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2011 Corso cicloescursionismo


Un mezzo? Un fine? 
O una opportunità in più per viaggiare e conoscere?

Lo spirito di CICLONATURA è quello di diffondere la Mountainbike come mezzo di scoperta, di esplorazione e di conoscenza della natura e dei territori che ci circondano; questo spirito si è fuso con le attività del Club Alpino Italiano, ed è nata una collaborazione tra le due associazioni.
C.A.I. con la collaborazione di CICLONATURA ha dato vita al 1°CORSO DI CICLO-ESCURSIONISMO, con lo scopo di introdurre sempre nuove persone alla pratica della mountainbike nel pieno rispetto della natura, dei percorsi e degli altri escursionisti. 
E' da sottolineare inoltre che in ottica C.A.I. la Mountainbike non è visto solo come strumento per viaggiare e conoscere i luoghi, ma anche come mezzo di trasporto alternativo; un mezzo di trasporto verso il punto di inizio di una ferrata piuttosto che di un escursione a piedi.
Partendo da queste basi, e con questi concetti, C.A.I. e CICLONATURA hanno definito il seguente programma, con lezioni teoriche e lezioni pratiche, incluse gite di più giorni. 


07/05/2011 - 08/05/2011 - Viaggio in Maremma

07-08/05/2011 Viaggio in Maremma, corso CAI


RIASSUNTO BEPPE

Molto bene, molto bene.
Il 7-8 maggio quattro di noi (Gene, Peppe, Supersimo e Zorro) hanno fatto da accompagnatori in una uscita in Maremma, organizzata dal CAI di Modena (nell’ambito del 1° Corso di ciclo escursionismo del CAI).
Bella uscita, tranquilla e rilassante , segnata da condizioni meteo e del terreno particolarmente propizie: un bel sole unitamente all’aria frescolina ci hanno accompagnato per tutto il giro.
Sabato mattina, dopo la sveglia ad ore antelucane ed il viaggio di trasferimento, arrivo al porto di Talamone e scarico delle bici dai mezzi.
Visitina al pittoresco centro medievale quindi partenza, destinazione parco dell’Uccellina e foce dell’Ombrone, il tutto su agevole ciclabile, con tappa di ristoro in quel di Alberese.
A Marina di Alberese ci siamo incontrati col gruppo CAI dei cinno, da noi svincolati, tutti a sguazzare per un bel bagno ristoratore (certo l’acqua è ancora un po’ freddina!).
Quindi foce dell’Ombrone e visita alle postazioni di birdwatching (ma il chiurlo dove sta?) poi breve esplorazione sull’argine sinistro del canale che costeggia il fiume, dove ci siamo arresi davanti ad un insormontabile recinzione e “fiaccati” dai cardi: non prima di aver fatto numerosi incontri faunistici (un cinghiale nuotatore, una volpe sfuggente, uno sfacciatissimo nutria ed un set completo di muccazze maremmane di tutti i colori e le misure). Nuova tappa a marina di Alberese, dove abbiamo incontrato, lungo il sentiero, delle tenerissime volpi addomesticate: quindi rientro contemplativo (muccazze longhorn e cavalli a go-go) in direzione del nostro agriturismo marcato Legambiente, in località Enaoli.
Dopo un’abbondante cena, ci attendeva un’interessante lezione sul campo di astronomia, durante la quale il competentissimo “Truciolo” ci ha intrattenuto e ci mostrato gli astri col telescopio.
Intanto il famoso chiurlo, assente ingiustificato sull’Ombrone, faceva la sua comparsa notturna ad Enaoli e ci frantumava gli zebedei!
Domenica mattina sveglia alle 7, abbondante colazione e trasferimento coi mezzi a Castiglione della Pescaglia, attraverso la splendida pineta del Tombolo. Scarico delle bici ed ascesa fino al castello, poi giretto per il borgo che è davvero delizioso: la piazza principale ospitava cani di tutte le razze e tutte le stazze nell’ambito della locale mostra canina.
Quindi partenza destinazione Punta Ala, sulla provinciale 158 fino a quando, prima dell’imbocco della galleria, siamo riusciti ad imbroccare (sulla sx) un divertente percorso alternativo su carrareccia/asfalto/single track (dove abbiamo incontrato una tartaruga prima ed una nigeriana poi) che ci ha condotto, lontani dal traffico, fino a punta Hidalgo.
Quanta opulenza sugli stabilimenti della costa!
Da Hidalgo puntatina su sentierino impervio fino a Punta Ala da cui siamo ridiscesi sulla spiaggia libera, con splendida vista sull’anfiteatro naturale della baia di Follonica, per un po’ di meritato riposo.
Ci siamo rimessi in cammino: tappa per un gelatino al campo di polo quindi ci siamo immessi nel sentiero della splendida pineta che costeggia il mare, dalla quale ci siamo dovuti autoesfiltrare dopo aver girato a trottola senza apprezzabili risultati e nonostante l’ausilio dei Garmin del presidente e del webmaster. Raggiunte le prime propaggini delle colline, grazie alle indicazioni della “campeggiatrice tatuata” siamo riusciti ad imbroccare il sentierino giusto (i sentieri della zona sono tabellati per l’ormai prossimo “Funky days”) che, lungo un’insidiosa salitella, ci ha condotto sullo splendido percorso sterrato che, in agevole “mangia e bevi” ed una “cala” dopo l’altra, sormonta il mare fino a Puntone di Scarlino. Quindi direzione Follonica e, vista l’ora ormai “tarda”, su asfalto fino a Torremozza punto di ritrovo con i mezzi.
Rientro senza problemi a Modena, stanchi ma felici.
Molto bene, molto bene.

28/05/2011 - 29/05/2011 - Altopiano di Asiago

RIASSUNTO SIMONE

1°Giorno
Ritrovo piazzale del CAI ore 7.00 (almeno due ore in più della Maremma le ho dormite!). Iniziamo subito a scaricare le bici dalle rispettive auto per trasferirle nel furgone di Mauro. In tutto siamo 14: 9 vanno sul pulmino con il presidente; Enrico sale con Mauro; infine io la Patty e Pex andiamo su con Gene (un tantino addormentato devo dire!). Non facciamo in tempo ad uscire dal cancello del parcheggio che ci siamo già persi, furgoni da una parte e noi dall'altra...bene!! Gene dall'alto della sua lucidità pensa di entrare a Modena Nord, ma quando siamo quasi al casello opta per Campogalliano; allora passiamo per Ponte Alto ma alla volta di entrare in tangenziale sbagliamo la direzione (tilt!!). Alla fine entriamo in autostrada e riprendiamo il gruppo prima all'Autogrill (anche perchè se volevano mangiare la torta della Patty dovevano aspettarci). Usciamo dall’autostrada e proseguiamo in salita verso l'altopiano e nel mentre DJ Pex ci allieta con le canzoni dei Muse in versione accelerata. Finalmente arriviamo in una Malga da dove partirà il giro.
Scarichiamo le biciclette, finiamo la torta della Patty e iniziamo a pedalare sulla strada verso la Piana di Marcesina. Panorama spettacolare della zona; un’immensa distesa verde delimitata da boschi di pini e abeti, sopra questi, all'orizzonte, svettano le montagne circostanti innevate. Proseguiamo a destra in direzione di Campomulo e Campomuletto. Per la felicità della Silvia inizia una bella salita in mezzo al bosco. Lasciato il bosco arriviamo al rifugio di Campomuletto dove ci fermiamo a mangiare (Cavazzuti: “mi raccomando, massimo 25 minuti!”). C'è chi si mangia un panino fuori all'aperto e chi entra a sfamarsi nel rifugio. La sosta, dai famosi 25 minuti diventa almeno un'ora, tant'è che io e Gene facciamo in tempo a esplorare almeno 3 volte i dintorni del rifugio, percorrendo qualche sentierino niente male e scoprendo sculture dedicate ai caduti della prima guerra mondiale (una in particolare un po' macabra).
Finalmente si riparte lungo una grande strada sterrata, in direzione del Monte Ortigara. L'itinerario prosegue senza grandi salite e discese nel bosco fino a sbucare a malga Mandrielle, dove ci fermiamo per qualche foto. La grande strada sterrata non dà tante soddisfazioni e gli intrepidi Robby, Christian e Gene iniziano a fare qualche variante al lato del percorso. Arrivati al bivio Fossetta, prima imbocchiamo una strada in salita, ma dopo un po' ci accorgiamo che non è quella giusta e ritorniamo indietro al bivio Fossetta. Successivamente ci portiamo sulla sinistra in una carrareccia in discesa accanto ad un costone di roccia. Faccio passare prima i discesisti che andavano giù a razzo, poi tutti gli altri. Uhmm...non mi tornano i conti, manca ancora qualcuno... penso “discesa, strada un po' dissestata...sicuramente manca la Sabi”, infatti stava scendendo a piedi. Passato il primo tratto, con un po' di coraggio sale in sella e piano piano anche lei inizia ad affrontare la discesa. Raggiungiamo il resto del gruppo al bivio più in basso, e continuiamo a percorre la strada sterrata in mezzo al bosco. Dopo un pochino di pedalate usciamo dal bosco per rientrare nella piana di Marcesina dove ai nostri occhi si ripresenta lo splendido panorama di inizio giro (adesso ho capito perché la chiamano la Finlandia italiana). Proseguiamo prima su una strada sterrata e poi su asfalto, fino a raggiungere l’albergo Marcesina. Arrivati a questo punto Cavazzuti si accorge di aver perso il telefono e lui, Pex e Mauro si avviano di tutta fretta ai furgoni. Poco dopo anche io e Gene, dopo aver cercato inutilmente qualche variante, raggiungiamo le macchine, dove ci stava aspettando Pex.
Ritornati all’albergo verso le 18.00 io e Gene ci guardiamo in faccia e il pensiero è stato lo stesso “sono le 18.00, c’è ancora il sole, qua non ci siamo mai stati, abbiamo ancora un filo di energia…cosa facciamo, andiamo già in albergo?!?” “Nooooooo”; rimontiamo in sella, direzione Passo della Forcellona lungo una carrareccia che partiva proprio di fronte all’albergo e che attraversava tutta la malga fino a scollinare sopra i monti circostanti. Arrivati al passo appoggiamo le bici ci sediamo con lo sguardo rivolto verso l’immensa distesa verde e ascoltiamo il silenzio. Dopo esserci goduti qualche minuto di vera pace, riapriamo la mappa e Gene trova un percorso da anello che ci riporta in un paio di km all’albergo. Il primo pezzo è una discesa abbastanza divertente (devo dire che i tronchi degli alberi tagliati fanno abbastanza male) e il secondo pezzo riprende nuovamente la strada dell’albergo.
Come scendiamo dalle bici Cavazzuti ci dice che alle 19.00 si mangia; erano le 18.55, io e Gene dovevamo ancora scaricare tutto! In fretta e furia ci laviamo con l’acqua ghiacciata (sì sì, avete letto bene, nella doccia non c’era l’acqua calda), ci prepariamo e alle 19.30 siamo giù, per fortuna non siamo gli unici in ritardo. Ci sediamo a tavola e nonostante i dubbi iniziali sulle portate dei piatti alla fine del pasto sono uscito decisamente pieno e rigenerato (soprattutto per la polenta con formaggio fuso, salsiccia e funghi). Come digestivo ci portano del caffè infuocato, il pararampam…parampamper…parampampoli (era già difficile da pronunciare, potete immaginare a scriverlo). Rapido giretto notturno nei dintorni dell’albergo, aperitivo pre-dormita e finalmente il letto.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…BI-BIP BI-BIP…”Pex basta mandare messaggi!!!”…zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz….

2°Giorno
Sveglia alle 7.00 con la nebbia nell’altopiano, colazione alle 8.00 e partenza 8.30. Carichiamo borse e borsoni nei rispettivi mezzi e con il sole che pian piano si faceva spazio tra la nebbia partiamo in direzione di Asiago. Dopo un’ora di strada raggiungiamo il luogo della partenza. Intorno alle 10.00 saliamo in sella alle bici e cominciamo a pedalare lungo il percorso.
La grande strada sterrata si immette nel bosco in leggera salita, sbucando qua e la in piccole malghe. Percorso un qualche km, arriviamo al cimitero inglese del Barenthal, dove sono riportate le lapidi dei caduti durante la prima guerra mondiale. Proseguiamo oltre, sempre in leggera salita, sempre tra boschi e piccole malghe, fino a raggiungere rifugio Granezza. Anche qui un altro monumento dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, questa volta dell’esercito italiano. Dal rifugio Granezza si apre una grande malga contornata sulle pendici dei monti dai boschi di abeti e pini. La zona è un po’ più popolata, ci sono un paio di rifugi e molta gente che gira a piedi a cavallo e in bicicletta. Sulla nostra sinistra un altro cimitero inglese (ma se al posto di fare la guerra inglesi, italiani ed austriaci, si fossero fatti un giro tutti insieme a piedi o in bici in quegli splendidi posti non era meglio?!?!?). Terminata la malga un panorama spettacolare si apre davanti ai nostri occhi; l’immensa pianura padana , Vicenza, il fiume che la attraversa e a sinistra si riesce quasi a scorgere il mare. Dopo essere rimasto a bocca aperta una decina di minuti noto sulla mia sinistra un monumento in cemento a forma di vela sopra al Monte Corno. Mi giro un attimo e capisco che anche Robby ha avuto il mio stesso pensiero “se non lo vado a vedere adesso che sono qua, quando ci vado!”; tempo 2 secondi eravamo già in direzione del Monte Corno (1°variante del giorno). Imbocchiamo la salita, nel mentre ci raggiunge anche Pex, e dopo una decina di minuti arriviamo in cima. Il panorama era ancora più impressionante, tanto che mi sono scordato di guardare a cosa era dedicato il monumento. Scendiamo prima in mezzo al prato e poi imbocchiamo la strada asfaltata che segue il bordo dell’altopiano; incrociamo un paio di mucche a metà strada raggiungiamo il resto del gruppo ad un bivio.
Proseguiamo a destra su una carrareccia in salita, fino a raggiungere un nuovo bivio. Io, Gene, Pex, la Patty e Robby vorremmo optare per la strada alta con discesa nel bosco (2°variante del giro), invece gli altri per quella in mezzacosta più in basso. Alla fine ognuno fa la strada che cerde e fissiamo il ritrovo alla Pozza del Favaro. Imbocchiamo la strada asfaltata in salita, facendo circa 200 mt di dislivello, ma arrivati allo scollinamento tagliamo per un sentiero in mezzo al bosco molto bello e molto tecnico (dove la Patty può testare al meglio la sua nuova bici bi-ammortizzata) che ci riporta giù alla strada . Ci fermiamo un attimo per ricompattarci e dalla strada arrivano il Cavazzuti, consorte e Mauro. Aspettiamo che arrivino anche gli altri e ripartiamo nuovamente. Non facciamo in tempo a fare 200 metri che io e Gene adocchiamo un altro sentiero sulla destra che scende nel bosco…”Variante?!?” domando io; come ho pronunciato quella parola Robby 10 metri più avanti torna indietro e aspetta la nostra decisione. Teoricamente dovevamo tagliare e arrivare lo stesso al rifugio ma anche se non proprio sicuri del tutto ci lanciamo lo stesso (3°variante del giorno). Primo tratto molto bello, quasi pianeggiante ma molto tecnico per via dei sassi smossi. Ad un certo punto ci accorgiamo che stiamo andando dalla parte sbagliata e decidiamo di scendere su una strada forestale più in basso…Noooo, la strada è piena di alberi tagliati!! Bici in spalla e con tanta buona volontà superiamo una decina di alberi abbattuti. Proseguiamo sulla forestale fino ad arrivare ad una malga, ma non riuscendoci ad orientare imbocchiamo una carrareccia che ritorna sulla strada. Alla fine di tutto, la distanza dal punto in cui abbiamo abbandonato la strada fino a quello in cui l’abbiamo ripresa, sarà stata di 300 metri.
Raggiungiamo il gruppo e ci dirigiamo verso il rifugio Bar Alpino dove tutti sperano di mangiare, ma purtroppo è chiuso. Imbocchiamo la discesa che ci porterà a Cesuna e magari ad un bar/ristorante. Come in tutte le discese la Sabi parte a piedi, ma ad un certo punto non credo ai miei occhi! Monta in sella e si fa tutta la discesa in bici (un pochino tesa chiedendo aiuto a tutti i santi in cielo)…ormai superavamo anche la consorte di Cavazzuti. Alla fine della discesa i suoi commenti (all’incirca) “Bella…una botta di adrenalina, però mi piaciuta!”, bon…domani la troviamo a fare Downhill!.
Finalmente arriviamo ad un ristorante c’è chi si ordina un panino per fare prima e chi va al ristorante a mangiare . Ci mangiamo in santa pace il nostro panino, e la Patty, Gene e Pex, con la scusa delle energie bruciate decidono di prendersi anche una meringata.
Ripartiamo alla volta della zona artigianale di Asiago percorrendo una vecchia ferrovia, ora pista ciclabile, fino a Canove di Roana. A questo punto imbocchiamo la strada asfalta fino a raggiungere la Madonna della Neve. Purtroppo da qua in poi la situazione si farà critica.
avazzuti, controllando la cartina decide di fare una variante per arrivare alle macchine (4°variante del giorno), il problema è che si tradurrà nella scalata al Monte Kaberlaba. Imbocchiamo un sentiero che si inerpica su per il monte, denominato da noi sentiero Cucciabici, perché per salire non pedali ma spingi la bici tanto è pendente. Dopo 20 minuti di scalata a qualcuno è sorta la domanda “ma siamo sicuri che è la strada giusta?”. La prima opzione di Cavazzuti era quella di attraversare il bosco, però non essendo segnato niente e facendosi sentire la stanchezza optiamo per continuare a salire. Di li a poco la salita finalmente termina. Arrivati quasi in cima Cavazzuti trova uno stradello a sinistra che imbocca insieme a sua moglie e Mauro. Noi per non disperdere troppo il gruppo optiamo per fare la strada forestale che si trova subito dall’altra parte della cima. Iniziamo a scendere (per la felicità della Sabi che ormai è diventata una discesista) e arriviamo sulla strada di inizio giro, all’altezza dal 1°cimitero inglese. Successivamente ci dirigiamo tutti verso i furgoni.
Finita l’avventura, carichiamo le bici sul furgone, ci cambiamo e ci sbaffiamo la torta al limone della Patty. Arrivati al parcheggio del CAI ultimi brindisi e foto di fine gita con tutti i partecipanti .
Grazie di cuore a tutti quanti; sia l’uscita della Maremma che quest’ultima ad Asiago sono stati tra i viaggi più belli che abbia mai fatto. In parte per luoghi bellissimi, ma sopratutto per la splendida compagnia che ho avuto nell’attraversare questi posti!