Quale impatto ha la riforma sul rapporto Stato-Regioni?

pubblicato 1 gen 2017, 09:35 da Cittadinanza Attiva Imola
Si rafforza lo Stato riportando ad esso potestà legislative di cruciale importanza e riducendo lo spazio costituzionalmente riconosciuto alle autonomie.

La riforma Boschi attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato oltre 50 materie mentre attribuisce alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni soltanto 15 materie di contenuto prevalentemente organizzativo.

La soppressione della “potestà concorrente” per semplificare il rapporto Stato-Regioni è ingannevole, perché si crea una nuova categoria di “disposizioni generali e comuni” che è difficile distinguere dalle leggi “cornice” attuali. E c’è anche un richiamo a “disposizioni di principio”.

A conferma della svolta centralista, la riforma introduce una “clausola di supremazia statale” grazie alla quale la Camera dei deputati, con una legge, e il Governo, con un decreto legge, potrebbero, senza alcun limite, intervenire in qualsiasi materia di competenza legislativa esclusiva delle Regioni «quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale». Questo è molto pericoloso quando si parla di ambiente e gestione del territorio: imporre, ad esempio, la costruzione di inceneritori in numero e ubicazione a discrezione del governo diventa del tutto normale.

Pur pretendendo di chiarire e semplificare le rispettive competenze, la riforma dimentica di attribuire (a chi? allo Stato o alle Regioni?) materie importanti quali la circolazione stradale, i lavori pubblici, l’industria, l’agricoltura, l’artigianato, l’attività mineraria, le cave, la caccia e la pesca; di conseguenza non si risolve il problema dell’eccessivo contenzioso costituzionale.
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