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Attacchi di panico : quando il terrore non si ferma

L’attacco di panico è una reazione a circostanze o eventi che si rivelano inconsciamente traumatici per l’individuo. Le circostanze e motivazioni che lo scatenano non sono mai chiare ed evidenti a chi ne soffre e le sensazioni di terrore appaiono in un primo tempo immotivate ed inspiegabili. Ad esse si accompagnano reazioni motorie spontanee e modificazioni fisiche proprie di un organismo che si prepara istintivamente a reagire ad una minaccia estrema: aumento del battito cardiaco (tachicardia), aumento dell’attività e volume respiratorio (iperventilazione), aumento della pressione sanguigna, bisogno di fuggire o al contrario freezing , blocco e congelamento dei movimenti ; il freezing (o congelamento) sembra essere un meccanismo di difesa che negli animali (umani compresi) in condizioni di impotenza e di pericolo estremo, si attiva in modo istintivo per ingannare il predatore simulando la morte quando la fuga è impossibile.

Quando gli attacchi si ripetono e la persona riorganizza progressivamente la propria esistenza per evitarli riducendo i propri spazi e la vita sociale o lavorativa, si può ipotizzare la strutturazione di un Disturbo da Attacco di Panico . In questo caso la paura prima neutra e senza motivazioni apparenti , si autoalimenta assumendo come oggetto gli attacchi di panico stessi. Il panicoso comincerà ad avere paura della paura (circolo del panico).

Chi è predisposto a sviluppare un attacco di panico ?

Tutti possono avere un attacco di panico. L'attacco di panico può essere uno dei sintomi che si accompagnano a diversi disagi psicologici, ma può anche presentarsi come reazione ad uno stile di vita o a un momento di stress intollerabile per l'individuo Chi invece sviluppa un Disturbo da Attacchi di Panico presenta come tratto comune e costante vissuti inconsci o coscienti di estrema solitudine e vulnerabilità e di profonda sfiducia nel mondo: gli altri sono sentiti come inaffidabili e minacciosi da un soggetto che soffre e soffoca nell’invisibilità, nella negazione e nella mancanza di riconoscimento della propria identità e individualità. Fino al verificarsi del primo attacco questi vissuti vengono nascosti o affrontati attraverso lo sviluppo di tratti caratteriali e comportamenti improntati ad iperautonomia o (all’opposto) iperdipendenza dagli altri ; così ipercontrollo emotivo, atteggiamenti di distanza e distacco nelle relazioni sociali e affettive , rimozione e negazione di fragilità e paure insieme ad un forte quanto inconsapevole bisogno di contatto caratterizzano le persone appartenenti al primo gruppo; esse affrontano con forza e determinazione le difficoltà dell’esistenza ma tendono a sentirsi estremamente vulnerabili nel legame emotivo profondo con gli altri; al secondo gruppo invece appartiene chi cerca di gestire le proprie fragilità attraverso rapporti di forte dipendenza, sacrificando autonomia e realizzazione di sé.

Quale la causa?

La psicologia ha individuato nelle relazioni parentali primarie caratterizzate da mancanza di sintonizzazione ed empatia una probabile causa dei vissuti emotivi che sono alla base degli attacchi di panico .Genitori poco sintonizzati ed empatici tendono ad avere grosse difficoltà nel sentire quando e come stimolare e accompagnare il proprio bambino nel suo processo di evoluzione e maturazione spontanea senza esporlo a traumi o ansie eccessive o, all’inverso, senza iperproteggerlo privandolo delle necessarie esperienze maturative . Il bambino sovraesposto o iperprotetto , sviluppa sensazioni di inadeguatezza del sé e mancanza di fiducia nei rapporti con il mondo e con i propri simili dai quali si sente non riconosciuto e non compreso nella sua vulnerabilità e nel suo bisogno di protezione o all’opposto nel suo desiderio di autonomia .Il senso di estrema vulnerabilità e solitudine dell’attacco di panico è un rivissuto dell’ esperienza infantile di essere soli e senza alcun sostegno e protezione di fronte a qualcosa di troppo grande da affrontare.

Circostanze scatenanti

Ciò che determina lo scatenarsi degli attacchi di panico è una serie di circostanze o eventi anche apparentemente insignificanti che il soggetto non individua come causa del proprio malessere ma che generano in lui intollerabili sensazioni di solitudine e vulnerabilità . Questi eventi possono essere sia di carattere positivo che negativo ma sono sempre inconsapevolmente temuti in quanto sollecitano un potenziale cambiamento o evoluzione individuale davanti al quale la persona tende a sentirsi terrorizzata . Riferendoci alle categorie di persone predisposte, prima citate , chi ha strutturato la propria esistenza ed identità attorno al bisogno di contare esclusivamente sulle proprie forze , può "andare in panico" anche in seguito ad una semplice malattia o infortunio che lo costringa a confrontarsi con la propria vulnerabilità e dipendenza (umana e oggettiva) dagli altri; per queste persone tuttavia anche un evento positivo come l'innamoramento , con la sua spinta verso l'apertura e il contatto emotivo profondo può sollecitare il terrore di perdere un' autonomia affettiva ed un equilibrio mantenuti con immensa fatica; gli iperdipendenti d'altro canto tendono ad ammalarsi quando la vita offre loro occasioni che porterebbero ad una maggiore realizzazione di sè ma anche ad una possibile autonomia dalla persona con la quale intrattengono un rapporto di forte dipendenza ; in questi casi anche una promozione sul lavoro ad es. può scatenare la malattia.

Non tutto il male vien per nuocere

Nonostante il senso di profonda sofferenza che lo accompagna, molta clinica concorda oggi sul fatto che alla base di questo disturbo vi è la spinta verso una maggiore maturità e realizzazione emotiva e relazionale. La cura, si potrebbe dire con un paradosso, accompagna e sostiene questo processo di guarigione spontanea cominciato con una malattia, lavorando alla costruzione di una relazione terapeutica riparativa accogliente ed empatica, attraverso la quale il paziente può esplorare e appropriarsi con meno terrore di sentimenti, moti ed emozioni rimosse ed evolversi verso una maggiore integrazione e autenticità . .Questo è il motivo per il quale non è consigliabile ricorrere ad un intervento esclusivamente farmacologico, che quando riesce a bloccare il sintomo non sostiene il processo di rinnovamento della persona che esso nasconde.

Cosa fare ?

In primo luogo occorre contattare un medico per tutti gli accertamenti diagnostici volti ad escludere eventuali problematiche di origine organica. Se la diagnosi è quella di un probabile attacco di panico è bene , soprattutto quando questo tende a ripetersi,  rivolgersi al più presto ad un esperto della psiche: intervenire quando si è già strutturato un Distubo da Attacchi di Panico è infatti molto più complesso e richiede tempi più lunghi.  

La terapia segue iter diversi a seconda dell'orientamento teorico dello psicoterapeuta generalmente tuttavia non può prescindere da alcuni elementi comuni : 

  • ricerca su eventi di vita e circostanze che hanno scatenato i primi attacchi di panico e riportato in superfice sentimenti di panico e terrore
  • valutazione del ruolo e della funzione che il disturbo ha nella vita del paziente
  • individuazione della relazione tra disturbo, personalità e storia del paziente
Fondamentale è inoltre accompagnare il paziente nel lavoro di accoglienza , contenimento e gestione delle emozioni di vulnerabilità e paura, emozioni represse o rimosse prima della malattia perchè spesso associate a vergogna e senso di inadeguatezza .