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Hansel e Gretel a due Voci

Immagine di Locandina: Caino e Abele, Francesco Manenti

Di e con Nicoletta Giberti e Angela Burico
cura del Suono Alberto Nanni
costumi CERI Vintage-Firenze

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Lo spettacolo è rivolto ad un pubblico adulto,
bambini dai 6/8 anni di età
Durata 45'

Il lavoro nasce dalla necessità di liberare l’immaginazione dell’ascoltatore accompagnandolo dentro alla fiaba senza mostragli i personaggi e le ambientazioni ma creandole, con l’uso della voce e del suono.
Da millenni le fiabe vengono raccontate prima di dormire, spesso il bambino le ascolta ad occhi chiusi.
Senza immagini di riferimento, senza attori che interpretano personaggi prende forma la fiaba, per ognuno unica ed irripetibile.
La voce diventa uno strumento che ripercorre le parole, i suoni, i versi degli animali, gli stati d’animo fino alla creazione di un paesaggio sonoro non visibile con gli occhi, ma nel proprio immaginario.
Hansel e Gretel è la fiaba della fame. La sua origine medievale spiega come la mancanza di cibo portasse all’infanticidio, pratica diffusa in quei tempi. Per fame però s’intende anche curiosità, ingordigia di conoscere, di crescere e di cavarsela da soli, di abbandonare i genitori, di diventare grandi.
La messa in scena e il luogo della performance non sono mai casuali, il contenitore dello spettacolo si fonde al contenuto divenendone parte integrante.
Al termine di ogni spettacolo buffet a cura di Bio Agriturismo Centofiori.
    

                                      


guarda il demo su vimeo:

https://vimeo.com/62153049



Rassegna stampa  (luglio 2012) vedi anche RASSEGNA STAMPA nella HOME PAGE

La notte, il rito e il racconto

Se il teatro è incontro significativo fra spettatore e attore, vale davvero la pena di segnalare e di vedere questa performance a cura di Nicoletta Gilberti ed Angela Burico, in collaborazione con la fattoria Centofiori di Marzaglia Nuova, Modena.  Il legame fra il luogo e lo spettacolo non è affatto casuale: la spazializzazione, la gestione dei tempi quasi rituale fa tutto parte di un unico frame, che con grande leggerezza è concepito per invitare lo spettatore al gioco rispettandone i tempi di apertura. I rumori creati in scena con oggetti e giocattoli infantili creano un interessante meccanismo di svelamento, mentre la modalità del racconto utilizza sia il registro del narrare fiabesco, sia a tratti la colloquialità e la naturalezza sfruttando - senza forzare in senso effettistico - le possibilità della voce al microfono.

Questa attenzione e precisione nella scelta di gusti, ritmi, modalità lascia trasparire una filosofia di fondo, un rispetto dello spettatore che è molto lontano dal divertissement borghese in cerca di surrogati di natura.

Maria Renda 



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