12 - I dubbi vantaggi delle assicurazioni sanitarie nei contratti aziendali

pubblicato 24 gen 2018, 06:26 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 24 gen 2018, 06:41 ]

Vi è mai capitato di ascoltare una frase simile: “Sono andato a farmi visitare in una struttura privata … nel mio contratto di lavoro c’è un’assicurazione che mi rimborsa il costo, non ho neanche dovuto aspettare”? Magari l’avete pronunciata voi stessi? La crescente diffusione di questo fenomeno ci porta ad analizzarlo con considerazioni che vadano oltre il semplice effetto immediato e individuale: l’istituzionalizzazione di fondi sanitari, assicurazioni o casse professionali - il cosiddetto “secondo pilastro” che si vorrebbe affiancare al primo, lo Stato - è una soluzione praticabile e sostenibile o è solo una strategia per passare la gestione della sanità pubblica ai privati per di più con il denaro dei contribuenti? Già, perché questo “pilastro” non sta in piedi senza le agevolazioni pubbliche, come ha dimostrato anche la storia italiana delle mutue che sono esistite fino agli anni ’70, causando aggravio di costi per i conti pubblici e forti disuguaglianze nell’offerta dei servizi sanitari ai cittadini.

Del resto il privato, per poter avere una platea di clienti potenzialmente catturabili, deve avere un’offerta che sia a prezzi contenuti. Come? Riducendo di molto l’offerta (ma commercialmente è controproducente) oppure con il sostegno pubblico attraverso le agevolazioni fiscali. Il tutto è iniziato in sordina  con finanziamenti pubblici limitati, ma l’appetito vien mangiando e quindi non sorprende una notizia di dicembre: l’Unipol bussa alla porta del governo per chiedere maggiori agevolazioni! Nel corso di un convegno, dal titolo inquietante “A ciascuno il suo welfare”, l’amministratore delegato della compagnia assicurativa ha tenuto a dichiarare che “c’è spazio per tutti. Per il pubblico, ma anche per noi privati (…) è sostanziale giungere ad un’alleanza”.

Non dubitiamo che sia sostanziale… per loro: la compagnia controllata UniSalute già l’anno scorso aveva chiuso con ben 5,4 milioni di clienti e utili in crescita: dettaglio istruttivo, in netta crescita anche i reclami dei clienti contro la compagnia, rilevati nel registro della Vigilanza sulle assicurazioni. Chi non vede l’evoluzione verso il modello statunitense, con il quale non sei tranquillo nemmeno pagando perché la compagnia assicurativa utilizza i più vergognosi cavilli per non rimborsare il dovuto? Fra quanto anche in Italia i clienti acquisiti saranno in numero sufficiente da permettere alle assicurazioni di imporre costi e condizioni?

Nessuno ci convincerà che la “collaborazione” tra pubblico e privato possa mai essere una soluzione priva di conseguenze deleterie per i cittadini: lo dice la natura intrinseca dei due sistemi, il primo è un servizio sociale senza fini di lucro mentre il secondo, per definizione, agisce proprio in funzione del guadagno. Quindi statene certi, prima o poi quello che ora sembra un vantaggio si trasformerà in un boomerang sociale.

Noi restiamo fedeli al principio che la salute non deve dipendere dal reddito o dal lavoro, e chiediamo che il denaro pubblico sia destinato totalmente a sostenere il SSN: chi vuole dar corso alla propria libera iniziativa economica lo faccia secondo le regole di mercato e non utilizzando il denaro di tutti per ampliare i servizi a chi già si trova in condizioni favorevoli.



(Pubblicato su Il Nuovo Diario -11/1/2018 ; Corriere di Romagna e Resto del Carlino - 20/1/2018; Leggi la notizia - 23/1/2018)