Qual'è l'intuizione che sta alla base della tua Filosofia Pratica?

Sostanzialmente sono due. La prima: tutto è già dentro di noi. Ho percepito che occorre portare l'uomo a "ricordare" e non ad "imparare" le dinamiche del successo.
La seconda è quella di aver definito lo spazio di verità applicabile al vivere quotidiano.
Nel costante incontro con la gente, mi sono accorto che l'essere umano ha sempre mirato, nella storia, ad allargare e ad applicare la conoscenza in direzione della verità, a percepire che esiste una verità logica, palpabile.
Nell'ansioso desiderio di salvare l'uomo e di associarlo alla verità, i ricercatori e i pensatori hanno preso poco in considerazione uno spazio che era importante considerare e valutare: lo "spazio-terra". 
Nell'avventura terrena l'essere umano, attraverso i limiti del corpo, del pensiero, dei rapporti interpersonali e della conoscenza di se stesso, ha la possibilità di esprimere - pur nell'imperfezione - una parte di verità: la verità terrestre, la verità equilibrio, la verità insita nelle facoltà umane di conoscere se stessi e gli altri.
Oltre a questa c'è un'altra verità, quella infinita, ma diventa pericolosa se viene esasperata qui, sulla terra, perché appunto chiede all'uomo condizioni e scelte che vanno oltre la sua ricerca di equilibrio.
Tra la verità terrestre e la perfezione c'è una linea divisoria tracciata in modo naturale dalla morte. 
Chi, sulla terra, tenta di superarla rischia di perdere il proprio equilibrio.
In effetti, quando il pensiero viene costretto ad una perfezione superiore, finisce con creare sensi di colpa, paure, ritorsioni e restrizioni di sé.
L'uomo, dai raggi che la grande verità - attraverso il profondo inconscio - invia alla mente, può ricavare solo un senso ed una indicazione di esistenza oltre la vita, ossia percepire una certezza di espansione che gli consenta di dare senso e motivazione al proprio vivere.
La vita è costituita da equilibri mai garantiti, sempre da raggiungere, attimo per attimo.
L'imprevisto del giorno dopo ti porta a credere di non essere mai diventato il sapiente del futuro e ad identificarti nell'uomo che tende a raggiungere una possibilità di equilibrio.
La verità assoluta, nella sua applicazione, ha in terra un limite; se non si tiene conto di questo si rischia di allontanarsi dalle logiche quotidiane e i punti di riferimento finiscono con il cadere.

TRATTO DA "DOMANDE ALL'UOMO OTTO ANNI DOPO" Amedeo Maffei Incontrato da Roberto Alborghetti
Pagine secondarie (1): Bio