Sanità (12 articoli)


12 - I dubbi vantaggi delle assicurazioni sanitarie nei contratti aziendali

pubblicato 24 gen 2018, 06:26 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 24 gen 2018, 06:41 ]

Vi è mai capitato di ascoltare una frase simile: “Sono andato a farmi visitare in una struttura privata … nel mio contratto di lavoro c’è un’assicurazione che mi rimborsa il costo, non ho neanche dovuto aspettare”? Magari l’avete pronunciata voi stessi? La crescente diffusione di questo fenomeno ci porta ad analizzarlo con considerazioni che vadano oltre il semplice effetto immediato e individuale: l’istituzionalizzazione di fondi sanitari, assicurazioni o casse professionali - il cosiddetto “secondo pilastro” che si vorrebbe affiancare al primo, lo Stato - è una soluzione praticabile e sostenibile o è solo una strategia per passare la gestione della sanità pubblica ai privati per di più con il denaro dei contribuenti? Già, perché questo “pilastro” non sta in piedi senza le agevolazioni pubbliche, come ha dimostrato anche la storia italiana delle mutue che sono esistite fino agli anni ’70, causando aggravio di costi per i conti pubblici e forti disuguaglianze nell’offerta dei servizi sanitari ai cittadini.

Del resto il privato, per poter avere una platea di clienti potenzialmente catturabili, deve avere un’offerta che sia a prezzi contenuti. Come? Riducendo di molto l’offerta (ma commercialmente è controproducente) oppure con il sostegno pubblico attraverso le agevolazioni fiscali. Il tutto è iniziato in sordina  con finanziamenti pubblici limitati, ma l’appetito vien mangiando e quindi non sorprende una notizia di dicembre: l’Unipol bussa alla porta del governo per chiedere maggiori agevolazioni! Nel corso di un convegno, dal titolo inquietante “A ciascuno il suo welfare”, l’amministratore delegato della compagnia assicurativa ha tenuto a dichiarare che “c’è spazio per tutti. Per il pubblico, ma anche per noi privati (…) è sostanziale giungere ad un’alleanza”.

Non dubitiamo che sia sostanziale… per loro: la compagnia controllata UniSalute già l’anno scorso aveva chiuso con ben 5,4 milioni di clienti e utili in crescita: dettaglio istruttivo, in netta crescita anche i reclami dei clienti contro la compagnia, rilevati nel registro della Vigilanza sulle assicurazioni. Chi non vede l’evoluzione verso il modello statunitense, con il quale non sei tranquillo nemmeno pagando perché la compagnia assicurativa utilizza i più vergognosi cavilli per non rimborsare il dovuto? Fra quanto anche in Italia i clienti acquisiti saranno in numero sufficiente da permettere alle assicurazioni di imporre costi e condizioni?

Nessuno ci convincerà che la “collaborazione” tra pubblico e privato possa mai essere una soluzione priva di conseguenze deleterie per i cittadini: lo dice la natura intrinseca dei due sistemi, il primo è un servizio sociale senza fini di lucro mentre il secondo, per definizione, agisce proprio in funzione del guadagno. Quindi statene certi, prima o poi quello che ora sembra un vantaggio si trasformerà in un boomerang sociale.

Noi restiamo fedeli al principio che la salute non deve dipendere dal reddito o dal lavoro, e chiediamo che il denaro pubblico sia destinato totalmente a sostenere il SSN: chi vuole dar corso alla propria libera iniziativa economica lo faccia secondo le regole di mercato e non utilizzando il denaro di tutti per ampliare i servizi a chi già si trova in condizioni favorevoli.



(Pubblicato su Il Nuovo Diario -11/1/2018 ; Corriere di Romagna e Resto del Carlino - 20/1/2018; Leggi la notizia - 23/1/2018)

11 - Professionalità degli operatori sanitari: valorizzata o sfruttata?

pubblicato 24 dic 2017, 12:41 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 24 dic 2017, 12:44 ]

Tra i vari argomenti atti a sostenere la qualità dell’assistenza sanitaria pubblica nel nostro territorio, il sindaco di Imola ha sottolineato più volte l’importanza della motivazione del personale.
Essa si ottiene da un mix di vari aspetti: qualità dei rapporti con i colleghi e con i superiori, senso di appartenenza, coinvolgimento, comunicazione corretta e trasparente, chiarezza sulle proprie funzioni: ma i problemi reali che attualmente vengono vissuti dagli operatori della sanità pubblica smentiscono le buone intenzioni dichiarate. Ad esempio il tema della delegittimazione è stato messo in evidenza tra le motivazioni dello sciopero nazionale indetto pochi giorni fa dai medici ospedalieri, veterinari e dirigenti sanitari, in particolare riferendosi alla loro progressiva emarginazione dai meccanismi di riorganizzazione del lavoro e dei servizi.
Inoltre i camici bianchi “additano le politiche degli ultimi governi come responsabili di quel fallimento del sistema formativo che sta, contemporaneamente, desertificando ospedali e territori e condannando alla precarietà ed allo sfruttamento decine di migliaia di giovani".

La situazione non è migliore per i medici di famiglia: in Veneto è nata una protesta dopo che i posti letto ospedalieri sono stati fortemente ridotti, a fronte di promesse della Regione riguardanti la realizzazione di Ospedali di Comunità nel territorio, un aumento dei posti letto nelle case di riposo ed un potenziamento delle cure domiciliari (la famosa attenzione alla “prossimità dei servizi” menzionata anche dal nostro assessore regionale alla sanità Venturi): niente di tutto ciò, nei fatti i malati cronici sono stati scaricati sulle spalle dei familiari e dei medici stessi. E’ così che si può instaurare un “rapporto maggiormente proficuo con i medici di famiglia”? Viene il sospetto che la trasformazione di parte dei servizi ospedalieri in servizi territoriali sia ancora tutta da progettare, finanziare ed attuare, ma che intanto si proceda senza remore con i tagli.

ll sistema sanitario pubblico si sta dunque aggrappando alla disponibilità e professionalità degli operatori. Secondo il sindacato medico ANAAO, nella sanità pubblica ci sono 10 milioni di ore l'anno non retribuite e migliaia di anni di ferie non godute. Se già si sono verificati casi limite di operatori deceduti dopo giorni di lavoro continuativo, si può immaginare come “normalmente” sia diffuso il disagio e lo stress.

Anche a Imola, l’assemblea del personale dell'Area Emergenza dell’Ospedale ha messo in evidenza la criticità dell’attuale modello organizzativo proposto per il Pronto Soccorso, che sta provocando demotivazione del personale e una risposta non efficiente in termini di servizio al cittadino. E’ probabile che si vogliano applicare le linee di indirizzo della Regione, definite nel novembre scorso, per velocizzare accesso, transito e uscita del paziente in particolare nei momenti di sovraffollamento: purtroppo però i sindacati segnalano i pericoli di “dequalificazione del personale addetto” e di “un assetto organizzativo verticistico”. L’intera organizzazione del reparto sarebbe da ripensare, potenziando gli organici e ascoltando chi lavora per meglio concordare le decisioni organizzative nel rispetto della professionalità di tutti.

Esistono insomma diversi segnali fortemente preoccupanti, con un’indicazione ben precisa per chi abbia veramente a cuore la sanità imolese: non basta solleticare l’orgoglio e il senso di responsabilità degli operatori sanitari, se poi le decisioni vengono prese senza un confronto, avendo come vero obiettivo il taglio delle spese anche se ciò comporta conseguenze insostenibili.

(Pubblicato su Leggi la notizia - 18/12/2017 ; Resto del Carlino - 19/12/2017 ; Il Nuovo Diario -21/12/2017)

10 - Sanità: non sempre “grande è bello”

pubblicato 2 dic 2017, 13:20 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 18 dic 2017, 11:53 ]

Come ampiamente trattato dai giornali, il sindaco Manca ci ha assicurato che la fusione tra Azienda USL di Imola e altre Aziende di Bologna “non è nei patti” e che chi la paventa confonde la fusione con l’integrazione della programmazione sanitaria e delle reti cliniche.

Effettivamente è difficile interpretare le parole, la gran parte delle persone non è abituata al linguaggio burocratico e purtroppo nessuno si preoccupa di spiegare certe affermazioni. Ad esempio la seguente, contenuta nel Documento di Economia e Finanza Regionale per il 2018 deliberato nel settembre scorso, dove si prevede: “un aumento delle dimensioni ottimali delle Aziende Sanitarie e, di conseguenza, una diminuzione del loro numero (...). [E’ obiettivo strategico] adeguare pertanto i confini e le dimensioni delle Aziende Sanitarie Usl e delle loro articolazioni distrettuali, facendo definitivamente coincidere queste ultime con le Unioni dei Comuni”. L’obiettivo è da completarsi entro la legislatura (2019) ma almeno per l’area metropolitana di Bologna non è previsto per il 2018.

Poiché il Nuovo Circondario Imolese è appunto un’Unione dei Comuni, non dovremmo dedurne che la nostra Azienda sanitaria diventerà solo uno dei distretti della mega-Azienda sanitaria metropolitana di Bologna? E che questo avverrà prudentemente dopo le elezioni amministrative del 2018, ossia nel 2019?

Sperando che la politica voglia confermare nei fatti quello che il sindaco ha dichiarato, abbiamo voluto porci una domanda molto semplice: gli accorpamenti ottengono effettivamente i vantaggi prospettati?

Una recente revisione della letteratura scientifica internazionale, condotta da studiosi italiani, documenta che non esiste un automatismo tra aumento delle dimensioni dei bacini di utenza delle Aziende sanitarie e miglioramento dei risultati clinici e dei conti economici.

A titolo di esempio, se il gigantismo organizzativo da un lato facilita le economie di scala, dall’altro aumenta le funzioni dirigenziali intermedie (e i relativi costi) a causa della maggior distanza tra vertice e operatori. I risultati economici vanno valutati nel loro complesso e i dati confermano quello che già nel 2013 aveva sottolineato la FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), ossia che l’idea che le aziende più grandi possano assicurare un maggior controllo finanziario del sistema non è supportata da alcuna evidenza fino ad oggi nota.

I risultati clinici ci hanno particolarmente colpito: ad esempio, in un ampio studio inglese su 102 accorpamenti gli indicatori relativi alla mortalità per infarto non mostrano alcun miglioramento mentre, al contrario, “aumentano la mortalità a 30 giorni per ictus, il tasso di riammissioni a 28 giorni per ictus e le riammissioni a 90 giorni per infarto miocardico”. Non va meglio per le liste di attesa: dopo l’accorpamento aumenta sia il tempo di attesa medio che la percentuale di pazienti in liste di attesa superiori a 180 giorni. Diminuiscono inoltre i posti letto e, ovviamente, può aumentare la distanza che i pazienti devono percorrere per raggiungere l’ospedale. In poche parole, secondo l’articolo, si riduce il benessere dei cittadini.

La conclusione dei ricercatori italiani è che cambiamenti organizzativi così complessi come gli accorpamenti delle Aziende sanitarie devono essere oggetto di una valutazione approfondita e che i decisori politici sono tenuti a rendere conto della tutela della salute dei cittadini al pari dei professionisti sanitari. Come cittadini siamo più che d’accordo, a patto che le verifiche siano fatte da organismi indipendenti perché se il valutatore va a braccetto con il valutato non si può stare molto tranquilli.


(Pubblicato su Leggi la Notizia, Tutto Imola - 1/12/2017; Resto del Carlino - 2/12/2017
                      Nuovo Diario, Sabato Sera - 30/11/2017 ; Corriere di Romagna 4/12/2017)


09 - Spendiamo davvero troppo per la Sanità?

pubblicato 18 ott 2017, 09:50 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 24 dic 2017, 12:42 ]

Dopo averlo sentito ripetere per anni, molti si sono convinti: "la spesa sanitaria è eccessiva per le nostre finanze!". Ma ecco una speranza, siamo o non siamo in ripresa economica? In effetti il Consiglio dei Ministri, il 23 settembre, ha approvato la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017, stimando per l’anno in corso e i due successivi un aumento del PIL pari all'1,5% ogni anno (molto meno della media dell’eurozona, ma meglio che niente). E alla prima impressione sembra che le nostre aspettative si tramutino in realtà, poiché le cifre della spesa sanitaria risultano in crescita nei prossimi tre anni.

Tutto per il meglio, dunque? Non proprio, perché in realtà il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dal 6,6% del 2017 diminuirà al 6,4% nel 2019 e addirittura al 6,3% nel 2020, percentuali mai raggiunte in passato. Insomma, il Governo ci conferma che dall’attendibile ripresa dell’economia non scaturirà una pari crescita proporzionale del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Come ci ricorda il GIMBE (Fondazione che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario), l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato al 6,5% la soglia di allarme, “al di sotto della quale, oltre la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure, si riduce anche l’aspettativa di vita delle persone”.

In aggiunta, “nel confronto con gli altri Paesi, i dati OCSE 2016 dimostrano che in Italia la sanità continua inesorabilmente a perdere terreno: la spesa totale pro-capite è inferiore alla media OCSE (3.272 vs 3.814 dollari), in Europa siamo primi solo tra i paesi (poveri) che spendono meno (Spagna, Slovenia, Portogallo, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia, Ungheria, Estonia e Lettonia), mentre tra i paesi (ricchi) del G7 siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma secondi per spesa a carico dei cittadini.”

Come non bastasse al danno si aggiungono le beffe, in quanto la programmazione sanitaria è svincolata da quella finanziaria: le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, sono stati ufficialmente aumentati di recente, ma in assenza di un adeguato finanziamento diventano di fatto inattuabili. Così una grande conquista sociale corre il concreto rischio di trasformarsi in un miraggio collettivo, appunto una dolorosa beffa per chi dovrebbe usufruirne.

Una prospettiva davvero preoccupante che vogliamo condividere con i nostri concittadini per chiamarli alla mobilitazione in difesa del SSN. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sollecita le organizzazioni della società civile a incalzare la politica su questi temi e “a non avere paura di additare pubblicamente coloro che hanno portato avanti politiche inappropriate” all’obiettivo di una copertura sanitaria davvero equa ed universale: questa esiste solo “quando tutte le persone che ne hanno necessità possono accedere a servizi sanitari di qualità senza incorrere in difficoltà economiche in conseguenza del loro utilizzo

Cittadinanza Attiva Imola” e “Noi Imola” vi aspettano quindi numerosi, con tutta la famiglia, al corteo e manifestazione di domenica 22 ottobre. Sarà anche un’ottima occasione per firmare la lettera indirizzata al sindaco con le richieste specifiche riguardanti l’ospedale di Imola, redatte attraverso l’esperienza dei medici che fanno parte dei nostri gruppi; saranno con noi ben 12 associazioni imolesi che hanno aderito ufficialmente all’iniziativa. Per info: https://sites.google.com/site/cittattivaimola/ 

(Pubblicato su Leggi la Notizia, Corriere di Romagna e Resto del Carlino - 17/10/2017;
                        Nuovo Diario, Sabato Sera - 19/10/2017)



08 - Il nuovo Piano Sociale e Sanitario regionale e... l'universalismo selettivo

pubblicato 16 set 2017, 08:13 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 16 set 2017, 08:27 ]

La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza": erano questi gli slogan incisi sulla facciata del Ministero della Verità magistralmente descritto da George Orwell nel famoso romanzo “1984”. Si tratta di controsensi che, annullando la differenza tra il vero e il falso, vogliono minare la capacità di ragionamento logico dei cittadini al fine di mantenere consenso e potere nelle mani del partito unico al comando.

Leggendo il Piano Sociale e Sanitario regionale per il triennio 2017/2019, approvato il 12 luglio scorso, constatiamo che la Giunta dell’Emilia-Romagna continua a promuovere un ulteriore slogan da aggiungere alla lista: l’universalismo è selettivo, ragion per cui “si dà priorità di accesso a chi, per condizioni fisiche, economiche o di altro tipo, ne abbia maggiormente bisogno”.

Ma, ci domandiamo, chi stabilisce le condizioni di “maggior bisogno” ? E chi avrà “solo” bisogno - e non maggior bisogno - dovrà forse sperare di aggravarsi per accedere alle cure o … provvedere di tasca propria? E dove sarà posta l’asticella delle condizioni economiche, tanto più in un Paese con un’alta evasione come il nostro? Inoltre, se saranno escluse le persone a medio e ad alto reddito, il servizio sanitario non sarà più percepito come un bene universale ma come un aiuto ai bisognosi ed è ovvio che coloro che potranno pagarsi le cure private premeranno per ridurne sempre più la portata e le tasse necessarie a sostenerlo.

Siamo tristemente convinti che l’universalismo selettivo non sia altro che uno dei trucchi con cui la nostra regione, fingendo il contrario, dà un’ulteriore picconata a quella grande conquista sociale che fu il Servizio Sanitario Nazionale.

Del resto non siamo i soli a vedere nubi fosche all’orizzonte e, tra i tanti, vogliamo ricordare il documento “Le scelte di politica sanitaria in Emilia-Romagna (documento di dissenso)” in cui già nel 2016 ben 16 sigle sindacali rappresentative dei medici, veterinari, sanitari, infermieri, personale del comparto e delle professioni sanitarie del Servizio Sanitario pubblico, hanno dichiarato: “Si prevede, in assenza di significativo e radicale cambiamento nelle scelte politiche e programmatorie regionali, una sanità del prossimo futuro che, salvaguardando le cosiddette “eccellenze” ad altissima specializzazione ed ad altissimo costo, per carenza di investimenti releghi l’Ospedale, di prossimità e non, ed il Territorio intero, ad un ruolo sempre meno significativo ed efficiente, tale da favorire l’unica soluzione di una privatizzazione gestita dalle grandi Compagnie assicurative, la fine cioè del Servizio Sanitario pubblico, universalistico e solidaristico ed il ritorno alla salute variabile per censo e possibilità economiche.”

(Pubblicato su Leggi la Notizia - 6/9/2017 ; Sabato Sera -14/9/2017)

07 - Chi meno spende, più spende

pubblicato 14 lug 2017, 09:25 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 31 ago 2017, 07:27 ]


E' da molti anni che le sigle sindacali più attente contestano l'appalto ai privati di interi servizi ospedalieri, sottolineando come la compressione verso il basso dei diritti dei lavoratori (che, pur lavorando fianco a fianco con i dipendenti del servizio sanitario, hanno contratti peggiori e non sono messi nelle condizioni di svolgere al meglio le loro funzioni per carenza di tempi, formazione e materiali) possa preludere a una riduzione, a danno dei pazienti, della qualità dei servizi erogati. C'è del vero in questi timori ?

Considerando uno dei servizi più esternalizzati in sanità, quello dei servizi di pulizia degli ospedali, abbiamo oggi una prima risposta: l'appalto ai privati è associato a una incidenza significativamente maggiore di infezioni ospedaliere nei degenti. Lo documenta uno studio, condotto in Inghilterra e pubblicato su una rivista scientifica internazionale (Social Science and Medicine), che ha confrontato la frequenza delle infezioni nosocomiali nei pazienti ricoverati rispettivamente negli ospedali in cui il servizio di pulizia era appaltato ai privati e in quelli che provvedevano in proprio.
Le infezioni prese in considerazione sono quelle dovute a un ceppo batterico diventato resistente ai comuni antibiotici (denominato Stafilococco aureo meticillino-resistente), ben noto per il ruolo dominante nelle infezioni contratte in ospedale e considerato (anche in Italia) un rilevante problema di sanità pubblica.

Su un arco temporale di 5 anni, dal 2010 al 2014, all'appalto esterno dei servizi di pulizia si associa un 15% in più di infezioni nosocomiali, un minor numero di addetti alle pulizie per posto letto, una percezione di minor pulizia da parte dei pazienti e degli operatori e una minore disponibilità di materiali per l'igiene delle mani. Le pulizie appaltate all'esterno costano circa il 7 % in meno rispetto a quelle gestite internamente, ma tale risparmio - avvisano i ricercatori - è solo apparente in quanto non tiene conto dei costi legati al maggior numero di infezioni (giorni supplementari di degenza, terapie, eventuale contenzioso, etc.) e non considera, vorremmo aggiungere, il “costo umano” di sofferenza e malattia.

Tutto ciò pone l'accento sulle responsabilità del vertice della piramide decisionale, non certo sui singoli addetti alle pulizie. Ad esempio, già da tempo era stato fatto notare che la frammentazione delle responsabilità tra dipendenti ospedalieri e gestori privati avrebbe causato lacune nel coordinamento e che condizioni di lavoro più precarie, faticose ed economicamente svantaggiose demotivano i lavoratori, mentre l'appartenenza allo stesso ente favorisce lo spirito di gruppo e una migliore esecuzione del lavoro.

Per queste ragioni i parlamenti della Scozia e del Galles (nel 2008) e dell'Irlanda del nord (nel 2010) avevano deciso di non appaltare più all'esterno le pulizie ospedaliere, trovando le risorse economiche per assumere gli addetti e re-internalizzare il servizio come “parte dello sforzo” - con le parole del Ministro scozzese della Sanità - “per ridurre le infezioni, come quella da Stafilococco aureo…”. Decisioni lungimiranti, come ora si vede.

Siamo consapevoli che il problema è complesso e, senza pretendere di traslare direttamente i risultati alla realtà imolese che, come molte altre Aziende sanitarie, appalta all'esterno i servizi di pulizia ospedalieri, sollecitiamo l'attenzione delle Istituzioni verso le evidenze emerse. Vogliamo anche sottolineare che i lavoratori esternalizzati sono importanti per l'andamento delle attività sanitarie e per il benessere dei pazienti, ma sono invisibili. Come cittadini ci piacerebbe conoscere quanti sono, chi sono, quali interventi formativi sono loro dedicati, la loro soddisfazione o insoddisfazione nel lavoro.

Le conseguenze delle esternalizzazioni riguardano tutti noi e averne consapevolezza è un tassello necessario per garantire un Servizio Sanitario pubblico degno di questo nome.

(Pubblicato su Leggi la Notizia - 3/7/2017 ; Nuovo Diario - 15/7/2016 ; Sabato Sera - 20/7/2017)

06 - L'Ausl di Imola agevoli il dialogo con i cittadini

pubblicato 23 giu 2017, 10:01 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 28 giu 2017, 14:30 ]

Abbiamo partecipato con interesse all’assemblea pubblica “L’importanza strategica dell’autonomia dell’AUSL di Imola” promossa da CGIL Imola e abbiamo appreso dall’intervento del Dr. Rossi, Direttore Generale dell’Azienda USL di Imola, che molti dei reclami presentati, da lui verificati personalmente, sono collegati agli aspetti relazionali.

Sappiamo bene che la qualità delle cure non dipende solo dalle capacità tecnico professionali degli operatori ma anche dall'empatia nelle relazioni umane e ci auguriamo che la Direzione dell’Azienda USL, consapevole di questa criticità, voglia adoperarsi per rimuovere gli ostacoli che la mettono a dura prova: in primis la riduzione delle risorse umane e l'aumento dei carichi di lavoro.

L’ascolto dei cittadini è parimenti importante per migliorare i servizi erogati. Al riguardo occorre sottolineare che non è facile attivare il percorso di un reclamo, in quanto non è possibile compilarlo al momento dell’episodio in discussione e nell’ambiente sanitario in cui si sta verificando. Occorre infatti o recarsi presso gli Uffici Relazioni con il Pubblico per un colloquio, anche su appuntamento, o inviare una lettera indirizzata al Direttore Generale o compilare l'apposita scheda, presente in internet e distribuita presso le sedi URP.

E' invece necessario, a nostro avviso e come suggerito al Dr. Rossi, mettere a disposizione della cittadinanza la modulistica adeguata alla segnalazione / reclamo / apprezzamento nelle sedi di accesso al pubblico (ad es. Pronto Soccorso, CUP, Ambulatori, Sale d’attesa per prelievi, ecc..) ed avere la possibilità di registrarla in tutti i principali sportelli dell’Ausl o, come avviene in altre aziende sanitarie, poterla inserire direttamente nelle cassette di raccolta delle segnalazioni rese disponibili nelle varie articolazioni aziendali.

Questa modalità diretta agevolerebbe il cittadino e renderebbe più veloce il percorso della segnalazione.

Inoltre sottolineiamo che l’opportunità di ricevere informazioni e scambiare opinioni ci sembra il modo migliore per proseguire con ulteriori incontri, alcuni peraltro già previsti per il  21 giugno a Mordano (ore 20:45 - Ca' de Borg) e il 23 giugno a Castel San Pietro Terme (ore 20 - Sala Sassi).

Tale prospettiva di discussione pubblica dovrebbe poter ulteriormente approfondire gli argomenti di politica sanitaria, al fine di ottenere il massimo coinvolgimento dei cittadini anche nelle modalità di riorganizzazione attualmente in esame.

(Pubblicato su Imola Oggi - 20/6/2017 ; Leggi la Notizia - 21/6/2017 ; Resto del Carlino , Tutto Imola ,
                      Sabato sera , Nuovo Diario - 22/6/2017)

05 - Ospedali: ancora tagli ai posti letto?

pubblicato 12 mag 2017, 08:13 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 20 mag 2017, 01:35 ]

Sta facendo molto discutere il taglio di 225 posti letto negli ospedali metropolitani ventilato da un recente documento della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria; per Imola e Circondario si prevede una riduzione di 30 posti.

Questo ulteriore taglio alla sanità pubblica viene presentato come necessario adeguamento allo standard nazionale che prevede 3,7 posti letto ogni 1.000 abitanti.

Le nostre degenze saranno tutte salvaguardate” ha dichiarato il vicesindaco e assessore alle politiche sanitarie, Roberto Visani. Ci auguriamo sia così perché, sino ad ora, di salvaguardia ce n’è stata poca se si considera che già da molti anni la nostra AUSL ha un numero di posti letto inferiore allo standard. E’ la stessa Azienda sanitaria di Imola a dichiararlo nel Bilancio di missione, ossia in quel documento che, per obbligo di legge, viene redatto ogni anno per dar conto del perseguimento degli obiettivi di salute. Secondo il Bilancio di missione 2015 (l’ultimo disponibile) la dotazione di posti letto “risulta pari a 2,58 per 1.000 abitanti, pertanto sotto lo standard nazionale”, una volta depurato il dato dai posti di Montecatone dedicati a funzioni riabilitative per pazienti di tutta Italia.

Questo dato non è, purtroppo, l’eccezione di un singolo anno, ma il risultato di un progressivo depotenziamento della nostra sanità: basti pensare che già dieci anni fa, nel 2007, l’AUSL di Imola dichiarava “una dotazione di posti letto per acuti significativamente inferiore alla media regionale” e “una dotazione di posti letto di lungodegenza che, a partire dal 2006, è la più bassa confrontata ad  altre Aziende Sanitarie di riferimento”. La AUSL ci spiegava altresì che “la sottodotazione di posti letto complessiva è stata spesso 'nascosta' dal dato riferito alla riabilitazione [Montecatone] che compensa 'teoricamente' l’evidente sottodimensionamento per acuti”.

Ebbene, poichè in quell’anno il documento indicava una dotazione di 3,41 posti letto per 1.000 abitanti, da allora la situazione non è certo migliorata: al contrario, un rapido calcolo evidenzia una riduzione di circa il 24%.

Con questi dati non è facile, anche se vorremmo, credere alle parole del vicesindaco; siamo però convinti che pressare con la nostra partecipazione gli Amministratori possa contribuire a salvaguardare la sanità pubblica che, come più volte attestato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è l'istituzione migliore ed economicamente più vantaggiosa per garantire servizi sanitari di qualità a tutti i cittadini.

La domanda a questo punto è obbligata: dato che l’ipotesi di taglio esiste, con quale giustificazione è stata pensata nonostante la dotazione attuale sia sotto gli standard nazionali?

(Pubblicato su Leggi la Notizia - 9/5/2017 ; Tutto Imola - 12/5/2017 ; Sabato sera - 19/5/2017 , Nuovo Diario - 20/5/2017)

04 - A Bologna una fiaccolata in difesa degli ospedali pubblici

pubblicato 24 apr 2017, 03:04 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 24 apr 2017, 09:12 ]

Cittadinanza Attiva Imola ha partecipato alla fiaccolata tenutasi ieri sera a Bologna per contrastare la perdita di ulteriori 225 posti letto negli ospedali dell'Area metropolitana, 30 dei quali a Imola; erano presenti rappresentanze di varie comunità della provincia (abbiamo notato Porretta Terme, Castel San Pietro Terme, Grizzana Morandi, Marzabotto, Castel Guelfo, Casalfiumanese oltre a sigle sindacali di medici e personale sanitario ).

Le candele e le torce che si sono snodate dalle Due Torri a piazza Maggiore hanno voluto dire no alla smantellamento degli Ospedali pubblici per consegnarli, in nome del profitto, alle corporazioni e ai gruppi assicurativi privati.

La strategia è nota e consolidata: indebolire pian piano la sanità pubblica mistificando lo smantellamento con le parole “razionalizzazione” e “appropriatezza”; aumentare i ticket, togliere i letti, allungare le liste d’attesa, rendere impervi i percorsi assistenziali affinché le persone si lamentino e sia più facile far percepire il privato di turno come il “salvatore”, dato che resta per il momento confermata l’erogabilità della prestazione a carico del SSN. Progressivamente quest’ultimo contributo verrà ridotto e, possiamo starne certi, ci troveremo infine di fronte a una sanità di serie A per chi potrà permettersela e ad una di serie B per la maggioranza di noi. Stiamo all’erta e mobilitiamoci contro ogni decisione destinata a pesare sulle nostre spalle!

(Pubblicato su Leggi la Notizia, Tutto Imola, Rete Imola - 20/4/2017)

03 - Gran Bretagna chiama Italia: la difesa del Servizio sanitario nazionale

pubblicato 24 apr 2017, 02:57 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 24 apr 2017, 03:15 ]

Nella nostra lettera di due settimane fa, in occasione della Giornata mondiale della salute, abbiamo lanciato un appello a non rassegnarsi di fronte al progressivo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale. Come avevamo anticipato, il 7 aprile siamo stati presenti nella “piazzetta dell’orologio” e abbiamo distribuito volantini anche nei pressi dell’ospedale: era prevedibile, ma c’è stata la conferma del disagio in aumento, con tante persone che ci hanno voluto raccontare le loro esperienze e manifestare il desiderio di reagire a questo stato di cose. Dobbiamo dire che in certi casi il racconto è risultato particolarmente coinvolgente, portando alla luce episodi nei quali il dolore della malattia è stato trattato con inefficienza, indifferenza, avidità: è il risultato di una politica che porta ad allontanarsi dai principi ispiratori del sistema sanitario, universale e solidale in base al dettato della Costituzione.

Quello che sta accadendo in Italia non è un caso isolato, ma fa parte di un disegno a livello europeo di depotenziamento dei servizi sanitari pubblici in favore di soluzioni basate sull’intervento dei privati, che non agiscono certo per beneficienza. Tra le molte voci che si stanno levando contro questa deriva vogliamo ricordare quella degli inglesi, perché è proprio il sistema sanitario britannico il modello ispiratore del nostro SSN e la sua storia è un po' la nostra storia.

Fondato nell’immediato dopoguerra (1948), il SSN inglese ha dato un contributo fondamentale alla concretizzazione dei principi di solidarietà e di equità, tanto che lo stesso Churchill lo definì il fiore all’occhiello dello stato sociale. Gli inglesi ne sono giustamente orgogliosi e il 4 marzo scorso più di duecentomila persone hanno pacificamente attraversato il centro di Londra per raggiungere il Parlamento, ribadire la propria fiducia nel servizio sanitario pubblico e dire no al suo smantellamento.
Nonostante gli ottimi risultati ottenuti, infatti, anche in Gran Bretagna è in atto la demolizione della sanità pubblica per consegnarla al privato, con la scusa di migliorare l’efficienza del sistema attraverso la competitività.

Ma è proprio così ? Prendendo in prestito le parole dal direttore del "Lancet", una delle riviste mediche più prestigiose e più lette del mondo, “non vi è uno straccio di prova affidabile che la competitività migliori la salute” ma, al contrario, “sappiamo sin troppo bene che la creazione di mercati competitivi in campo sanitario è estremamente dannosa”.

A riprova di ciò, gli studi scientifici evidenziano che la sanità statunitense, emblema della privatizzazione, é tra le più costose e inefficienti oltre che notoriamente iniqua. Ad esempio, un recente studio del Commonwealth Health Fund  certifica che “gli americani, nonostante spendano di più per l’assistenza sanitaria, hanno avuto risultati scadenti in termini di salute, incluse un’aspettativa di vita più breve e una prevalenza maggiore di malattie croniche”. In compenso, osservano i promotori della marcia londinese, nel bilancio delle assicurazioni sanitarie private statunitensi figurano ogni anno profitti per molti miliardi di dollari;  l’entità dei profitti, aggiungiamo noi,  favorisce l’attività lobbystica per condizionare chi prende le decisioni in ambito istituzionale.

La mobilitazione dei cittadini inglesi, a cui hanno aderito tra i tanti anche l’Associazione medica britannica (British Medical Association) e il Collegio nazionale degli Infermieri (Royal College of Nursing), ha portato i mezzi di informazione a mettere sotto i riflettori l’argomento e a porre sotto pressione le Istituzioni affinché rivedano le proprie scelte. Questo ci deve incoraggiare a difendere il nostro Servizio Sanitario e con lui la salute di tutti, anche di chi non può permettersi di pagarla a qualunque prezzo; rinnoviamo perciò l’invito a costituire una rete di persone attente a questo tema, chiunque lo desideri può contattarci (via mail o facebook) per ricevere informazioni periodiche.

(Pubblicato su Imola Oggi - 17/4/2017 ; Leggi la Notizia, Resto del Carlino, Sabato sera - 20/4/2017)

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