002 - La revisione della Costituzione e il contesto politico

pubblicato 17 set 2016, 11:13 da Cittadinanza Attiva Imola   [ aggiornato in data 30 mar 2017, 08:07 ]

Nel portare avanti l'esame dei temi legati al prossimo referendum, prima di affrontare le modifiche proposte per la nostra Costituzione riteniamo possa essere utile riflettere sulla genesi della riforma e sul quadro politico nel quale è avvenuta.

Infatti nessuno di noi è pregiudizialmente contrario al cambiamento, si tratta però della legge fondamentale che regola la convivenza civile e democratica nel nostro paese:  quindi ogni cittadino chiamato al voto deve iniziare valutando se il delicato impegno sia stato affrontato nelle condizioni ideali e con un approccio corretto.

La nostra prima riflessione parte dalla sentenza della Corte costituzionale (sentenza n°1/ 2014) la quale dichiarò incostituzionale la legge elettorale precedente, il cosiddetto Porcellum, perché il premio di maggioranza alla Camera era distorsivo ( ricordiamo che dava 100 deputati in più alla prima coalizione indipendentemente dal risultato elettorale) e perché, con le liste bloccate, toglieva il diritto agli elettori di scegliersi il proprio rappresentante.

Nella sentenza la Corte costituzionale non trascurava di specificare che il parlamento eletto, e le decisioni da esso prese “prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali”, rimanevano validi “per il principio di continuità dello Stato”: trovandoci in presenza di un parlamento eletto con regole incostituzionali, viene tuttavia spontaneo pensare che la cosa più corretta da fare sarebbe stata modificare la legge elettorale e successivamente tornare al voto.
Che il nostro paese fosse (e sia tuttora) di fronte ad una crisi economica fortissima poteva senz’altro giustificare un temporaneo proseguimento della legislatura per adottare i provvedimenti necessari, ma niente di più e certo la modifica della Costituzione non si rende necessaria per la gestione della politica economica.

Ricordiamo poi che nel 1947 Piero Calamandrei  chiese che il governo non fosse presente in aula quando in parlamento si discuteva della Costituzione, perché la Costituzione o parte di essa non può essere condizionata da una maggioranza provvisoria e specifica.  Quando fu votata la Costituzione, nonostante il profondo distacco fra i partiti di allora, il risultato fu quasi un plebiscito (votanti 515, a favore 453): questo grazie allo sforzo compiuto affinchè la Costituzione rappresentasse tutti.

Oggi?  Dopo un paio di mesi dalla sentenza della corte Costituzionale il Governo, e non il Senato o la Camera, propose la revisione della Costituzione: un vero paradosso! In conclusione ci troviamo di fronte a due gravi forzature: la prima è che il governo stesso ha imposto la riforma della Costituzione (per giunta siamo in presenza di un governo a maggioranza strettissima) e la seconda è che un parlamento, eletto con regole incostituzionali, la ha ratificata con largo uso del “voto di fiducia”.

La seconda riflessione ci porta inevitabilmente all’ Italicum,  la nuova legge elettorale approvata dal governo. Molti costituzionalisti l'hanno giudicata semplicemente un Porcellum ritoccato, ma ancora gravato dei difetti originari: è già in corso l'esame da parte della Corte costituzionale, e vi è la forte probabilità che a ottobre anche l'Italicum venga bocciato come il suo predecessore. Ebbene, questa legge è stata espressamente scritta dando per scontata la successiva riforma costituzionale, tant'è vero che indica le norme solo per l'elezione della Camera (sappiamo che la riforma prevede un Senato non elettivo): possiamo quindi notare l'approssimazione e anche la supponenza con le quali il governo ha impostato questi provvedimenti, evidentemente nella convinzione di poter imporre agevolmente la propria volontà su tutti i fronti.

L'ultima riflessione si rifà alle esternazioni del Presidente del consiglio a proposito di un'eventuale sconfitta al referendum. In questi mesi l'atteggiamento è risultato contraddittorio, passando dalla promessa (o minaccia?) di uscire dall'attività politica alla promessa (o minaccia?) di portare comunque a termine la legislatura.

Oltre a dimostrare scarsa serietà, il fatto denota come il referendum sia usato in modo disinvolto come arma di ricatto in un senso o nell'altro, magari sulla base dei sondaggi di opinione: insomma, la Costituzione manovrata senza rispetto a fini personali.

Concludiamo così questa sintesi del contesto in cui si è venuta a collocare la riforma costituzionale e crediamo che ci sia già molto da obiettare, ancora prima di entrare nello specifico delle modifiche. La domanda che manteniamo per ora senza risposta è: perché questa riforma forzata? Proveremo a capirlo nelle prossime occasioni. 


(Pubblicato su Leggi la Notizia - 14/9/2016 ; Sabato Sera - 22/9/2016 ; Corriere di Romagna - 26/09/2016)