Chiss'i recorda? - S

Saìnu
SACR
ÀSTICA: tipo di salice selvatico. Sost. f. Il salice denominato dialettalmente sacràstica si trova lungo gli argini dei corsi d'acqua. I suoi rami giungono fino alla superficie dell'acqua e vengono di continuo agitati dalla corrente. Passà i guai come lla sacràstica = passare i guai come il salice selvatico sbattuto dalla corrente del fiume.
SÀGNA: lasagna. Sost. f. Diménica a pranzu faccio 'a sàgna = domenica a pranzo faccio la lasagna.
SAGNÓNE: corpulento ma innocuo. Agg. Der. da sàgna = lasagna. È un póru  sagnóne = è un povero omaccione innocuo.
SAINÀLE: fusto della saggina. Sost. m. Der. da saìnu = saggina. Era sìccu come 'n sainàle = era magro come il fusto della saggina.
SAÌNU: saggina. Sost. m. La saggina è una pianta erbacea dal fusto alto e le foglie piatte e lunghe. Alcune varietà di essa vengono usate come foraggio, altre per la fabbricazione di scope e spazzole. Pe leà e fòje dda 'u spiazzu tocca pijà 'a scopa de saìnu = per togliere le foglie dal piazzale bisogna prendere la scopa di saggina.
Saràca
SANETR
À: respirare affannosamente. V. intr. Il verbo fa riferimento al respiro affannoso del cavallo dopo una galoppata. Santrà come 'n cavallu = respirare affannoso come un cavallo.
SANGUENÀCCIU: sangue del maiale appena ucciso, insaccato e bollito insieme zucchero, uva passa, bucce d'arancia, sale e pepe. Sost. m. Der. da sangue. Il sanguenàcciu era considerato un surrogato della cioccolata.  
SANTÀRU: venditore di santini. Sost. m. Der. santo. Termine disusato.
SAPPETELLÀ: sarchiare. V. tr. Der. da sappà = zappare. La sarchiatura è l'operazione di manutenzione e ripulitura del terreno seminato, mediante il sarchio (sappetèlla), attrezzo dal lungo manico, con la parte lavorante simile alla zappa, da un lato, e con un bidente, dall'altro.  Tòcca sappetellà 'o rànu = bisogna sarchiare il grano.
SARÀCA: aringa. Sost. f. Faccia da saràca! = faccia da aringa!
Sarlapìca
SARAM
ÌNTU: tralcio tagliato (della vite). Sost. m. Co' i saramìnti ce sse fàu 'e fascine = con i tralci tagliati si fanno fascine.
SARDÀ: saltare. V. tr. Dir.  sardafóssu = saltafosso. Agg. sempre unito al sost. carzùni = calzoni, per indicare un paio di pantaloni da utilizzare con degli stivali. S'era mìssu 'n pàru dde carzùni sardafóssu = aveva infilato di pantaloni saltafosso.
SARDAMELLÓNE: persona alta di statura, dall'andatura ciondolante, in genere apatica. Agg. Fràtetu è un propiu un sardamellóne = tuo fratello è proprio grosso ed apatico.         
SARDAMIRÉLLU: interiora del vitello da latte messa ad essiccare. Sost. m. I sardamirélli se mettéanu a seccà sotto 'a cappa de 'u cammìnu = le interiora del vitellino si mettevano ad essiccare sotto camino.
SÀRGA: camicia pesante. Sost. f. Si tratta di una camicia indossata sovente al posto della giacca.
SARLAPÌCA: pappatàcio. Sost. f. Usato per indicare la zanzara. Il pappatàcio, detto anche flebotomo, è un insetto molto simile alla zanzara, la cui puntura può causare una malattia, non grave, detta febbre da flebotomi. Me ss'àu magnàtu 'e sarlapìche = sono stato quasi mangiato dalle zanzare. 
Sbuciafràtti
SARLOCC
ÓNE: sempliciotto, frescone. Agg. Ma sì pròpiu 'n sarloccóne! = ma sei proprio un sempliciotto. Sin. fregnóne,  jerdóne, lemetónepempelóne. Sim. sagnóne, sardamellóne.
SARTÓRE: sarto. Sost. m.  'U sartóre j'éa fattu 'n vestitu su mesùra = il sarto gli aveva cucito un vestito su misura.
SARVATECÙME: luogo inselvatichito, abbandonato. Sost. m. Der. da sarvàticu = selvatico. Agg. Termine riferito sempre a terreno lasciato incolto.  Stéa tuttu in sarvatecùme = era tutto abbandonato.
SATOLLÀ: saziare. V. tr. Riferito a se stesso: satollàsse = saziarsi. Viene usato un doppio participio passato: satollàtu, satùlluTe sì satollàtu? = Sei sazio? I pollàstri eranu satùlli = i polli erano sazi.
SBALLECÀ: camminare traballando, sobbalzare. V. intr. Più precisamente definisce un incedere simile al ballo, quasi incontrollato. Sim. sbarellà, trettecà.
SBÀLLECU: bilico. Sost. m. Sta' a sbàllecu = essere in bilico. Forse der. da sballecà che indica un andatura al limite del cadere. 
Scacchiatóre
SBARELL
À: perdere la ragione. uscire di senno. V. intr. Termine comune ai dialetti dell'Italia centrale. Fa riferimento a persona che parla senza senso o che, a causa di una malattia, manifesta graduale perdita di raziocinio. Illu sbarèlla = quello non ragiona.
SBELLECÀ: contorcere. V. tr. usato in forma riflessiva: sbellecasse. Me steo a sbellecà pe llo rìe = stavo contorcendomi per le risate.
SBIÀ: 1. riprendere a fare le uova. V. intr. Applicato solo alle galline ovaiole che smettono di deporre uova nel periodo della muta, cioè per due mesi circa a partire dalla fine dell'estate. In tal senso sbià potrebbe riferirsi al cambio di piumaggio che segna la ripresa della fecondità. 'E galline hau sbiàtu = le galline hanno ripreso a fare le uova. 2. prendere il via, iniziare. V. intr. Applicato ai bambini che muovono i primi passi. Éa sbiàtu a camminà dóppu ddu anni = aveva iniziato a comminare dopo i due anni.
SBIÒZZA: 1. bozzo, bernoccolo. Sost. f. Éa sbattuttu 'u capu e s'era fatta 'na sbiòzza = Aveva sbattuto la testa ed aveva un bernoccolo. 2. foruncolo. Sost. m. Tenéa 'a faccia piena de sbiòzze = aveva la faccia piena di foruncoli.
Scacciaréllu
SBUCIAFR
ÀTTI: scricciolo. Sost. m. Comp. sbucia-fratte = buca-cespugli. Lo scricciolo è un passeriforme che ama le zone umide ed ombrose. Si rifugia nelle cavità e nei cespugli.
SCACCHIATÓRE: falce dalla lama spessa munita di lungo manico. Sost. m. Der. da scacchià = recidere. V. tr. Corr. scacchiatùra = taglio. 'A scacchiatùra è il taglio di tralci superflui. Il verbo scacchià è usato anche nel senso allargare nel mezzo, divaricare  (scacchià 'e cianghi = divaricare le gambe).'U scacchiatóre viene utilizzato per recidere rami di piccolo spessore posti in alto o piante rampicanti a ridosso di muri.  Sin. sfrattaròla. Sost. f. 
SCACCIARÉLLU: bastone dentato adibito alla mescola del latte per il formaggio e del siero per la ricotta. Sost. m. Questo arnese facilita l'addensamento del latte mescolato al caglio. Forse il termine deriva da scacciare per fatto che il liquido viene continuamente spostato dal bastone.
Scafétte
SCAF
ÉTTA: fava. Sost. f. Più precisamente il termine si riferisce alla fava fresca. Scafétte, pecorìnu e 'n picchiére 'e vinu = fave, pecorino ed un bicchiere di vino.
SCALÀNDRU: scala a libretto. Sost. m. Rópri 'ssu scalàndru = apri quella scala. 
SCANNUCCIÀ: scannare. V. tr. Corr. scannatùru = coltello acuminato dalla punta molto affilata (usato principalmente per scannare il maiale).
SCANTULÀ: cantare. V. tr. Je ll'ha scantulàte quattro! =  gliene ha cantate quattro!
SCAPICCHIÀTU: scombinato, sconclusionato. Agg. A mmì mme pare tantu scapicchiàtu! = a me sembra tanto sconclusionato!  
Scatafóssu
SCAPOCCI
À: 1. togliere la parte alta di un oggetto o di una pianta. V. tr. Der. da capòccia = testa. 'U véntu éa scapocciàtu tutti l'àrberi = il vento aveva tolto la chioma a tutti gli alberi. 2. scrollare il capo. V. intr. Gesto di disapprovazione. Va scapocciànno perché è remàastu frecàtu = scrolla il capo perché è stato raggirato.
SCAPUCERRÀSSE: scapicollarsi. V. rif. Disusato. Meglio scapucollàsse.
SCAPUCOLLÀ: scapicollare. V. tr. In genere scapucollàsse. S'è scopucollàtu pe lle scali = si è scapicollato per le scale.
SCARMIJÀ: 1. spettinare. V. tr. 'A sorèlla se nne va 'n giru sempre scarmijata = la sorella se ne va in giro sempre spettinata. 2. districare. V. tr. 'U falalànu ha scharmijàtu 'u mataràssu = il lanaiolo ha districato la lana del materasso.
SCARPORÌ:  estirpare. V. tr. Scarporì 'a ramàccia = estirpare l'erbaccia.
Scérpa
SCARRACCI
À: dissestare, sconnettere. V. tr. Ha piótu cocì tantu che l'acqua ha scarracciàtu 'u stradone = è piovuto così tanto che l'acqua ha dissestato il sentiero.
SCARRACCIÀTA: strada sconnessa a causa delle piogge. Sost. f. In genere si tratta di strade di montagna. Me so' caùtu llà ppe lla scarracciàta = sono caduto lungo la strada sconnessa.
SCÀRSA: paglia palustre per impagliature. Sost. f. Co' 'a scàrsa ce sse rempàjanu 'e sedie = con la scarsa si rimpagliano le sedie.
SCARTONE: prime escrescenze ispide delle penne gallinacee. Sost. m. Der. da scarto. Riferito a personabarba di primo pelo. Ad indicare immaturità. E llèate co' ssu scartóne! = togliti di mezzo che sei ancora piccolo!
SCATAFÓSSU: tratto di strada o di terreno scavati in genere dall'acqua. Sost. m. Forse der. da scavafosso, ovvero fosso scavato. Férmate! Non ce jì llà ppe quillu scatafóssu! = fermati! non andare lì che è tutto scavato! Sim. scarracciàta = strada sconnessa a causa delle piogge.
SCELIÀTU: sciatto, trasandato. Agg. Tenéa un padre sceliàtu = aveva un padre trasandato.
SCENCIÀ: strappare, lacerare. V. tr. 'Ì scenciàtu tutte 'e lenzòla = hai strappato tutte le lenzuola.
SCEPINÀTU: disgraziato, sfortunato. Agg. È una póra scepinàta = è una povera disgraziata.
Scoanzìnzula
SC
ÉRPA: paniere, canestro. Sost. f. In genere usato in luogo di tantissimi, molti. 'Na scérpa 'e fùgni = un paniere di funghi. Éa magnàtu 'n scérpa dde gnòcchi = aveva mangiato tantissimi gnocchi.
SCHIAFFÀ: mettere. V. intr. Stài a schiaffà tuttu èsso dentro = stai mettendo tutto lì dentro. Anche: schiaffasse = mettersi. Non sapéa ddo scchiaffàsse pe lla vergògna = non sapeva dove mettersi per la vergogna.
SCHIOPPÀ: scoppiare, far esplodere. V. tr. Der. schióppu = fucile, schioppettàta = fucilata. Fig. Éa schioppàtu = era arrivato alla fine. I fiji jerìanu schioppàti llà nnu muru = i figli andrebbero fatti esplodere nel muro (meglio: sbatterli al muro).
SCIACQUAMENTÓNE: brodaglia. Sost. f. Che sarìa istu sciacquamentone? = cosa sarebbe questa brodaglia?
SCIACQUATÙRU: lavatoio, lavello. Sost. m. Der. sciacquare. Il termine, esteso ai recenti lavelli, si riferisce ad un vano incavato nelle pareti delle case contadine nel quale in basso si trovava un lavatoio di marmo ed in alto dei ripostigli per le stoviglie in terracotta o in rame.
SCIALÀ: spendere con larghezza, sperperare, vivere nell'abbondanza. V. intr.  Poràcci, no' è che sciàlanu tantu = poveracci, non è che vivano nell'abbondanza. Spesso usato con significato di mangiare con piacere. Masséra hàio scialàtu = questa sera ho mangiato con piacere.   
SCIAMÀNNA: disordinata. Agg. Disusato. É 'na póra sciamànna = è una povera disgraziata. Der. sciamannóne = disordinato.
SCIANCARIÀ: zoppicare, claudicare. V. intr. Der. da sciancàtu (sciancato). Va' sciancariànno come 'n póru disgrazziatu = cammina zoppicando come un povero disgraziato. Sin. cioppecà.
Scroppióne
SCIAVATT
À: trascinare le ciabatte. V. intr. Si definisce sciavattatu chi indossa scarpacce, come se fossero ciabatte.
SCIFRÀ: risolvere, definire. V. tr. Forse def. di decifrare. 'Esta quistióne va' scifràta subbitu = questa questione va risolta subito.   
SCINCIÀ: strappare, lacerare. V. tr. Lett. ridurre a cìnciu (cencio). Ì scinciàtu i carzùni nóvi = hai strappato i calzoni nuovi. Altraforma del part. pass. è scìnciu. Cappóttu scìnciu = soprabito strappato.
SCÌNE: sì. Avv. Forma dialettale (scì + ne) che forse discende dalla forma latina originaria sic est (è così), anche per assonanza.
SCINICÀ: frantumare, sminuzzare, sbriciolare. V. tr. 'Stu monéllu scinìca tuttu! = questo bambino frantuma (rompe) tutto! Forme der.: scinicatìcciu = sminuzzamento di qualcosa mal riuscito, ad esempio una pietanza (sost. m), scinicatura = residui sbriciolati di alcuni alimenti e di alcuni materiali (sost. f.), scinicàta = serie di percosse a scopo di avvertimento o, più semplicemente, strattonamento energico di una persona.
SCIÒTA: diarrea. Sost. f. Der. da sciòje = sciogliere. Corr. part. pass. sciòta = sciolta. Jé ss'è fatta a sciòta = ha avuto un attacco di diarrea. Vedi Fasse venì 'a sciòta in  Girace 'nturnu. 
Scurìcciu
SCOANZ
ÌNZULA: cinciallegra. Sost. f. Forse corr. a scodinzolare, in riferimento alla lunga coda dell'uccello, sempre in movimento.  La cinciallegra (Parus major) è un uccello molto attivo e curioso. Caratteristico risulta il suo continuo svolazzare tra i rami e l'appendersi a testa in giù per beccare formiche e pidocchi delle piante lungo i rami. Per questo il termine dialettale è usato per definire una bambina spigliata e curiosa. Ella scoanzìncula tè 'a parlantina de 'n avvocatu = quella cinciallegra (piccola) ha una parlantina pari a quella di un avvocato.
SCOLLETTÀ: togliere il collo (agli ortaggi). V. tr. Operazione effettuata sulle barbabietole e su altri tuberi e consistente nel togliere il fogliame. Scollettà 'e carote = togliere il colletto alle carote.
SCOLÒSTRICU: latte munto da una mucca dopo il parto. Sost. m. Def. di colostro = primo latte giallognolo che le mammelle secernono durante la gravidanza e nei giorni successivi al parto, ricco di proteine e leucociti, utili al sistema immunitario del neonato. Il latte estratto dalle mucche dopo il parto è molto grasso e non viene utilizzato per fare il formaggio.
SCONOCCHIÀ: fare a pezzi, stremare. V. tr. Dal romanesco, der. da conocchia (strumento per la filatura nel quale si raccoglie la lana, la seta o il cotone), sine conocchia = senza sostegno. 'U ventu ha sconocchiàtu tuttu = il vento ha fatto a pezzi tutto. Rif. a persone con significato di stare male, avere dolori. Stéo tuttu sconocchiatu = ero pieno di dolori.
Sèllaru
SCOTTORI
À: scompigliare, mettere a soqquadro. V. intr. Che vvai scottoriànno dentro ssu cassìttu = cosa vai scompigliando dentro quel cassetto.
SCOZZONÀ: pulire, togliere la sporcizia. V. tr. Der. da còzza = sudiciume. 'A móje éa scozzonàtu 'estu mùnnu e quell'àndru = la moglie aveva pulito completamente tutto. Sin. scozzà.
SCROPPIÒNE: scorpione. Sost. m. Disusato.
SCÙCCHIA: mento. Sost. f. Der. scucchiòne = persona del mento ampio, scucchìttu = mento aggraziato e proporzionato.
SCUICCHIÀ: ancheggiare, sculettare. V. intr. 'A bardàscia scuìcchia come 'a somàra che vva cattìa = la ragazza ancheggia come l'asina in calore. Sin. sculettà, scurizzà. Forma disusata: sculicchià (vedi sculìcchia in sez. Pizzu e pizzu...).
SCUJÀSSE: non avere i testicoli. V. rif. Der. cuja = testicoli. Sì propiu 'nu scujàtu! = sei proprio senza palle! Fig. sforzarsi eccessivamente: Te sì scujàatu! = hai fatto uno sforzo! 
SCURÀ: scurire. V. tr. Il verbo viene usato tuttavia con significato di mettere a mollo nell'operazione di immergere le castagne nell'acqua per eliminare parassiti. Mette a scurà 'e castagne = mettere a mollo le castagne. In realtà quando le castagne vengono tolte dell'acqua ed asciugate risultano scurite e questo può far pensare all'adattamento di significato del verbo.
SCURÌCCIU: crepuscolo. V. intr. Più precisamente: annottàre (fare buio). 
Semènze
SCURIZZ
À: sculettare. V. intr. Forse der. da rizzà 'u culu = sollevare il sedere. Stéa 'ncazzata e se nn'è jìta scurizzànno = era arrabbiata e se n'è andata sculettando. Sin. scuicchià, sculettà. Vedi: scurizzà nella sez. Girace 'nturnu.
SDELLUMMÀ: storcere, piegare. V. tr. sempre al part. pass. sdellummàtu/sdellummata. Usato anche in luogo di zoppicare. Cammina tuttu sdellummàtu = si muove zoppicando. Corr. cioppecà, sciancarià, sconocchià.  
SDERAZZÀ: senza razza, di altra razza. V. intr.  Si usa in riferimento a persone che, per caratteristiche fisiche o per comportamento, sembrano avere a che fare con una famiglia. Illu è un mézzu delinquente: ha propiu sderazzàtu = quello è un mezzo delinquente: non è di sicuro della razza della sua famiglia.
SDIGIÙNU: spuntino. Sost. m. Lett. fermare il digiuno. Fase dell'alimentazione, leggera,  che precedeva la colazione durante la mietitura.
SÈLLARU: sedano. Sost. m.
Serrìcchiu
SEM
ÈNZA: semente. Sost. m. Rif. al seme gettato nei campi. Presso i calzolai il termine designava il piccolo chiodo, dalla capocchia larga, usato per la risolatura. 'U carzolàru jéa raccummiàtu 'e scàrpi co' 'o màstice e 'e semènze = il calzolaio gli aveva riparato le scarpe con la colla ed i chiodini.
SENEGALÌGNU: persona alta, magra e dalla carnagione olivastra. Agg. Der. da Senegal. Evidente il rif. ad una popolazione dalla pelle scura. Mme lli recòrdo: éssa buzzicóna e ìssu senegalìgnu = me li ricordo: lei era pienotta e tarchiata, lui alto, magro e dalla pelle scura.  
SÉNICU: di persona che ha tratti e comportamenti da anziano. Agg. Forse der. dal lat. senex = vecchio, con possibile legame alla non infrequente tendenza degli anziani a diventare strani ed intrattabili. In genere con significato di scostante, sprezzante, scorbutico. LLocì brutta e sènica no' ha mai troàtu chi sse lla recojésse = così brutta e scorbutica non ha mai trovato che la sposasse.
SENTÌTA: udito. Sost. f. Disusato. J'è revenùta 'a sentìta = gli è ritornato l'udito.
Sèrva
SERLENG
ÓNE: malvestito, sciatto. Agg. Rif. a persona con abiti che pendono e sono sgualciti. 'A fija è 'na serlengóna = la figlia è malvestita, con abiti pendenti. 
SERRÌCCHIU: falcetto. Sost. m. Da serrare = chiudere. Rif. al gesto di richiudere che si esegue durante il taglio del grano o delle erbacce. Corr. còta = cote, una pietra abrasiva naturale ricca di silice; acquàle = contenitore con acqua ottenuto da un corno bovino.
SÈRVA: treppiede circolare con lungo manico. Sost. f. Da servire. Vi si poggiavano pentole e casseruole per la cottura sul focolare, quando ancora non esistevano i fornelli. Mìtti 'u callarìttu sopre 'a sèrva = metti la caldaietta sul treppiede.
SETTEMBRINA: prima neve di settembre. Agg. Termine usato per indicare l'irrigidimento improvviso del clima, evidente con una prima nevica sul Terminillo già in settembre.
SÉU: suo. Agg. e pr. poss. Vedi sìo.
SFIECCIÀTA: spolverata. Sost. f. dal part. pass. sfiecciàtu/sfiecciàta. Der. da fièccia = fèccia (residuo della vino). Innòtte ha fattu 'na sfiecciàta 'e neve = questa notte c'è stata una spolverata di neve.
Sgommaréllu
SFONN
ÓNE: fandonia, sciocchezza. Sost. m. Lett. senza fondo. Si dice di argomento senza fondamento. Co' i sfonnùni che dice ce sse satóllanu 'e vàcchi = con le fandonie che dice si saziano le mucche.
SFRATTARÒLA: falcetto dalla lama spessa munito di lungo manico. Sost. f. Der. sfrattà = tagliare la fratta (siepe). Questo attrezzo permette di recidere rami di piccolo spessore posti in alto o rampicanti. Sin. scacchiatóre.
SFUGÀ: mettere in fuga, scacciare. V. tr. Éa sfugàtu un cane co' 'u bastone = con il bastone aveva messo in fuga un cane.
SGOMMARÉLLU: mestolo, ramaiolo. Sost. m. Mestecà co' 'u sgommaréllu = mescolare con il mestolo. Corr. pìccaru = mestolo a due beccucci per prelevare acqua dal un recipiente.
Sìmmula
SGRULLÀ: togliere qualcosa da una superficie o da altro oggetto. V. tr. Sgrullà 'a tuàja = togliere dalla tovaglia residui di cibo. Come modo di dire: sgrullà 'e récchie = tirare le orecchie. 
SGRULLÓNE: acquazzone improvviso. Sost. m. Der. da sgrullà = togliere qualcosa da una superficie o da altro oggetto. Ha fattu 'nu sgrullóne che c'ha remonnàtu 'e recchie = è arrivato un acquazzone improvviso che ci ha scorticato le orecchie.    
SÌMMULA: crusca, semola. Sost. f. Alimento per i polli.  
SÌO: suo. Agg. e pr. poss. 'U rastréllu è 'u sìo = il rastrello è il suo. Altra forma: séu. Pl. siéi = suoi. Corr. méu (mio),  téu o tìo (tuo), nóstru (nostro), vóstru (vostro). La terza persona pl. agg. poss. è resa con de ìssi = di loro.
SIPPORDÙRA: sepoltura. Sost. f. Disusato.
SIUNNÀ: espellere la placenta. V. tr. Termine usato in relazione tanto al parto femminile quanto al parto degli animali domestici.
SMARZÀ: andare oltre il mese di marzo. V. intr. Termine usato in riferimento al cambio di stagione, cioè al passaggio tra l'inverno e la primavera. In passato era opinione che i decessi avvenissero con maggiore frequenza ai cambi di stagione, principalmente nel mese di marzo. Si riteneva che se un vecchio, ammalatosi in maniera importante durante l'inverno, avesse superato il mese di marzo, cioè l'ultimo mese invernale, non sarebbe morto. No' ha smarzàtu! = è morto prima che finisse marzo.
SMATRÀ: perdere l'utero.  V. intr. Riferito ad animali che subiscono la fuoriuscita dell'utero a causa degli sforzi dell'utero. Pòra bestia, ha smatràtu = povera bestia, ha perso l'utero. Il termine viene esteso ad altri con significato di sventrare. 'Ssu trattore è smatràtu! = questo trattore è sventrato!
Spaccàzza
SMAZZOCCHI
À: togliere le foglie di rivestimento alle pannocchie di granturco. V. intr.  Tutte 'e sere se smazzocchiàva nne 'a trasànna = tutte le sere si toglievano le foglie alle pannocchie nella capanna. Corr. camiciòle = foglie che rivestono il granturco.
SMORGATTÀ: lamentarsi molto, emettere gemiti. V. intr. Poràcciu! Smorgattàva pe 'u dolore! = poveraccio! Si lamentava molto per il dolore. In ambito contadino il termine viene usato per indicare il gemito deVlle mucche. 'A vacca smorgattàva perché j'éanu portatu via 'u vitéllu = la mucca muggiva perché le avevano sottratto il vitello. 
SMUCICÀ: smuovere. V. intr. Che tte smùcichi ésso éntro? = che cosa smuovi lì dentro? (cosa cerchi?). In forma riflessiva: smucicàsse = muoversi, sbrigarsi. Smùcite che è tardi!I = sbrigati che è tardi. 
SMUCICÀTA: mossa. Sost. f. Der. da smucicà = smuovere, smuoversi, sbrigarsi. Dàtte 'na smucicàta! = datti una mossa!
SNUACCHIÀ: denudare. V. tr. Der. da nuàcchiu = nudo. Ll'éa snuacchiàtu, repulìtu e 'nprofumatu = l'aveva denudato, ripulito e improfumato.
Sperèlla
SOASS
ÀRU: copertura di sole tegole e travetti senza soffittatura. Sost. m. Tenéa 'u tìttu dde casa a soassàru = aveva il tetto di casa con le sole tegole, senza soffitto. Questo tipo di copertura, tipica delle modeste case rurale, esponeva gli occupanti a sensibili sbalzi termici.
SOCÌ: così. Avv. Nella forma raddoppiata si usa cocì. Cocì, cocì = così, così. Forma disusata: cocìndu.
SÓMA: 1. misura di capacità corrispondente ad un ettolitro. Sost. f. Ist'anno hàio remìssu ddieci sóme de vinu = quest'anno ho messo nelle botti dieci ettolitri di vino. 2. misura di peso approssimativa, corrispondente alla quantità di materiale che si può carica sul basto di un mulo o di un asino. Sost. f. Hàu recacciàtu venti sóme de legna = hanno ammassato legna per venti carichi di mulo.
SOMENTÀ: seminare. V. tr. Forse der. da semente. Somentà 'o rànu = seminare il grano.
SOMPÀ: saltare. V. tr. Vedi: sumpà. 
SOPPÀPPARU: disastro. Sost. m. Applicato a lavori malriusciti. Sin. pécionata. Corr. ruttuttù.      
SORLÙZZICU: singhiozzo. Sost. m. Bìvi, 'che 'u sorlùzzicu te sse pàssa = bevi, così ti passa il singhiozzo.
SORRÒTA:  cuneo di legno posto da infilare sotto le ruote dei carri per il loro bloccaggio. Sost. f. 
Somentà
SPACC
ÀZZA: fenditura, crepa. Sost. f. Der. da spaccà = aprire. Più precisamente, il termine si riferisce alla aperture che si creano nei terreni durante la siccità.
SPAMPANÀ: togliere le foglie. V. tr. Der. pàmpanu = pampino, foglia delle vite. Rif ai  fiori: togliere i petali. Ll'éo mannàtu a recòje i fiùri ma ll'ha spampanàti tutti = lo avevo mandato a raccogliere i fiori ma li ha riportati senza petali.
SPERDÉLLU: fuga. Sost. m. J'éa fàttu pijà 'u sperdellu a fforza dde sassàte = lo aveva messo in fuga s forza di sassate.
SPERÈLLA: raggio di sole. Sost. f. Termine comune ai dialetti del centro-Italia (vedi testo poetico in dialetto èquo). Se mettéa sempre 'a sperèlla = si metteva sempre dove c'era un raggio di sole.
SPÉRGIU: spregevole. Agg. Che tte nne fai de unu spérgiu socì? = cosa te ne fai di un essere così spregevole?
Spichétta
SPIANAT
ÓRA: tavola su cui impastare la farina. Sost. f. Der. da piano. 'A stesa se fa' sòpre 'a spianatora = la pasta si stende sulla tavola da impasto. Corr. stenneréllu = mattarello.
SPICCÀ: staccare, rimuovere. V. tr.  Lett. togliere dal gancio. Spicca ssi preciùtti! = togli dal gancio quei prosciutti! 
SPICCACALLÀRI: ufficiale giudiziario. Sost. m. Comp. spiccà (staccare) + callàru (paiolo). Il termine fa riferimento alla circostanza in cui l'ufficiale giudiziario, inviato a sequestrare beni a degli inadempienti poveri, requisiva gli oggetti di rame usati per cucinare, tra i quali i paioli appesi nel camino che dovevano dunque essere spiccàti dalla catena (appennatóra). 
SPICCIALÈTTI: svuota letti (sott. medico). Sost. m. Termine sin. di medico incompetente che invece di guarire le persone potrebbe determinarne il decesso. 'Ssu medicu me pare tantu 'nu spiccialétti = questo medico mi pare tanto incompetente.
Sproìlli
SPICCI
À: 1. riordinare, sistemare. V. tr. No' mme pòzzo fermà. Déo spiccià llà ppe casa = non posso fermarmi. Devo sistemare in casa. 2. districare, sbrogliare. V. tr. Spìccia ssa matassìna = sbroglia quella matassa. Sin. scarmijà, startalà. Contr. 'mbrujà = ingarbugliare. 
SPICHÉTTA: lavanda. Sost. f. Mìtti 'a spichétta nne i cassìtti che lèa 'o 'ntramignu = metti la lavanda nei cassetti che toglie il cattivo odore.
SPICIONÀ: crescere in statura. V. intr. 'U monéllu ha 'ncuminciatu a spicionà tardi = il bambino ha iniziato tardi a crescere di statura.
SPIOMMÀ: pesare tanto. V. intr. Der. da piummu = pimbo. Lett. pesare come il piombo. Quantu spiómma! = quanto pesa! Pesa che spiómma! = pesa come il piombo. 
SPRECCIATÙRA: feccia. Sost. f. Residuo di deposito successivo alla fermentazione del vino. Sin. fièccia.
Stésa
SPRESC
ÌTTU: poco asciutto, fresco. Agg. Rif. in genere al formaggio: 'o càciu non se potéa tajà perché era ancora sprescìttu = il formaggio non si poteva tagliare perché era ancora fresco.
SPROCEÀTU: ingordo. Agg. Termine der. dal dialetto romanesco.
SPROÌLLU: prugnolo selvatico. Sost. m. Frutto spontaneo dal sapore acidulo e dal colore bluastro in piena maturazione. E che è ssa faccia? Mancu te stìssi a magnà i sproìlli! = cos'è quella faccia? nemmeno stessi mangiando dei prugnoli aciduli!
SPULLETRÀ: razzolare. V. intr. Der. da pùllu = pollo. I pollàstri spullétranu llà ppe l'àra = i polli razzolano lì nell'aia. Sim. raspà = raschiare.
SPUNTICCHIÀ: mettere punti, cucire. V. intr. Spunticchiàvanu 'nnanzi casa e sse facéanu i cazzi de ll'antri = cucivano davanti casa e parlavano degli affari altrui.
SPUZZULIÀ: ripulire, liberare dall'ingombro o dal fastidio. V. intr. Tòcca sempre spuzzulià ll'órtu = bisogna sempre ripulire l'orto.
SQUATRACCIÀ: scapicollarsi, cadere rovinosamente. V. intr. Forse lett. perdere la quadratura. Forma più usata squatracciàsseRifl. S'è squatracciàtu pe lle scali = si è scapicollato per le scale.
Stìcci
ST
À: stare. V. intr. Tòcca stà fermi = bisogna stare fermi. Forme al presente: stàjo (stò), stémo (stiamo). stéte (state), stàu (stanno); forme all'imperfetto: stéo (stavo), stìvi (stavi),  stéa (stava),  steàmo (stavamo),  steàte (stavate),  stéanu (stavano); forme al congiuntivo: stìssi (io stessi, tu stessi).  Stéa più dde qua che dde llà = stava ormai nell'altro mondo piuttosto che in questo. Stò come stéo = sto come stavo prima.
STALLÌTTU: ricovero per maiali. Sost. m. Alt. di stalla. Meglio starìllu.
STARÌLLU: ricovero per maiali.  Sost. m. Fijétta méa! 'Stu commò pare 'nu starìllu! = figlia mia! questo comò sembra la stalla dei maiali!
STARTALÀ: districare, sbrogliare, sgrovigliare. V. tr. Non je la facéa a startalà i fili pe quantu erano 'mpicciati = non ce la faceva a districare i fili tanto erano attorcigliati. Sin. scarmijà, spiccià. Contr. 'ntartalà: incastrare, aggrovigliare, ingarbugliare, bloccare.
STARÙSCIU: parte interna dura di un ortaggio. Sost. m. Léa 'u starùsciu dda 'a bróccolu = togli la parte dura del broccolo.
STAZZÌTU: ricovero di pecore. Sost. m. Der. stazzo = rifugio montano per ovini. Termine usato per indicare un ambiente sporco e maleodorante. Élla casa era 'nu stazzìtu = quella casa era come un ricovero di pecore.
Strìna
STEC
À: sgranare, togliere dal baccello. V. tr. Stecà i facióli = sgranare i fagioli.
STENNERÉLLU: mattarello. Sost. m. Der. da stènne =stendere. Lett. arnese per stendere l'impastoSs'è rùttu 'u stennerellu, mó co' che ha faccio 'a stésa? = si è rotto il mattarello, adesso con cosa stendo la pasta? Corr. spianatóra = tavola su cui impastare la farina; stésa = impasto steso sulla tavola da impasto (spianatóra).
STÈNNE: 1. stendere. V. intr. Part.pass. stìsu = steso. Stéa stìsu pe terra = stava steso per terra. Forma particolare: sténnu = stendono. Stènne i panni = stendere il bucato. Der. stésa = impasto steso sulla tavola da impasto (spianatóra); stenneréllu = mattarello. 2. passare. V. tr. Forme particolari: sténnime = stendimi; sténnije = stendigli. Sténnime 'u forcóne = passami il forcone. 
STERRECÓNE: bastone secco. Sost. m. Fig. di persona dimagrita. Paréa 'nu sterrecóne = sembrava un bastone rinsecchito.
STÉSAimpasto steso sulla tavola da impasto. Sost. f. Nonna facéa a stésa pe i cappelletti = nonna stendeva l'impasto per i tortellini. Corr. stenneréllu = mattarello; spianatóra = tavola su cui impastare la farina.
Strommarìna
ST
ÌCCIU: grappolo d'uva rinsecchito. Sost. m. Dóppu a grandine c'eranu remasti solu i stìcci = dopo la grandinata erano rimasti solo grappoli rinsecchiti. Corr. ràspu = grappolo senza acini, residuo della spremitura.
STÌJU: stipes, palo, asta. Sost. m. Lett. palo di castagno. Attorno a 'u stìju si costruiva il pagliaio.
STORTIGNÀCCOLU: storto, curvilineo. Agg. Issi sùrghi mme pàru tutti stortignàcculi = questi solchi mi sembrano storti (tirati non dritti).
STÒZZA: pane. Sost. f. Lett. tozzo di pane. Mo' sì gróssu e vàtte a guadagna 'a stozza = ora sei grande e vai a guadagnare il pane.     
STRÀ: subito, immediatamente. Loc. avv. Usato sempre con il verbo dare alla seconda persona singolare, dàmme = dammi. Strà damme 'ssi quattro sòrdi = dammi subito questi quattro soldi.
STRACCÀ: stancare. V. tr. Part. pass. stràccu = stanco, oppure straccàtu = stancato. Più usata la forma straccàsse = stancarsi. Pe 'llu còre non dovrìa straccàsse = per la salute del cuore non dovrebbe stancarsi. Me so' straccàtu a sòle = mi sono stancato al sole. 
STRÀCCE: grande, inverosimile, impensabile. Avv. Forse der. da stràcciu = straccio. Significato approssimativo. Il termine costituisce un rafforzativo per definire la situazione, gli atteggiamenti o l'essere in se di una persona che vanno al di là del normale. Stràcce stùpitu! = grande stupido! Se cche stràcce nasu! = che naso sproporzionato!      
Strìppi
STR
ÀCCIU: straccio. Sost. m. Passà 'u stràcciu = lavare il pavimento. Der. stracciàru = straccivendolo. Stràcciu si usa a volte in luogo di stràcce = grande. Illu stràcciu dde cafone co' 'a bocca ce fa 'e coréje = quel grande cafone con la bocca ci  fa i péti.
STRANGIAFILÀsfilacciare. V. tr. Ll'ùru de 'stu vestitu s'è tuttu strangiafilàtu = l'orlo di questo vestito si è tutto sfilacciato.
STRAPORTÀ: allungare il tempo. V. intr. Riferito generalmente agli animali di allevamento o alle puerpere che allungano il tempo della gravidanza. Mica 'o sàccio quanno jerà 'a partorì 'ché strapòrta sempre = non so quando partorirà perché allunga sempre il periodo. 
STRASCINÀ: trascinare. V. tr. Mm'hau strascinàtu mmezzu 'a 'stu casìnu = mi hanno trascinato in questa confusione. 
STRÉGNE: stringere. V. tr. Quanno vai a strégne ben pócu ce remàne = quando vai a stringere ci rimane ben poco. No' strégne trppu 'ché mme fai male! = non stringere troppo perché mi fai male! Fig. Stài a strégne 'u culu! = hai paura! 
STREONÌ: essere cattivi come una strega. V. intr. Der. da stréa = strega. Meglio: streonìsse = incattivirsi. Corr. streóne = stregone. 
STREPPÌNA: strage. Sost. f. Se mme 'ncazzo faccio 'na streppìna = se mi arrabbio faccio una strage.
Strùttu
STR
ÌNA: brina. Sost. f. 'Sta matìna è caùta 'a strìna = queste mattina è caduta la brina. Corr. acquàccia = guazza, rugiada. 
STRIPPÀ: infilzare nella pancia. V. intr. A momenti 'no 'u strìppa co' 'u spìdu = per poco non lo infilza la pancia con lo speido. Der. strippatùru = erpice (frangizolle). Tòcca repassà 'a terra co' 'u strippaturu prima de somentà = bisogna livellare il terreno con l'erpice prima di seminare.
STRÌPPU: sterpo, frasca. Sost. m. Al pl. strìppi = sterpaglie. Abbrruciàvanu 'n mucchiu 'e strìppi = Stavano bruciando un mucchio di sterpaglie.
STRÒLLECU: chiromante. Sost. usato prevalentemente al femminile: stròlleca. Fig. Sì stròllecu? = prevedi il futuro?
STROMMARÌNA: rosmarino. Sost. f. 
STRONCECÀ: spezzettare, frantumare. V. tr. Lett. tagliare con i denti. Forse der. da stroncare. Riferito a potature effettuate male. Ella póra cerècia ll'éa stroncecàta malamente = aveva potato spezzettandola quella povera pianta di ciliege.
STRUPPIÀ: storpiare. V. tr. 'U laùro ll'éa struppiàtu = il lavoro lo aveva storpiato. Rif. a se stesso: struppiasse = storpiarsi. S'erà struppiàtu co' 'a fàrgia = era diventato storpio dopo un colpo di falce. Der. strùppiu = storpio. Con struppiàtu si indica il mese di febbraio, che, a motivo della sua brevità, viene considerato monco: se sse revòta 'u struppiatu! = se si rivolta febbraio! (nel mese di febbraio del 1956 vi fu un'intensa nevicata).
Pizza sùcia
STR
ÙTTU: 1. strutto. Sost. m. Dopo la lavorazione del maiale ucciso, la parte liquida (grassi) della sugna, fusa in un paiolo, veniva versata nella vescica dell'animale, gonfiata e messa ad essiccare. 2. istruito. Agg. Rif. a persona che ha ricevuto un'istruzione. Ìssu era strùttu, ma 'u fratellu era 'n póru sciapiòtto = lui era istruito, ma il fratello era un povero sempliciotto. Usato ironicamente:  ha parlatu 'u strùttu! = ha parlato il sapiente!
STUCCÀ: 1. stuccare, riempire con lo stucco. V. tr. 2. spezzare, tagliare. V. tr. Stùcca ssu filu = taglia quel filo. Stuccà llà mmezzu = spezzare a metà.
STURBÀ: 1. sentirsi male. V. intr. Der. turbare. In alcuni casi svenire. Meglio sturbàsse. Me sènto sturbà pe lli dolùri = mi sento svenire per i dolori. 2. disturbare. V. intr. Ironico. Non te sturbà! = non disturbarti! Der. stùrbu = malore, svenimento. J'éa pijàtu unu stùrbu = aveva avuto un malore (o uno svenimento).
STÙZZICU: parte legnosa dell'infiorescenza del mais. Sost. m. Co' i stùzzechi ce ss'appiccia 'u fócu = con le rimanenze del mais si accende il fuoco.
SÙCIU: zozzo, lurido. Agg. 'U padre è 'nbriacone e 'a mamma è sùcia = il padre è un ubricone e la mamma è zozza. Alt. sucióne = zozzone. Era 'n sucióne! = era uno zozzone! Con funzione sostantivata: sudiciume, sporcizia. Ella casa è 'a mamma dde 'o sùciu = quella casa è la madre della sporcizia. Sin. suciùme. Sost. m. Al femm. unito al sost. pizza: pizza sùcia = pizza sudicia (così detta per il colore scuro che assume dopo la cottura, dovuto in parte alla varietà di ingredienti impiegati nell'impasto, dalle noci alle nocciole, dai canditi all'uva passa).
SUMPÀ: saltare. V. tr. e intr. 'E cràpi sùmpano de llà dde 'a rete = la capre saltano al di là della rete. Der. sùmpu = salto. È arriàtu all'improvìsu e mm'ha fattu fa' un sùmpu = è arrivato all'improvviso e mi ha fatto fare un salto. Anche: sompà, zumpà.  
SURLÀ: scherzare. V. intr. Rif. a persona che sempre voglia di scherzare.


Chi ss'i recorda - Dalla A alla Z

A/B     -    C/D    -    E/F/G    -    I/J/L    -    M    -    N/O    -    P/Q    -    R    -    S    -    T/U/V/Z