08 - Il nuovo Piano Sociale e Sanitario regionale e... l'universalismo selettivo

pubblicato 16 set 2017, 08:13 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 16 set 2017, 08:27 ]

La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza": erano questi gli slogan incisi sulla facciata del Ministero della Verità magistralmente descritto da George Orwell nel famoso romanzo “1984”. Si tratta di controsensi che, annullando la differenza tra il vero e il falso, vogliono minare la capacità di ragionamento logico dei cittadini al fine di mantenere consenso e potere nelle mani del partito unico al comando.

Leggendo il Piano Sociale e Sanitario regionale per il triennio 2017/2019, approvato il 12 luglio scorso, constatiamo che la Giunta dell’Emilia-Romagna continua a promuovere un ulteriore slogan da aggiungere alla lista: l’universalismo è selettivo, ragion per cui “si dà priorità di accesso a chi, per condizioni fisiche, economiche o di altro tipo, ne abbia maggiormente bisogno”.

Ma, ci domandiamo, chi stabilisce le condizioni di “maggior bisogno” ? E chi avrà “solo” bisogno - e non maggior bisogno - dovrà forse sperare di aggravarsi per accedere alle cure o … provvedere di tasca propria? E dove sarà posta l’asticella delle condizioni economiche, tanto più in un Paese con un’alta evasione come il nostro? Inoltre, se saranno escluse le persone a medio e ad alto reddito, il servizio sanitario non sarà più percepito come un bene universale ma come un aiuto ai bisognosi ed è ovvio che coloro che potranno pagarsi le cure private premeranno per ridurne sempre più la portata e le tasse necessarie a sostenerlo.

Siamo tristemente convinti che l’universalismo selettivo non sia altro che uno dei trucchi con cui la nostra regione, fingendo il contrario, dà un’ulteriore picconata a quella grande conquista sociale che fu il Servizio Sanitario Nazionale.

Del resto non siamo i soli a vedere nubi fosche all’orizzonte e, tra i tanti, vogliamo ricordare il documento “Le scelte di politica sanitaria in Emilia-Romagna (documento di dissenso)” in cui già nel 2016 ben 16 sigle sindacali rappresentative dei medici, veterinari, sanitari, infermieri, personale del comparto e delle professioni sanitarie del Servizio Sanitario pubblico, hanno dichiarato: “Si prevede, in assenza di significativo e radicale cambiamento nelle scelte politiche e programmatorie regionali, una sanità del prossimo futuro che, salvaguardando le cosiddette “eccellenze” ad altissima specializzazione ed ad altissimo costo, per carenza di investimenti releghi l’Ospedale, di prossimità e non, ed il Territorio intero, ad un ruolo sempre meno significativo ed efficiente, tale da favorire l’unica soluzione di una privatizzazione gestita dalle grandi Compagnie assicurative, la fine cioè del Servizio Sanitario pubblico, universalistico e solidaristico ed il ritorno alla salute variabile per censo e possibilità economiche.”

(Pubblicato su Leggi la Notizia - 6/9/2017 ; Sabato Sera -14/9/2017)