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Protezione civile

pubblicato 19 dic 2012, 05:02 da Simone Fiussello


Indicazioni operative del Capo Dipartimento del 12 ottobre 2012 per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici

Testo integrale

Oggetto: Indicazioni operative per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici

Il Documento è stato inviato ai Presidenti delle Regioni e Province Autonome, ai Capi di gabinetto dei Ministri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa, dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, delle Politiche agricole alimentari e forestali, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dei Ministri per gli Affari Regionali e per la Coesione Territoriale. È stato inviato anche a Anci, Uncem, Upi, Prefetti e Commissari di governo per le Province Autonome.

Gli eventi meteoidrologici avversi dell’anno scorso hanno confermato l’elevato stato di fragilità che caratterizza il territorio nazionale, la cui vulnerabilità si è resa manifesta anche a seguito di precipitazioni atmosferiche non particolarmente intense. Infatti, si assiste con sempre maggiore frequenza ad un preoccupante e rapido susseguirsi di frane, inondazioni ed altri fenomeni di natura idrogeologica ed idraulica che causano al Paese una intollerabile perdita di vite umane nonché gravosi oneri economici e sociali.

E’ da rimarcare, inoltre, come i sopra citati fenomeni si siano palesati in ambiti territoriali tra loro molto diversi in quanto a grado di urbanizzazione, densità abitativa, assetto geomorfologico ed orografico, caratteristiche idrografiche, etc. Talora, come si è potuto constatare, frane ed inondazioni hanno sconvolto aree non interessate in precedenza da dissesti idrogeologici.

In tale contesto ed in relazione all’avvio della stagione autunnale ed invernale, si ritiene opportuno rivolgere alle Amministrazioni in indirizzo alcune indicazioni operative finalizzate alla previsione, prevenzione e contrasto dei predetti fenomeni idrogeologici ed idraulici, che tengano conto non solo delle esperienze maturate negli anni precedenti, ma anche delle innovazioni normative e istituzionali scaturite dalla recente riforma del Servizio nazionale della protezione civile, di cui al d.l. 59/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 100/2012. Come noto, tale disposizione normativa ha ridefinito e precisato gli ambiti di competenza del Sistema nazionale di protezione civile, nel più ampio contesto di una politica integrata volta a prevedere, prevenire, mitigare e fronteggiare le conseguenze delle calamità naturali o antropiche, che vede attivamente coinvolti diversi attori istituzionali.

E’ pertanto opportuno che vengano perseguite le più ampie ed efficaci sinergie tra le diverse istituzioni ed organismi a vario titolo competenti in materia di previsione, prevenzione e contrasto del rischio idrogeologico. In particolare, sulla scorta di quanto previsto dalle normative europee di settore – segnatamente la Direttiva europea 2007/60/CE - al fine di ottimizzare le risorse destinate alla riduzione delle condizioni di rischio residuo che interessano insediamenti ed infrastrutture è di cruciale importanza pianificare ed attuare l’ottimale integrazione tra gli interventi strutturali (basati prevalentemente sulla riduzione delle condizioni di pericolosità) e gli interventi non strutturali, imperniati cioè sulla riduzione temporanea delle condizioni di esposizione ed ascrivibili – anche se non esclusivamente - alle competenze del sistema nazionale di protezione civile, così come sancito, da ultimo, dalla citata L. 100/2012.

Pertanto, ferme restando le rispettive e precise competenze assegnate per legge ai diversi enti ed organismi a vario titolo coinvolti nelle predette finalità, si auspica, nell’ottica del principio della leale collaborazione, il più ampio, continuo e proficuo dialogo interistituzionale finalizzato ad individuare, programmare ed attuare, ognuno per quanto di rispettiva pertinenza, gli interventi necessari per la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.

In particolare, per quanto riguarda le attività di prevenzione non strutturale di protezione civile, è quanto mai doveroso che venga portato a compimento il sistema nazionale di allertamento di cui alla Direttiva PCM 27.02.2004 e s.m.i., recepito organicamente a livello di norma primaria dall’art. 3-bis della L. 225/1992, così come novellata dalla citata L. 100/2012. Un ruolo determinante in tale complesso disegno viene svolto dai Centri Funzionali, per i quali si auspica la prosecuzione del percorso istituzionale volto a raggiungere la piena autonomia operativa degli stessi, predisponendo le necessarie e idonee procedure finalizzate al sistema di allertamento regionale di protezione civile, consentendo così il necessario raccordo tra le attività di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

E’ infatti affidato alla rete nazionale dei Centri Funzionali il compito di raccolta, elaborazione e diffusione agli Enti istituzionalmente competenti di dati, informazioni e conoscenze riguardanti gli scenari di rischio in atto e previsti, ai quali fanno riferimento determinati livelli di criticità.

Gli elementi tecnici sopra citati sono necessari ai decisori per la tempestiva valutazione delle misure e degli interventi per la salvaguardia dell’integrità della popolazione e la tutela delle infrastrutture, degli insediamenti produttivi, etc., anche sulla scorta delle pianificazioni di emergenza all’uopo predisposte.

A tal riguardo, è appena il caso di rammentare che, ai sensi della predetta L. 100/2012, entro l’11 ottobre 2012, ciascun Comune avrebbe dovuto approvare, con deliberazione consiliare, il piano di emergenza comunale – redatto anche secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della Protezione Civile e delle Giunte Regionali –provvedendo alla verifica e all’aggiornamento periodico di questo documento.

I piani di emergenza comunali e provinciali costituiscono lo strumento fondamentale a disposizione delle Autorità di protezione civile per individuare le azioni da porre in essere in modo coordinato per fronteggiare sia gli eventi in atto, previsti, che quelli non prevedibili. Per consentire un intervento efficace ed il raccordo delle forze in campo sin dalle prime fasi di una possibile situazione di crisi è necessaria l’individuazione del luogo di coordinamento da attivare, se del caso, anche in maniera preventiva.

Particolare cura dovrà essere rivolta all’individuazione di aree sicure, per le quali non sussistono condizioni di rischio idrogeologico o idraulico, ove poter dare assistenza alla popolazione evacuata (aree di accoglienza della popolazione) e garantire il raduno dei soccorritori e lo stoccaggio temporaneo delle risorse necessarie alla gestione dell’emergenza (aree di ammassamento soccorritori e risorse). A tal riguardo è opportuno che gli Enti territoriali redigano i rispettivi piani di emergenza non solo sulla scorta di una solida base conoscitiva, costituita dagli studi e dalle indagini disponibili (quali per esempio i Programmi di previsione e prevenzione o i Piani di Assetto Idrogeologico), ma anche facendo riferimento alla loro conoscenza diretta del territorio, inteso nel suo rapido e talora imprevedibile evolversi a seguito di trasformazioni naturali ed antropiche.


E’ pertanto di fondamentale importanza che il piano di emergenza venga costantemente aggiornato, sia in relazione alle accennate trasformazioni del territorio, sia nella conoscenza della disponibilità delle risorse umane e materiali presenti sul territorio e dei relativi tempi e modalità di attivazione in caso di emergenza, come peraltro previsto dalla citata disposizione legislativa.



E’ inoltre sempre più evidente la necessità di prevedere, nell’ambito della pianificazione di emergenza, l’attivazione di presidi territoriali che hanno compiti di vigilanza ed intervento tecnico, in particolare durante fasi temporalesche intense, svolgendo altresì un prezioso ruolo di supporto tecnico al Sindaco per l’attuazione di misure a salvaguardia della pubblica e privata incolumità. La funzione dei presidi territoriali si rivela particolarmente strategica nel caso di bacini idrografici di ridotte dimensioni, nei quali a seguito di precipitazioni intense, anche se di breve durata, si possono manifestare fenomeni repentini quali colate rapide di fango, esondazioni, erosioni spondali, etc. Giova rammentare a tal riguardo che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non è possibile prevedere con sufficiente anticipo e precisione afflussi meteorici molto concentrati nello spazio e nel tempo; inoltre, come già accennato, si è constatato talvolta il verificarsi di dissesti idrogeologici in aree finora considerate non a rischio. Pertanto, il ruolo dei presidi territoriali nell’assicurare l’azione di vigilanza e di intervento tecnico in tempo reale è assolutamente imprescindibile.

Per le attività di pianificazione di emergenza è auspicabile che ogni Regione e Provincia autonoma svolga un’azione di impulso, indirizzo e supporto alle attività dei Sindaci, con il concorso delle Province, delle Prefetture – Uffici Territoriali del Governo, delle strutture operative locali e del volontariato. A tal fine, è di primaria importanza che standard, linguaggi e procedure di intervento vengano condivisi tra i diversi attori istituzionali coinvolti prevedendo, ove opportuno, l’istituzione di appositi tavoli tecnici, anche a carattere permanente, che procedano con regolarità alla verifica critica dei risultati raggiunti. Inoltre, sarà utile che le Prefetture – Uffici Territoriali del Governo assumano iniziative di sensibilizzazione e raccordo con le articolazioni territoriali delle strutture operative statali, affinché assicurino la consueta pronta operatività al verificarsi degli eventi.

Al fine di massimizzare l’efficacia della pianificazione di emergenza, è altresì di estrema rilevanza che la popolazione venga adeguatamente e preventivamente informata in ordine alle fenomenologie di rischio presenti sul proprio territorio nonché alle norme di comportamento da adottare ed alle misure da intraprendere previste dai piani di emergenza. A tal riguardo, si ricorda che l’attività di informazione alla popolazione rientra nelle dirette responsabilità del Sindaco ai sensi dell’art. 12 della L. 265/1999 ed è esplicitamente menzionata dall’art. 3 della L. 225/1992 modificata dalla L. 100/2012, tra le attività di prevenzione non strutturale di protezione civile.
Nell’ambito della predetta attività di informazione alla popolazione, particolare importanza dovrà essere assegnata alla indicazione delle aree ove possano manifestarsi fenomeni calamitosi di natura idrogeologica o idraulica – anche a mezzo di segnaletica monitoria o dispositivi ottici e/o acustici di segnalazione – nonché alla diffusione di buone pratiche di comportamento.



A tal fine i Sindaci dovranno censire con accuratezza le aree ove possano manifestarsi criticità e sensibilizzare la popolazione ad evitare lo stazionamento nei pressi di punti a rischio, quali ponti o rive di corsi d’acqua in piena, sottopassi stradali, scantinati, coste esposte alle mareggiate, etc.



Nondimeno, si ritiene opportuno non solo prevedere un ampio e sistematico coinvolgimento della popolazione, a mezzo di incontri, assemblee pubbliche, conferenze, etc. ma anche verificare l’efficacia delle misure di emergenza effettuando periodiche esercitazioni.

Nell’eventualità di un evento calamitoso di natura idrogeologica o idraulica, l’attività di informazione alla popolazione dovrà essere intensificata, prestando particolare attenzione all’attivazione ed alla pubblicizzazione di ogni utile supporto alla popolazione: in tale contesto, si ritiene utile l’attivazione di numeri di emergenza e di indirizzi di posta elettronica – eventualmente diversificati per tematica e/o area geografica - ai quali i cittadini potranno far riferimento per contattare le Autorità locali di protezione civile. E’ altresì di notevole importanza ai fini dell’ottimale dispiegamento del sistema di protezione civile l’attivazione di appositi canali di comunicazione (siti web, contact center, etc.) mediante i quali diramare notizie e/o informazioni utili per la popolazione, ad es. comunicati ufficiali, modulistica, aree interessate dall’evento, viabilità alternativa, canali per le donazioni, etc.

A tal riguardo, ove la risposta operativa del sistema di protezione civile dovesse concretizzarsi in un’attivazione delle diverse componenti e strutture operative e nella gestione di situazioni di emergenza, è necessario che la suddetta mobilitazione avvenga in modo tempestivo e coordinato, in attuazione degli indirizzi operativi già emanati in materia, secondo la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008 recante “Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze”. A tal fine, si sottolinea l’esigenza di provvedere ad una verifica delle procedure di attivazione delle diverse componenti e strutture operative del Sistema nazionale di protezione civile, ponendo particolare attenzione alla tempestiva diffusione di notizie e segnalazioni di criticità ed all’interscambio di informazioni e di dati tra i diversi Enti territoriali coinvolti, nonché alla tempestiva comunicazione alla Sala Situazione Italia ed al raccordo con questo Dipartimento in merito ad ogni evento che possa costituire elemento di pericolosità per la popolazione, evidenziando le iniziative poste in essere e le eventuali criticità del sistema di risposta locale. A livello regionale e provinciale si vorrà garantire, ove non già effettuato, l’attivazione in H24 delle rispettive Sale Operative di protezione civile fino a cessata esigenza, provvedendo a verificare l’allertamento dei Sindaci e ad assicurare un costante flusso informativo, al fine di fornire alle Autorità locali le informazioni disponibili sulla situazione meteoidrologica in atto e prevista.



A tale scopo è necessario che i Sindaci individuino la struttura in grado di assicurare il corretto e puntuale recepimento della messaggistica del sistema di allertamento nonché di adottare le misure di vigilanza e controllo del territorio e tutela dell’incolumità della popolazione.



Il Dipartimento della Protezione Civile assicurerà ogni dovuta collaborazione ed assistenza, nelle forme ritenute più opportune ed efficaci, per garantire la compiuta attuazione di quanto contenuto nei presenti indirizzi operativi.



Il Capo del Dipartimento


Franco Gabrielli

Il torrentismo in Gran Paradiso

pubblicato 18 dic 2012, 13:08 da Simone Fiussello

Il torrentismo in Gran Paradiso piace

settembre 25, 2012 - 11:51am | By Federica Furbatto

È piaciuta la tre giorni dedicata al torrentismo in Valle Orco organizzata lo scorso weekend a Locana da tre appassionati canavesani: Ugo Peroglio di Rocca, Luca Besusso di Leinì e Bruno Camoletto di Volpiano.
Nelle giornate di venerdì, sabato e domenica, circa una quarantina di appassionati o di semplici curiosi si sono avvicinati a questa disciplina e hanno provato l'esperienza di ripercorrere il corso dei torrenti della Valle Orco e della Val Soana. In molti hanno partecipato anche alla serata di introduzione dell'argomento proposta venerdì sera nella Tensostruttura di piazzale Ex Casermette a Locana tenuta dal geologo Simone Fiussello che ha fornito le informazioni tecniche sui corsi d'acqua in questione, mentre gli organizzatori hanno dato dritte e consigli per affrontare al meglio la discesa in sicurezza, visto che hanno attrezzato i corsi d'acqua per renderli fruibili agli amanti di questa disciplina. chi fosse interessato ad avvicinarsi al canyonig e al torrentismo può contattare Luca Besusso al 333 6095780 oppure scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica piemonte@canyoning.it.

In questo articolo:

Autore

Federica Furbatto
Nata il 4 maggio 1980, arrivata al Risveglio per caso nel 2000, scovando un annuncio in biblioteca. Da lì è partita la mia avventura come corrispondente da Volpiano. Con il passare del tempo ho cominciato a ricoprire questo ruolo anche per il Comune di San Francesco. Nel frattempo ho avuto modo di laurearmi in Lingua Tedesca editoriale e vivere un paio di anni all'estero. Giornalista pubblicista, dal 2009 ideatrice e redattrice della sezione “Meno35” dedicata ai giovani sul Risveglio.

fonte: http://www.ilrisveglio-online.it/cronaca-bianca/2012/09/25/il-torrentismo-gran-paradiso-piace

Un mondo senza storia

pubblicato 18 dic 2012, 05:11 da Simone Fiussello

L'età della terra non si rivela a una prima superficiale osservazione - di fatto il filosofo Aristotele (384-322) proponeva un eterno mondo senza storia -  ma abbondanti indizi sono nascosti nelle rocce.

Uno dei primi a mettere in dubbio questo concetto di mondo immutevole fu l'anatomo e naturalista danese Nicolaus Steno (1638-1686), che introdusse il concetto di ciclo - e anche tempo - nella stratigrafia. Studiando le formazioni geologiche della Toscana, Steno dedusse che un singolo strato sedimentario si era depositato sul fondo marino. Quando il mare retrocede, l'erosione destabilizza i sedimenti finche avviene un crollo (per Steno la spiegazione di strati inclinati osservabili nella campagna toscana), nel bacino cosi formatosi affluisce il mare e si possono depositare nuovi strati. 


Fig.1. Il concetto stratigrafico di Steno, come pubblicato nel 1669 nel suo “Prodromus - la disposizione a ciclo della figura - sedimentazione - erosione -collasso - riempimento con nuovi sedimenti - non é casuale, ma voluto per esprimere il concetto di tempo dietro alla stratificazione osservabile negli affioramenti della Toscana.

Steno non specifica quanto tempo era necessario per formare tutti gli strati osservabili, ma sembra che si accontenta della cronologia biblica - che assumeva alcune migliaia di anni per l'età del mondo umano. Steno tenta una argomentazione naturalistica - cita fonti storiche e rovine di edifici antichi, che dimostrano che da almeno 4.000 anni la Toscana non era stata più invasa dal mare. Considerando che la maggior parte dei filosofi di quei tempi assumevano un´età della terra di 6.000 anni, rimaneva un lasso di tempo sufficiente per spiegare la stratificazione delle rocce sedimentarie.

Tra gli anni 1680 e 1690 il reverendo anglicano Thomas Burnet pubblica  "The Sacred theory of the earth : containing an account of the original of the earth and of all the general changes which it hath already undergone, or is to undergo, till the consumation of all things", una delle più belle opere che cercavano di riconciliare la fede nel resoconto biblico della creazione del mondo e i primi studi naturalistici di quei tempi. 

Fig.2. T. Burnet "The Sacred theory of the earth...[]".
 
L´immagine nel frontespizio riassume perfettamente il concetto della storia geologica di quei tempi: la creazione e la distruzione della terra inizia e si conclude in dio - la figura che sovrasta l´intero ciclo. La terra primordiale - il mitico giardino dell´Eden - è una sfera perfetta. La prossima immagine mostra la terra scaraventata nel caos durante il diluvio universale. Le acque impetuose spaccano la crosta terrestre, formando i continenti e le catene montuose. La terra attuale secondo Burnet era un mondo imperfetto, i ruderi del paradiso. Le ultime immagini mostrano la terra consumata durante la fine dei tempi dal giudizio universale e l´avvento di un nuovo paradiso. 

Burnet riconcilia la visione di un tempo finto e di un intervento divino con la fisica di Newton (1642-1726), che aveva scoperto le leggi che governano il moto delle stelle. Il concetto sovrannaturale di "Dio" usa ed è legato a delle leggi naturali.
 
Quasi 100 anni più tardi l´agronomo James Hutton (1726-1797) formulerà una nuova teoria della terra basandosi in parte su simili concetti come proposti da Steno, ma a dispetto dei suoi predecessori vedrà in questi il segno di un lasso di tempo praticamente incalcolabile. La terra secondo Hutton era un meccanismo perfetto che crea e distrugge rocce e sedimenti di continuo, in cicli (quasi) eterni (anche lui considera il giudizio universale come punto finale in cui si dirige il creato) simili ai cicli osservabili e soprattutto calcolabili delle stelle e i pianeti del firmamento. Cercare di comprendere questi cicli e periodo necessari per completare anche solo un singolo di essi, resta al di fuori delle possibilità della mente umana.
 
Solo dall´inizio del 19° secolo in poi naturalisti e soprattutto geologi - incitati dalla lentissima modificazione della vita animale come prevista nell'opera "L'origine delle specie" (1859) di C. Darwin - cominciarono a speculare apertamente sull'età della terra - e ben presto si aprì un abisso davanti ai loro occhi...

Fig.3. "E se guarderai a lungo nell'abisso, anche l'abisso guarderà dentro di te" (da “Al di là del bene e del male“ di Friedrich W. Nietzsche, 1844 – 1900).

BIBLIOGRAFIA:

CUTLER, A.H. (2009): Nicolaus Steno and the problem of deep time. In Rosenberg, G.D. (ed.) The Revolution in Geology from the Renaissance to the Enlightenment. Geological Society of America Memoir 203: 143-148
DALL´OLIO, N. (2004): Vedere il tempo. L´interpretazione dei fossili e degli strati nella scienza tra ´600 e ´700. Monte Universitá Parma Editore: 257
Pubblicato da a 10:57
Tratto da http://storiadellageologia.blogspot.it/

Benvenuti!!

pubblicato 16 dic 2012, 07:30 da Simone Fiussello   [ aggiornato in data 18 dic 2012, 05:02 ]

In realtà queste sono le prime prove prima di buttare tutto online....

pubblicato 14 ott 2009, 23:16 da Simone Fiussello   [ aggiornato in data 16 dic 2012, 07:25 ]


GEOSEPTEMBERFEST 2012

pubblicato 14 ott 2009, 23:11 da Simone Fiussello   [ aggiornato in data 18 dic 2012, 05:01 ]

Purtroppo quest'anno niente.....

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