis à la télé, et il s'agit de les soutenir. 
On en profite pour se coucher. 

11 octobre 2009 - 8° jour 
Alife - Presenzano - 30 km 

Juste avant la messe dominicale, nous visitons la grande crypte de la cathédrale, aux colonnes antiques. 
Après la messe, don Domenico nous invite à un pantagruélique petit déjeuner. Deux dames sont là pour l'aider, l'une confie à notre prière son fils handicapé. Une troisième, ancienne prof d'anglais, arrive pour nous offrir des gâteaux pour la route et nous souhaiter bonne chance. 
Nous quittons cette paroisse si accueillante, comme on quitte la famille. Nous trouvons une jolie route, à flanc de coteaux, plantée de vieux arbres, dominant la plaine. Nous passons à Sant'Angelo d'Alife, vieux bourg serré contre la montagne, doté d'un château fort surplombant toute la région. En avançant ainsi, à pied, j'ai l'impression de mieux comprendre la logique des paysages : le passage des collines en montagnes, la ligne vert-sombre des fleuves, les implantations des villages au sommet des monts, pour préserver les cultures et se protéger en observant de loin l'arrivée d'un éventuel ennemi, le tracé des routes, l'évaluation des distance, et même la météo. Je note que, même si les plaines sont partiellement bitumées par les routes rapides, la terre est respectée, ici. On ne construit pas n'importe quoi n'importe où, on ne bétonne pas à tire larigot comme dans d'autres régions. 
On arrive en fin de matinée dans un très joli village aux maisons blanches, serrées les unes contre les autres contre la colline. Il y a un mariage, et une foule joyeuse et élégante se presse à l'entrée d'Ailano. Sur la place, véritable balcon naturel d'où la vue est magnifique, nous nous installons autour du kiosque à musique. On fait sécher notre linge, on déjeune, on savoure. Puis, on va visiter l'église, toute parée des fleurs du mariage. Une fresque contemporaine illustrant une scène de l'Apocalypse orne la voute d'une chapelle. Plus tard, au bar, alors que je dessine, une grand mère vient nous parler. « Puisque vous trouvez ce village si beau, venez donc y habiter, il y a de la place, les gens s'en vont. » C'est dur l'exode rural, quand on reste et qu'on assiste à la désertification de son village! 
Nous voilà repartis, il faut franchir un grand fleuve, il n'y a qu'un pont, et la carte est toujours aussi peu précise. À un embranchement, nous ne savons pas où aller, on se fie à l'ange : on prendra la route que nous indique le bâton dans sa chute. On le laisser tomber, c'est à gauche. Quelques kilomètres plus loin, nous trouvons ce pont, et passons le Volturno. Nous longeons des plantations de peupliers, marchons longuement dans la plaine, et, quand le soir arrive, nous nous arrêtons au pied d'un village, à un arrêt de bus pour aviser: continuer, ou s'arrêter? On mange les gâteaux de la prof d'anglais quand arrive une dame. On s'adresse à elle, mais serrant son sac, elle file à vive allure, sans nous répondre. Plus tard, passe un homme : « Y a t-il une maison paroissiale, là haut? » Il s'arrête, et nous dit où aller et de nous adresser au jeune curé. Nous montons à Prezenzano, accompagnés par les cloches sonnant à toute volée. En haut, nous demandons où est l'église pour rencontrer le curé, car nous cherchons un endroit où dormir. L'homme qui nous écouté nous conseille d'aller voir le jeune curé, qui célèbre la messe plus loin et nous y emmène en voiture. Sur la porte de la petite église Saint Nicolas est sculptée une belle annonciation. L'ange me paraît de bon augure. L'église est bondée, il y a plein de jeunes, l'assemblée est recueillie. Après la messe, pendant qu'Emmanuel parle avec don Vitaliano, j'admire les fresques du 12ème fraîchement restaurées. Don Vitaliano n'habite pas le village, mais une dame lui loue une chambre pour qu'il puisse s'y reposer. Il nous propose qu'on y dorme. En quittant l'église, nous parlons avec une jeune et enthousiaste sœur péruvienne, sa guitare en bandoulière. Vitaliano va prévenir sa logeuse. Candida arrive énergique et râvie, une pile de draps et serviettes sous le bras. Elle porte un teeshirt où est écrit « angel »! Elle nous propose de dîner ensembles. Vitaliano a 28 ans. Il est dans cette paroisse depuis quelques mois, et déjà la jeunesse et tout le village se sent mieux. En effet, le vieux curé vit avec sa sœur, laquelle régente tout d'une main de fer décourageante. En sortant du séminaire, Vitaliano a entrepris de rentrer à pied, d'une traite de Rome. Il rêverait de marcher à nouveau, aussi, nous convenons ensemble d'une date pour l'étape suivante. Il nous demande les raisons de cette marche, pourquoi Saint Michel? Nous parlons de nos appels respectifs, des signes reçus. 
Candida s'émerveille devant le réveil de sa paroisse depuis l'arrivée de Vitaliano. En un rien de temps, elle a fait sortir de ses fourneaux de délicieux plats. 
Nous nous quittons réjouis et heureux d'être si bien tombés. Merci l'ange! 

12 octobre 2009 - 9° jour 
Presenzano - Cassino - 33 km 

Il fait encore nuit quand nous quittons Prezenzano, les lycéens sont déjà dans l'abri bus. Assez vite, nous retrouvons la Cassilina, grande route qui passe par Cassino. On est obligés de la suivre! On s'arme de courage et de patience, on essaie de s'extraire du souffle des camions et du bruit des voitures...Et on avance. Le temps est gris. Plusieurs fois on essaie une route parallèle, il y a des fois où c'est bon, d'autres où on fait des zigzags et on se retrouve pas tellement plus loin sur cette fichu Cassilina. Par exemple, nous trouvons une petite route à gauche, qui semble se diriger entre la cassilina, l'autoroute et la voie de chemin de fer. La carte l'indique. Elle serpente au milieu des champs. Sans le bruit et le danger, la campagne semble tellement plus belle et plus paisible. Sur le bord de la route nous découvrons une grande fontaine taillée dans la roche pour le passant et sa monture. Puis nous nous retrouvons sous l'autoroute. La route, devenue mauvais chemin constellé de crottes de chèvres, semble mener quelque part, à travers cette foret de piles de béton. C'est très étonnant, le contraste entre l'autoroute et ce petit chemin. Nous suivons donc les crottes; un berger connait son pays. Nous débouchons dans un champs, bordé de profondes gorges, impossible de couper: demi-tour sur la cassilina. 
Nous piqueniquons dans une station service, sous un auvent, car il pleut à seau. 
La campagne est de plus en plus abîmée par de grosses maisons en béton, jetées à la va comme je te pousse. Est-ce parce qu'on s'approche d'une grande ville? 
En arrivant à Cassino, nous doublons un gros bouchon de voitures, sous la pluie, nos beaux parapluies déployés. Droit devant nous on aperçoit une église. C'est un soulagement de pouvoir nous reposer dans la prière et la confiance. Pour cette nuit, comment faire? On verra, l'ange pourvoit! 
Lors de la messe, Emmanuel fait connaissance avec don Herwin, des Philippines. (c'est incroyable toutes les nationalités rencontrées !). Nous sommes présentés à l'assemblée, et une femme, Loretta, vient me confier ses soucis à porter pour notre route. Nous partons à la hâte de l'église, sous la conduite de sœur Maria Pia. Il pleut des cordes, on se retrouve chez Anna, une vieille dame très accueillante qui nous ouvre sa maison avec un beau sourire. À dîner don Herwin est là, il aide à la pasta, car Anna est un peu impotente. C'est l'anniversaire de sœur Maria Pia, qui rit comme une gamine, avec ses amis Anna et Herwin, leur joie est communicative. Quelle soirée étonnante. L'ange nous réserve de drôle de surprises! 

13 ottobre 2009 - 10° giorno 
Cassino - Arce - 32 km 

Après un petit déjeuner en compagnie d'Anna, nous quittons la grande ville. 
Cassino est construite au pied d'une montagne, un passage obligé entre 2 grandes plaines. Au dessus de la ville domine le « monte Cassino », célèbre abbaye où a vécu saint Benoît. Compte tenu de sa situation, pendant la guerre, les américains ont tout bombardé, et les combats ont été longs et violents dans ce champs de ruines. L'arrière grand père de mes enfants y était, il se souvenait avec émotion qu'un prêtre en mourant sous les bombes et le feu, lui avait confié le Saint Sacrement. 
Pour nous, le ciel est pur et dégagé. À la sortie de la ville, nous nous engageons sur une petite route, parallèle à cette foutu Casilina. Cette fois-ci, la direction est bonne, nous longeons de vieilles maisons, des chênes vénérables ombragent la route, nous sommes contents de pouvoir marcher en toute tranquillité. De plus, la route étant légèrement au dessus de la plaine, la vue est belle. Nous doublons une grand mère qui pousse une brouette pleine de linge à rincer. Nous passons devant un lac, à l'eau claire, à côté d'une jolie chapelle. Nous constatons que le vent a violemment soufflé cette nuit; des pins arrachés se sont écroulés sur des voitures. En buvant un cappuccino, nous assistons à une dispute politique très véhémente, entre des élus locaux. 
Nous nous approchons de Roccasecca, la ville natale de Saint Thomas d'Aquin. Cette ville s'étalait sur toute la colline protégée par des remparts. De la partie haute, il ne reste plus qu'un donjon et quelques bâtisses en ruine, mais le long de notre route plus en bas, les hameaux que nous traversons sont des vestiges de la ville médiévale. De grandes et belles fontaines bordent la route. Au fil des tournants, nous arrivons à la Roccasecca d'époque renaissance, avec sa belle promenade, bordée de platanes et ornée d'un angelot portant son ombrelle. 
Pause bar. Derrière nous des joueurs de cartes, passionnés poussent des cris à chaque carte abattue. Parfois, ils nous regardent, un peu gênés, mais le naturel reprend bien vite le dessus. Au moins, ils ne sont pas devant la télé, leur activité amicale intergénérationnelle est le meilleur antidote à la solitude. Leur enthousiasme me fait bien rire. 
En sortant de la ville, nous découvrons tel un phare, une immense statue en marbre de Saint Thomas tournée vers le large panorama. 
Passé Roccasecca, le paysage change et devient beaucoup plus vallonné. Nous montons descendons, tournons. Peu de maison, beaucoup de forêts, la nature est plus sauvage. Au milieu de nulle part, nous passons devant un autel énorme et clinquant, dédié à Padre Pio. Ce capucin est vraiment extrêmement vénéré. Depuis notre départ, on le voit partout. Je ne sais rien de lui, mais sa figure joviale de nain de jardin m'amuse, par ailleurs, c'est touchant de constater avec quel soin les gens décorent celui qu'ils aiment. 
Dans un village, nous demandons notre chemin. C'est toute une famille de retraités qui nous répond en écossant des petits pois. (l'Italie n'est quand même pas jeune). Une femme parlant très bien le français, nous raconte qu'elle a vécu toute sa vie active près de la porte d'Italie, à Paris. Maintenant ses enfants sont français, et elle est déchirée entre ses 2 pays. Plus loin, une femme rentre du bois. Depuis la grosse pluie, il fait plus froid, elle va faire sa première flambée de la saison. 
Puis nous rencontrons un marcheur d'une trentaine d'année, Stefano, avec sa petite fille, Julia. Il vient de Rome, il est au chômage, et s'est replié ici, car les loyers sont moins chers. Il fustige contre le capitalisme et la logique de l'appât du gain. Pour lui, c'est le Christ la Vérité, et il nous le démontre en commentant les écritures...Drôle de rencontre pour des pèlerins anonymes! 
Nous pressons le pas, car il va bientôt faire nuit, et la lune n'est plus assez grosse pour nous éclairer. Nous arrivons à Rocca d'Arce. Ici encore, la ville s'étale du sommet à la plaine. Nous n'avons pas le temps de visiter la partie haute, car, peut être qu'en pressant le pas, on va pouvoir assister à une messe. Généralement elles sont célébrées entre 18 et 19h. Je suis étonnée de voir qu'on peut facilement aller à la messe ou rencontrer des prêtres, même en pleine campagne. Chez nous, un prêtre peut avoir 14 clochers, alors qu'ici, il y a environ 1 curé par village. Devant la grande église baroque, il y a une statut moderne de la madone de la Ciociaria. (C'est le nom de la région). Elle est représentée entourée de branches d'oliviers, l'arbre du pays. Les lourdes portes de l'église sont fermées. Sur la place, des enfants jouent au foot. On leur demande où est le curé, et puisque c'est compliqué, ils acceptent de nous y conduire. Andrea, claudio et Eric (son père est français) nous emmènent jusqu'au prêtre qui sort ses courses de sa voiture. Il n'est que le vicaire, il nous emmène en voiture voir son chef, don Ruggero, lequel demande à voir nos papiers, dès fois qu'on soit des loups déguisés en pèlerins. Une fois rassuré, il nous ouvre la porte de leur salle paroissiale, toute rénovée, et nous propose de nous retrouver le lendemain avant notre départ. 
On va à la pizzeria, voisine, et on se couche, tranquilles et contents. 

14 octobre 2009 - 11° giorno 
Arce - Veroli - 26 km 

De bon matin, don Ruggero nous reçoit dans la sacristie. Il nous explique que sa paroisse est dédiée à saint Eleuterio, un pèlerin venu d'Écosse. Il nous donne des livres qui raconte sa légende, nous offre un petit déjeuner au bar, et nous met dans la bonne direction. 
Le paysage est toujours aussi vallonné; sur chaque sommet, une petite ville médiévale. Nous traversons Fontana Liri, village natal de Mastrioanni. Plus nous avançons, plus nous déplorons les constructions chaotiques de grosses maisons envahissant tout l'espace. Il n'y a plus ni ville, ni campagne, on dirait un immense jeu de monopoly. Dommage, ça abîme tout le paysage. 
On gravit une petite route menant à Monte San Giovanni Campano. En passant devant un lavoir, un groupe de femmes rince le linge en bavardant. Là haut, un mur est orné d'un gros graffiti : « Angelo, on t'aime! ». Ça fait plaisir! 
Au sommet, il y a le donjon où saint Thomas d'Aquin a été enfermé par sa famille pour qu'il renonce à son idée de devenir frère dominicain. Pour ce faire, ils ont introduit dans sa cellule une femme, dès fois qu'elle lui hôte son désir de Dieu. Je trouve ça un peu puéril de la part de cette famille. Comme si un tel appel à la vie consacrée pouvait être contrecarré par une minable histoire de cul! 
Pauvre famille, et pauvre femme! Nous buvons à leur santé, au bar, et repartons vers l'abbaye cistercienne de Casamari, une des plus belles d'Italie. Elle est désormais entourée par ces gros pavillons si laids, mais une fois dans l'enceinte, le temps n'a plus de prise. Un grand escalier mène au portail, ouvert de 3 grandes portes. La porte principale est rythmées de sillons sculptées et d'arbres-fleurs : une belle porte de Vie. L'intérieur, étonnement sobre pour l'Italie, baigne dans une environ douce lumière filtrée par les vitraux d'albâtre. L'acoustique est remarquable, Emmanuel chante un émouvant « Salve Regina ». 
Nous allons à Veroli. Le jour baisse, on marche vite, et on s'engouffre dans la première église adossée au remparts. La messe va commencer dans quelques minutes. Don Giuseppe est curé de ce village depuis seulement 3 jours. Il connait bien Stefano, notre grand frère, car il l'a rencontré alors qu'ils étaient étudiants à Rome. À la sortie de la messe, des dames ont les larmes aux yeux tellement elles sont honorées par notre passage dans leur paroisse. C'est fou ce qu'un pèlerinage peut toucher les gens. J'en suis émerveillée. 
Veroli abrite le corps de Sainte Salomé, « la mère des fils de Zébédé ». Don Giuseppe dit que récemment le corps a été passé aux rayons X, et qu'il s'agit bien d'une personne féminine du premier siècle après Jésus Christ, de vêtements orientaux. L'analyse scientifique ne contredit donc pas cette tradition de 2000 ans. Je suis contente de passer dans ce village car la « mère des fils de Zébédé » m'intrigue depuis plusieurs années. C'est tordu cette appellation. On devrait dire la femme de Zébédé. Mais pour moi, si c'est le lien de « mère » qui est nommé dans l'évangile, c'est que c'est celui-là qui la fait vivre. À mon avis elle a lâché Zébédé, comme ses fils. Ce choix radical (comme ses fils) l'amène jusqu'au pied de la croix. Elle est fidèle à ce qui la fait vivre, elle a rencontré Jésus « Je suis la Vie ». Et elle va jusqu'à Rome, à son âge!!! Quelle aventure de croiser le Christ! 
Don Giuseppe habite dans la cathédrale, avec don Épimaque, prêtre venant du Rwanda. Il est en plein emménagement, et s'excuse d'avance, car il ne peut nous offrir des draps, des piles de serviettes etc... 
Il nous fait traverser la cathédrale, la sacristie, où je remarque une magnifique statue en bois peint de l'archange Raphaël accompagnant le jeune Tobit. Raphaël, celui qui soigne et qui accompagne! Lui aussi il veille sur nous, la preuve, j'arrive toujours à marcher, je vais même mieux! Don Guisseppe nous montre notre chambre, la cuisine, le frigo, et le garde manger. Le garde manger est remarquable; c'est l'ancienne salle du trésor de la ville, avec des murs de 2 m de large, tapissés de céramiques renaissances magnifiques! Le trésor consiste aujourd'hui à quelques boîtes de sardines, de l'huile et des paquets de pâtes! Puis Guiseppe file à une réunion et nous préparons notre dîner. Arrive Épimaque, un peu fatigué car il vient en voiture de Bologna, où il a témoigné de l'horreur du génocide dont il est rescapé. Il n'est pas trop surpris de nous voir. On parle (en français) de ses études qu'il termine à Rome, de son sujet de thèse etc... Puis bien vite on va dormir. 

15 ottobre 2009 - 12° giorno 
Veroli - Anagni - 28 km 

Don Giuseppe nous indique une ancienne route qui descend du village. On passe sous les vieux remparts et on traverse des champs d'oliviers. Toujours avançant dans ce paysage abîmé par ces grosses maisons, on passe par Ferentino, où on achète ce qu'il faut pour le piquenique. L'accueil est très chaleureux, d'où venez-vous. Où allez vous??? Bonne route etc... 
Après Ferentino, on poursuit sur une agréable petite route, ensoleillée. Elle se nomme la route des papes; puisque nous nous dirigeons vers Anagni, la ville des papes, on suppose que c'est la bonne. Les grosses baraques disparaissent, on retrouve une campagne champêtre, on longe des rivières, des pâtures où paissent les moutons. On piquenique sous des oliviers, au soleil. En approchant d'Anagni, nous traversons une grande plaine. Au pied de la ville, nous ne savons pas trop où aller. Nous rencontrons Tonino, qui d'un pas décidé fait sa marche quotidienne. Il se propose de nous accompagner. Ça lui fait faire demi-tour, mais qu'importe, pourvu qu'il marche. C'est un amoureux de sa ville, et tout en escaladant la colline où elle est bâtie, il n'arrête pas de parler. Il raconte l'histoire des papes, l'avancée des fouilles archéologiques, les spécialités locales, nous fait goûter l'eau des fontaines...Avant de franchir les vieilles portes de la ville, nous admirons un énorme rempart dont la base est romaine. Sur ce mur est collée une affiche « Anagni salut les pèlerins »; merci! Tonino nous amène à la cathédrale, du plus pur style roman, et insiste pour qu'on visite la crypte à fresques. Le curé est en pleine discussion avec des notables, et on hésite à le déranger, mais Tonino insiste. Nous pouvons y aller, pas besoin de payer. Et une fois en bas, c'est une merveille! Une grande crypte où tout est peint! Des fresques du XIIIème retraçant l'histoire de l'Arche d'Alliance au plafond, des scènes du nouveau testament sur les murs des chapelles, et des saints sur ceux qui leur font face. Le sol est un patchwork de pierres multicolores! Je suis émerveillée, d'autant plus que je reconnais des scènes que je viens d'illustrer : l'Arche d'Alliance confisquée par les Philistins, David faisant monter l'Arche à Jérusalem... Malheureusement, on ne peut pas rester trop longtemps, l'église ferme! Tonino continue la visite, nous parcourons les ruelles bordées de grands palais imposants, et arrivons sur la place où il y a la salle des chevaliers, actuellement salle des mariages. Nous montons pour la voir, mais le maire (ou un autre homme politique) fait un discourt devant une salle comble et assez endormie. On hésite sur le pas de la porte, mais un journaliste nous fait signe de rentrer, il veut nous prendre en photo. On commence par refuser, mais devant son insistance, on obtempère. Il nous mitraille, avec, en arrière plan, l'assemblée et l'homme politique. Que va-t-il bien faire de cette photo? Un article sur les clandestins, sur les touristes??? En tout cas on trouve ça amusant. 
Arrive l'heure de la messe, Tonino nous accompagne dans sa paroisse. Au dessus de l'autel on découvre ravis, un immense tableau de Saint Michel. On le savais, mais ça nous fait chaud au cœur de voir des signes qui attestent qu'il est vraiment sur la route avec nous! 
La messe est célébrée par Jonas, du Congo. Jonas nous présente à Jacques, le supérieur de son ordre, et tout deux, accompagnés par Pietro, l'homme à tout faire, nous offrent 2 chambres avec une vue belle à couper le souffle sur toute la vallée. 
Le soir, on se retrouve autour d'un abondant repas dans leur réfectoire très grand pour seulement 5 personnes. (Comme tout le bâtiment), mais Jacques nous explique que ce couvent est un séminaire où, la semaine passée de nombreux élèves étaient encore là à étudier. Il nous parle de son ordre, Jonas de ses études qu'il poursuit à Rome, le tout ponctué des remarques et blagues de Pietro. Jacques est également Congolais, et je lui demande si ça n'est pas trop dur, pour un africain, de se retrouver en Italie. Il répond qu'ils sont les nouveau missionnaires, ce qui est bien vrai. 

16 ottobre 2009 - 13° giorno 
Anagni - Artena- 31 km 

Avant de quitter Anagni, on prend le petit déjeuner dans un bar, avec les éboueurs flanqués de leur tenue verte et grise. Puis on essaye de descendre en empruntant un ancien chemin. Au début, la route est parfaite, mais voilà qu'elle s'arrête dans un lotissement. Une dame nous dit qu'on peut descendre jusqu'en bas en coupant à travers champs, alors on continue. On sent bien qu'il y avait un chemin mais il a été abandonné, décourageant tout passage. Puisqu'on n'a pas envie de remonter jusqu'à Anagni, (le dénivelé est important, et à 7h 30 du matin on a la flemme), on escalade un premier grillage, puis on arrive dans un champ avec un hangar, le tout fermé de grilles. Pourvu qu'il y ai personne! Tout est calme, encore une haute barrière, et nous revoilà sur la petite route, dans la bonne direction. Merci Michel! 
Nous traversons toute la plaine, au grès des petites routes. On n'est plus très loin de Rome, et pourtant la campagne est belle, préservée des affreuses constructions des jours précédents. Mais on nous a dit que cette zone est protégée, heureusement! Plus on s'approche de l'autoroute, et de la voie de chemin de fer, plus le paysage est sauvage. On marche sur un chemin qui traverse un hameau de vieilles fermes dans un vallon. Là des grappes de chiens aboient à notre passage. Depuis notre départ, je trouve les chiens italiens très sympathiques. Ils font leur travail, mais sans zèle. Il me semble que leurs aboiements sont pure frime, juste pour justifier de la gamelle auprès de leurs maîtres. On avance donc sans crainte, et une dame nous encourage à continuer : ce chemin passe sous l'autoroute. On se retrouve dans de grande pâtures, pleine de moutons. S'il n'y avait l'autoroute qui barre l'espace, et juste derrière une ville avec ses grand immeubles, on se croirait en montagne. Il y a bien un petit passage sous l'autoroute. Et nous voilà à nouveau le long de cette satané Cassilina. Dès qu'on le peut, on prend une petite route, bien indiquée sur la carte. Un fermier essaye de nous décourager. Il est tout sourire, mais ses yeux lancent des flammes, car on ose passer sur son territoire. Voyant notre détermination, il conclut que si on est mordu par un chien, on l'aura bien cherché. Heureusement que les chiens nous laissent tranquille, ici comme ailleurs. Plus loin, cette route tourne dans une mauvaise direction, alors on décide d'aller tout droit, à travers champs. Des travailleurs installent de hauts grillages électrifiées autour d'une villa, en pleine campagne. (Peut être que les propriétaires trouvent que la vue n'en est que plus belle?) Quand ils nous voient couper à travers près, ils nous crient que ça ne mène nulle part. De quoi je me mêle? On avance, et on a bien fait: le long des voies ferroviaires, d'importants vestiges romains sont protégés des intempéries par des tôles. Pour moi, qui dit habitation, dit route. J'en déduis qu'à l'époque des romains, on pouvait marcher ici tranquillement. Nous traversons les rails, et arrivons sur un vrai chemin, du bon côté de la plaine. Encore quelques raccourcis, qui nous font longer des ruines de vieilles tours, et nous voilà à Colleferro. Au pied des immeubles de banlieue, toutes sortes de chevaux broutent l'herbe. Drôle de contraste! Leur propriétaire nous propose de nous héberger cette nuit, mais il est trop tôt pour s'arrêter. On s'étale au soleil, à la terrasse d'un bar, pour un cappuccino bien mérité. La colline, en face de la ville est toute sculptée par de grandes mines, on dirait des marches d'escalier pour géants. Nous repartons, nous passons devant une usine sévèrement gardée « Avio ». Nous empruntons un beau chemin forestier qui passe entre « Avio » et une bergerie pleine de vielles tôles et de voitures explosées. La haut, la lumière dorée met en valeurs les doux reliefs de cette campagne jardinée par les agriculteurs. En face, on voit Artena, notre destination du soir. Il n'y a personne, loin des routes, tout est si calme! Pendant que Manou filme le panorama, je me repose sur des tronc d'arbre. Voilà que surgit un camion, et le chauffeur freine à ma hauteur et engage la conversation. C'est sûr qu'il doit être surpris. J'essaye comme je peux de lui répondre, Manou arrive à la rescousse. La bergerie près d'Avio, c'est la sienne. L'usine fabrique des produits chimiques, et il dit qu'elle est responsable de pollutions soigneusement niées. On peut aller à Artena par les montagnes, et là bas, de sympathiques franciscains ne manqueront pas de nous accueillir. Lui même est prêt à le faire. Nous le remercions, et continuons confiants, notre route à travers champs. On escalade 36 barrières, on se retrouve devant un profond torrent coulant entre des murs de ronces...Obligés de faire demi-tour. On voit un autre chemin qui nous ramène vers la via latina, sœur jumelle de la Casilina. Pour retrouver cette route, nous traversons une grosse ferme. Le fermier nous a vu descendre de la montagne. Il nous accueille furieux. Et tout sourire, il nous incendie: on est sur ses terres, on est armés de bâtons, il devrait nous laisser passer? D'une part, son chien, un boxer, nous fait la fête en secouant la queue, et d'autre part mon joli parapluie n'est pas un bâton. On passe devant lui, en secouant la poussière de nos sandales, et on se retrouve au bord de la bruyante via Latina, qui n'a rien à envier à la Casilina. 
On se dépêche d'arriver à Artena, le couvent des franciscains est de l'autre côté de la ville, avec un peu de chance, on pourra assister à la messe. Il faut croire que Michel avait un meilleur plan: la messe est dite, et les franciscains n'ont pas de place pour nous. Nous sommes déçus, un homme, sur le parking nous conseille, amusé, d'aller en ville voir don Paolo. Nous retournons à Artena, et tombons nez à nez avec don Paolo. Il nous accueille avec un grand sourire, mais s'excuse, il n'est pas très disponible pour rester avec nous, il doit aller jouer... Il nous donne tout ce qu'il faut pour que l'on puisse célébrer la messe, nous indique une bonne pizzeria et nous montre nos chambres. Et quelques minutes plus tard, il reparait en survêtement rouge et blanc. Il est goal, et c'est l'heure du match de foot! 
Il revient après le dîner : il a perdu son match. Il joue contre des jeunes, alors qu'il a plus de 50 ans, mais on voyant la jubilation de son regard, on voit bien qu'il se moque du score. 
Il nous salue, demain, il sera déjà parti. Il nous souhaite bonne route. 

17 Ottobre 2009 - 14° giorno 
Artena - Marino - 35 km 

Avant de partir, nous célébrons la messe. Aujourd'hui, ça fait 1300 ans que le Mont Saint Michel est dédié à l'archange. 
Puis nous prenons le petit déjeuner au bar de la place. La ville d'Artena est collée contre une falaise, ses maisons de pierre sombre ressemblent aux alvéoles d'une grosse ruche. Le temps s'est nettement rafraîchit, on marche d'un bon pas, le long de la via latina. Puisqu'il est tôt et que c'est le weekend il n'y a pas trop de passage, heureusement! On s'élève graduellement dans une forêt. On doit franchir un col, et plus on approche de la capitale, plus le paysage devient sauvage. Je ne m'attendais pas du tout à cette bonne surprise. La nuit, cette route est bordée de « lucioles », les prostituées. Ce matin, une seule fait le tapin, sans bouger, dans le froid, en écoutant sa petite radio. Nous la saluons, elle nous répond mollement, la pauvre! Un moment nous croisons des chasseurs, et nous leur demandons s'il n'est pas possible de marcher dans la forêt, mais ils nous conseillent d'éviter car on ne connait pas les chemins. Bon tant pis, on reste sur la via Latina! 
Nous arrivons à un croisement : Alleluia, un bar! On boit un café chaud, achète du raisin et de la charcuterie pour le piquenique, et nous voilà repartis. On longe de grands haras. Parmi les chevaux, à côté de son petit chien, un berger maghrébin emmitouflé dans une cape de laine, veille, accroupis, sur son troupeau de moutons. On trouve une petite route qui s'éloigne de l'autre, trop bruyante. Elle traverse la forêt, les landes de ces hauts plateaux, (nous sommes à un col), passe devant des maisons aux jardins soigneusement barricadées, comme il se doit dans ce pays. 
Petit à petit on arrive à Nemi. Nemi est une petite ville très jolie, au bord du lac du même nom. Lac volcanique, bien rond, bien profond. La ville touristique a des étals alléchants de charcuteries de toute sortes, et de fruits et légumes d'automne. Un vrai régal pour les yeux! Nous sommes sur la direction qui va de Rome à Jérusalem. Le lac d'Albano est tout prêt. Entre les 2, il y a des forêts, il devrait bien y avoir quelque chose d'autre que des routes nationales! On demande à quelques personnes, à part prendre l'autoroute, elles ne savent pas! 
Par hasard, on tombe sur un sentier balisé, les balises indiquent la « via francigena del sud ». Tellement contents d'avoir trouvé ce chemin, on part, bille en tête, dans la direction opposée à Rome. On s'en rend vite compte. C'est un plaisir de suivre ce beau chemin qui traverse la forêt. On aperçoit ça et là de grandes dalles au sol, on passe devant un abreuvoir taillé dans pierre, on empreinte un tunnel spécialement aménagé pour nous. On arrive assez vite au bord du lac d'Albano. Castelgondolfo domine l'autre rive. Le large chemin taillé dans la roche passe devant de profondes grottes, où une famille fait griller de la viande. On débouche devant un palais franciscain, bien gardé. L'église, toute grilles fermées, est bien cadenassée. Des caméras filment les éventuels visiteurs. L'emblème du palais est un dragon. Du palais on voit Rome dans la plaine. 
Malheureusement ici s'arrêtent nos salvatrices balises. Nous regagnons la grand route, et descendons vers Marino. C'est une belle ville, grande, au rues pavées, bordées de belles maisons en pierre. Nous entrons dans la cathédrale, un prêtre africain célèbre un baptême. On continue notre route. Sur une jolie place il y a une auberge de jeunesse dans un ancien couvent de prémontrés. C'est là qu'on décide de s'arrêter. Une jeune fille roumaine nous montre notre chambre. On peut dîner. Le dîner, abondant et délicieux est préparé par une ukrainienne. Nous ne sommes que 4 à en profiter. Voilà encore une bonne journée d'accomplie, et Rome est presque à notre porte! 

18 ottobre 2009 - 15° giorno 
Marino - Roma - 26 km 

De bon matin, nous descendons la colline de Marino, notre objectif est de retrouver la via Appia qui va directement à Rome. Nous longeons des vignes. Sur la droite, derrière un vieux portail, il y a une petite route qui va exactement dans la direction souhaitée. On tente le coup. Par chance, ce n'est pas un cul de sac, cette jolie route nous amène directement sur la via Appia. À Frattocchie, cette célèbre voie romaine n'est qu'un petit sentier bordé d'herbes folles. Mais plus on avance plus on devine une large chaussée. Ça et là on voit quelques vestiges de mausolées romains. Ils ne sont plus que des tas de cailloux...Grandeur et décadence! À la hauteur de Ciampino, ça nous amuse de voir les avions décoller juste au dessus de nos têtes, alors que nous cheminons sur cette route empruntée par tant d'hommes et de femmes du passé. Ciampino est la nouvelle via Romana! 
Plus loin la via Appia est magnifique : de grandes dalles en pierre creusées par les milliers de passages des roues de chars en tous genre, bordée de vieux pins parasol, ponctuée de monuments à la gloire des grands hommes de la Rome triomphante. La voie passe devant des pâtures de moutons, longe des fermes et des couvents ombragés de cyprès, le doux soleil de ce dimanche matin caresse l'ensemble. Je voudrais prendre une photo avec mon téléphone, je vide mon sac, de fond en comble...Je l'ai oublié à Marino! Quelle barbe! 
Plus on approche de Rome, plus la route est belle. On peut facilement imaginer que ici même, saints Paul, Pierre, François, Ignace et tant d'autres ont marché. 
Nous arrivons à l'unique bar de la via Appia. Là nous attendent Domenico et Daniela. C'est une grande joie de les retrouver. Domenico propose d'aller en voiture chercher mon téléphone. Daniela qui ne connait pas la région est ravie de la proposition, et moi, soulagée. À l'auberge de jeunesse, pas besoin de dire ce que je cherche, dès qu'elles me voient, la jeune fille Roumaine et la cuisinière Ukrainienne me tendent le portable. Domenico nous propose de manger un panino au bord du lac d'Albano. Il connait parfaitement la région, et nous raconte qu'il n'y a pas très longtemps, on a retrouvé, au fond du lac, une galère romaine en relativement bon état, attestant des luxueuses fêtes qui se déroulaient sur le lac. 
On retourne sur la via Appia, mais sans nos sacs que Domenico laisse dans sa voiture, il nous attend au pieds des remparts. Nous marchons, Emmanuel, Daniela, et moi, d'un pas léger. On arrive face aux murailles de Rome. Alors que je raconte à Daniela tous les signes d'encouragement reçus de l'ange, on s'approche de la porte de la ville. À droite, sur le mur extérieur, il y a le nom « Angelo » gravé. Juste à côté Emmanuel remarque le sigle des jésuites. (J'ai emmené, comme livre pour la route, « le récit du pèlerin » d'Ignace de Loyola.). Daniela peut constater de quels genre de signes on parle. Puis, levant les yeux, on découvre émerveillés, gravé sur l'épaisseur de la porte, un bel archange saint Michel d'environ 2 m. Quel cadeau! 
Pour aller au château saint Ange, nous prenons les quais et longeons le Tibre. Ce bâtiment massif, au sommet duquel domine la statue de saint Michel, était la tombe de l'empereur d'Adrien. En 590, après la grande peste qui ravage Rome, une chapelle est dédiée à l'archange. Puis le bâtiment sert de prison, de coffre fort pour protéger les trésors des papes, de forteresse militaire etc...À la billetterie, nous présentons notre credenziale pour qu'elle soit tamponnée, ce qui amuse les guichetières. Puis nous gravissons la bâtisse: des murs, des couloirs, des canons, des cages pour prisonniers, des armes plus tranchantes et barbares les unes que les autres. Au dernier étage, au centre du bâtiment, il y a une petite salle, aux énormes murs aveugles. Le pavement représente un labyrinthe, comme à Chartres, et dessus, sont empilés de gros coffres en fer : c'est la salle du trésor. C'est juste au dessus de cette salle, à l'extérieur, qu'est fixé l'ange de bronze, visible de tout Rome. J'attends Manou sur la terrasse, aux pieds de l'ange. Il est revêtu d'une armure, le bras levé, son épée en main prêt à repousser le mal. Mais à ses pieds, rien : ni dragon, ni « diable », juste le toit de cette forteresse pleine de vestiges de la violence humaine. 
L'ange continue à se battre pour les êtres humains, pour l'Église, pour le respect du visage de Dieu. Pour que la joie et la tendresse triomphent malgré tout, et que libérés, on puisse se tourner paisiblement vers Celui qui est la Vie. 

Nous nous acheminons maintenant à maison des pèlerins. C'est un lieu prêté par des sœurs et tenu par des pèlerins, situé près de la place des Pyramides. http://www.pellegriniaroma.it/ 
Emmanuel connait bien, il y est reçu comme un membre de la famille. Une fois les salutations finies, on file à la messe, dans l'église du quartier. Cette fois-ci, en plus du prêtre Italien et d'Emmanuel, il y a un Espagnol et un Ukrainien pour concélébrer. 
Le soir, en plus de Daniela et Domenico, il y a Luigi et Giovanna, d'autres amis de Manou. Pietro Giorgio, un jeune pèlerin est arrivé la veille de Ferrara. Lucia et son mari Antonio nous reçoivent. Ils nous lavent les pieds en signe de bienvenue, et bénissent notre dé-marche. Luigi nous embrasse les pieds, avant de les essuyer. J'avoue n'être pas très à l'aise, mais je trouve cette cérémonie émouvante. 
À table, les conversations vont bon train, le vin coule à flot, le dîner est excellent. 

Lundi 19 octobre 

Ce jour là, nous visitons Rome guidés par Giovanna. 
Je suis très émue de me retrouver dans le petit appartement où a vécu Saint Ignace de Loyola. Le père qui nous fait la visite a un sens de la pédagogie remarquable, il respire la bonté et la simplicité. Me retrouver dans la maison où a vécu ce sacré pèlerin atypique qu'est Ignace, prier devant l'endroit où il est mort, c'est pour moi une incroyable surprise. Car c'est aussi grâce à lui que j'ai entrepris cette marche. 
Le soir, trois nouveau pèlerins viennent d'arriver de France. « Bénis soit celui qui vient au nom du Seigneur. » Ils nous racontent leur marche le long de la via francigena, celle que l'on remontera en janvier. Paolo, l'un des trois, est sicilien. Il me parle de sa jeunesse, de sa femme, de sa vie d'émigré dans le nord de la France. Les liens tissés lors de ce repas sont forts, il nous semble qu'on se connait depuis toujours. Nous saluons toute l'assemblée, car demain, nous partons. 
Pascale
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